Domenica e famiglia : un connubio possibile / 31

Ed eccoci giunti al momento tanto temuto dai demoni. Se qualcuno stesse pensando ad una preghiera di esorcismo si sentirà deluso, perché invece oggi tratteremo il canto/acclamazione del “Santo“. Abbiamo già anticipato come questa acclamazione unisca le nostre umili voci al coro di tutti gli angeli e di tutti i santi, vedremo ora di addentrarci piano piano in questo magnifico momento.

Partiamo dal testo e dalle indicazioni del Messale :

Alla fine [il sacerdote] congiunge le mani e conclude il prefazio cantando o proclamando ad alta voce insieme con il popolo:
Santo, Santo, Santo il Signore Dio dell’universo. I cieli e la terra sono pieni della tua gloria. Osanna nell’alto dei cieli. Benedetto colui che viene nel nome del Signore. Osanna nell’alto dei cieli.
Oppure in canto:
Sanctus, Sanctus, Sanctus Dóminus Deus Sábaoth. Pleni sunt caeli et terra glória tua. Hosánna in excélsis.
Benedíctus qui venit in nómine Dómini. Hosánna in excélsis.

Il testo è un misto di due visioni avute da Isaia e da S. Giovanni, rispettivamente descritte nei primi 6 versetti del capitolo 6 del libro di Isaia e nel libro dell’Apocalisse al capitolo 4 versetti dall’1 al 10. Sono due visioni una più magnifica dell’altra, ed ognuna mette in luce alcuni particolari dell’adorazione e glorificazione di Dio in Paradiso. Sono immagini talmente ricche e suggestive che un po’ suscitano la “santa invidia” per i due sant’uomini ai quali è stato concesso di vedere queste realtà celesti.

I due racconti delle visioni hanno particolari comuni che hanno tanto da dirci: in primo luogo c’è un trono sul quale è assiso il Signore, intorno poi ci sono tanti esseri viventi che cantano la gloria e la maestà di Dio Re, innumerevoli angeli (serafini in Isaia) e una schiera di santi (24 vegliardi in candide vesti nell’Apocalisse). Le descrizioni degli esseri viventi e del trono sono diverse ma hanno in comune la volontà di descrivere lo splendore della visione.

Motivi redazionali uniti ai nostri grandi limiti ci impongono di non dilungarci troppo, ma ci sarebbe tanto da approfondire, perciò ci scuserete se non riusciremo ad essere esaustivi, vorremmo quantomeno suscitarvi quella sensazione di acquolina in bocca.

Come abbiamo già accennato nella puntata precedente, gli innumerevoli angeli descritti da Isaia li troviamo nominati nel Prefazio, mentre i 24 vegliardi dell’Apocalisse li troviamo nella preghiera che segue l’acclamazione del “Santo”, almeno nella sua forma cosiddetta Canone Romano (Preghiera Eucaristica I) che da oltre 500 anni rafforza la fede dei cattolici, infatti troviamo l’elenco di 24 santi martiri: la spiritualità cristiana ha visto nei martiri i 24 vegliardi descritti da S. Giovanni nell’Apocalisse, i quali hanno le vesti candide come segno di purezza oltre ad una corona d’oro a simboleggiare la corona del martirio. Ma 24 è un numero che ricorre altre volte nelle Scritture, infatti altri studiosi vedono questi 24 vegliardi come i 24 ordini sacerdotali descritti nel Primo libro delle Cronache, ma anche le 12 tribù di Israele unite ai 12 Apostoli… aldilà di queste disquisizioni ciò che a noi importa è che il “Santo” è come la cerniera tra il nostro mondo e la realtà celeste.

In quel momento è come se si squarciassero i cieli e tutta la corte celeste scendesse lì dove siamo noi a Messa per cantare insieme a noi la gloria del Signore Dio, ci sono tutte le schiere di angeli e tutti i santi che ci hanno preceduto in Paradiso. Figuratevi se in un contesto del genere i demoni se ne stanno lì a guardare come nulla fosse a braccia conserte, assolutamente no! Ed infatti tremano di paura, se la fanno sotto, e si nascondono o se la danno a gambe levate.

Immaginate di andare allo stadio per guardare la finale di una partita di calcio tra le due squadre acerrime rivali, magari il famoso derby d’Italia tra Inter e Juventus: mentre prendete posto nel vostro comparto vi accorgete di essere nella curva dei rivali, e come se non bastasse avete indossato la maglia della vostra squadra del cuore, per cui non potete far finta di niente e cominciano a tremarvi le gambe mentre tutti i tifosi intorno a voi cominciano a cantare l’inno della propria squadra. Ai demoni succede qualcosa di simile quando c’è il momento del “Santo” poiché si trovano nel posto sbagliato al momento sbagliato e per di più sono in minoranza.

Noi, quindi, dovremmo cantare orgogliosamente il “Santo” come quei tifosi che ripetono a squarciagola il proprio inno per far tremare di paura i tifosi avversari, e tanto potente è la loro voce da far tremare tutto lo stadio. Similmente noi dobbiamo unire le nostre voci alle innumerevoli schiere celesti così da far scappare tutti i demoni fino all’ultimo, e, nello stesso tempo, mentre recitiamo o cantiamo il “Santo” la nostra fede si rinsalda e si rinforza in quel Re a cui acclamiamo, a cui diamo gloria.

Care famiglie, non abbiate paura nel far sentire la vostra voce in chiesa domani, ne trarrà vantaggio la vostra fede; e qualora non sapeste come pregare nelle vostre case, soprattutto con i bambini piccoli, cantate insieme il “Santo” con gioia ma con fierezza, magari davanti ad un bel crocifisso. Coraggio sposi, una famiglia che canta con fede, prega due volte.

Giorgio e Valentina.

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