Uno sguardo che libera.

Io vi dico: ogni volta che entro in un carcere mi domando: “Perché loro e non io?”. Tutti abbiamo la possibilità di sbagliare: tutti. In una maniera o nell’altra abbiamo sbagliato. E l’ipocrisia fa sì che non si pensi alla possibilità di cambiare vita: c’è poca fiducia nella riabilitazione, nel reinserimento nella società. Ma in questo modo si dimentica che tutti siamo peccatori e, spesso, siamo anche prigionieri senza rendercene conto. Quando si rimane chiusi nei propri pregiudizi, o si è schiavi degli idoli di un falso benessere, quando ci si muove dentro schemi ideologici o si assolutizzano leggi di mercato che schiacciano le persone, in realtà non si fa altro che stare tra le strette pareti della cella dell’individualismo e dell’autosufficienza, privati della verità che genera la libertà. E puntare il dito contro qualcuno che ha sbagliato non può diventare un alibi per nascondere le proprie contraddizioni.

Ho riportato un breve passaggio delle parole che il Papa ha rivolto ieri ai carcerati per la giornata del giubileo a loro rivolta. Sono parole che ti colpiscono dritte al cuore. Quanto sono vere. Anche io mi sono sentito carcerato, incatenato alle mie idee sbagliate, ai miei pregiudizi, ai miei errori, ai miei peccati. Sì, sono stato carcerato per anni. Non nel corpo ma nell’anima. L’individualismo e l’egoismo sono un macigno che si stringe intorno al cuore e  trasformano la carne in pietra.  Per lungo tempo ho rimpianto tutti quegli anni buttati. Un’adolescenza e una giovinezza passate in una falsa e vuota allegria. Una vita fatta di nulla. Buttata. No non è così. In realtà più cadevo in basso e più mi avvicinavo a Dio. Dio ti aspetta, e quando lo trovi, disperato, pentito, consapevole della miseria in cui ti trovi, sperimenti il vero amore. Il suo sguardo pieno di misericordia ti commuove. Come è possibile, che proprio tu, che hai fatto tanti errori e sei pieno di così tanti difetti, possa essere così desiderato e voluto da quel Dio, che non hai mai cercato veramente. Quegli anni non sono stati vani. Quello sguardo, che Gesù ha posto su di te, vale tutta una vita. Aver sperimentato il fallimento e il perdono misericordioso di Dio sono stati decisivi nella mia vita e molto utili poi nel matrimonio. C’è la consapevolezza che Gesù ti ha amato e perdonato per primo, senza aspettarsi nulla in cambio . Questa è una forza incredibile da portare e usare nella relazione con il proprio sposo o la propria sposa. Tutte le volte che ci sentiamo offesi da lei/lui, che ci fa del male, ricordiamoci di quello sguardo di Gesù verso di noi. Quello sguardo che libera e riempie il cuore. Ricordiamoci che il nostro coniuge è fragile e imperfetto e ha bisogno di quello sguardo misericordioso di Dio come l’abbiamo noi. Prestiamo i nostri occhi a Gesù perchè faccia sentire amato e perdonato il nostro coniuge. Vinciamo quella lotta che si combatte dentro di noi, dove il nostro orgoglio ferito pretende vendetta e riparazione. Solo facendo memoria di quello sguardo che ci ha liberato, potremo ricordarci di essere liberi, liberi di scegliere l’amore comunque e sempre.

Antonio e Luisa

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