Il matrimonio secondo Kasper (prima riflessione)

Sto leggendo il libro del cardinal Kasper “Il matrimonio cristiano”, per cercare di comprendere il punto di vista di questo teologo molto apprezzato da Francesco e che ha ricoperto un ruolo di primo piano nel recente Sinodo sulla famiglia.

Kasper parte analizzando le società umane. Scrive che il matrimonio è presente in tutti i tempi e in tutte le culture, ma che è concepito e vissuto in modi molto diversi tra loro. Non esiste, quindi, secondo lui, un ordine naturale ben definito, ma questa istituzione, pur essendo naturale, ha bisogno di essere trasformata e formata dalla determinazione culturale di ogni popolo nel tempo e nella geografia. Secondo il teologo, non esiste il matrimonio vero e autentico valido per tutti, ma ogni popolo ha concepito l’unione uomo donna da un’elaborazione culturale complessa.

Secondo Kasper  non esiste un’unica natura immutabile, ma esiste una natura che deve prendere forma nella coscienza e libertà umana.

Questo mi lascia molto perplesso. C’è qualcosa di stonato in questa sua riflessione.

Sono d’accordo con lui che il matrimonio è stato molto diversificato nella storia e nelle diverse civiltà e popolazioni. Questo è indubbio. Ma quello che non condivido  è il ruolo della cultura.  La cultura è influenzata da innumerevoli fattori, spesso non concernenti le esigenze dell’uomo e con tutt’altre motivazioni. Continua Kasper dicendo che la natura è affidata alla libertà dell’uomo perchè la plasmi e le dia consistenza e forma . Sappiamo bene che l’uomo è libero solo quando si conforma alla volontà di Dio e non viceversa. In caso disattenda la volontà di Dio, non esercita la libertà ma il libero arbitrio, che è un’altra cosa. Giovanni Paolo II ebbe a dire nel 1986:

Solamente la libertà che si sottomette alla Verità conduce la persona umana al suo vero bene. Il bene della persona è di essere nella Verità e di fare la Verità.

Continua il santo :

Chiamato, perché persona, alla comunione immediata con Dio: destinatario, perché persona, di una Provvidenza del tutto singolare l’uomo porta scritta nel suo cuore una legge  che non è lui a darsi, ma che esprime le immutabili esigenze del suo essere personale creato da Dio, finalizzato a Dio e in se stesso dotato di una dignità infinitamente superiore a quella delle cose.

Il matrimonio pensato da Dio è quello tra uomo e donna, fedele, indissolubile e unico. E’ scritto chiaramente nella scrittura e nel cuore di ogni persona. Ci possono essere innumerevoli modalità di pensare il matrimonio, ma quella che soddisfa tutte le esigenze del cuore umano, o meglio della natura umana, è soltanto una. Dio ci ha creato a Sua immagine anche e soprattutto nella capacità di amare. L’amore di Dio ha determinate caratteristiche immutabili e fisse. Noi abbiamo il desiderio originario di amare ed essere amati così. Qualsiasi sia la nostra cultura e religione. Mi spiace dissentire da Kasper ma questa sua visione mi appare come una forzatura non accettabile.  Fortunatamente Papa Francesco, non ha sposato questa tesi, ma pur prendendo quando di buono c’è nella teologia di Kasper (soprattutto sulla teologia della misericordia), ha ribadito il concetto del sacramento del matrimonio, che poggia sul matrimonio naturale. La libertà rimanda alle origini. Ecco quello che Papa Francesco scrive in Amoris Laetitia:

63 «Gesù, che ha riconciliato ogni cosa in sé, ha riportato il matrimonio e la famiglia alla loro forma originale (cfr Mc 10,1-12). La famiglia e il matrimonio sono stati redenti da Cristo (cfr Ef 5,21-32), restaurati a immagine della Santissima Trinità, mistero da cui scaturisce ogni vero amore. L’alleanza sponsale, inaugurata nella creazione e rivelata nella storia della salvezza, riceve la piena rivelazione del suo significato in Cristo e nella sua Chiesa.

Sappiamo bene che il peccato influenza pesantemente la nostra vita e la natura stessa del creato necessita di redenzione, perché corrotta dal peccato originale. Solo tornando alle origini attraverso Cristo e i suoi sacramenti, potremo vivere in pienezza il nostro matrimonio. Per questo la natura è immutabile. Questo è quello che la Chiesa ci ha sempre insegnato e che Kasper sembra essersi dimenticato.

Forse però Kasper intendeva dire proprio questo. Da gran teologo e filosofo qual’è, ha tracciato la via per recuperare il significato più profondo del matrimonio, che non può più passare attraverso il dato naturale, perchè non più comprensibile. Kasper divide la natura dalla creazione. Kasper ci vuole dire che la natura umana è così indefinita e diversa in ogni persona e in ogni civiltà proprio perché, in seguito al peccato, si è persa la conoscenza dell’ordine che la governa. A causa del peccato noi uomini viviamo nel disordine e nella disarmonia. Allora la cultura dona una chiave di lettura per decifrare i nostri bisogni più profondi. Ma la cultura è umana e quindi anch’essa imperfetta. Ed è per questo che Kasper va oltre il dato naturale e culturale e dice che la pienezza la possiamo trovare non nella natura,  ma nell’origine della creazione. Com’è possibile tornare alle origini per noi poveri peccatori e esseri imperfetti e fragili? Attraverso Gesù Cristo e la sua redenzione. Non so se Kasper intendesse arrivare a questo, ma questo è ciò che ha ispirato in me la lettura della sua opera e con questa declinazione il suo diventa un discorso non solo accettabile ma forse anche profetico.

Voi cosa ne pensate?

Antonio e Luisa

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