Il matrimonio si costruisce sulla relazione, non sul legame.

Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono.
Io do loro la vita eterna e non andranno mai perdute e nessuno le rapirà dalla mia mano. Il Padre mio che me le ha date è più grande di tutti e nessuno può rapirle dalla mano del Padre mio. Io e il Padre siamo una cosa sola.

Siamo alla quarta domenica di Pasqua, quella tradizionalmente dedicata al buon pastore. Gesù buon pastore. Questo brano del Vangelo è sintetizzato dalla prima frase: Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono. Frase sulla quale è bene soffermarsi per capirla bene. Don Fabio Rosini la spiega benissimo. Le pecore seguono il pastore perchè lo conoscono. Perchè ascoltano la sua voce. Noi siamo le pecore. Perchè vi siete sposati? Solo per rispettare una regola, una morale, una legge? Se è così preparatevi a fallire. Presto o tardi vi sentirete soffocare da una relazione scelta per questo motivo. Oppure perchè vi siete sentiti conosciuti e avete accolto e ascoltato Gesù in una relazione personale con Lui? Se è questo il caso anche il matrimonio diventa luogo per incontrare Gesù. Anche le ferite diventano occasione di sperimentare l’amore di Dio. Anche le fragilità e le asprezze del coniuge diventano motivo per alzare lo sguardo a Gesù. Il matrimonio può resistere a qualsiasi tempesta, ma solo se noi, povere pecore, restiamo dietro il nostro buon pastore. Gesù non è pastore che vuole tenerci legati a Lui, non usa cani o catene per non farci scappare. Non funziona. L’amore deve essere lasciato libero per essere amore. Allora Lui ci sta dicendo di ascoltarlo. E ascoltandolo ci chiede di innamorarci di Lui. Solo così non ci perderemo. Il nostro matrimonio è vincente (anche nella sofferenza e nell’abbandono) quando lo costruiamo come relazione e non come legame. Come risposta d’amore a un Dio che ci ama sempre e comunque e non come sottomissione ad una legge di un dio padrone e ingiusto. La differenza è tutta qui. Nel matrimonio i nostri cuori sono diventati uno solo pur restando due. Senza essere fusi e legati. Questo è il miracolo del matrimonio. Il legame c’è ma non si vede. Il legame è la relazione. Il legame è la vita dell’uno che diventa parte del cuore dell’altro. Così si è uno pur restando due. Così è anche il legame delle tre persone di Dio Trinità. Coniuge deriva dal latino cum e iugus. Portare lo stesso giogo, condividere la stessa sorte. Portare lo stesso giogo. Mi piace questa immagine. Perchè il giogo, alla luce, di quanto scritto fino ad ora, non è qualcosa che limita, ma qualcosa che sostiene e dà forza. Lo sposo e la sposa con il matrimonio sono uniti dal giogo, che non imprigiona, ma al contrario dà forza e ti rende non più solo a portare il carico, ma pone al tuo fianco qualcuno con cui condividerne il peso. Il carico è la vita, le sofferenze, le cadute, i fallimenti, ma anche le vittorie e le gioie. Lo sposo e la sposa uniti dal giogo non si guardano negli occhi. Non si chiudono in una relazione esclusiva. Per procedere devono guardare avanti, guardale l’obiettivo, la meta. Guardare lo Sposo di entrambi. Guardare Cristo. Il buon pastore.

Antonio e Luisa

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