Il Papa vuole curare l’idropisia del cuore.

Un sabato Gesù si recò a casa di uno dei capi dei farisei per pranzare ed essi stavano a osservarlo. Ed ecco, davanti a lui vi era un uomo malato di idropisìa. Rivolgendosi ai dottori della Legge e ai farisei, Gesù disse: «È lecito o no guarire di sabato?». Ma essi tacquero. Egli lo prese per mano, lo guarì e lo congedò. Poi disse loro: «Chi di voi, se un figlio o un bue gli cade nel pozzo, non lo tirerà fuori subito in giorno di sabato?». E non potevano rispondere nulla a queste parole.

Questo Vangelo è una provocazione troppo bella per non accoglierla. Ho subito pensato a Papa Francesco. Papa Francesco tanto attaccato e poco compreso da tante persone. Ammetto che ho fatto fatica anche io. Non comprendevo dove volesse arrivare. Poi mi sono informato, ho ascoltato diverse opinioni, alcune a  favore altre contrarie. Ho combattuto contro me stesso. Le mie convinzioni e pregiudizi. Ho raggiunto una nuova consapevolezza. La dottrina e il magistero non sono cambiati. Certo ci sono tante spinte, soprattutto interne alla curia romana, che premono e pressano. Il Papa non cede. La dottrina e il magistero non sono cambiati. Amoris Laetitia, perchè è sul matrimonio che mi sono concentrato, è un documento meraviglioso. Approfondisce e prosegue la via di Giovanni Paolo II e del Concilio Vaticano II. Il matrimonio non ne esce ridimensionato. Tutt’altro. Vi assicuro che ho letto il libro del card. Kasper sul matrimonio.  Il Papa non ha preso quasi nulla di quel libro (fortunatamente) che effettivamente riduceva di molto il significato sacramentale delle nozze cristiane. Kasper, indicato come il vero vincitore del Sinodo. Non è vero. Porto solo un esempio della grandezza di Amoris Laetitia. Papa Francesco finora è il primo e unico pontefice che ha scritto nero su bianco, su un documento ufficiale, una verità fino ad ora solo ipotizzata. Un documento che è la sintesi di due sinodi. Ha scritto che il rapporto fisico degli sposi è parte integrante del sacramento. Dopo sessant’anni dal Concilio ci siamo arrivati. Neanche san Giovanni Paolo II l’aveva detto così chiaramente. L’aveva fatto intendere, ma non detto o scritto. Il rapporto fisico non è solo qualcosa di necessario per rendere valido ed efficace il matrimonio, ma è parte di un sacramento. Vi rendete conte della dignità e importanza riconosciuta a questo gesto, spesso tollerato e sottovalutato?

Tornando al Vangelo ho voluto fare una verifica. Che malattia sia l’idropisia. Ecco cosa ho trovato:

L’idropisia consiste nell’accumulo di liquidi nei tessuti interni. Non è una vera e propria malattia, ma un sintomo che accompagna altri problemi di salute, come le malattie dell’apparato circolatorio e dell’apparato digerente o difficoltà nel funzionamento dei reni.

Le parole nel Vangelo non sono mai scritte a caso. C’è solo il necessario, niente di superfluo. Riportare il nome della malattia curata da Gesù è quindi importante. E’ troppo significativo. L’acqua segno dell’amore, della vita e della Grazia che resta all’interno e non riesce ad uscire, a liberarsi, a scaturire dalla persona. Il desiderio di amore che resta inespresso per incapacità di aprirci all’altro/a, ma solo di usarlo. Questo provoca problemi soprattutto ad alcuni organi tra cui i reni. Reni che filtrano il sangue e lo purificano. Gesù guarisce dall’incapacità di amare. Gesù guarisce da chi non riesce a purificare le proprie relazioni, il proprio sguardo, la propria propensione che lo porta all’incontro, al dono e all’accoglienza dell’altro. Lo fa di sabato. Andando apparentemente contro la dottrina, la legge.

Papa Francesco opera così. Va da quelle coppie e quelle persone che soffrono di idropisia. Che non sono capaci di amare e di donarsi. Che hanno matrimoni feriti, sofferenza alle spalle. Gente incapace di amare e per questo infelice e alla ricerca della pienezza. Persone che si stanno uccidendo nello spirito. Le periferie esistenziali. Le povertà del nostro opulento mondo occidentale. E si abbassa. Sembra dimenticare la legge. Non è così. Il Papa conosce la legge e la ama. Comprende però che quello non è il momento di proporla, perchè bisogna rispettare la persona che non è in grado di accoglierla in quel momento. Bisogna prima guarire il cuore. Allora l’accompagna con l’obiettivo di prepararla, educarla amorevolmente ad accogliere il progetto di Dio su di lei. Accogliere la Verità e la vita piena. Il Papa ha ragione. C’è un unico grande pericolo. Servono sacerdoti santi. Sacerdoti che mettano in pratica questa modalità suggerita dal Papa e che non diventino semplici dispensatori di sacramenti a chiunque li chieda.

Proprio in questi giorni sono arrivate le parole del Card. Muller che mi confermano nella mia nuova consapevolezza.

Una analisi accurata mostra che il Papa in Amoris laetitia non ha proposto nessuna dottrina da credere in modo vincolante che stia in contraddizione aperta o implicita alla chiara dottrina della Sacra Scrittura e ai dogmi definiti dalla Chiesa sui sacramenti del matrimonio, della penitenza e della eucarestia.Viene confermata, al contrario, la dottrina della fede sulla indissolubilità interna ed esterna del matrimonio sacramentale rispetto a tutte le altre forme che lo «contraddicono radicalmente» (AL 292) e tale dottrina viene messa a fondamento delle questioni che riguardano l’atteggiamento pastorale da tenere con persone in relazioni simili a quella matrimoniale. Cliccate qui per leggere tutto l’articolo

Il Papa ha bisogno del sostegno della Chiesa, di tutti noi.

Antonio e Luisa

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Il matrimonio secondo Kasper (prima riflessione)

Sto leggendo il libro del cardinal Kasper “Il matrimonio cristiano”, per cercare di comprendere il punto di vista di questo teologo molto apprezzato da Francesco e che ha ricoperto un ruolo di primo piano nel recente Sinodo sulla famiglia.

Kasper parte analizzando le società umane. Scrive che il matrimonio è presente in tutti i tempi e in tutte le culture, ma che è concepito e vissuto in modi molto diversi tra loro. Non esiste, quindi, secondo lui, un ordine naturale ben definito, ma questa istituzione, pur essendo naturale, ha bisogno di essere trasformata e formata dalla determinazione culturale di ogni popolo nel tempo e nella geografia. Secondo il teologo, non esiste il matrimonio vero e autentico valido per tutti, ma ogni popolo ha concepito l’unione uomo donna da un’elaborazione culturale complessa.

Secondo Kasper  non esiste un’unica natura immutabile, ma esiste una natura che deve prendere forma nella coscienza e libertà umana.

Questo mi lascia molto perplesso. C’è qualcosa di stonato in questa sua riflessione.

Sono d’accordo con lui che il matrimonio è stato molto diversificato nella storia e nelle diverse civiltà e popolazioni. Questo è indubbio. Ma quello che non condivido  è il ruolo della cultura.  La cultura è influenzata da innumerevoli fattori, spesso non concernenti le esigenze dell’uomo e con tutt’altre motivazioni. Continua Kasper dicendo che la natura è affidata alla libertà dell’uomo perchè la plasmi e le dia consistenza e forma . Sappiamo bene che l’uomo è libero solo quando si conforma alla volontà di Dio e non viceversa. In caso disattenda la volontà di Dio, non esercita la libertà ma il libero arbitrio, che è un’altra cosa. Giovanni Paolo II ebbe a dire nel 1986:

Solamente la libertà che si sottomette alla Verità conduce la persona umana al suo vero bene. Il bene della persona è di essere nella Verità e di fare la Verità.

Continua il santo :

Chiamato, perché persona, alla comunione immediata con Dio: destinatario, perché persona, di una Provvidenza del tutto singolare l’uomo porta scritta nel suo cuore una legge  che non è lui a darsi, ma che esprime le immutabili esigenze del suo essere personale creato da Dio, finalizzato a Dio e in se stesso dotato di una dignità infinitamente superiore a quella delle cose.

Il matrimonio pensato da Dio è quello tra uomo e donna, fedele, indissolubile e unico. E’ scritto chiaramente nella scrittura e nel cuore di ogni persona. Ci possono essere innumerevoli modalità di pensare il matrimonio, ma quella che soddisfa tutte le esigenze del cuore umano, o meglio della natura umana, è soltanto una. Dio ci ha creato a Sua immagine anche e soprattutto nella capacità di amare. L’amore di Dio ha determinate caratteristiche immutabili e fisse. Noi abbiamo il desiderio originario di amare ed essere amati così. Qualsiasi sia la nostra cultura e religione. Mi spiace dissentire da Kasper ma questa sua visione mi appare come una forzatura non accettabile.  Fortunatamente Papa Francesco, non ha sposato questa tesi, ma pur prendendo quando di buono c’è nella teologia di Kasper (soprattutto sulla teologia della misericordia), ha ribadito il concetto del sacramento del matrimonio, che poggia sul matrimonio naturale. La libertà rimanda alle origini. Ecco quello che Papa Francesco scrive in Amoris Laetitia:

63 «Gesù, che ha riconciliato ogni cosa in sé, ha riportato il matrimonio e la famiglia alla loro forma originale (cfr Mc 10,1-12). La famiglia e il matrimonio sono stati redenti da Cristo (cfr Ef 5,21-32), restaurati a immagine della Santissima Trinità, mistero da cui scaturisce ogni vero amore. L’alleanza sponsale, inaugurata nella creazione e rivelata nella storia della salvezza, riceve la piena rivelazione del suo significato in Cristo e nella sua Chiesa.

Sappiamo bene che il peccato influenza pesantemente la nostra vita e la natura stessa del creato necessita di redenzione, perché corrotta dal peccato originale. Solo tornando alle origini attraverso Cristo e i suoi sacramenti, potremo vivere in pienezza il nostro matrimonio. Per questo la natura è immutabile. Questo è quello che la Chiesa ci ha sempre insegnato e che Kasper sembra essersi dimenticato.

Forse però Kasper intendeva dire proprio questo. Da gran teologo e filosofo qual’è, ha tracciato la via per recuperare il significato più profondo del matrimonio, che non può più passare attraverso il dato naturale, perchè non più comprensibile. Kasper divide la natura dalla creazione. Kasper ci vuole dire che la natura umana è così indefinita e diversa in ogni persona e in ogni civiltà proprio perché, in seguito al peccato, si è persa la conoscenza dell’ordine che la governa. A causa del peccato noi uomini viviamo nel disordine e nella disarmonia. Allora la cultura dona una chiave di lettura per decifrare i nostri bisogni più profondi. Ma la cultura è umana e quindi anch’essa imperfetta. Ed è per questo che Kasper va oltre il dato naturale e culturale e dice che la pienezza la possiamo trovare non nella natura,  ma nell’origine della creazione. Com’è possibile tornare alle origini per noi poveri peccatori e esseri imperfetti e fragili? Attraverso Gesù Cristo e la sua redenzione. Non so se Kasper intendesse arrivare a questo, ma questo è ciò che ha ispirato in me la lettura della sua opera e con questa declinazione il suo diventa un discorso non solo accettabile ma forse anche profetico.

Voi cosa ne pensate?

Antonio e Luisa