Siamo pronti?

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Metteranno le mani su di voi e vi perseguiteranno, consegnandovi alle sinagoghe e alle prigioni, trascinandovi davanti a re e a governatori, a causa del mio nome.
Questo vi darà occasione di render testimonianza.
Mettetevi bene in mente di non preparare prima la vostra difesa;
io vi darò lingua e sapienza, a cui tutti i vostri avversari non potranno resistere, né controbattere.
Sarete traditi perfino dai genitori, dai fratelli, dai parenti e dagli amici, e metteranno a morte alcuni di voi;
sarete odiati da tutti per causa del mio nome.
Ma nemmeno un capello del vostro capo perirà.
Con la vostra perseveranza salverete le vostre anime».

Questo Vangelo mi mette tanta paura. Non sono sicuro di essere pronto. Stiamo costruendo una società dove il desiderio diventa legge e dove la percezione individuale diventa reato. Un mondo dove lo stato entra pesantemente nella vita delle famiglie. Uno stato che vuole educare e omologare la testa dei nostri ragazzi. Esperti di affettività, sessualità, bullismo, cyberbullismo, educazione civica e alimentazione. Questo per citare quelli di cui ho avuto esperienza diretta nelle scuole frequentate dai miei figli. Tutte ottime iniziative all’apparenza. C’è però un grosso limite a tutto questo. Lo stato diventa educatore dei nostri figli e noi lo lasciamo fare perchè ci fa comodo così. Meno impegno per noi. Sarà per il lavoro, il poco tempo che possiamo spendere con i nostri ragazzi, le famiglie distrutte e tante altre motivazioni personali e sociali. Resta il fatto che la famiglia non è più il primo attore nella crescita morale e umana delle nuove generazioni. Prendiamo ad esempio l’educazione sessuale. In Inghilterra, dove è inserita da tempo come proposta curriculare, c’è un peggioramento netto nelle gravidanze di adolescenti. Vengono fornite informazioni di profilassi igienica, ma manca una vera sostanza. Manca l’esempio di papà e mamma che mostrano come in un rapporto fedele e casto si possa essere felici e vivere un amore che riempie e dona autenticità alla vita e che sanno rendere conto ai figli di questa bellezza.

Ho apprezzato molto, invece, una serie di incontri organizzati dal consultorio diocesano della mia città, dove la formazione era rivolta ai genitori. Così ha senso. Preparare i genitori perchè possano svolgere al meglio il loro compito, con competenza e preparazione. Vi lascio in fondo la trascrizione degli incontri. Molto interessanti.

Dobbiamo essere pronti a scontrarci con questa società quando i suoi insegnamenti contrastano con i nostri valori. Educazione su  orientamento, genere, religione, rispetto, libertà e tutte le altre componenti della profondità morale e costitutiva della persona umana spettano principalmente a noi genitori. Non dimentichiamolo. Dobbiamo essere pronti alla resistenza e alla disobbedienza se necessario. Io lo sono? Non ne sono sicuro, ma chiedo a Dio continuamente la forza di poter portare a termine il compito educativo che lui stesso mi ha assegnato facendomi genitore.

Termino con le parole di Papa Francesco durante l’udienza del 20 maggio 2015:

Intellettuali “critici” di ogni genere hanno zittito i genitori in mille modi, per difendere le giovani generazioni dai danni – veri o presunti – dell’educazione familiare. La famiglia è stata accusata, tra l’altro, di autoritarismo, di favoritismo, di conformismo, di repressione affettiva che genera conflitti.

Di fatto, si è aperta una frattura tra famiglia e società, tra famiglia e scuola, il patto educativo oggi si è rotto; e così, l’alleanza educativa della società con la famiglia è entrata in crisi perché è stata minata la fiducia reciproca. I sintomi sono molti. Per esempio, nella scuola si sono intaccati i rapporti tra i genitori e gli insegnanti. A volte ci sono tensioni e sfiducia reciproca; e le conseguenze naturalmente ricadono sui figli. D’altro canto, si sono moltiplicati i cosiddetti “esperti”, che hanno occupato il ruolo dei genitori anche negli aspetti più intimi dell’educazione. Sulla vita affettiva, sulla personalità e lo sviluppo, sui diritti e sui doveri, gli “esperti” sanno tutto: obiettivi, motivazioni, tecniche. E i genitori devono solo ascoltare, imparare e adeguarsi. Privati del loro ruolo, essi diventano spesso eccessivamente apprensivi e possessivi nei confronti dei loro figli, fino a non correggerli mai: “Tu non puoi correggere il figlio”. Tendono ad affidarli sempre più agli “esperti”, anche per gli aspetti più delicati e personali della loro vita, mettendosi nell’angolo da soli; e così i genitori oggi corrono il rischio di autoescludersi dalla vita dei loro figli. E questo è gravissimo!

Meditiamo e ricordiamoci che non solo abbiamo diritto ad educare i nostri figli, ma ne siamo anche responsabili davanti a Dio.

Cliccate qui per scaricare il materiale degli incontri svolti al consultorio.

Antonio e Luisa

 

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Consacrati ad essere educatori

Oggi mi sento di riflettere sul nostro ruolo di genitori. Pensavo a tutto il baccano mediatico della questione vaccini. I miei figli sono tutti vaccinati, anzi ci vacciniamo tutti, ogni anno, anche contro l’influenza di stagione. Non è questo il punto. Quello che mi chiedo e a cui non riesco a dare una risposta certa è quanto lo stato possa escludere la famiglia su determinate scelte relative ai figli. Mi ha spaventato un giornalista del Corriere (almeno penso fosse il Corriere) che scriveva in sostanza che i bambini devono capire che la volontà dello stato viene prima di quella dei genitori. Mi spaventa questa cosa. Mi spaventa e mi ricorda i miei studi, mi ricorda la Hitlerjugend, mi ricorda i balilla. Tutti i regimi scippavano i figli ai genitori perchè la gioventù credesse, parlasse, si comportasse allo stesso modo e fosse docile al governo del momento. Mi accorgo che cercano di fare la stessa cosa oggi, nella nostra democratica Italia inserita nella ancor più democratica Europa. Cercano in tutti i modo di distruggere la famiglia, unica struttura sociale e antropologica che si frappone fra lo stato e l’individuo. Cercano di aumentare il tempo scolastico anche al pomeriggio e, come da ultime novità introdotte dall’ex ministro dell’istruzione Giannini, ed ora allo studio di fattibilità, cercano di prendersi i nostri figli anche in estate. Con la persuasione di quelli che vogliono aiutare i genitori ci scippano il nostro ruolo educativo. Ed ecco che a scuola ci sono miriadi di educazioni e di esperti che plasmano la testa dei nostri figli senza che noi ci opponiamo, anzi ringraziamo  perchè qualcuno ci sgrava di un impegno. Educazione alla cittadinanza, all’affettività, al rispetto, alla diversità, alla parità di genere e non so quante altre educazioni esistono. Quanti di noi si informano realmente dei contenuti? Quanti si informano sulla reale provenienza degli esperti? Non va bene così. Il Papa nel 2015 in udienza ebbe a dire:

Di fatto, si è aperta una frattura tra famiglia e società, tra famiglia e scuola, il patto educativo oggi si è rotto; e così, l’alleanza educativa della società con la famiglia è entrata in crisi perché è stata minata la fiducia reciproca. I sintomi sono molti. Per esempio, nella scuola si sono intaccati i rapporti tra i genitori e gli insegnanti. A volte ci sono tensioni e sfiducia reciproca; e le conseguenze naturalmente ricadono sui figli. D’altro canto, si sono moltiplicati i cosiddetti “esperti”, che hanno occupato il ruolo dei genitori anche negli aspetti più intimi dell’educazione. Sulla vita affettiva, sulla personalità e lo sviluppo, sui diritti e sui doveri, gli “esperti” sanno tutto: obiettivi, motivazioni, tecniche. E i genitori devono solo ascoltare, imparare e adeguarsi. Privati del loro ruolo, essi diventano spesso eccessivamente apprensivi e possessivi nei confronti dei loro figli, fino a non correggerli mai: “Tu non puoi correggere il figlio”. Tendono ad affidarli sempre più agli “esperti”, anche per gli aspetti più delicati e personali della loro vita, mettendosi nell’angolo da soli; e così i genitori oggi corrono il rischio di autoescludersi dalla vita dei loro figli. E questo è gravissimo!

Ci rendiamo conto? Ci stiamo facendo escludere dall’educazione dei nostri figli  ringraziamo pure lo stato. E’ normale tutto questo? Noi sposi e genitori cristiani in virtù del battesimo siamo re, profeti e sacerdoti. In virtù del battesimo acquistiamo, grazie al sacrificio di Cristo. la regalità di Cristo. In virtù del matrimonio questa regalità diventa missione educativa nei confronti dei figli. Dio affida a me padre e alla mia sposa madre quel suo figlio, affinchè noi gli insegniamo ad essere un vero uomo e una vera donna. Affinchè lo aiutiamo ad incontrare Gesù nella sua vita e ad innamorarsi dell’amore. Affinchè possa essere pronto a vivere una vita piena. Siamo consacrati anche per questo. E’ una missione che è nostro impegno e nostro dovere. Se abdichiamo e lasciamo allo stato il nostro ruolo e compito stiamo disobbedendo a Dio ed al suo progetto sulla nostra famiglia.

Oggi sono i vaccini, domani potrebbe essere il gender, dopodomani chissà cos’altro. Svegliamoci!! Riappropriamoci dell’educazione, che è nostro compito. La scuola come la parrocchia o altre realtà possono essere dei validi supporti, ma nulla di più.

Antonio e Luisa

Di seguito un nostro vecchio video sull’argomento

Lo sguardo che salva: solennità dell’Ascensione del Signore

Domenica abbiamo celebrato la solennità dell’Ascensione del Signore, soltanto uno dei nostri quattro figli si è dovuto recare alla Messa perché noi, insieme agli altri, abbiamo celebrato ieri nel pomeriggio, essendo stati padrini del nostro quarantaduesimo figlioccio di battesimo. Così Gabriele, è stato accompagnato per poi essere ritirato alla fine della celebrazione.

Prima di uscire da casa lui stesso mi ha detto: «mamma, ma tu ti fidi che io vada veramente in chiesa o magari fingo di andare alla messa?».

Questa domanda, è stata una buona occasione di insegnamento per entrambi.

Nel poco tempo del tragitto ho detto a Gabriele.Caro figlio mio, tu chi pensi rimarrebbe più male da questa fiducia tradita?

Voi cosa avreste risposto?

Perché nel fargli la domanda, io stessa, avrei pensato a Gesù, così come lo ha pensato Gabriele.

Subito dopo ho capito, invece, che l’unica a dispiacersi sarei stata io, l’umana della situazione. Certo, perché vedevo davanti a me quanto mi cuocesse la bugia e la presa in giro e quanto poco potere di controllo avrei avuto non essendo stata presente con lui.

Quando mio figlio è sceso dall’auto, proprio davanti alla chiesa, gli ho detto:«Gabri, che Dio ti benedica e apriti all’ascolto»

Da quel momento non potevo sapere se lui sarebbe o meno entrato in parrocchia per vivere, al modo di un quindicenne, la Santa Messa.

Fra me e me rimeditavo l’ascensione e il suo significato.

Pensavo quanto fosse importante il rapporto verticale con il Signore e quanto, guardare in alto,fosse necessario per poterci guardare in orizzontale, cioè tra di noi. Allora ho chiesto a Gesù chi fosse più dispiaciuto di un evento del genere, cioè di una fiducia che viene tradita dal comportamento altrui. Logicamente questo esempio di mio figlio va oltre, si estende a tutte le volte che nelle relazioni umane ci sia apre alla menzogna. Far credere all’altro che fai una cosa e invece ti comporterai in maniera totalmente diversa.
“Uomini di Galilea,
perché fissate nel cielo lo sguardo?
Come l’avete visto salire al cielo,
così il Signore ritornerà”. Alleluia. (At 1,11)

E allora ho preso ad esempio l’antifona di oggi e ho pensato allo sguardo.

È vero Signore, tu ci hai creato perché fossimo nella verità e la tua gioia risiede nella possibilità che noi abbiamo di essere veri ed autentici . Però spesso non ci riusciamo, accipicchia, addirittura facciamo anche il male che non vorremmo ma tu, salendo al cielo ci hai lasciato lo sguardo.

Il tuo sguardo lo hai mostrato agli apostoli che ti hanno visto con i loro occhi, eppure Pietro ha mentito quando si è trovato alle strette, ma tu, guardandolo, lo hai amato, tanto che al momento opportuno lui pianse amaramente, ma poi lo hai reso Roccia della Chiesa.

 ascensione di gesù al cielo

Spesso gli apostoli si guardavano sbigottiti non sapendo cosa fare o cosa credere, ma Tu gli hai raccontato parabole perché ascoltando vedessero.

Hai trasformato l’acqua in vino perché gli sposi di Cana, vedendo, capissero che, senza di te la festa non sarebbe andata avanti.

Hai moltiplicato i cinque pani e i due pesci perché vedendo, tutti si sarebbero anche saziati, perché Tu Signore Intervieni nei quotidiani bisogni.

Salendo al cielo, oggi, come quel giorno sul monte con i tuoi undici, hai promesso che saresti stato con loro fino alla fine del mondo e cosa hai lasciato?

I loro occhi e l’incrocio dei loro sguardi, su ciò che avevano vissuto e su ciò che avrebbero visto in futuro.

Così sono tornata al mio Gabri e quando sono andata a riprenderlo lui stesso mi ha detto. Cara mamma, oggi c’erano le prime comunioni e la Chiesa era piena, ma una cosa me la ricordo: Gesù ha potere su tutto! In effetti ho capito che aveva ascoltato il Vangelo, ma una cosa l’ho imparata questa mattina.

Gesù non sarebbe rimasto poi tanto male se lui non fosse andato alla messa perché lo sguardo, con cui lo avrebbe attraversato sarebbe stato quello che doveva giungere a me per sapere come guardarlo. Così ho cercato di amarlo, in qualunque caso, raccontando a Gabriele il prezzo della libertà e la gioia della verità, ringraziandolo di avermi fatto lui quella domanda , perché, come tutti sappiamo, la menzogna ci inquieta prima ancora che la mettiamo in atto.

Che lo sguardo sull’altro sia l’occasione per aiutarlo ad essere sempre migliore!

 

Cristina Righi

articolo originale scritto per il blog di Annalisa Colzi

Myriam di Qaraqoush

Questa è un’intervista che risale a più di due anni fa. Siamo in Iraq e i cristiani del luogo, in questo caso della cittadina di Qaraqoush, sono dovuti fuggire, hanno dovuto abbandonare le loro terre dove erano presenti da millenni, perchè l’ISIS era ormai giunta alle porte della loro città, e rimanere avrebbe significato quasi sicuramente la scelta tra morte o conversione.  Perchè riporto ora questa intervista? Cosa può dire a noi occidentali una bambina?  Perchè in due giorni sono capitati due drammatici attentati, uno in Inghilterra e uno in Egitto. Tanti morti ma due modi completamente diversi di reagire. Da una parte incredulità e paura, dall’altra completo abbandono a Dio nonostante la sofferenza e il dolore. Questa bambina è eccezionale. Nonostante la situazione in cui si trova il suo viso esprime una pace e una speranza incredibili basate su solide certezze. Dalle sue parole e dal suo volto traspare una fiducia incrollabile in Dio,  che Dio c’è ed è lì con loro, anche se tutto ciò che le è successo porterebbe a pensare il contrario.

Io genitore mi sento profondamente interrogato e provocato da questa bambina. Io sono riuscito a trasmettere ai miei figli la stessa fede incrollabile? Ci sto almeno provando? Perchè non ci riesco? Sinceramente io mi pongo tutte queste domande. Purtroppo le risposte che mi do non sono confortanti. No, non sono capace di essere altrettanto educatore nei confronti dei miei figli, perchè io stesso non ho quella fede incrollabile. Non solo, il mondo, la nostra vita, mi porta a ritenere più urgenti e importanti altre cose: la scuola,sviluppare  i talenti sportivi, artistici e musicali, e  perchè la nostra società è altamente competitiva ed è normale avere il timore di non attrezzare a suffucienza i nostri ragazzi. Salvo poi, quando arrivano le prove, non per forza un attentato, ma anche una malattia, un lutto, una crisi economica, rendersi conto di non aver fornito loro l’unica cosa che in questi casi può dare forza, tenacia e speranza: la fede in Dio, uno sguardo che permette di andare oltre il momento specifico e di perdersi in un orizzonte di amore eterno. Questa è la differenza che noto tra i nostri giovani, che hanno tutto il superfluo ma non hanno il necessario, e i ragazzi dell’Iraq, della Siria, dell’Egitto e di tanti altri luoghi dove non hanno nulla di superfluo ma hanno Dio con loro. Questa è la differenza tra una fede tiepida e stanca come la nostra, che non costa nulla, e una fede messa alla prova fino all’estremo, che può arrivare a richiedere la vita e il martirio. Guardo Myriam con meraviglia e stupore, perchè è di una bellezza quasi sconosciuta nel nostro occidente, e chiedo a Dio di darmi la forza di poter trasmettere ai miei figli quella stesso modo di guardare alla vita e a Dio, almeno in piccola parte, perchè so di essere indegno e fragile, ma confido nel sacramento del matrimonio che mi ha consacrato a prendermi cura dei miei figli per portarli al vero Padre.

Antonio e Luisa

Se non avete mai ascoltato l’intervista non potete perderla.

Bulimici di piacere.

Siamo una società di bulimici. Bulimici con il cibo, bulimici con le emozioni, bulimici di piacere e di senso. Ingurgitiamo tutto sperando così di riempire quella voragine di senso, quel desiderio di infinito che abbiamo dentro, che Dio ci ha messo dentro perchè siamo creati a sua immagine, lui che è infinito amore e quella nostalgia l’abbiamo come sigillo della sua figliolanza. Alla fine il significato di peccato è proprio questo. Sbagliare il bersaglio. Cercare di riempire il nostro bisogno d’amore con il piacere. La nostra società che ha eliminato Dio da ciò che conta, additandolo a ostacolo per una vita felice e una convivenza pacifica, cerca di sfamare questa bulimia schizofrenica assecondando ogni desiderio. Siamo la società del desiderio, del desiderio che diventa bisogno e il bisogno che diventa diritto. Tutto segue questa logica tranne ciò che si pensa possa nuocere alla salute. Siamo una società estremamente salutista. Si cerca di curare il corpo illudendosi di curare così anche lo spirito. Non funziona così, curare il corpo va bene ma non basta. Ed è così che i governi illuminati della civilissima Europa sensibilizzano sul consumo  corretto di cibo. L’obesità e le malattie provocate dal consumo non equilibrato di cibo porta spesso grandi costi per il servizio sanitario del nostro paese ed è anche per questo che il governo, attraverso la scuola e altre agenzie, cerca di fare educazione e prevenzione. Sono problematiche presenti a livello globale, tanto che lo stato italiano segue le direttive di Europa e ONU. Ed ecco la frutta distribuita a scuola, i programmi di scienze che si arricchiscono dell’educazione alimentare, campagne pubblicitarie, iniziative culturali e tante altre modalità per cercare di modificare le abitudini dannose della popolazione. Il salutismo alimentare sta divenendo pian piano un obbligo della nostra nuova società etica, spodestata di Dio, ma che si basa su propri dogmi come una vera religione. Non che ci sia qualcosa di male nell’impegnarsi per una giusta alimentazione, sia chiaro. Forse è una delle attività più apprezzabili del governo. Il problema è un altro. Non siamo bulimici solo con il cibo, lo siamo anche con il sesso e con tutto ciò che possa darci piacere. Solo che con questo tipo di bulimia non sembra ci siano problemi. Anzi sembra quasi positiva. Peccato che l’impatto sulla società e sui costi statali sia elevatissimo. Aborto, contraccezione, violenza sulle donne, divorzi sono causati anche dalla bulimia sessuale. Viviamo in una società molto erotizzata. Il sesso è presente non solo nella pornografia, che è diventata fruibile attraverso internet in modo facile,  gratuito e anonimo. Il giro d’affari di miliardi di dollari rende il settore del porno tra i più floridi. Tutta la società odierna è permeata di sesso. La televisione, la pubblicità, i video musicali, tutto ammicca al sesso. Tutta questa esposizione ha reso le persone assuefatte. C’è un desiderio fortissimo di piacere sessuale da una parte e una incapacità di viverlo dall’altra. Come dire che le lasagne sono buone, ma mangiarle tutti i giorni stufa, tanto da renderle non più piacevoli al palato. Ed ecco che fioriscono siti di scambisti, sadomasochismo, orge, prostituzione e quant’altro la perversione delle mente umana possa immaginare. Una continua escalation di perversione per ricercare quel piacere che tanto si desidera, ma non si riesce a trovare. Certo non tutti arrivano a tanto, ma anche chi non arriva a questo non è comunque capace molto spesso di controllare il proprio desiderio sessuale e non è educato al pudore. Il pudore che non è una brutta parola, qualcosa che richiama un tabù che va rimosso. Il pudore è riconoscere in noi un mistero. Il pudore è riconoscerci preziosi, riconoscere che c’è una parte di noi, del nostro corpo che non è per tutti, ma solo per chi avrà il nostro dono totale e a sua volta sarà disposto a spendersi totalmente e indissolubilmente nella relazione con noi. Solo riscoprendo la castità, la tenerezza, l’attesa, il saper aspettare, il saper preparare l’incontro sessuale nel gioco della seduzione reciproca, nelle attenzioni e nel servizio reciproco si potrà ritrovare il vero piacere. Solo così, quando l’incontro intimo viene vissuto come un culmine fisico di una relazione vissuta nell’arco di tutta la giornata, e solo quando quel gesto non si limiterà  a un godimento di qualche secondo, ma rappresenterà un significato profondo e costitutivo dell’amore sponsale degli sposi, allora sarà appagante e pienamente soddisfacente. Solo se sarà così, riusciremo a non cadere nel disamore e nella noia. Perché quel piatto di lasagne avrà per noi un gusto sempre diverso, perché sarà arricchito da ogni momento della nostra vita insieme e del nostro amore fatto di gesti concreti che cresce giorno dopo giorno rendendo quel piatto di lasagne sempre più gustoso. Termino con un brano tratta dal libro di don Fabio Bartoli “Prendimi con te, corriamo”:

Il piacere è innanzitutto uno stato d’animo, un atteggiamento interiore(…). Fuggite l’egoismo, non il piacere! Fuggite l’avarizia, il possesso, la lussuria, che del piacere sono misere contraffazioni, perchè il piacere ci rimanda sempre al primo piacere fontale, all’atto creativo, alla nostra prima vocazione: quel “vivi!” detto su di noi che ci ha chiamato all’esistenza. E infine , offrire il corpo in sacrificio a Dio è metterlo a servizio dell’amore.

Questo è il vero piacere, questo è ciò che oggi manca e che rende le persone mendicanti d’amore e incapaci di provare il piacere quello pieno, quello autentico. Quando il governo si attiverà per aiutare le famiglie a educare le nuove generazioni a curare quella bulimia e a un uso corretto e autentico della sessualità, come già avviene per il cibo, allora significa che, finalmente, si sarà fatto un passo avanti decisivo per la guarigione della nostra civiltà malata.

Antonio e Luisa

Liberazione sessuale o povertà e disamore?

Oggi mi sento di scrivere di un articolo che ho letto sulla pagina web del Fatto Quotidiano. In fondo al testo vi lascio il link per poterlo leggere interamente. Mi ha colpito perché anche io ho una figlia che ha compiuto da poco 10 anni. E’ un’inchiesta che fa star male ma è importante non fare gli struzzi, e cercare di capire per poter aiutare i nostri figli. E’ importante non raccontarsi che riguarda solo gli altri e che i nostri figli non farebbero mai certe cose. L’adolescenza è un periodo dove si vivono emozioni forti e contrastanti. Rapporto con il corpo che cambia, definire la propria identità, trovare l’autostima, la ricerca di accettazione e relazione fuori dalla famiglia e ribellione alle regole sono tutte sfide che i nostri figli dovranno accettare, certo con modalità e intensità differenti. Vi riporto solo un piccolo stralcio per rendere l’idea della povertà di valori e di autostima di tante ragazzine, che sono poco più che bambine (l’inchiesta riguarda ragazze di 14-15 anni):

“Finalmente mi hanno stappata!”, urla, correndo attorno alla rete con le braccia alzate. “Sì, sì: mi hanno sturata ieri sera”. È settembre 2013. E Margherita (nome di fantasia) celebra così, davanti a compagni di scuola più e meno intimi, la perdita della sua verginità.

Un atto così bello, profondo e importante che si vive nel corpo ma indiscutibilmente si riflette nella profondità emotiva e spirituale della persona, ridotto a un qualcosa di cui liberarsi, un tappo divelto e il corpo che diviene qualcosa non solo da svendere ma da abusare. Tutto ciò non può che lasciare ferite enormi alla ragazzina e distruggere la sua autostima. Il messaggio che passa è; io non valgo nulla, sono a disposizione di chi vede in me un oggetto da cui trarre piacere, sono un pezzo di carne. Proseguendo nella lettura, poco più avanti:

Chiara spiega come funziona: “All’inizio della quarta ginnasio si fa la conta. Di solito, solo tre o quattro ragazze arrivano al liceo già sverginate. La regola è che bisogna liberarsene entro l’anno successivo. Per questo, a fine estate, ci sono un sacco di noi che vanno col primo che passa, giusto per non sforare i tempi.

Non è importante con chi e come ma solo farlo prima possibile per sentirsi finalmente libere,  adulte e soprattutto accettate dal gruppo dominante. E adesso la parte più triste:

Il sesso e il piacere non hanno proprio nulla a che spartire, nelle storie che raccontano Chiara e le sue amiche. L’obiettivo non è quello, e i ragazzi sono troppo inesperti. “A nessuna è mai piaciuto scopare. La prima volta fa stra-male, e anche le volte dopo, comunque, tutto è tranne che piacevole. Ripeto: non lo fai per venire, ma per liberarti di un peso. È una questione d’immagine, di status.

Se avete lo stomaco di leggere tutto l’articolo c’è molto di più ma non voglio andare oltre.  Volevo però riprendere questi tre passaggi per fare un ragionamento. Queste ragazzine sono diverse dalla mia piccola Maria? Non desiderano nel profondo quello che anche lei vuole e che io desidero per lei? Certamente si! Perchè allora si svendono e si rovinano in questo modo?

Questo è semplicemente il risultato della “liberazione” sessuale e dell’incapacità degli adulti di insegnare la bellezza della sessualità vissuta in modo pieno e autentico nel matrimonio, perchè neanche loro ci credono.  Mi è venuto allora naturale accostare questa inchiesta a un’intervista che ho letto poco tempo fa sul sito di Costanza Miriano. L’intervistata è una nota sessuologa belga, Therese Hargot, che è in Italia per presentare il suo libro “Una gioventù sessualmente liberata (o quasi)“. Non è credente e quello che racconta non sono dogmi e regole di fede ma le dinamiche costitutive della nostra umanità formata da corpo e psiche.

Vi riporto qualche passaggio di questa intervista, che come per l’inchiesta, potete trovare linkata al termine dell’articolo.

La sedicente «liberazione sessuale», si legge nel suo libro, sembra non ridursi ad altro che a questo: «Essere sessualmente liberi, nel ventunesimo secolo, vuol dire avere il diritto di fare del sesso orale a 14 anni».
Siamo in diritto di chiederci se una simile «liberazione» non si sia in realtà ritorta contro la donna. La Hargot ne è fermamente convinta: «La promessa «il mio corpo mi appartiene» si è trasformata in «il mio corpo è disponibile»: disponibile per la pulsione sessuale maschile, che non è ostacolata in nulla. La contraccezione, l’aborto, il «controllo» della procreazione non pesano che sulla donna. La liberazione sessuale ha modificato solo il corpo della donna, non quello dell’uomo. Con la scusa di liberarla. Il femminismo egualitario che bracca i «macho» vuole imporre nello spazio pubblico un rispetto disincarnato della donna. Ma è nell’intimità, e specialmente nell’intimità sessuale, che si vanno a ristabilire i rapporti di violenza. Nella sfera pubblica si esibisce rispetto per le donne, in privato si guardano film porno dove le donne sono trattate come oggetti. Introducendo la guerra dei sessi, in cui le donne si sono messe in competizione diretta con gli uomini, il femminismo ha destabilizzato gli uomini, che ristabiliscono il dominio nell’intimità sessuale. Il successo della pornografia, che rappresenta spesso atti di violenza verso le donne, il successo del revenge-porn e di Cinquanta sfumatura di grigio sono lì a testimoniarlo».

Questo nuovo «cogito» permissivo induce gli adulti ad abdicare alla loro funzione educativa e con la sua estensione indiscriminata mette in serio pericolo l’infanzia: «Coi nostri occhi di adulti, tendiamo talvolta a considerare in maniera tenera la liberazione sessuale dei più giovani, meravigliati dalla loro assenza di tabù. In realtà subiscono delle enormi pressioni, non sono affatto liberi. La morale del consenso in linea di principio è qualcosa di giustissimo: si tratta di dire che siamo liberi quando siamo d’accordo. Ma abbiamo esteso questo principio ai bambini domandando loro di comportarsi come degli adulti, capaci di dire sì o no. Ora, i bambini non sono capaci di dire no. Nella nostra società c’è la tendenza a dimenticare la nozione di maturità sessuale. È molto importante. Al di sotto di una certa età riteniamo che vi sia una immaturità affettiva che non rende capaci di dire «no». Non c’è consenso. Bisogna davvero proteggere l’infanzia».

Vi rendete conto come quello che Therese racconta della sua esperienza professionale, trova un riscontro drammatico nella vita di quelle ragazzine?

Therese dice un’altra cosa che, secondo me, è completamente condivisibile. Noi genitori che siamo stati figli già nel periodo post-rivoluzionario ci troviamo impreparati a trasmettere una sana gestione della sessualità e del corpo. Quello che prima era normato dalla morale ora è normato solo dall’igiene. Non siamo capaci di trasmettere la bellezza della sessualità che si realizza nella castità e nell’unione fedele tra un uomo e una donna. Sessualità che eleva l’amore erotico e il piacere sensuale non a semplice ricerca egoistica di piacere e uso del corpo, che non ci rende felici ma al contrario ci deprime dopo qualche secondo di piacere intenso ma superficiale, ma  a manifestazione di un’unione che già viviamo nella nostra profondità spirituale ed emotiva. Quel gesto diventa epifania nel corpo di una trascendenza intima che si vive nei cuori. Il rapporto sessuale diventa un esodo d’amore che si concretizza nel corpo. Non siamo capaci di trasmettere ai nostri figli che sono preziosi ed unici e non si devono svendere. Loro valgono tanto e nessuno può usarli.  Non parlo di Dio e di peccato, parlo semplicemente di come siamo fatti e di ciò che desideriamo nel nostro profondo, parlo della nostalgia di un amore vero. Abbiamo tutti una morale iscritta dentro di noi e non ascoltarla non ci rende più liberi, ma soltanto infelici e insensibili. Spesso invece, tutto quello che riusciamo ad insegnare è come mettere un preservativo o come prendere la pillola. Altre volte decidiamo di abdicare al nostro compito educativo e  lasciamo che i nostri figli siano educati dalla pornografia o, quando va bene, dalla scuola che insegna anch’essa come mettere un preservativo per non ammalarsi e per evitare gravidanze indesiderate. Riappropriamoci del nostro ruolo educativo, mostriamo loro cosa è l’amore e come è bello amarsi nella fedeltà di un sacramento.  Parliamo loro di sesso, senza vergogna. è un gesto bellissimo, il più importante nel matrimonio, tanto da essere stato scelto come sigillo del sacramento e fonte di Grazia. E’ difficile lo so, ma dobbiamo almeno provarci. Quelle ragazzine non sono abbandonate.  Sono ragazze che vanno al liceo classico, che studiano e che molto probabilmente avranno una famiglia agiata alle spalle che pensa di dare loro il meglio. Magari andranno a cavallo o saranno delle ottime ginnaste. Insomma una vita piena e apparentemente vincente.  Hanno  tutto, ma in realtà sono delle poverette che non hanno la consapevolezza più importante. Non credono di essere preziose, non credono di essere regine, figlie di Re, di un Padre che le ama immensamente e che è si è fatto uccidere per loro. Non credono di meritare di poter desiderare un amore vero che duri tutta la vita e di aprire loro cuore e il loro corpo solo a chi è disposto a dare tutto per loro. Credono di essere libere e invece sono schiave e ferite nel profondo.

Antonio e Luisa

Inchiesta del Fatto Quotidiano

Intervista a Therese Hargot

Educare è condurre all’amore (vero)

Papa Francesco lo ha sempre detto e lo ha confermato nella sua esortazione Amoris Laetitia, l’educazione all’affettività diventa sempre più necessaria e decisiva per la crescita umana dei nostri figli.

Per noi le parole del Papa sono solo una conferma. I nostri figli crescono in un mondo sempre più erotizzato, dove le nostre pulsioni vengono stimolate continuamente dai media e da tutta una società incapace di trasmettere la profondità delle relazioni che dovrebbe caratterizzare la persona umana.

Sembra che il piacere e il sentire siano le uniche cose che contano per essere felici e appagati. Così l’individualismo diventa sempre presente nelle persone e non si è più capaci di donarsi e trovare nel dono la vera realizzazione di se stessi. Quante volte abbiamo sentito che l’importante è pensare a noi e alla nostra felicità e il resto verrà di conseguenza. Quanto egoismo e quanta infelicità.  Questa è un’illusione, siamo nati per essere come Dio e solo quando ci doniamo troviamo la nostra realizzazione.

Amare veramente costa fatica, bisogna imparare a controllare il proprio corpo e le proprie pulsioni perchè solo chi ha il controllo della propria persona è capace di farsi dono, amare significa spesso sacrificare, soffrire, morire a se stessi e molti non ne sono più capaci, perché non sono stati educati a questo. Quanti ragazzi sono oggi educati alla fatica? Lavorando a scuola se ne trovano pochi, sempre meno, mentre sono sempre più i genitori pronti a giustificare e difendere i propri figli. Se sono abituati ad avere tutto e subito senza fare fatica come potranno aspettare ed essere casti. Dice don Antonello Iapicca che un ragazzo che non studia sicuramente non è casto perchè non ne è capace.

E’ il momento di essere ciò che siamo, Dio attraverso il battesimo e il matrimonio ci ha consacrato per essere educatori dei nostri figli, Gesù ci ha reso Re e Regina donandoci la sua regalità come dono battesimale personale perfezionandola poi in modo del tutto particolare con il matrimonio.

I nostri figli hanno il diritto di imparare ad amare attraverso di noi, guardando come ci vogliamo bene, nutrendosi della nostra tenerezza e del nostro sguardo e vedendo come ci perdoniamo. Quando ci abbracciamo o ci scambiamo qualche tenerezza davanti a loro, percepiamo la  gioia che provano sentendosi parte di quell’abbraccio d’amore, e questa è la scuola migliore che possano avere. Abbiamo imparato a parlare con loro di tutto anche di sessualità  senza imbarazzo e loro sentendosi liberi chiedono senza vergognarsi, sapendo che da noi avranno sempre attenzione e sincerità.

Solo se in noi vedranno dei testimoni autorevoli e veraci dell’amore e non gli avremo lasciati soli nella loro crescita affettiva, avremo mantenuto fede alle nostre promesse matrimoniali e alla fiducia che Dio ha riposto in noi affidandoci queste sue creature perché possano diventare uomini e donne maturi.

Antonio e Luisa