Il matrimonio secondo Pinocchio /25

Pinocchio mangia lo zucchero, ma non vuol purgarsi: però quando vede i becchini che vengono a portarlo via, allora si purga. Poi dice una bugia e per castigo gli cresce il naso.

Affrontiamo ora il capitolo XVII di questo racconto che si sta svelando come un grande aiuto per la nostra vita poiché le vicende che il burattino affronta sono comuni all’umano vivere di ogni epoca.

Da questo capitolo traiamo tre spunti di riflessione: il primo sull’intervento della Fata, il secondo sulla paura delle medicine e il terzo sulle bugie.

1. L’intervento della Fata. Dopo il consulto pittoresco e inconcludente dei tre medici, la Fata prende in mano la situazione e prepara da sé il farmaco per la guarigione, si può notare come il Grillo non basti più: per poter cambiare vita non è sufficiente l’intervento, che pure è necessario, della coscienza e del suo giudizio sui nostri atti, abbisogniamo dell’intervento della realtà, l’unica che ci può somministrare la medicina, ovvero della Chiesa, qui raffigurata dalla Fata.

Chi vorrebbe un Gesù senza la Sua Chiesa, è come se pretendesse di conoscere/incontrare uno sposo senza mai conoscerne/incontrarne la sposa, essa però è la dispensatrice della Grazie del Suo sposo divino. Certamente qualcuno potrebbe obiettare che Dio è infinito e che, di per sé, non abbia alcun bisogno della Chiesa, in quanto Dio fa quello che vuole, quando vuole e come vuole; questo è vero, ed è talmente vero che ha deciso di volersi servire ordinariamente della Chiesa per far passare la Sua Grazia, poi che in modo straordinario Lui operi comunque non è un nostro problema anche se non v’è sicurezza che avvenga, lasciamo a Dio fare il Suo mestiere, ma noi siamo corpo di questa sposa che si sottomette al Suo sposo.

Ma qual è la medicina che ci dà la Chiesa ? I sacramenti.

2. La paura delle medicine. In un passaggio significativo Pinocchio così si esprime:

-Egli è che noi ragazzi siamo tutti così! Abbiamo più paura delle medicine che del male.

Quanta verità in queste poche parole, se applicate alla nostra vita spirituale si apre la nostra seconda riflessione. Perché i sacramenti sono così snobbati dalla maggior parte dei cristiani cattolici? Sicuramente per una serie di motivi che non vogliamo tirare in ballo, ci basti però ricordare la verità espressa da quel pezzo di legno parlante, e cioè che molti battezzati preferiscono restare a lamentarsi (come Pinocchio che cerca ogni scusa pur di non prendere la medicina) nel proprio stato di peccato piuttosto che di affidarsi alle cure esperte della Chiesa, quella Fata che, senza usare “effetti speciali e colori ultravivaci”, si serve di umili elementi (acqua, olio, pane, vino) per operare i più grandi miracoli. Lasciamo alla sapienza del compianto cardinal Biffi spiegarci in poche righe questo passaggio:

Ma il “principio sacramentale”, che piace poco a noi, piace molto a Colui che unico ci può salvare, forse perché è conforme al suo vivo senso dell’umorismo. Egli probabilmente si diverte a vedere che per avere il cuore trasformato uno non debba soltanto dibattere i suoi problemi entro il tribunale dell’anima, ma anche farsi lavare la testa nel Battesimo e farsi ungere nella Confermazione, così come si compiace di assegnare un uomo (Gesù) come capo e salvatore degli angeli. […] …tra la magia ed il sacramento la differenza è assoluta : nella magia l’uomo cerca di piegare la divinità al proprio volere con mezzi assurdamente sproporzionati; nel sacramento l’uomo cerca di piegare la sua volontà individualista e orgogliosa fino a farla entrare nell’allegro gioco di Dio, che ha deciso di elevare le creature più umili (acqua, pane…) alla dignità di strumenti salvifici per la creatura più alta (l’uomo).

3. Le bugie. Sicuramente uno degli elementi che fa decidere a Pinocchio di dire alcune bugie alla Fata è la paura, ma non è curioso che il Gatto e la Volpe siano ritenuti degni della sua verità mentre la Fata no? Eppure anche questo atteggiamento è rivelatore, non è forse vero che quando la tentazione ci assale conosca la verità di noi stessi nel profondo delle nostre fragilità personali? Perché allora di fronte alla medicina che la Chiesa ci vuole somministrare nascondiamo le nostre malefatte, scusandole ed arrogandoci il diritto di decidere cosa è bene e cosa è male?

Cari sposi, anche il sacramento del matrimonio è una medicina per la nostra anima e per la nostra umanità malata e ferita dal peccato originale, impegniamoci quindi a non rifiutare tale medicina: dobbiamo riscoprire che il nostro consorte è quello giusto per noi, per combattere le nostre cattive inclinazioni, per distruggere il nostro orgoglio e la nostra presunzione, per dilatare il nostro cuore ad amare sempre meglio e sempre di più, per imparare la via del sacrificarsi per l’altro, per non mettere al centro solo noi stessi. Coraggio!

Giorgio e Valentina.

Il matrimonio secondo Pinocchio /24

La bella Bambina dai capelli turchini fa raccogliere il burattino: lo mette a letto, e chiama tre medici per sapere se sia vivo o morto.

Il Collodi si inventa la morte apparente per poter continuare il racconto, richiesto a gran voce dai piccoli lettori e dall’editore, dobbiamo ringraziare questa insistenza che ci ha permesso di leggere un’opera indimenticabile per l’infanzia e dal grande valore educativo. Si inserisce quindi una nuova figura, la bella Bambina, che potrebbe sembrare distrarre Pinocchio dal suo rapporto con Geppetto.

In realtà scopriremo, nei prossimi capitoli, che questa figura femminile non entrerà mai in conflitto con la figura paterna del falegname, al contrario, la sua funzione sarà quella di aiutare Pinocchio nella relazione col proprio padre.

Come non vedere in questa graziosa Bambina l’immagine della Vergine Maria?

Senza fare nessuna forzatura, la quale andrebbe a snaturare il racconto, possiamo rilevarne alcune caratteristiche che richiamano la Madonna: i capelli turchini, la (sempre) giovane età, la capacità di comandare con garbo e serietà nello stesso tempo, il rispetto con cui tratta Pinocchio da “morto apparente” salvaguardandone la dignità nonostante sia solo un burattino, e lo si denota da come si rivolge al Falco prima e al Can-barbone poi:

– Orbene: vola subito laggiù: rompi col tuo fortissimo becco il nodo che lo tiene sospeso in aria e posalo delicatamente sdraiato sull’erba a piè della Quercia. […] – Su da bravo, Medoro! – disse la Fata al Can-barbone; – Fai subito attaccare la più bella carrozza della mia scuderia e prendi la via del bosco. Arrivato che sarai sotto la Quercia grande, troverai disteso sull’erba un povero burattino mezzo morto. Raccoglilo con garbo, posalo pari pari su i cuscini della carrozza e portamelo qui.

Tra le caratteristiche mariane della Fata, ne scegliamo solo una per la nostra riflessione: il rispetto e la delicatezza, il garbo con cui tratta i burattini, ovvero come la Madonna ci tratta nonostante le asinate che combiniamo, per usare un eufemismo.

Ella non ci ripaga secondo le nostre opere, da chi avrà mai imparato?, ma usa sempre parole gentili e rispettose, nonostante i rimproveri ed i consigli accorati siano sempre quelli, quanta pazienza… proprio come fa una mamma comune. Cari genitori, dobbiamo chiederci se anche noi usiamo questo garbo e rispetto nei confronti dei nostri figli, malgrado siamo costretti tutti i giorni a ripetere sempre le solite, identiche cose alle solite, identiche persone… le mamme infatti spesso vengono etichettate dai figli come un disco rotto. Ma non per questo dobbiamo scoraggiarci e smettere con la solita cantilena, fa parte del nostro dovere.

Se pensiamo a quanta fatica si faccia per far entrare un concetto in quelle “zucche vuote”, non è niente rispetto alla fatica che si fa per farlo entrare nel cuore affinché lo facciano proprio e si decidano a viverlo da soli: è un’impresa molto più ardua.

Cari sposi genitori, dobbiamo imitare la delicatezza di questa bella Bambina dai capelli turchini, la quale usa tanto garbo e delicatezza soprattutto quando Pinocchio si dimostra un burattino e non vive da figlio, ella non gli toglie la dignità.

Quando dobbiamo riprendere i nostri figli, se li trattiamo calpestando la loro dignità e non li rispettiamo, non crescerà la loro autostima né la loro consapevolezza di creature ad immagine di Dio; se, al contrario, li trattiamo con garbo (anche deciso e risoluto) e rispettoso della loro dignità di figli, già questo atteggiamento dirà loro: “Tu vali di più dell’asinata che hai combinato, tu sei fatto per grandi imprese, tu sei capace di fare meglio”. Coraggio sposi, impariamo dalla Madonna chiedendone l’intercessione.

Giorgio e Valentina.

Il matrimonio secondo Pinocchio /23

Gli assassini inseguono Pinocchio; e dopo averlo raggiunto, lo impiccano a un ramo della Quercia grande.

Siamo giunti al capitolo XV che fa un po’ da spartiacque, poiché il Collodi pose al termine la parola “Fine” a quello che riteneva essere l’ultimo episodio stampato sul “Giornale per i bambini”. Per lui Pinocchio era davvero morto: una finale amara ma anche molto suggestiva.

Sembra una stranezza per noi così abituati a tutt’altro epilogo, eppure a ben vedere in questo capitolo “conclusivo” il burattino tocca il vertice della sua umanizzazione nella condivisione con noi del mistero della morte. Commentando questo capitolo così si esprime il cardinale Biffi:

[…] l’agonia di Pinocchio, appeso all’albero da tre ore, riproduce l’agonia di colui che è l'<<uomo>> – secondo la parola profetica di Pilato – ed è quindi l’archetipo di noi tutti. Di Cristo in croce riecheggia perfino l’estrema nostalgia del Padre e il desiderio di affidare a lui la vita fuggente: Oh babbo mio!…l se tu fossi qui!…

La profondità di queste riflessioni non va intaccata con le nostre povere parole, ci ricorda che dietro alla storia del burattino c’è molto di più senza veli troppo spessi, senza per questo assurgerlo ad un testo di spiritualità cristiana.

Vogliamo evidenziare un aspetto: prima di essere raggiunto ed impiccato, Pinocchio intravede un barlume di salvezza:

Allora il burattino, perdutosi d’animo, fu proprio sul punto di gettarsi in terra e di darsi per vinto, quando nel girare gli occhi all’intorno vide fra mezzo al verde cupo degli alberi biancheggiare in lontananza una casina candida come la neve.

Ancora una volta, quando sembra tutto perduto ecco un lumicino di speranza… è proprio così anche nella nostra vita. Ci sono troppi sposi che si danno per vinti ancora prima di cominciare la battaglia. Non esistono crisi matrimoniali che non siano portatrici di salvezza, forse non si risolveranno secondo i nostri piani ma secondo la volontà di Dio, in ogni caso non possiamo rinunciare a metterci mano.

Quando ero un giovane ragazzo mi dilettavo nel giuoco del pallone ed ho avuto la grazia di avere sempre allenatori con la “A” maiuscola, lo facevano con serietà ed erano degli educatori oltre ad insegnarci come si gioca bene; lo sport è stata una grande lezione di vita. Uno dei ricordi che tengo più nel cuore è l’insegnamento che spesso ci ripeteva un allenatore quasi come un tormentone: si gioca al massimo fino a quando l’arbitro non fischia il fine partita. Avevamo perso? non importava molto, la cosa più importante era aver lottato fino alla fine con tutte le nostre forze. Stavamo vincendo? non importava molto, dovevamo giocare con serietà fino alla fine senza mai dare per scontata la vittoria sull’avversario.

Cari sposi, trasportate questo stile di vita dentro il vostro matrimonio: se ravvisiamo un problema nella nostra relazione, se avvertiamo di esserci allontanati l’uno dall’altra, se la routine ha appiattito i nostri gesti d’amore, non gettiamo subito la spugna ancor pima di cominciare… non facciamo come Pinocchio quando fu proprio sul punto di gettarsi in terra e di darsi per vinto” ma lottiamo per riconquistare il nostro NOI anche se quello che vediamo è solo un “biancheggiare in lontananza una casina candida come la neve.”

Quel barlume della casina candida è il segnale che Dio è pronto a darci una mano per uscire dal pantano in cui ci siamo messi da soli, non importa cosa sia successo, conta solo che vediamo una casina candida come la neve, seppur in lontananza ma c’è… non dobbiamo permettere al al verde cupo degli alberi di nascondercela.

Coraggio famiglie, non lasciamoci cadere le braccia altrimenti finiremo come Pinocchio appesi ad un albero dagli assassini del matrimonio… l’arbitro non ha ancora fischiato la fine della partita… il nostro allenatore è in panchina pronto per incoraggiarci: ascoltiamo la sua voce.

NB: lottare fino in fondo con tutte le nostre forze significa chiedere anche l’intervento a Dio con la Sua Grazia perché è Lui la nostra forza.

Giorgio e Valentina.

Il matrimonio secondo Pinocchio / 22

Pinocchio, per non aver dato retta ai buoni consigli del Grillo-parlante, s’imbatté negli assassini.

Questo è il titolo del capitolo 14, nel quale viene descritta l’affannosa fuga di Pinocchio da due loschi individui, il Gatto e la Volpe, che lo inseguono senza mai mollare. Curiosamente, l’unico a non averli riconosciuti è lo stesso burattino, mentre anche il lettore più sprovveduto non ha difficoltà a riconoscerne i tratti. La descrizione di questa scena spettacolare è realizzata con grande maestria, lasciandoci intravedere ora la disperata fuga di Pinocchio ora la tenacia dei due assassini nell’inseguirlo.

Sicuramente questo capitolo ci pone davanti alla questione della violenza, ma prima di vederne alcuni tratti, vorremmo chiarire il fatto che il Gatto e la Volpe siano tornati alla carica per riuscire nel loro intento e prendersi ciò che non erano riusciti con l’astuzia e l’inganno.

Cari sposi, questa è la tattica del nostro nemico, il diavolo, il quale non si presenta subito a carte scoperte come un assassino, ma dapprima cerca in tutti i modi di raggirarci con l’astuzia di cui è maestro, ma dobbiamo porre attenzione poiché non si dà mai per vinto, e se non gli riesce di allontanarci da Dio con l’inganno, ecco che sfodera le sue armi di violenza inseguendoci senza tregua ovunque. Se ci fermiamo un attimo a pensare, constatiamo che nel nostro mondo moderno il nostro nemico ha cominciato proprio con l’astuzia e l’inganno: dapprima ha voluto modificare il modo di pensare con gli illuminati e dintorni, le coscienze così si sono affievolite su ciò che è bene e ciò che è male, poi ha cominciato a normalizzare stili di vita peccaminosi, dopodiché ha agito ancora con astuzia dando un nuovo significato alle parole, poi ha cominciato “l’inseguimento” stimolando leggi ingiuste ed inique, oggigiorno siamo di fronte ad un vero e proprio “inseguimento” degli ultimi che vogliono scappare dalle sue grinfie.

Care famiglie, non dobbiamo farci illusioni, siamo di fronte ad un inseguimento fino all’ultimo respiro, dobbiamo resistere, e se qualche volta il nemico scivola in qualche pozzanghera non dobbiamo rallentare come Pinocchio e consolarci pensando di averla fatta franca, questo inseguimento dura tutta la vita.

Non sono parole dure di Giorgio e Valentina, stiamo semplicemente raccontando la realtà della battaglia a cui siamo chiamati ogni giorno, e lo facciamo usando la metafora dell’inseguimento, se avessimo voluto usare parole più crude e spaventose avremmo usato le stesse di S.Pietro:

 (1 Pt 5,8) Il vostro nemico, il diavolo, come leone ruggente va in giro, cercando chi divorare.

Questo inseguimento affannoso tocca anche la questione della violenza, la quale ha fatto la sua comparsa nella vicenda umana subito dopo la rovina del peccato delle origini, scatenando in Caino la furia omicida. Senza fare i moralisti, vorremmo spronarvi a riflettere su quanto la violenza dimori in noi, nella nostra vita di tutti i giorni, nei gesti e nelle parole. Essa è un frutto del peccato perciò fare un esame di coscienza su quanto essa alberghi in noi (forse anche dentro la relazione sponsale) ci dà un indicatore di quanto il peccato alberghi ancora in noi… senza per questo farne un dramma da depressione poiché Gesù è il Salvatore ma senza neanche scusare i nostri atti violenti con spiegazioni di taglio psicologico che alla fine tentano di togliere la colpa personale lasciandoci ancorati al peccato.

Pinocchio non ha voluto dare ascolto alla vocina fioca del Grillo-parlante che lo aveva messo in guardia circa gli assassini ed ora si trova nei guai, cogliamo l’occasione per impararne la lezione.

Coraggio, non tutto è perduto!

Giorgio e Valentina.

Il matrimonio secondo Pinocchio /21

Cap. XIII. L’osteria del Gambero rosso.

Entrati nell’osteria, si posero tutti e tre a tavola

Già durante la cena Pinocchio sembra intuire che qualcosa stia andando storto e non mangerà pressoché niente, al contrario del Gatto e della Volpe che si abbufferanno a sue spese per poi sparire nel nulla prima del risveglio del burattino; sicché da cinque ora si ritroverà con quattro zecchini d’oro.

E’ proprio così nella vita: quando ci sediamo a tavola col nemico (il diavolo e le sue tentazioni) cominciamo a perdere i nostri zecchini, ovvero i doni che il Signore ci ha elargito, cominciando da quelli naturali… ne abbiamo come una vaga intuizione ma continuiamo imperterriti; noi non mangiamo niente ma il nemico ci mangia tutto.

Ma la parte più brutta arriva dopo cena:

– E dove hanno detto di aspettarmi quei buoni amici? – Al campo dei miracoli, domattina allo spuntare del giorno. – Pinocchio pagò uno zecchino per la cena sua e per quella dei suoi compagni e dopo partì. Ma si può dire che partisse a tastoni, perché fuori dell’osteria c’era un buio così buio, che non ci si vedeva da qui a lì.

Il cardinal Biffi commenta : Pinocchio deve affrontare la sua seconda notte di viandante perduto, la seconda notte nell’assenza del padre. Le notti dello smarrimento non sono tutte uguali tra loro. Ma questa notte […] è ancora più spaventosa di quella del temporale.

Ogni notte che passiamo lontani dal Padre ci appare più buia della precedente, sembra non ci sia rimedio. Quando ci lasciamo avvinghiare da un vizio, esso ci trascina sempre più giù proprio come nei gironi danteschi, come quando ci si addentra in una galleria fino a non percepire più la luce né dell’entrata e tantomeno quella dell’uscita. Ma non tutto è perduto:

Intanto, mentre camminava, vide sul tronco un piccolo animaletto che riluceva di una luce pallida e opaca, come un lumino da notte dentro una lampada di porcellana trasparente. – Chi sei? – gli domandò Pinocchio. – Sono l’ombra del Grillo parlante – rispose l’animaletto con una vocina fioca fioca, che pareva venisse dal mondo di là.

Non è così facile spegnere la coscienza e zittirla una volta per tutte, anche se con una luce pallida ed una vocina fioca fioca essa si fa scorgere in mezzo a tanto buio. Così anche per noi, quando avvertiamo di essere lontani da Dio, è proprio questa sensazione di lontananza la prima vocina fioca della coscienza che ci richiama, è la misericordia del Padre che ci raggiunge cominciando a farci sentire la sua mancanza, è un inizio, è una lucina opaca ma pur sempre luce in mezzo al buio.

Cari sposi, quando avvertite che qualcosa nel vostro matrimonio non funziona a dovere, quando nonostante qualche sforzo la relazione non migliora, quando la pace non regna tra voi ma ha ceduto il posto all’inquietudine… tutti questi segnali forse sono quella luce pallida della seconda notte di Pinocchio… affrettatevi a chiedere aiuto e non spegnete questo lumicino.

Il problema non è tanto capire come siete finiti in quella situazione, ma come uscirne… non fate come il nostro burattino che rispose così all’incalzare della voce del Grillo parlante:

– Le solite storie. Buona notte, Grillo.

Coraggio, anche la notte più lunga ha un’alba che aspetta.

Giorgio e Valentina.

Il matrimonio secondo Pinocchio /20

(continua dall’articolo precedente…) Dobbiamo opporci a queste lusinghe con un chiaro e forte NO. Altrimenti facciamo la fine di Pinocchio che pensa di poter moltiplicare le monete che ha.

– Vuoi tu, di cinque miserabili zecchini, farne cento, mille, duemila?

E’ la tattica dell’antico serpente: irridere i doni che già possediamo presentandoli non come valore ma come limitazione alla nostra libertà: “Sarete simili a Dio“. Ma il problema di questa tentazione non sta tanto nel cedere alle lusinghe di un tesoro, ma nel pensare di trovare un tesoro lontano dalla casa di Geppetto, ovvero l’illusione di una felicità lontana da chi ci ha creato.

Cari sposi, i doni del matrimonio sono davvero molti e ricchi, ma sperare di avere un matrimonio pienamente umano (e quindi orientato alla vita eterna) lontano dal Signore è un’illusione, ecco perché serve la Grazia del Sacramento per sostenerlo ed alimentarlo.

– Noi, – riprese la Volpe, – non lavoriamo per il vile interesse: noi lavoriamo unicamente per arricchire gli altri. – Gli altri! – ripetè il Gatto. – Che brave persone! – pensò dentro di sé Pinocchio

Dobbiamo anche porre attenzione ai seduttori: quelli che ostentano la ricerca della giustizia con ogni mezzo, una solidarietà solo orizzontale ecc… chi più ne ha più ne metta. Ritornano alla mente le parole con cui ci ammonisce ed ammaestra san Paolo:

(2 Cor 11, 14-15) Ciò non fa meraviglia, perché anche satana si maschera da angelo di luce. Non è perciò gran cosa se anche i suoi ministri si mascherano da ministri di giustizia; ma la loro fine sarà secondo le loro opere.

Solitamente queste seduzioni vengono da persone che vivono un filantropismo che nulla ha di che spartire con la carità cristiana, oppure da persone che si travestono da benefattori dell’umanità finché ci ricavano anch’essi qualcosa. Gli sposi cristiani devono stare molto attenti a non lasciarsi ingannare da queste tentazioni, da questi stili di vita che spesso portano uno dei due sposi a lasciarsi fagocitare da queste filantropie a scapito del proprio matrimonio, oppure entrambi gli sposi si buttano a capofitto in varie esperienze che li allontanano progressivamente o dai figli o da una vita sacramentale. Abbiamo solo fatto qualche esempio per mettere in luce quanto siano sottili le lusinghe del Gatto e della Volpe.

Vogliamo segnalare come il Gatto ripeta sempre il concetto espresso prima dalla Volpe. Essi purtroppo sembra abbiano fatto scuola: nei tempi moderni pare che un’ idea (meglio parlare di ideologia) diventi vera, anzi verità assoluta a mo’ di dogma, solo per il fatto stesso che ci venga ripetuta ad ogni pié sospinto, ad ogni spettacolo televisivo, ad ogni articolo di giornale, ad ogni spot pubblicitario, ad ogni frase dei social-media: “Te lo ripeto 100 volte, dunque è vero“.

Pinocchio ci pensò un poco, e poi disse risolutamente : – No, non ci voglio venire.

Cari sposi, anche noi spesso facciamo come Pinocchio che, dapprima, rifiuta in modo categorico, ma poi pian piano si lascia sedurre da quei due abili ingannatori:

– Andiamo pure. Io vengo con voi.

Anche per una natura legnosa come quella di Pinocchio sembra inizialmente un’assurdità la proposta del Gatto e della Volpe, forse perché il nostro fiuto per gli ingannatori è abbastanza dotato, ad ogni modo dobbiamo crescere nella virtù della prudenza, non possiamo agire impulsivamente o seguendo i nostri sentimenti, potremmo rischiare grosso e perdere la strada di casa verso il Padre.

Cari sposi, vogliamo rinnovare l’invito ad essere prudenti soprattutto quando in ballo c’è l’educazione dei figli e il rispetto dell’ordine nella gerarchia dei valori, fa parte del nostro dovere di sposi e di genitori, dobbiamo avere le antenne sempre ben posizionate. Se di fronte ad una seduzione qualcosa non ci convince, aspettiamo ad emettere un giudizio e quindi a buttarci a capofitto in tale esperienza.

– Te lo spiego subito, – disse la Volpe. – […] Tu fai in questo campo una piccola buca e ci metti dentro per esempio uno zecchino d’oro. Poi ricuopri la buca […] la sera te ne
vai tranquillamente a letto. Intanto, durante la notte, lo zecchino germoglia e fiorisce, e la mattina dopo, di levata, ritornando nel campo, che cosa trovi? Trovi un bell’albero carico di tanti zecchini d’oro, quanti chicchi di grano può avere una bella spiga nel mese di giugno. […] – è un conto facilissimo, – rispose la Volpe

Di sicuro possiamo segnalare che se un’esperienza risulta troppo facile e non ci richiede nessuno sforzo, nessuna abnegazione, nessuna rinuncia, nessuna mortificazione neanche dell’amor proprio, se non combatte il nostro orgoglio o la nostra pigrizia, se non ci richiede lo zelo della preghiera… beh, allora la diffidenza è d’obbligo. Diffidare dalle imitazioni!

Giorgio e Valentina.

Il matrimonio secondo Pinocchio /9

Continuiamo la nostra riflessione col quinto capitolo che è semplicemente l’epilogo del quarto, ed ecco come il Collodi lo titola:

Pinocchio ha fame e cerca un uovo per farsi una frittata; ma sul più bello la frittata gli vola via dalla finestra.

Tolto di mezzo Geppetto e ucciso il Grillo parlante, Pinocchio, che si aspetta un’esistenza luminosa nell’appagamento immediato dei desideri e nel dominio assoluto sulle cose, sperimenta invece l’oscurità, la vacuità delle cose, la fame, la delusione.

Intanto cominciò a farsi notte. Quando ci si allontana dal Padre e si mette a tacere la voce della coscienza, inevitabilmente scende la notte nell’anima, nella nostra vita. La notte impegna in maniera indelebile la nostra natura di creature, perché si avverte che prima o poi dovremo “fidarci” ed abbandonarci al sonno, con la speranza di risvegliarci il mattino seguente con la vacua illusione di riprendere il dominio sul mondo grazie alle ritrovata vigilanza e le capacità di intendere e volere. Ecco perché la sera è il momento propizio per l’esame di coscienza, per riprendere in mano il senso del nostro fare nella giornata appena passata, per aggiustare ciò che è stato rotto, per controllare la rotta della propria vita, per una verifica di controllo, così come facciamo i tagliandi di controllo periodici al motore dobbiamo fare un tagliando continuo alla nostra vita. E tutto ciò vale anche per la notte dell’anima; ci sono numerose testimonianze di persone comuni, ma anche di grandi santi, che si sono convertiti solamente dopo aver “toccato il fondo”. Ed anche per Pinocchio la notte è un richiamo al senso dell’esistenza ed infatti si pente: Ho fatto male a rivoltarmi al mio babbo e a fuggire di casa. Sembra di sentir parlare il figliuol prodigo della famosa parabola raccontata da Gesù.

La pentola era dipinta sul muro. Quello che il mondo prima presentava come libertà dall’oppressione del Padre, si rivela vuoto e con crudele sarcasmo continua a farcelo intravedere nel suo inganno: una pentola dipinta vista dagli occhi di un affamato è molto più di una ironia. È il vuoto dell’esistenza che si sperimenta allontanandosi da Dio e dalla Sua Legge.

E intanto la fame cresceva, e cresceva sempre. Dapprima il mondo ci attira con le sue bramosie e poi ci lascia più fame di prima. Perché il mondo non soddisferà mai la nostra fame di Verità, la nostra fame di senso, la nostra fame di eternità, la nostra fame di una casa eterna, la nostra fame di essere amati, la nostra fame di perdono, la nostra fame di abbracciare tutto, la nostra fame di infinito. Quando finalmente Pinocchio trova un uovo – non a caso lo trova nel monte della spazzatura – esso si rivelerà l’ennesimo inganno.

Cari sposi, il mondo non ci vuole insieme perché ci ritiene un pericolo, siccome la coppia ricorda la creazione ed inevitabilmente il Creatore, ecco che dividendoci raggiunge lo scopo di togliere dal cuore dell’uomo anche solo il ricordo di Dio. Ora più che mai dobbiamo combattere contro le falsità, dobbiamo ribellarci alle pentole vuote disegnate sulle pareti colorate del mondo.

Una di queste pentole vuote che ci tocca da vicino è senz’altro la “pentola” della convivenza. Di sicuro il mondo ce la disegna molto attraente e ricca di colori e sfumature da indurci a credere che sia una pentola vera e piena di cibo succulento e prelibato, mentre invece è un freddo dipinto sul muro, che quando cerchi di afferrarla per cucinare ti accorgi dell’inganno. E’ come se vivessimo in un continuo carnevale dove il vero volto è celato dietro una maschera molto decorata ed appariscente, ma pur sempre maschera.

Ci sono poi le uova che troviamo sul monte della spazzatura: l’adulterio, il sesso libertino, la lussuria, l’impurità, l’impudicizia, l’oscenità, e ci ritroviamo come Pinocchio cogli occhi fissi, colla bocca aperta e coi gusci dell’uovo in mano.

Coraggio famiglie, non dobbiamo temere di riconoscere le nostre cadute, quando ci accorgiamo di avere tra le mani un uovo vuoto, ritorniamo dal Padre e gridiamogli il nostro dispiacere di esserci allontanati da Lui e dalla Sua Legge, il nostro pentimento farà breccia nel Suo cuore. Lui ci aspetta con le braccia aperte, il suo abbraccio misericordioso darà nuova carica al nostro matrimonio, ridarà la luce alla nostra stanza spenta, ridesterà una relazione che sembrava ormai spenta.

La nostra relazione non sarà più come quella pentola disegnata a sbeffeggiare la nostra fame d’amore, ma diventerà matrimonio, diventerà una pentola vera e piena di cibo reale e succulento meglio di un ristorante pentastellato.

Giorgio e Valentina.