Siete una meraviglia. Anche quando vi sentite poveri.

Disse ancora: «Un uomo aveva due figli. Il più giovane dei due disse al padre: “Padre, dammi la parte di patrimonio che mi spetta”. Ed egli divise tra loro le sue sostanze. Pochi giorni dopo, il figlio più giovane, raccolte tutte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò il suo patrimonio vivendo in modo dissoluto. Quando ebbe speso tutto, sopraggiunse in quel paese una grande carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno. Allora andò a mettersi al servizio di uno degli abitanti di quella regione, che lo mandò nei suoi campi a pascolare i porci. Avrebbe voluto saziarsi con le carrube di cui si nutrivano i porci; ma nessuno gli dava nulla. Allora ritornò in sé e disse: “Quanti salariati di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! Mi alzerò, andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi salariati”. Si alzò e tornò da suo padre.

Il Vangelo di oggi è uno dei più conosciuti, letti, riletti e approfonditi. Cosa può ancora dirci? Tanto! Innanzitutto perchè noi lo ascoltiamo in momenti sempre diversi della nostra vita. Quello che ci può toccare oggi non è quello che ci ha toccato le volte precedenti. Noi mutiamo e quindi muta ciò che la Parola provoca in noi. Detto questo parto da una riflessione di don Fabio Rosini. Mi è sembrata molto centrata ed efficace. Una prospettiva forse un po’ diversa da quella solita. Gesù rivolge una serie di tre parabole agli scribi e farisei. Lo fa per rispondere al loro atteggiamento verso di Lui. Sono scandalizzati che lui abbia relazioni, che si intrattenga e mangi insieme a pubblicani e peccatori. Gli scribi e i farisei credono di essere i soli meritevoli, gli altri non meritano nè considerazione nè rispetto. Non hanno dignità. Sono la feccia. Gesù con la parabola del Padre misericordioso vuole mettere in evidenza la diversa esperienza che fanno del Padre i due figli. Il figlio peccatore che torna ne ha combinate di tutti i colori. E’ vero. Si è comportato malissimo. Ha dilapidato le sostanze del Padre con ladri e prostitute. Però c’è un punto di svolta. Quello che fa dire a Gesù in un’altra circostanza, in Matteo 21: I pubblicani e le prostitute entrano prima di voi nel regno di Dio. Quando tocca il fondo comprende tutta la miseria di ciò che è diventato e della vita che conduce. Il peccato lo ha fatto sentire nudo e fragile. Torna a casa e l’abbraccio del Padre lo fa sentire amato come un figlio, come un figlio che ha tradito, disubbidito e che si era perduto. L’abbraccio del Padre diventa per lui occasione di sentirsi amato solo perchè è lui e non per quello che fa o non fa. Un amore autentico e incondizionato. Arriviamo all’altro fratello. L’altro ha condotto sempre una vita buona. Non lo ha fatto per amore, ma per dovere. Per sentirsi a posto. Questo genera in lui l’idea che il Padre sia un padrone e lui uno schiavo. Tutto diventa pesante. Capite la differenza di relazione che c’è tra i due figli e il Padre? Non voglio dire che il peccato sia bello, ma può essere un’occasione di rinascita. Anche io quando ho toccato il fondo nella mia vita e lì ho scoperto lo sguardo di un Dio che mi voleva bene anche così, beh è cambiato tutto. Credo di avere avuto la mia vera conversione. Quanti sposi e quante spose si sentono miseri e misere, sentono di non farcela, sentono di avere un sacco di problemi, di fragilità e di difetti. Quante coppie credono di avere un matrimonio povero che non brilla. Quante coppie guardano con invidia altre coppie che sembrano più belle e sante. Quella è l’occasione di alzare lo sguardo verso Dio e specchiarsi in ciò che lui vede. Lui vede una coppia bellissima, lui vede una coppia che ha tutto per mostrare qualcosa di Lui al mondo. Per farlo anche nella difficoltà più o meno grandi che la vita ci riserva. Lui non smette mai di credere in noi, perché non dovremmo crederci anche noi, sempre, nel nostro matrimonio? Dovremmo fare nostre le parole che cantano i The sun nella canzone Johnny Cash:

Alla fine ho accettato il fatto che Dio 

pensava ci fosse in me qualcosa che valesse

la pena di salvare

e chi ero io per dirgli che aveva torto

non sono mica Dio

non sono mica Dio

Coraggio Dio vi guarda e vede una meraviglia, cercate di vederla anche voi.

Antonio e Luisa

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