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onora il padre e la madre

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Onora il padre e la madre

Posted by Antonio e Luisa De Rosa

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Probabilmente non lo avete mai notato. Il quarto comandamento del decalogo non è messo in quella posizione a caso. C’è una motivazione e credo che cercare di comprenderla sia anche molto importante. Importante per noi, per la nostra vita, per il nostro matrimonio e per i nostri figli.

I dieci comandamenti sappiamo che sono costituiti da due parti. I primi tre comandi riguardano la nostra relazione con Dio, mentre i successivi sette concernono i nostri rapporti con le altre persone. Relazione verticale con Dio e orizzontale con i fratelli. Come una croce. Il quarto punto del decalogo, onora il padre e la madre, non è solo il primo della seconda parte, ma è il trait d’union tra le due parti. Diventa, come in una croce, il punto d’incontro tra la trave orizzontale e il palo verticale.

Perche onorare il padre e la madre deve venire prima di non uccidere? Non è scontato. Non rispettare i genitori è sicuramente un comportamento indegno, ma uccidere una persona è un gesto enormenmente più grave. Mi sono sempre chiesto il perchè di questa scelta. Il motivo in realtà è semplice. E’ fondamentale riconoscerci figli per poter poi accogliere tutti gli altri comandamenti, e per poterci quindi relazionare in modo positivo e con amore nei confronti del nostro prossimo.

Riconoscerci figli di Dio e riconoscerci figli dei nostri genitori. Riconoscerci parte di una storia che ci precede. Anselm Grun dice che chi disonora il padre e la madre sta disonorando anche se stesso, perchè sta disonorando le proprie radici. Siamo venuti al mondo perchè due persone, i nostri genitori, si sono voluti bene e noi siamo frutto di quell’amore. Non siamo al mondo per caso. Siamo stati voluti. Siamo stati e siamo tuttora amati profondamente. E’ vero che non tutti sono figli di genitori che li hanno desiderati ed amati. Conosco tante storie di persone ferite e che hanno sofferto per questo. Siamo però sempre amati e voluti da Dio.

Il quarto comandamento ci dice che la nostra vita è un dono d’amore. Le persone che si comportano male di solito hanno alle spalle delle grandi sofferenze dovute proprio a questa mancanza di consapevolezza. Non sanno di essere amate. Mi ha colpito molto leggere un aneddoto di Franco Nembrini. Nembrini raccontava di un confronto avuto in classe, lui è stato insegnante, con degli alunni. Ragazzi di 15 anni. Chiese agli studenti quale fosse il senso della vita. Uno di questi gli rispose: non c’è un senso. Sono al mondo per una scopata. Lui rimase completamente spiazzato e non rispose nulla. Rimase amareggiato profondamente pensando alla sofferenza che quel giovane doveva aver dentro di sè.

Riconoscersi dentro una storia d’amore è il primo passo per amare se stessi e quindi anche per essere capaci di amare. Per questo fare esperienza di Dio e permettergli di entrare nella nostra vita cambia tutto. Sentirci amati e perdonati è il solo modo per accogliere il decalogo non come una lista di prescrizioni ma come un dono che Dio ci fa per vivere una vita da amati e da amanti, da persone che sanno donarsi, da persone che non usano l’altro. Sentirci amati ci fa vivere da persone felici perchè l’amore è la sola cosa che, in fondo, ognuno di noi desidera davvero. Per questo onora il padre e la madre è stato scritto prima di non uccidere.

Antonio e Luisa

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Tag amore, anselm grun, coppia, decalogo, dieci comandamenti, matrimonio, onora il padre e la madre

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Quante volte, nel matrimonio, ci fermiamo a guardare ciò che manca? Più tempo, più soldi, più fede, più capacità. Eppure Gesù non chiede ciò che non abbiamo: ci domanda di consegnargli il poco che già portiamo nello zaino della nostra vita a due. Cinque pani e due pesci sembrano insufficienti, ma nelle sue mani diventano abbondanza. Il vero ostacolo non è la povertà dei nostri mezzi, ma la lagna che ci paralizza e l’avarizia spirituale che trattiene. Una casa piccola, mezz’ora libera, uno stipendio solo, doni semplici: tutto può diventare fecondo, se offerto con fiducia. Il miracolo comincia quando smettiamo di controllare e iniziamo a consegnare. Gesù moltiplica ogni dono e lo trasforma in bene per noi e per la Chiesa. L’indissolubilità può spaventare. Il “per sempre” sembra una promessa troppo grande, una responsabilità pesante, quasi una catena. Eppure è proprio lì che l’amore mostra tutta la sua bellezza. Sapere che l’altro ci sarà, anche quando non siamo perfetti, non ci rende superficiali: ci rende più liberi di crescere, cambiare e tirar fuori il meglio di noi. Tutti desideriamo essere amati non perché siamo bravi, efficienti o sempre all’altezza, ma semplicemente perché siamo noi. Gesù ci guarda così: conosce le nostre fragilità e continua ad amarci. Il matrimonio cristiano prova a rendere visibile questo sguardo di Dio dentro una relazione umana. L’amore vero non tiene pronta una via di fuga. Cerca una strada da percorrere insieme, giorno dopo giorno, nella grazia, nella fatica e nella fedeltà. Il male raramente entra nella vita di coppia facendo rumore. Più spesso si insinua attraverso una ferita non espressa, una delusione custodita, una parola interpretata nel modo peggiore. Nel settimo modulo dedicato al libro di Ester incontriamo Aman, un uomo potente ma interiormente fragile, incapace di tollerare che Mardocheo non si inchini davanti a lui. Da una ferita nasce il risentimento; dal risentimento, la manipolazione. Anche tra marito e moglie possiamo cadere nei giochi psicologici: accusare invece di raccontare il dolore, usare freddezza o silenzio invece di esprimere un bisogno. Uscire dal gioco significa tornare all’Io Adulto, parlare con verità e non consegnare le nostre ferite al rancore. La grazia ci aiuta a portare tutto alla luce e a scegliere nuovamente l’amore ogni giorno. Leggi il modulo completo su matrimoniocristiano.org. La bellezza dell’amore sponsale non nasce da giorni perfetti, ma da due persone che continuano a scegliersi anche quando le emozioni cambiano, arrivano le prove e il cammino si fa più faticoso. È uno sguardo fedele, custodito da Dio, capace di perdonare, sperare e ricominciare. Ogni gesto semplice, ogni parola buona, ogni preghiera condivisa diventa un mattone dell’eternità. Gli sposi non sono chiamati soltanto a restare insieme, ma a condursi reciprocamente verso il Cielo. Amarsi significa ricordare ogni giorno che l’altro è un dono, non un possesso; una promessa da custodire, non un’abitudine da sopportare. Guardatevi con gratitudine, sostenetevi nelle prove, rinnovate il vostro sì. Perché l’amore vero non finisce: si trasfigura, si compie e resta per sempre nella luce di Dio. È questa la bellezza che nessuno potrà togliervi. Gesù non chiede agli sposi ciò che non possiedono. Chiede, però, che non trattengano ciò che hanno. Pochi pani, pochi pesci: poca pazienza, una fede fragile, una tenerezza affaticata, parole spesso imperfette. Umanamente sembrano insufficienti davanti alla fame dell’altro e alle prove della vita matrimoniale. Eppure, quando quel poco viene consegnato interamente a Cristo, può diventare nutrimento e abbondanza. C’è un amore che usa parole dolci, ma stringe, controlla e pretende. Dice “ti amo”, ma spesso intende: “ho bisogno che tu sia come voglio io”. Non nasce dalla libertà, ma dalla paura di essere abbandonati; non accoglie l’altro, lo trasforma in uno strumento per riempire i propri vuoti.

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