Comunione a tutti?

Oggi voglio tornare su una infinita polemica che è in atto all’interno della Chiesa.  Tra i guelfi della misericordia e i ghibellini della verità. Tra i media che esultavano per il trionfo dell’amore e chi negava che ci fosse qualsivoglia cambiamento rispetto alla tradizione e agli interventi pastorali. Nessuna delle due “fazioni” ha colto le intenzioni del Papa, espressione di un cuore aperto allo Spirito. Spirito che ha soffiato forte sui due concili che lo stesso Papa ha voluto per la famiglia. La Chiesa sotto la tempesta mediatica e la lotta intestina è andata avanti, nel silenzio, senza clamore. Ogni diocesi, credo cercando una certa unità di indirizzo, ha elaborato o sta elaborando delle linee guida. Questo è il periodo storico della misericordia, dell’ospedale da campo dove curare e rimettere in piedi  la moltitudine di persone ferite a morte dalla vita e dalle relazioni malate. Questo il Papa lo sa bene. In Amoris Laetitia è chiaro.

Perchè riprendo questo discorso dopo che sono passati anni dall’uscita di Amoris Laetitia e ne ho già ampiamente parlato tempo fa? Ho avuto modo di leggere le linee guida della mia diocesi di Bergamo. Sono rimasto illuminato e piacevolmente colpito. Ecco cosa voleva indicare il Papa. Il vescovo di Bergamo e i suoi collaboratori hanno svolto un lavoro mirabile. Niente comunione a tutti. Si alla comunione in alcuni casi.

Ecco sinteticamente i punti che devono essere presi in considerazione nel discernimento personale e l’accompagnamento pastorale secondo quanto elaborato dal mio vescovo:

  1. stabilità ed irreversibilità dell’attuale unione;
  2. serietà, moralità, responsabilità nel vivere l’attuale relazione di coppia e genitoriale;
  3. richiesta di perdono e riparazione di eventuali danni causati nella rottura del matrimonio precedente e superamento di ostilità, aggressività, rancori;
  4. fattiva disponibilità e collaborazione per un’eventuale verifica e processo di nullità del precedente matrimonio, attraverso un’adeguata consulenza;
  5. ripercussioni e conseguenze nella propria comunità cristiana relative sia alla rottura del precedente matrimonio sia all’avvio della nuova unione;
  6. buon cammino spirituale, comprensivo di una valutazione del significato dei rapporti coniugali, nella consapevolezza della complessità della propria situazione e nella prospettiva della permanente conversione e maturazione della vita di coppia.

Dopo queste indicazioni mi sento di poter rassicurare tutte le persone che hanno subito un abbandono e vedono il loro coniuge “felice” con un’altra persona. Quelle persone che non solo devono sopportare la solitudine, il tradimento e la sofferenza lacerante della loro situazione, ma che si sentivano anche tradite e abbandonate dalla Chiesa. Il Papa non ha gettato la spugna. Riconosce sempre l’indissolubilità del matrimonio e l’ingiustizia della loro condizione. Il vescovo di Bergamo è chiaro. Poche persone sono in grado di rispettare le condizioni previste dall’accompagnamento. Di sicuro non le accetterà chi con grande egoismo ha generato tanta sofferenza senza mai pentirsi. Se mai qualcuno di questi otterrà l’autorizzazione non sarà per il tradimento della Chiesa, ma per la malafede o il colpevole buonismo  di qualche sacerdote o vescovo.

Antonio e Luisa

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