Una legge che parla al cuore degli sposi.

In quel tempo, Gesù, partito da Cafarnao, si recò nel territorio della Giudea e oltre il Giordano. La folla accorse di nuovo a lui e di nuovo egli l’ammaestrava, come era solito fare.
E avvicinatisi dei farisei, per metterlo alla prova, gli domandarono: «E’ lecito ad un marito ripudiare la propria moglie?».
Ma egli rispose loro: «Che cosa vi ha ordinato Mosè?».
Dissero: «Mosè ha permesso di scrivere un atto di ripudio e di rimandarla».
Gesù disse loro: «Per la durezza del vostro cuore egli scrisse per voi questa norma.
Ma all’inizio della creazione Dio li creò maschio e femmina;
per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e i due saranno una carne sola.
Sicché non sono più due, ma una sola carne.
L’uomo dunque non separi ciò che Dio ha congiunto».
Rientrati a casa, i discepoli lo interrogarono di nuovo su questo argomento. Ed egli disse:
«Chi ripudia la propria moglie e ne sposa un’altra, commette adulterio contro di lei;
se la donna ripudia il marito e ne sposa un altro, commette adulterio».

Questo è il Vangelo che la liturgia proponeva ieri. Un Vangelo che ho già approfondito altre volte. Uno di quelli che offre tantissimi spunti agli sposi essendo direttamente rivolto a loro. Vorrei soffermarmi su un punto fondamentale che non ho mai affrontato in modo specifico.

La prospettiva dell’uomo è sbagliata. I farisei leggono l’indissolubilità come un peso. Si capisce da come pongono la domanda. Anche gli stessi discepoli non capiscono, tanto che poi  interrogano Gesù perchè sono confusi. I farisei incarnano il modo di pensare di tutti gli uomini. Ci siamo dentro tutti. Anche noi oggi. Uomini e donne che faticano a sposarsi e percepiscono il per sempre come una catena che imprigiona e non come chiave che apre la gabbia in cui abbiamo chiuso il nostro cuore e lo libera. Tante convivenze nascono per questa forte paura di fondo. Invece Gesù è straordinario. Gesù parla al cuore dell’uomo. Sta rispondendo ai farisei, ma sta rispondendo anche ad ognuno di noi. Gesù va dritto al cuore e ci chiede di essere onesti. Ci chiede di credere a quel desiderio che ci ha messo dentro Dio stesso. Fin dalle origini. Il nostro cuore desidera un amore radicale. Abbiamo bisogno di amare in modo totale, abbiamo bisogno di amare in anima, in corpo, in tempo, in dedizione, insomma in tutto.  Abbiamo bisogno di amare nella vita di tutti i giorni e per tutti i giorni. Abbiamo bisogno di essere amati così. Quando si ha il coraggio di superare la paura e di sposarsi, cioè di promettere di amarsi in questo modo è davvero meraviglioso. Si comprende finalmente chi siamo e perchè siamo al mondo. Si comprende la nostra umanità e si scoprono parti di noi sconosciute a noi stessi. E’ bellissimo il giorno del matrimonio, ma forse lo è ancor di più ogni mattina che ci sveglia insieme e si rinnova quella promessa. Con uno sguardo, con una parola, anche nel silenzio riempito dalla presenza del’altro/a. Una promessa che si rinnova sempre anche quando ci sono stati giorni in cui non abbiamo dato il meglio di noi, anzi forse abbiamo mostrato il peggio. Proprio grazie a questa esperienza di amore gratuito, fedele e indissolubile ho capito cosa Gesù intendesse dire ai farisei.

Vi regalo un capitolo del libro L’ecologia dell’amore che Luisa ed io abbiamo scritto proprio per sottolineare la conversione sul matrimonio che Gesù ci chiede di concretizzare.

A riprova di quanto scritto nel capitolo precedente ho cercato nel passato esempi di un amore vissuto in modo pieno e autentico. In modo ecologico. Si tratta di persone di epoche, popoli, tradizioni e religioni molto diverse tra loro. Iniziamo con un bellissimo epitaffio di Panthia, una donna greca del II secolo d.C., epitaffio scritto dal marito straziato dal dolore:

Panthia, tuo marito ti dice addio. Da quando te ne
sei andata, non cesso di soffrire della tua morte crudele.
Hera, dea del matrimonio, non ha mai visto sposa pari
a te, bellezza, saggezza, castità pari alle tue. Mi hai dato
figli a mia immagine. Ti sei presa cura dei figli e del
marito. Hai retto il timone della vita nella nostra casa, e
hai levato alta la nostra fama in campo medico: anche se
eri una donna, le tue abilità in medicina non erano
inferiori alle mie. In riconoscimento di questo, il tuo
sposo Glicone ti ha eretto questa tomba. Ho seppellito
qui anche il corpo di mio padre, l’immortale Filadelfo, e
anch’io giacerò qui quando sarò morto. Come solo con te
ho diviso il mio letto, così possa coprirmi la stessa terra
che copre anche te.

Anche gli antichi romani non furono da meno nel raccontare l’amore profondo. In una struggente, ma bellissima iscrizione funeraria, scoperta lungo una delle vie consolari
che conducevano a Roma, possiamo leggere:

Alla moglie Antonia: Per amor mio, hai attraversato
mari e terre e cieli inclementi; attraverso i nemici trovasti
arditamente la via; hai sopportato incredibili rigori del
cielo, o dolce sposa, diletta all’anima mia. Simile a un
fiore nel nome, felice del nostro legame, casta e pudica,
non avevi ancora saziato il fuoco del mio amore, poiché
lasciasti prima del tempo il talamo consacrato. La sola
cosa che io posso fare, sventurato, è stringermi a te, cara,
nella tomba, fino a che mi resta da vivere. Credo che ciò
ti sia gradito, se qualche notizia di noi giunge al Tartaro.

Passiamo ora alle sepolture e ai ritrovamenti archeologici più antichi risalenti fino a 8000 anni fa. Amanti turchi di 8000 anni. Nel 2007 in Turchia fu scoperta una coppia semi mummificata avvinta in un tenero abbraccio amoroso che risaliva al 6100 a.C.  Lui
aveva circa trent’anni al momento della morte, lei venti. Si tratta della più antica coppia di innamorati mai scoperta sinora. La tomba appartiene ad un complesso di 22 tombe
preistoriche dissotterrate in Anatolia, presso la città di Diyarbakir.

Nel 2007 a Valdaro, in provincia di Mantova, vengono rinvenuti gli scheletri di un uomo e una donna sepolti di fianco, faccia a faccia, abbracciati sia con gli arti superiori sia con gli arti inferiori. L’uomo e la donna, risalenti al Neolitico, sono stati ritrovati nell’ambito degli scavi di una villa romana. I resti dei due amanti furono asportati con il terreno circostante e gli scavi furono terminati presso un laboratorio a Como, in collaborazione con il Museo Archeologico della città. Dalle analisi degli antropologi risulta che prima è stata deposta la donna e poi l’uomo, che i corpi erano stati avvolti in un lenzuolo separatamente e che gli amanti erano piuttosto giovani, infatti avevano circa vent’anni (un’età considerata adulta nel neolitico). Si tratta di un ritrovamento eccezionale non soltanto per la qualità della conservazione dei corpi, ma anche per la romantica posizione in cui gli amanti sono stati ritrovati. Le fotografie scattate fecero il giro del mondo e, complice anche l’avvento di San Valentino, la coppia diventa molto popolare.

Risalgono invece al tardo romanico gli scheletri rinvenuti nel 2009 in viale Ciro Menotti a Modena, sepolti mano nella mano e guardandosi reciprocamente per 1500 anni. L’uomo porta al dito un anello di bronzo che lo contraddistingue come cives romanus; ha il palmo della mano rivolto verso l’alto che sorregge quello femminile, rivolto verso il basso. È evidente che l’intento della coppia sia stato quello di traslare oltre la morte uno stretto rapporto sentimentale con un gesto intimo e quotidiano e che i corpi sono stati sepolti contemporaneamente. Antichi amanti rumeni. In una tomba medioevale della Romania sono stati rinvenuti nel Cluj. Lui è morto in seguito ad una ferita allo sterno, mentre della morte di lei non si sa nulla.

Nel 1972, a Teppe Hasanlu, in Iran, è stata fatta una scoperta archeologica sbalorditiva.
È stata rinvenuta una tomba con due scheletri. Ma la cosa sorprendente è che la coppia è rimasta sepolta per oltre 2800 anni. Secondo il sito web Rarehistoricalphotos, gli archeologi ipotizzano che i due fossero in fuga durante una guerra. Quando il villaggio è stato bruciato, la coppia ha trovato rifugio nel bunker in cui sono stati ritrovati. Purtroppo però sono morti per asfissia. Ma perché questa scoperta archeologica ha suscitato così tanto clamore? Gli scheletri sono stati ritrovati nella stessa posizione in cui
sono morti. I due si sono scambiati un bacio prima di morire, un bacio lungo 2800 anni.

Come non citare poi il famoso sarcofago degli sposi etrusco? In realtà ne esistono diversi. Uno è conservato anche al Louvre di Parigi. Questa meraviglia è come un fermo immagine, sembra voler cristallizzare la vita degli sposi in quel momento di unità e serenità, sembra voler rendere il loro amore eterno, che supera i limiti della morte. Potrei continuare per ore, ma mi fermo.

Permettetemi un ultimo esempio. Nel 2018, durante il festival di Sanremo, il cantautore Max Gazzè ha presentato una bellissima canzone: La leggenda di Cristalda e Pizzomunno. Pizzomunno è un imponente monolite in pietra calcarea alto 25 metri situato in una spiaggia di Vieste. L’artista racconta con tutta la poesia di cui è capace questa meravigliosa leggenda. Un testo che lascia nel cuore una sensazione di eternità e di bellezza.

Ma io ti aspetterò
Fosse anche per cent’anni aspetterò
Fosse anche per cent’anni aspetterò
Fosse anche per cent’anni
Io ti aspetterò
Fosse anche per cent’anni
Si dice che adesso e non sia leggenda
In un’alba d’agosto la bella Cristalda
Risalga dall’onda a vivere ancora
Una storia stupenda

Come potete intuire la storia dell’umanità è costellata di queste testimonianze di amore autentico, perché il nostro cuore anela ad un amore così bello, esclusivo, totalizzante e senza fine. Questo desiderio a volte si realizza, e ciò accade in ogni tempo e in ogni popolo, anche quando le strutture sociali e giuridiche hanno costruito altri modelli di matrimonio. Noi cristiani siamo dei privilegiati: Gesù, attraverso la Grazia del matrimonio sacramento, ci ha donato tutto ciò che ci occorre per poter vivere un amore così, pieno ed autentico.

Se volete acquistare il libro cliccate qui

Antonio e Luisa