Non annotiamo il male

San Paolo nel suo famosissimo Inno alla carità, presente nella prima lettera ai Corinzi, scrive tra le alte cose che l’amore non tiene conto del male ricevuto e che tutto scusa.

Papa Francesco, nel capitolo quarto di Amoris Letitia, afferma in proposito:

105 Se permettiamo ad un sentimento cattivo di penetrare nelle nostre viscere, diamo spazio a quel rancore che si annida nel cuore. La frase logizetai to kakon significa “tiene conto del male”, “se lo porta annotato”, vale a dire, è rancoroso. Il contrario è il perdono, un perdono fondato su un atteggiamento positivo, che tenta di comprendere la debolezza altrui e prova a cercare delle scuse per l’altra persona, come Gesù che disse: «Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno» (Lc 23,34). Invece la tendenza è spesso quella di cercare sempre più colpe, di immaginare sempre più cattiverie, di supporre ogni tipo di cattive intenzioni, e così il rancore va crescendo e si radica. In tal modo, qualsiasi errore o caduta del coniuge può danneggiare il vincolo d’amore e la stabilità familiare. Il problema è che a volte si attribuisce ad ogni cosa la medesima gravità, con il rischio di diventare crudeli per qualsiasi errore dell’altro. La giusta rivendicazione dei propri diritti si trasforma in una persistente e costante sete di vendetta più che in una sana difesa della propria dignità.

Il Papa ha toccato il punto fondamentale comune ad ogni rapporto d’amore. Come reagiamo al male subito? Il nostro perdono è autentico?

E’ un punto fondamentale perchè un perdono non autentico non permette una vera comunione tra gli sposi, e presto o tardi i rancori, le vendette, le ripicche e le rivendicazioni possono distruggere anche quello che c’è di buono nel rapporto della coppia, chiudendo l’uno all’altro, ed erigendo muri di incomprensione, di sfiducia e di diffidenza. Come ha giustamente affermato don Fabio Bartoli, il matrimonio finisce quando la famiglia non è più un luogo d’amore ma diventa luogo di rivendicazioni sindacali. San Paolo nel suo Inno alla carità lo sa bene, e tra le esigenze della carità (amore) individua anche la necessità di saper perdonare non a parole, ma in profondità, con il cuore. Il Papa, per evidenziare ancora meglio il concetto, riporta il testo in greco con una traduzione ancora più efficace. L’amore non porta annotato il male ricevuto. Quando io perdono la mia sposa cancello tutto e ricominciamo con più determinazione di prima perchè il perdono nutre l’amore. Sarei un falso se mi annotassi quel torto ricevuto per usarlo all’occorrenza per giustificare un mio comportamento sbagliato o per colpevolizzare e ricattare la mia sposa. Questa dinamica non è sana e non aiuta a maturare e perfezionare l’amore. L’amore autentico ha la memoria corta per il male e la memoria lunga per il bene. Fare memoria di tutte le volte che la mia sposa si è fatta dono per me e dimenticare le volte che non è riuscita è il segreto per amarla sempre più. Spesso invece siamo bravissimi a ricordare gli errori e dare per scontato le cose belle, come se ci fossero dovute. Nell’amore non c’è nulla di dovuto ma è tutto dono e Grazia.

Ricordiamolo sempre e meravigliamoci di più del bene ricevuto e mostriamo la nostra gratitudine. Impariamo a dire grazie perchè a lamentarci e ad indignarci siamo già bravissimi.

Naturalmente è possibile perdonare in questo modo se abbiamo imparato a controllare il nostro orgoglio, che è il primo nemico del perdono autentico, se abbiamo esercitato una relazione ricca di tenerezza, perchè la tenerezza permette di guardare l’altro con lo sguardo di Dio, e se, soprattutto, ci sentiamo amati e perdonati da Dio. Rimetti a noi i nostri peccati come noi li rimettiamo ai nostri peccatori.

Antonio e Luisa

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4 Pensieri su &Idquo;Non annotiamo il male

  1. Molto bello questo post. Penso che inserirò il link e ti citerò su un post a cui sto lavorando nel quale parlo dell’importanza di superare da una parte il male subito e di non lasciarci condizionare da quel male.

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  2. Pingback: Far and beyond. |

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