Essere genitori significa lasciar andare.

Quando venne il tempo della loro purificazione secondo la Legge di Mosè, Maria e Giuseppe portarono il bambino a Gerusalemme per offrirlo al Signore, come è scritto nella Legge del Signore: ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore; e per offrire in sacrificio una coppia di tortore o di giovani colombi, come prescrive la Legge del Signore.

Quando ho letto il Vangelo di oggi ho subito collegato un altro passo della Bibbia. Ho pensato ad Abramo. Abramo è diventato padre di una moltidune di persone, di un popolo intero. Per farlo ha dovuto superare una prova difficile, molto difficile. Ha dovuto trovare il coraggio e la forza di offrire il suo primogenito, il suo unico figlio Isacco.

E’ come se per diventare genitori davvero dobbiamo riconsegnare i nostri figli. Riconsegnarli a Dio. Comprendere che non sono nostri ma sono persone altre. Un’alterità che non ci appartiene e che noi abbiamo il compito di accompagnare, educare, sostenere, ma che non sarà mai nostra. E’ importante comprenderlo, ma comprenderlo davvero, con il cuore. Non sono nostri! Soprattutto non dipende da loro la nostra felicità. Ci sono alcuni pericoli da disinnescare.

  1. Non possiamo riversare sui nostri figli il bisogno di attenzione e di affetto. Rischiamo davvero di rovinare tutto. Di rovinare il nostro matrimonio e di non permettere ai nostri figli una capacità di staccarsi da noi quando sarà il momento per loro di formare una nuova famiglia. Non significa non amarli, ma amarli nel modo giusto.  La mia vocazione di sposo è prima di tutto amare la mia sposa. La vocazione della mia sposa è prima di tutto amare me. I figli sono il frutto dell’amore che ci unisce. E’ sbagliato quindi smettere di nutrire l’amore sponsale e la relazione di coppia per dedicarsi quasi esclusivamente al ruolo genitoriale.  Non significa che l’amore per i figli venga dopo e valga di meno. Significa che i nostri figli hanno bisogno di nutrirsi non solo dell’amore diretto dei due singoli genitori ma anche di percepire l’amore che i due genitori provano tra loro, perchè loro sono il frutto di quell’amore. E’ un errore gigantesco per gli sposi smettere di trovare momenti di intimità, di dialogo e di cura reciproca. Smettere magari anche di fare l’amore. Significa rovinare tutto. La stanchezza c’è, lo so bene. Abbiamo anche noi quattro figli nati a breve distanza l’uno dall’altro, ma non si può prescindere dalla nostra relazione sponsale. Ci occupiamo di tante cose anche quando siamo stanchi perchè dovremmo trascurare la nostra relazione che dovrebbe essere messa al primo posto?  Poi i nodi vengono al pettine.
  2. La nostra realizzazione non può dipendere dai nostri figli. Luisa è insegnante e si rende benissimo conto di una dinamica malata. Lei, come tutti gli insegnati, deve valutare gli alunni. A volte deve scrivere delle note disciplinari. E’ diventato un problema. I genitori spesso non accettano queste “critiche” o giudizi negativi e si precipano a chiedere spiegazioni. Luisa sbaglierà sicuramente alcune valutazioni, ma non è questo il punto. Questi genitori si sentono giudicati direttamente. L’errore del figlio diventa il loro personale errore. Capite che così non funziona. Non tanto con mia moglie che ormai sa come comportarsi. Con i loro figli stessi. Spesso i nostri figli non si sentono amati. Proprio perchè sentono l’amore dei genitori condizionato al loro comportamento o ai loro risultati. Dobbiamo uccidere  le nostre aspettative. E’ importante accogliere quel figlio per quello che è altrimenti passiamo l’idea di amarlo per quello che fa e non semplicemente per chi è. Passiamo l’idea di un amore condizionato che, in definitiva, non è amore. I nostri figli hanno bisogno di essere guidati da piccoli e accompagnati quando diventano un po’ più grandi. Dobbiamo mettere in evidenza i loro errori, ma mai identificare i nostri figli con il loro errore. Soprattutto mai colpevolizzarli se noi ci sentimo infelici o falliti. Devono già sopportsare le difficoltà della loro vita, non credo abbiano bisogno di dover sopportare anche la colpa per la nostra infelicità.

Antonio e Luisa

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L’amore nei posti strani: il frigo!

Ok lo ammetto, il titolo suona buffo a dir poco, ma non voglio scrivere un elogio dell’erotismo gastronomico o una retrospettiva su 9 settimane e ½, piuttosto testimoniare che la nostra quotidianità può essere piena di piccoli gesti d’amore e che questi di solito, chissà perché, avvengono in posti particolari. Posti diversi, come diversi sono i tipi di amore: amicizia, filiale, genitoriale, fraterno, sponsale e se ci sono posti in cui si può trovare un solo tipo di amore, come può essere un banco di scuola o il talamo nuziale, ce ne sono altri meno “specializzati”, nei quali l’amore trova più di un’espressione. Che ci si creda o no il frigorifero è un posto in cui si trovano tantissimi tipi d’amore.

L’amore genitoriale e filiale

Nella mia esperienza gli esempi di amore attorno al frigo vengono da lontano: mi tornano a mente i miei genitori negli anni in cui io e i miei fratelli eravamo adolescenti e con un appetito da lupi, loro erano orgogliosi nel vederci mangiare e insieme preoccupati di sfamarci. Già allora vedevo in questa premura un chiarissimo esempio di amore da parte dei miei ed il frigorifero era il luogo in cui passava sia il loro amore di genitori che la nostra gratitudine filiale; questo scambio avveniva con un ritmo scandito dall’arrivo della spesa: il frigo si riempiva e ben presto si svuotava, con una specie di alternanza tra abbondanza e carestia che somigliava alle stagioni. Poco a poco diventò una specie di punto nevralgico della casa: non si passava lì davanti senza una “consultazione”: si apriva, si contemplava il contenuto e si calcolava cosa era più opportuno mangiare a quell’ora (naturalmente non c’erano ore in cui non fosse opportuno mangiare qualcosa). Era anche una specie di cartina tornasole di come andavano le cose in casa, si poteva infatti capire dal contenuto se qualcuno non stava bene, se avevamo bisogno di metterci un po’ a dieta, o se le cose andavano a meraviglia. Era diventato un luogo di scambio amorevole tra genitori e figli, quindi un luogo importante e degno di rispetto (forse non ce ne siamo mai accorti ma quando si diceva “Frigo” si sentiva quasi la lettera maiuscola!).

L’amore tra fidanzati

Questo processo di elezione del frigo a luogo importante avvenne da sé, senza che ne avessi una chiara coscienza, me ne accorsi solo più tardi, quando vidi per la prima volta in TV una serie americana in cui un ospite viene invitato in casa, entra in cucina e senza neanche chiedere il permesso apre il frigo e si prende da bere! Rimasi a bocca aperta, per me era la violazione di uno spazio riservato, quasi intimo, l’accesso al frigo era una concessione riservata a pochi! Concessione che ho ottenuto in un altro importante episodio: il fidanzamento con Valeria, provvidenza e grazia che ha permesso alla mia vita di realizzarsi appieno. Tutto avvenne il 12 aprile del 2001, Giovedì Santo e fu un giorno speciale sotto tanti punti di vista, per me fu anche l’inizio di un riavvicinamento alla fede vissuta e oltre ai dettagli di cronaca più importanti, avvenne un fatto secondario che riguarda un frigo, il suo frigo: dopo il primo bacio l’accompagnai a casa sua, dove lei viveva da sola, comprammo qualcosa per la cena e mi fece accomodare in cucina. Si doveva cucinare per il nostro primo tête-à-tête e chiesi il permesso di aprire il frigo per prendere il necessario, al che mi rispose: <Fai pure ma non c’è niente>, ed io, felicissimo del grande privilegio accordato, aprii il frigo e con enorme stupore vidi che lì non c’era niente davvero! In quel momento le farfalle che avevo nello stomaco si fermarono un attimo… e poi ripresero a volare e a ridere tutte assieme! Ero troppo felice e innamorato, neanche un frigo vuoto poteva farmi scendere dal paradiso, anzi, avevo trovato anche un modo in cui potevo esprimere il mio amore, un vuoto da riempire!

L’amicizia

Nove anni fa una signora della parrocchia, di nome Maria, affrontò una terribile malattia che la portò presto tra le braccia del Padre. Non ho avuto modo di conoscerla bene ma ha lasciato a tutti una testimonianza travolgente: un libretto in cui ha messo citazioni della Scrittura, fotografie candide e intense, il tutto arricchito con parole di una profondità e serenità meravigliose, insomma una piccola opera d’arte dalla quale è emersa una fede incrollabile, una ricchezza di spirito da regina e una leggerezza soave come la coscienza pulita. In questo libretto lei stessa ripercorreva la storia della sua malattia, dando valore ad ogni piccolo gesto concreto d’amore che vedeva intorno a sé. Tra le tante frasi del libretto eccone una che mi rimase impressa: “cortei di amici si presentano con pasti pronti con cui riempono il frigo per alleggerire la logistica familiare: mai frigorifero emanò più calore!”

L’amore sponsale

Sono passati anni di matrimonio e in casa adesso c’è una nuova cucciolata di lupetti affamati e il frigo ne sa qualcosa, anzi, il frigo ne sa abbastanza di tutta la famiglia: all’esterno è pieno di calamite sulle quali si può leggere tanto di noi: viaggi, bollette, preghiere, disegni, un grafico con l’indicazione di quanto è stato “buono” ogni membro della famiglia e altri magneti di cui non ricordo niente. Anche all’interno continua a passare tanto amore, tra genitori e figli in primo luogo ma anche tra moglie e marito. Un piccolo aneddoto di pochi giorni fa all’ora di cena: Valeria doveva accompagnare la primogenita al saggio di ginnastica ritmica, era già un po’ tardi perciò apparecchia a corsa e va al frigo per prendere qualcosa da consumare in poco tempo. Nella fretta le si rovescia il contenitore in cui produce lo yogurt e il latte si sparge per tutto il “f.r.i.g.o.r.i.f.e.r.o.” (in certi momenti, chissà perché, anche l’amichevole “Frigo” torna ad essere un oggetto freddo…), naturalmente i vicini hanno improvvisamente udito una rapida e accorata catechesi su quanto possono essere fastidiose le coincidenze della vita ma dopo qualche istante è cambiato tutto: io le dico <Non ti preoccupare, ci penso io> e lei, calmandosi, va a tavola e me lo lascia fare!

Non conoscendoci devo spiegare perché questo gesto ha una portata storica: la produzione dello yogurt è una cosa sua, personalissima, dalla quale trae soddisfazione e gratificazione, quindi c’è come un confine invisibile ed invalicabile tra il resto del frigo e l’angolo in cui si trova lo yogurt, inoltre nella cura e nella produzione di qualunque alimento vivo, ad esempio anche il pane fatto con il lievito madre, lei torna a rendere vivo e attuale il suo ruolo di madre e custode della vita, quindi è normale che gli oggetti e gli spazi dedicati a queste cose vengano considerati importanti ed personali. Il fatto che mi abbia permesso di rimediare non è stato solo un atto premuroso da parte mia, ma soprattutto un gesto magnifico da parte sua, perché che con questo solo gesto si è nuovamente rivelata nella sua femminilità, che è tenerezza accogliente e contemporaneamente ha confermato il suo sì a me nella mia mascolinità, che è sentimento e trasporto verso di lei. In piccolo, nei gesti quotidiani, si è ricreata la dinamica naturale dell’amore sponsale.

Questo piccolo avvenimento è stato importante, come tanti nella nostra vita insieme, perché ha celebrato il nostro amore e insieme lo ha alimentato. È importante sapere che si possono trovare tante occasioni e tanti posti dove possiamo fare piccoli, meravigliosi gesti d’amore e se certi posti sembrano strani, come un frigo, questo non ci impedisca di farli, nessuno ha mai rischiato di farsi male trasformando un posto strano in un luogo d’amore.

Ranieri e Valeria

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Consacrati ad essere educatori

Oggi mi sento di riflettere sul nostro ruolo di genitori. Pensavo a tutto il baccano mediatico della questione vaccini. I miei figli sono tutti vaccinati, anzi ci vacciniamo tutti, ogni anno, anche contro l’influenza di stagione. Non è questo il punto. Quello che mi chiedo e a cui non riesco a dare una risposta certa è quanto lo stato possa escludere la famiglia su determinate scelte relative ai figli. Mi ha spaventato un giornalista del Corriere (almeno penso fosse il Corriere) che scriveva in sostanza che i bambini devono capire che la volontà dello stato viene prima di quella dei genitori. Mi spaventa questa cosa. Mi spaventa e mi ricorda i miei studi, mi ricorda la Hitlerjugend, mi ricorda i balilla. Tutti i regimi scippavano i figli ai genitori perchè la gioventù credesse, parlasse, si comportasse allo stesso modo e fosse docile al governo del momento. Mi accorgo che cercano di fare la stessa cosa oggi, nella nostra democratica Italia inserita nella ancor più democratica Europa. Cercano in tutti i modo di distruggere la famiglia, unica struttura sociale e antropologica che si frappone fra lo stato e l’individuo. Cercano di aumentare il tempo scolastico anche al pomeriggio e, come da ultime novità introdotte dall’ex ministro dell’istruzione Giannini, ed ora allo studio di fattibilità, cercano di prendersi i nostri figli anche in estate. Con la persuasione di quelli che vogliono aiutare i genitori ci scippano il nostro ruolo educativo. Ed ecco che a scuola ci sono miriadi di educazioni e di esperti che plasmano la testa dei nostri figli senza che noi ci opponiamo, anzi ringraziamo  perchè qualcuno ci sgrava di un impegno. Educazione alla cittadinanza, all’affettività, al rispetto, alla diversità, alla parità di genere e non so quante altre educazioni esistono. Quanti di noi si informano realmente dei contenuti? Quanti si informano sulla reale provenienza degli esperti? Non va bene così. Il Papa nel 2015 in udienza ebbe a dire:

Di fatto, si è aperta una frattura tra famiglia e società, tra famiglia e scuola, il patto educativo oggi si è rotto; e così, l’alleanza educativa della società con la famiglia è entrata in crisi perché è stata minata la fiducia reciproca. I sintomi sono molti. Per esempio, nella scuola si sono intaccati i rapporti tra i genitori e gli insegnanti. A volte ci sono tensioni e sfiducia reciproca; e le conseguenze naturalmente ricadono sui figli. D’altro canto, si sono moltiplicati i cosiddetti “esperti”, che hanno occupato il ruolo dei genitori anche negli aspetti più intimi dell’educazione. Sulla vita affettiva, sulla personalità e lo sviluppo, sui diritti e sui doveri, gli “esperti” sanno tutto: obiettivi, motivazioni, tecniche. E i genitori devono solo ascoltare, imparare e adeguarsi. Privati del loro ruolo, essi diventano spesso eccessivamente apprensivi e possessivi nei confronti dei loro figli, fino a non correggerli mai: “Tu non puoi correggere il figlio”. Tendono ad affidarli sempre più agli “esperti”, anche per gli aspetti più delicati e personali della loro vita, mettendosi nell’angolo da soli; e così i genitori oggi corrono il rischio di autoescludersi dalla vita dei loro figli. E questo è gravissimo!

Ci rendiamo conto? Ci stiamo facendo escludere dall’educazione dei nostri figli  ringraziamo pure lo stato. E’ normale tutto questo? Noi sposi e genitori cristiani in virtù del battesimo siamo re, profeti e sacerdoti. In virtù del battesimo acquistiamo, grazie al sacrificio di Cristo. la regalità di Cristo. In virtù del matrimonio questa regalità diventa missione educativa nei confronti dei figli. Dio affida a me padre e alla mia sposa madre quel suo figlio, affinchè noi gli insegniamo ad essere un vero uomo e una vera donna. Affinchè lo aiutiamo ad incontrare Gesù nella sua vita e ad innamorarsi dell’amore. Affinchè possa essere pronto a vivere una vita piena. Siamo consacrati anche per questo. E’ una missione che è nostro impegno e nostro dovere. Se abdichiamo e lasciamo allo stato il nostro ruolo e compito stiamo disobbedendo a Dio ed al suo progetto sulla nostra famiglia.

Oggi sono i vaccini, domani potrebbe essere il gender, dopodomani chissà cos’altro. Svegliamoci!! Riappropriamoci dell’educazione, che è nostro compito. La scuola come la parrocchia o altre realtà possono essere dei validi supporti, ma nulla di più.

Antonio e Luisa

Di seguito un nostro vecchio video sull’argomento