Dal dono al per..dono

UNA CARTA DI COLOR ORO

Come possiamo vivere l’ottica del dono? Il giorno del sì, quel giorno speciale dove non ho occhi che per te, dove l’emozione supera la realtà e la fantasia, dove mi avvicino al mio raggiunto sposo o sposa, nei pressi dell’altare, io so che l’altro è un dono. Me l’hanno spiegato benissimo i catechisti e il sacerdote durante l’itinerario prematrimoniale anzi, con una cura particolarissima, si sono prodigati nel far entrare nelle rispettive menti che, quel dono rimarrà per sempre un dono, un regalo che, liberamente scelto, il Signore mi impacchetterà con tutti i suoi talenti. Una cosa però viene sicuramente detta: il dono può avere dei difetti, può modificarsi rispetto all’attuale fattezza, ma loro, i futuri sposi, se ne infischiano di ciò che potrà essere perché, per il momento, vogliono quel dono costi quel che costi! Nessun avvertimento, nessuna ammonizione su qualche atteggiamento negativo, di legame, di immaturità o di altra natura potrà far scoraggiare lei o lui che desiderano accogliere quel dono perché i due che arrivano alla soglia delle nozze vogliono sposarsi. Io scelgo te e tu scegli me perché tutti gli altri non hanno ragione di esistere. Non ci sono altri doni oggi nel mio cuore, soltanto tu. E quando viene fuori il tuo difetto? Quando non riusciamo più a guardarci negli occhi? Quando io voglio essere felice per prima? Quando monetizzo il nostro amore? Quando comincio a scegliere altri doni? Quando me ne vado di casa perché non sono più innamorato? Ti prego, tu che mi stai a fianco, lotta infinitamente perché non debba perdere l’ottica del dono. Il Signore mi ha regalato proprio te affinché mi aiutassi a conservare e custodire il dono che sei. Gratuitamente siamo stati reciprocamente donati e non potremo regalarci ad altri, riciclando noi stessi. Quel dono era originario, “ex novo” per l’uno e per l’altra. Rivestiamoci di una nuova carta e regaliamoci con gli occhi di un giorno nuovo. Gratuitamente ricevo e gratuitamente dono, per questo, quel giorno, ti ho sposato. È come l’oro il mio dono!

UNA CARTA DI COLOR AZZURRO

Si nasce aridi, isolati, cioè soli nel proprio mondo e ci si incontra come due vastissimi deserti. Nel deserto il protagonista sono io che devo sopravvivere al caldo, al sole, alla sete e all’arsura. Può darsi che improvvisamente arriva una grande pioggia e debbo trovar riparo, devo sapermi difendere. Ognuno è un deserto con vari accampamenti raramente localizzati. Ci sono le tende della famiglia d’origine, dei fratelli, dei rapporti con l’autorità. Le tende della stima e della sottostima, della stabilità e della precarietà. Dell’idolatria, dell’instabilità emotiva, dell’ordine e del disordine. Le esigenze personali sono vastissime e a un certo punto i due deserti si ampliano perché due vastità diventano un deserto grandissimo. Solitudine, smarrimento. La mente si desertifica, azzerando qualsiasi barlume di soluzione del più piccolo dei problemi, ingigantendo lo scoraggiamento. Nel deserto dalla sete si ansima, si tira fuori la lingua per poter camminare. Ma ecco in lontananza si scorge l’oasi, non un miraggio, ma un’oasi vera, una speranza, un incontro. L’oasi è una perché siano una cosa sola e da essa zampilla acqua fresca e risanante. Può darsi che solo uno sarà particolarmente assetato e se l’altra non si occuperà di dissetare si arriverà ad un amore arido e infecondo. Se invece i due deserti si incontreranno nell’irrigarsi a vicenda sboccerà quel magnifico fiore che il matrimonio comporta! E il cielo si tinge d’azzurro.

UNA CARTA DI COLOR ROSSO

Tutto parte dal cuore, che è la sede dei nostri pensieri. Al capitolo 7 del Vangelo di Marco
si legge:… «Ciò che esce dall’uomo, questo sì contamina l’uomo. Dal di dentro infatti, cioè dal cuore degli uomini, escono le intenzioni cattive: fornicazioni, furti, omicidi, adulteri, cupidigie, malvagità, inganno, impudicizia, invidia, calunnia, superbia, stoltezza. Tutte queste cose cattive vengono fuori dal di dentro e contaminano l’uomo» (v. 20-23). Se accogliamo la Parola di Dio, che è vera, certa e si compie, siamo già molto avvantaggiati perché proprio qui è la nostra salvezza. Gesù, nostro Medico, gratuitamente, ci attraversa con la radiografia e la visita cardiologica e ci fornisce la diagnosi esatta della patologia che ci appartiene. Che gioia conoscere ogni spazio del nostro cuore e poter essere guariti senza spesa ma con, addirittura, il guadagno, il centuplo fino al pensionamento completo dell’eternità. Se solo comprendessimo questo già saremmo tutti gioiosi e liberi. Invece occorre uno sforzo, un atto della volontà che risponda alla domanda che Gesù ci pone continuamente: “Vuoi guarire?”. Solo chi ha consapevolezza del proprio disagio, della propria malattia, ha necessità di guarigione perché, al contrario, chi ritiene di essere sano, non abbisogna di nulla. Ecco perché il Signore visita i nostri cuori e scende nel profondo senza farci male perché il suo “bisturi” è affilato con lo Spirito Santo. Lui, che conosciamo attraverso il nutrimento dell’eucaristia, ci rende noto chi veramente siamo e se ci lasciamo scrutare, noi stessi chiederemo a Lui cosa vogliamo diventare. Il Signore entra nella nostra vita così come ci trova ma vuole trasformarci come vuole Lui. Che bello aderire al suo progetto! Dunque, Signore nostro, vogliamo scrutare i nostri cuori, personalmente e come coppia, perché conoscendo quel piccolo “buco nero”, del nostro peccato più profondo, possiamo chiederti la grazia di un cambiamento radicale affinché la nostra gioia cresca e sia piena. Dov’è Gesù nostro il tuo ambulatorio? Dai a noi l’indirizzo preciso così che possiamo fissar l’appuntamento per il trapianto cardiaco, dal cuore di pietra al cuore di carne! E il cuore si tinge di rosso, di un rosso vivo e pulsante. Ecco tre piccoli pacchi dono, con la carta oro, azzurra e rossa. Forse se li scartiamo tutti e tre possiamo giungere al per-dono, perché un regalo non può che suscitare amore, alimentando, sempre più, il desiderio che al male occorre rispondere solo con il bene e più doni saranno reciprocamente elargiti tanto più i perdoni sgorgheranno in altrettanti pacchi!

Cristina Righi

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