Consacrati ad essere educatori

Oggi mi sento di riflettere sul nostro ruolo di genitori. Pensavo a tutto il baccano mediatico della questione vaccini. I miei figli sono tutti vaccinati, anzi ci vacciniamo tutti, ogni anno, anche contro l’influenza di stagione. Non è questo il punto. Quello che mi chiedo e a cui non riesco a dare una risposta certa è quanto lo stato possa escludere la famiglia su determinate scelte relative ai figli. Mi ha spaventato un giornalista del Corriere (almeno penso fosse il Corriere) che scriveva in sostanza che i bambini devono capire che la volontà dello stato viene prima di quella dei genitori. Mi spaventa questa cosa. Mi spaventa e mi ricorda i miei studi, mi ricorda la Hitlerjugend, mi ricorda i balilla. Tutti i regimi scippavano i figli ai genitori perchè la gioventù credesse, parlasse, si comportasse allo stesso modo e fosse docile al governo del momento. Mi accorgo che cercano di fare la stessa cosa oggi, nella nostra democratica Italia inserita nella ancor più democratica Europa. Cercano in tutti i modo di distruggere la famiglia, unica struttura sociale e antropologica che si frappone fra lo stato e l’individuo. Cercano di aumentare il tempo scolastico anche al pomeriggio e, come da ultime novità introdotte dall’ex ministro dell’istruzione Giannini, ed ora allo studio di fattibilità, cercano di prendersi i nostri figli anche in estate. Con la persuasione di quelli che vogliono aiutare i genitori ci scippano il nostro ruolo educativo. Ed ecco che a scuola ci sono miriadi di educazioni e di esperti che plasmano la testa dei nostri figli senza che noi ci opponiamo, anzi ringraziamo  perchè qualcuno ci sgrava di un impegno. Educazione alla cittadinanza, all’affettività, al rispetto, alla diversità, alla parità di genere e non so quante altre educazioni esistono. Quanti di noi si informano realmente dei contenuti? Quanti si informano sulla reale provenienza degli esperti? Non va bene così. Il Papa nel 2015 in udienza ebbe a dire:

Di fatto, si è aperta una frattura tra famiglia e società, tra famiglia e scuola, il patto educativo oggi si è rotto; e così, l’alleanza educativa della società con la famiglia è entrata in crisi perché è stata minata la fiducia reciproca. I sintomi sono molti. Per esempio, nella scuola si sono intaccati i rapporti tra i genitori e gli insegnanti. A volte ci sono tensioni e sfiducia reciproca; e le conseguenze naturalmente ricadono sui figli. D’altro canto, si sono moltiplicati i cosiddetti “esperti”, che hanno occupato il ruolo dei genitori anche negli aspetti più intimi dell’educazione. Sulla vita affettiva, sulla personalità e lo sviluppo, sui diritti e sui doveri, gli “esperti” sanno tutto: obiettivi, motivazioni, tecniche. E i genitori devono solo ascoltare, imparare e adeguarsi. Privati del loro ruolo, essi diventano spesso eccessivamente apprensivi e possessivi nei confronti dei loro figli, fino a non correggerli mai: “Tu non puoi correggere il figlio”. Tendono ad affidarli sempre più agli “esperti”, anche per gli aspetti più delicati e personali della loro vita, mettendosi nell’angolo da soli; e così i genitori oggi corrono il rischio di autoescludersi dalla vita dei loro figli. E questo è gravissimo!

Ci rendiamo conto? Ci stiamo facendo escludere dall’educazione dei nostri figli  ringraziamo pure lo stato. E’ normale tutto questo? Noi sposi e genitori cristiani in virtù del battesimo siamo re, profeti e sacerdoti. In virtù del battesimo acquistiamo, grazie al sacrificio di Cristo. la regalità di Cristo. In virtù del matrimonio questa regalità diventa missione educativa nei confronti dei figli. Dio affida a me padre e alla mia sposa madre quel suo figlio, affinchè noi gli insegniamo ad essere un vero uomo e una vera donna. Affinchè lo aiutiamo ad incontrare Gesù nella sua vita e ad innamorarsi dell’amore. Affinchè possa essere pronto a vivere una vita piena. Siamo consacrati anche per questo. E’ una missione che è nostro impegno e nostro dovere. Se abdichiamo e lasciamo allo stato il nostro ruolo e compito stiamo disobbedendo a Dio ed al suo progetto sulla nostra famiglia.

Oggi sono i vaccini, domani potrebbe essere il gender, dopodomani chissà cos’altro. Svegliamoci!! Riappropriamoci dell’educazione, che è nostro compito. La scuola come la parrocchia o altre realtà possono essere dei validi supporti, ma nulla di più.

Antonio e Luisa

Di seguito un nostro vecchio video sull’argomento

Charlie è Dio che ci tende la mano

Non so se il piccolo Charlie e i suoi genitori riusciranno a vincere la loro battaglia legale. In ogni caso hanno vinto. Un bambino inerme, malato e fragile è riuscito a resuscitare l’umanità sopita di tante persone. La cosa che più mi ha colpito è che autorità religiose e politiche sono scese in campo quasi costrette da una sollevazione di popolo, partita dal basso. Charlie è riuscito a far risplendere una legge morale scritta dentro ognuno di noi, spesso sepolta e inquinata da una cultura dominante di morte e finalizzata al solo profitto. Ci hanno provato a cancellarla, per anni. Probabilmente pensavano di esserci riusciti. Poi è arrivato Charlie che con la sua perfetta “inutilità” ha stravolto tutto, ha distrutto anni di colonizzazioni ideologiche. Charlie ha fatto più di quanto io, sano, riuscirò a fare in una vita. Come fate a chiamarlo inutile? Una persona, un piccolo uomo, un figlio di Dio, perfetto nella sua unicità. Trovo di un’ipocrisia insopportabile l’Europa quando celebra le diversità, propone leggi per rendere le città ad uso dei disabili ed esalta le para olimpiadi, ma poi, fa di tutto per far si che quegli stessi disabili non nascano, o se nascono, per eliminarli prima possibile con l’eutanasia, la dolce morte, la morte dignitosa. Io non penso di essere ipocrita. Ho conosciuto nella vita e nel web tante famiglie con figli disabili. Il primo pensiero che mi viene è ringraziare Dio per avere avuto figli “normali”. Poi però quando conosci meglio quelle famiglie, vedi le difficoltà e le sofferenze che devono sopportare, ma nella loro casa c’è un amore diverso, c’è qualcosa in più che io non ho. Quei bambini “diversi” sono l’amore. L’amore è donarsi totalmente per l’altro. Quando questi bambini arrivano in una famiglia ti obbligano a una scelta radicale. Amore o egoismo, vita o morte. Quando i genitori scelgono l’amore, e si donano totalmente a quel bambino speciale ottengono in cambio un amore puro e totale. Queste famiglie sono un segno per tutto il mondo. Un mondo che dice che vali solo quando sei produttivo, che sei bello solo se hai certe misure, un mondo che o sei perfetto o non vali nulla. Un mondo che non ti ama perchè ti accetta solo se rispetti determinati canoni. Poi incontri queste famiglie e vedi la bellezza. La bellezza cruda, fatta anche di pianti e di dolore, ma bellezza vera, quella bellezza che solo una vita di autentico amore ti può dare.

Voglio terminare con una testimonianza di una malata di SMA. Si chiama Anita-gaga Pallara e risponde a Selvaggia Lucarelli che, in un suo post facebook (con migliaia di like), aveva scritto in sintesi che, un bambino che a 10 mesi non gattona, non mangia e non parla, è meglio che muoia perchè ha una vita che non merità di essere vissuta, una vita di dolore e basta.

Cara Selvaggia, ti ho letta ieri in aereo mentre tornavo da Milano abbastanza stanca ma soddisfatta, ai miei piedi c’era il il mio aspiratore e il mio respiratore, vengono con me dovunque vada, non sono i tipici “gadget” da ragazza di 28 anni vero?! Mentre leggevo il tuo post,  con foto del piccolo Charlie in primo piano come rafforzativo alla tua posizione, pensavo a quanta assolutezza avessi usato su un tema così delicato, tanta 
assolutezza può derivare solo da tanta superficialità cara Selvaggia, lasciatelo dire. “A sette mesi sopravviveva in terapia intensiva, intubato, senza poter fare più nulla che avesse a che fare con la vita di un bambino di sette mesi. A sette mesi i bambini cominciano a sorridere, mangiano le prime pappine, gattonano, hanno il loro giochino preferito” in poche righe hai decretato che la vita di un bambino di sette mesi o è quella delle pubblicità della Mellin o non è vita, beh ti sorprenderò ma ci sono tanti 
di quei bambini che a 7 mesi fanno una vita diversa, fanno le stesse cose 
che hai elencato tu solo in maniera diversa, magari con un tubo in gola per 
respirare, uno nella pancia per la “pappa” , non gattonano ma
magari fanno la prima passeggiata fuori casa con mamma e papà, sorridono Selvaggia, 
anche se la tua vita non è come quella delle pubblicità puoi sorridere lo 
stesso, anche se quella “natura ingiusta che punta il dito a
caso” ,come dici tu in maniera netta, tagliente, convinta e soprattutto superficiale, 
dicendo così ti senti al sicuro dai “mostri” vero?! Decide che sia proprio tu a dover vivere quella vita, nelle malattie che colpiscono i bambini le sfumature sono centomila, eppure nessuno le vede, ci si ferma a quella foto di Charlie intubato, senza tenere conto che quel tubo è suo “amico”. Sai  Selvaggia anche ai miei genitori i medici 27 anni fa hanno detto che non avrei superato i 2 anni, malattia ad esito infausto, e tante volte quella 
previsione col passare degli anni poteva avverarsi, tante volte l’aria  ha fatto fatica a passare nei miei polmoni, tante volte i miei genitori mi hanno vista soffrire come mai un bambino dovrebbe, tante volte la mia vita non è stata come quella dei bambini della mia età, tutt’ora è diversa per alcune cose dai miei coetanei, io sono fortunata lo so Selvaggia non serve che me lo dici, sono fortunata perché vivo una vita piena, lavoro, amici, 
uscite ecc, eppure la malattia ad esito infausto c’è sempre e vista dalla tua ottica la mia vita non è vita, non volevi dire questo? Eppure l’hai detto cara Selvaggia, tu maestra delle parole hai lanciato la tua verità su cos’è vita e cosa no per un bambino di 7 mesi, hai avuto coraggio eh. Tu non lo sai Selvaggia ma il sorriso più bello che abbia mai visto in vita mia l’ho visto su un volto di una creatura di 7 mesi, talmente immobile
da poter sembrare una bambola, in un letto di ospedale enorme, rispetto a quel 
corpicino così fragile, quel sorriso adesso illumina il cielo. Tu non lo 
sai Selvaggia ma la forza di volontà più grande che abbia mai visto
l’ho vista in una bambina di pochi anni dagli occhi enormi e belli, le labbra 
rosse come Biancaneve, quella bambina ha continuato a respirare Selvaggia. 
Tu non lo sai Selvaggia ma l’amore che si respira in una casa dove
c’è una principessa che dorme, e non c’è principe azzurro che possa svegliarla,
è indescrivibile, in quella stessa casa che c’è un appassionato di pompieri, 
un eroe quotidiano, gli ho visto muovere i primi “passi” , sono  stata dietro la porta ad aspettare un “va tutto bene” , ho trattenuto il fiato per lui. Tu non sai tante cose Selvaggia, ed è giusto così, forse però se non conosci davvero tutte le sfumature dovresti evitare di scegliere un colore. Charlie io prego laicamente per te, sono convinta anzi certa che te ne andrai tra le lacrime dei tuoi genitori mischiate al tuo sorriso, e 
ahimè alle nostre parole. Io non sono Charlie, nessuno di noi lo è, io vorrei essere la voce di Charlie.”

Chiara Corbella diceva che il contrario della paura è la fede. Non dobbiamo avere paura di questi bambini speciali, ma accoglierli come opportunità di crescere nell’amore, come ci insegnano tante famiglie che ogni giorno lo fanno nel silenzio. La nostra Europa ha paura, mostriamo che noi non l’abbiamo, continuiamo a vedere Charlie non come malato, ma come figlio prediletto di quel Dio che lo ama immensamente e ha dato la sua vita per lui. Charlie è un dono di Dio per tutti noi, un angelo che nella sua fragilità ha una forza dirompente, quella forza che abbatte tutte le nostre costruzioni ideologiche e ci riporta all’origine, a Dio. Attraverso Charlie Dio vuole riportarci a lui, all’amore. Sta a noi scegliere se aprire il cuore o restare nella nostra insoddisfatta vita di “perfetti” che devono sempre dimostrare di valere qualcosa per meritare la vita.

Antonio e Luisa