Un compleanno da ricordare

Oggi voglio raccontarvi quello che mi è successo di bello nei giorni scorsi. Mercoledì 22 aprile ho compiuto 50 anni: un traguardo importante, mezzo secolo, uno di quelli che inevitabilmente ti portano a fermarti un attimo e a ripensare alla tua vita, ma anche alla grazia ricevuta.

Quel giorno, sulla carta, non erano previsti grandi festeggiamenti. Anche perché, dopo il lavoro, le figlie non sarebbero dovute stare con me; inoltre, la sera, io ed Ersilia (della fraternità Sposi per Sempre) avevamo una testimonianza online per la Scuola Nuziale alle 20:30, quindi il tempo a disposizione sarebbe stato comunque poco. Pensavo, insomma, che sarebbe stata una giornata come tante altre: vissuta con gioia, certo, ma senza nulla di speciale. Invece le figlie, 16 e 20 anni, hanno deciso di venire a cena da me. Mia mamma, con cui condivido la casa, aveva comprato un dolce: a fine cena ho acceso le candeline e abbiamo vissuto insieme un momento semplice ma bello di festa.

Il giorno dopo, però, mi sono accorto di non aver ricevuto neppure un bigliettino di auguri dalle figlie e, anche se cercavo di non darci troppo peso, dentro di me un po’ ci sono rimasto male. Pensavo che magari non avevano avuto tempo e che sarebbe arrivato più avanti. Da mia moglie, invece, non mi aspettavo nulla: dalla separazione non mi ha mai mandato neanche un messaggio di auguri, quindi lì non c’era delusione.

Mio fratello, nei giorni precedenti, mi aveva parlato di alcune pratiche bancarie relative a nostra madre e mi aveva chiesto se nel primo pomeriggio sarei stato a casa per aggiornarci: nulla di strano, era successo altre volte in passato. Verso le 15 arriva, entra in casa, poi quasi subito mi dice: “Vieni un attimo fuori in giardino, ti devo far vedere una cosa”.

Esco e su un tavolo vedo una grande torta, con due candeline accese sopra il numero 50 e la scritta “cinquanta anni e non sentirli”; attorno c’erano le figlie, mia cognata, i due nipoti e il fidanzato della figlia più grande, tutti lì, per me. Ovviamente oltre alla torta sono arrivati anche due bei regali, uno da parte delle figlie e l’altro da parte della famiglia di mio fratello. Ho saputo che tutto è stato organizzato dalle nostre due principesse e sinceramente non me lo aspettavo minimamente, perché non era mai accaduto in passato.

Tutto questo racconto per condividere con voi la mia gioia, ma anche per fare delle considerazioni su cui ho riflettuto in questi giorni. Innanzitutto i miei primi 50 anni sono veramente un dono immenso e non scontato, se penso magari ai bambini che vivono nelle zone di guerra e quindi voglio ringraziare Dio perché è un bel traguardo e un grande regalo.

Inoltre, quante volte fissiamo lo sguardo su ciò che non abbiamo: potrei fermarmi a pensare che mia moglie non è più accanto a me, che non posso vivere la pienezza dell’intimità coniugale, che posso vedere le figlie solo in alcuni giorni, che spesso fanno di testa loro, che a volte sembrano non ascoltare nulla, che quest’anno non hanno voluto nemmeno partecipare alla messa di Pasqua. Potrei fermarmi lì, potrei convincermi che tutto sia perduto. Potrei pensare che seminare amore, pazienza, testimonianza, fede, sia inutile. Così rischierei di non accorgermi più dei piccoli e grandi miracoli che il Signore continua a compiere nella mia storia.

Quello che è accaduto mi ha profondamente rincuorato, perché ho sentito chiaramente che Dio mi stava dicendo: “Quello che fai non è sprecato, anche se non vedi risultati immediati”. Le mie figlie, con quella sorpresa, mi hanno regalato molto più di una festa, mi hanno restituito speranza, mi hanno ricordato che l’amore seminato resta vivo, anche quando sembra cadere nel vuoto.

Ho capito ancora una volta che il dono più grande non sono gli anni vissuti, ma accorgersi che Dio continua a scrivere meraviglie dentro la nostra storia concreta, fragile, imperfetta e spesso lo fa attraverso le persone dalle quali non te lo aspetti. I regali più belli, in fondo, sono proprio quelli inattesi. Questa sorpresa mi ha insegnato anche un’altra cosa preziosa: noi vediamo solo un pezzo della storia, Dio la vede tutta.

Quando meno me lo attendo, ecco che spunta un segno, piccolo o grande, ma capace di rimettere luce dove stava tornando il buio. Per questo sento che vale la pena restare fedeli al bene, anche quando sembra inutile. Vale la pena continuare a scegliere ogni giorno chi vogliamo essere, invece di lamentarci, perché l’amore vissuto con verità lascia tracce: magari invisibili per mesi, per anni, ma lascia tracce; poi, un giorno, quelle tracce diventano una strada che qualcuno può percorrere.

Sabato, circondato dalle persone che amo, ho capito che Dio ha continuato a tessere fili, mentre io pensavo che alcuni si fossero interrotti e questo, credetemi, è stato il più bel regalo che avrei potuto ricevere!

Ettore Leandri (Presidente Fraternità Sposi per Sempre)

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