Sposarsi per servire, non per essere serviti.

Gesù, chiamatili a sé, disse: «I capi delle nazioni, voi lo sapete, dominano su di esse e i grandi esercitano su di esse il potere. Non così dovrà essere tra voi; ma colui che vorrà diventare grande tra voi, si farà vostro servo, e colui che vorrà essere il primo tra voi, si farà vostro schiavo; appunto come il Figlio dell’uomo, che non è venuto per essere servito, ma per servire e dare la sua vita in riscatto per molti».

Vi ho riportato l’ultima parte del Vangelo che ci offre la liturgia di oggi. Lo stavo leggendo, come spesso mi capita di fare, nel silenzio della chiesa vuota, davanti al tabernacolo. Ho subito trovato un forte richiamo al matrimonio. In particolare alla promessa matrimoniale. Io non mi sono sposato per essere onorato ed amato. Certo lo desidero, ma non dipende da me. Io mi sono sposato per amare ed onorare la mia sposa.  Ho promesso questo, null’altro. Questo si che dipende da me. Certo anche la mia sposa ha promesso di onorarmi ed amarmi. Questo è però il suo impegno, non il mio. Non è la stessa cosa. Cambia prospettiva. Non mi concentro su ciò che fa o non fa lei, ma su quello che faccio o non faccio io. Io ho promesso di servire. Non mi sono sposato per essere servito, ma per servire. Non ci si sposa per essere amati, ma per amare. Capite bene che se non ci si sposa con questa convinzione il matrimonio sarà un sicuro fallimento. La mia sposa non sarà mai all’altezza di riempire in pienezza quel desiderio di amore infinito che ho dentro. Non può farlo. Non posso metterle sulle spalle questo peso che non può portare. Non può una creatura finita, imperfetta e mortale riempire un desiderio di infinito. Anche solo per il fatto che muore. Invece dove posso trovare l’infinito? Lo posso trovare nel farmi servo per amore della mia sposa. Lo posso trovare nel dono. Solo dando tutto posso trovare l’infinito che è Dio. Chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà. Solo morendo a me stesso posso risorgere come nuova creatura capace di amare davvero. Solo così potrò vedere Dio nella mia vita.  Sentire il suo amore e la sua presenza nella mia vita. Accrescere la fede e la speranza che la vita non avrà fine. Siamo nati e non moriremo mai più (ci insegna la storia di Chiara Corbella). Ecco che il senso di tutto non può essere Luisa, la mia sposa. Lei è troppo fragile ed imperfetta. La distruggerei se pretendessi che lei fosse la risposta a tutto. Lei è però colei che mi conduce al tutto, alla pienezza. Facendone il centro delle mie attenzioni e del mio amore. Per questo lo sposo e la sposa che vivono il dramma dell’abbandono e restano fedeli non sono sposi falliti. Al contrario possono continuare ad amare ed onorare il loro coniuge come hanno promesso. Nella sofferenza della croce e nella lontananza, certo, ma il loro matrimonio non è fallito. Perchè nel farsi servi dell’amore si stanno avvicinando sempre più alla pienezza e all’infinito amore di Gesù. Per questo possono avere più pace nel cuore di chi ha una relazione “felice”, che però conta solo sulle sue forze e sulla forza di quella relazione che non può profumare di eterno, ma solo di umano;  quindi destinata a finire.

Antonio e Luisa 

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2 Pensieri su &Idquo;Sposarsi per servire, non per essere serviti.

  1. Ciao. Sono Emily, sono sposata con Claudio da un anno e mezzo. Abbiamo molti anni di differenza. Sono pienamente d’accordo con ciò che oggi leggo, e generalmente mi sento in linea con voi. Scrivo nella speranza di avere un vostro parere. Da quando in casa è arrivato il computer e la connessione Internet, quasi subito dopo il matrimonio, lui è costantemente davanti al monitor. Mentre prima parlavamo, giocavamo, facevamo le parole crociate insieme….., ora lui ha il suo hobby. Dopo varie discussioni, ora lo lascio stare, non insisto, perché altrimenti si chiude a riccio. Più volte con calma gli ho manifestato la mia sofferenza, perché mi manca, sebbene viviamo insieme, è desidero coltivare il nostro matrimonio. Io mi concentro su quello che io posso fare per lui. Ma capirete che non è semplice essere felici mentre l’altro quasi ti ignora. La croce a volte diventa pesante.

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    • Ciao Emily. Bisognerebbe valutare tante cose. Perchè si estranea? C’è qualche cosa in famiglia che non va e che lo porta a rifugiarsi in internet? Cosa guarda? Potrebbe essere caduto nella dipendenza da pornografia? Il vostro rapporto intimo come va? Queste sono le prime cose che mi vengono in mente. Certo bisogna andare alle cause e cercare di sanare quelle però intanto è giusto che lui capisca che non può estraniarsi completamente. Dovete concordare degli orari in cui usarlo. Su questo devi essere perentoria. E poi cercate un buon padre spirituale che possa seguirvi e capire cosa c’è che non va.

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