In contemplazione del matrimonio

Sono 50 anni che sono prete e il Signore mi ha fatto molte grazie. Una di quelle che ritengo fra la più grandi è quella di aver potuto conoscere, condividere concretamente in molti modi, e quindi appunto “contemplare” la bellezza e grandezza del matrimonio cristiano. 50 anni fa, appunto, ho fatto la mia scelta di celibato consacrato, e penso di poter affermare che l’ho fatta in piena coscienza e convinzione (sia pure con l’”incoscienza” e la poco consapevolezza che si ha da giovani, come capita anche per il matrimonio…). L’ho però continuamente rinnovata e approfondita nella mia vita (anche nei momenti più difficili) e la ritengo una grazia altissima.

Ma proprio questo mi ha permesso di guardare, con la libertà di chi ha un’altra vocazione,  al matrimonio e scoprirne tutta la sua bellezza. Ho avuto poi molte occasioni per vivere gomito a gomito con sposi e famiglie cristiane (nello scoutismo e con amici personali coi quali ho fatto anche vacanze insieme, ecc…) e ho capito che questi due carismi (il celibato consacrato e il matrimonio) sono davvero… complementari, nel senso che nella loro reciproca comunione e nello scambio dei reciproci doni si completano e si approfondiscono a vicenda: il consacrato ricorda agli sposati che l’Unico Vero Amore, a cui si deve tendere, è Gesù stesso, e lo sposato dimostra con la vita al consacrato che cosa voglia dire “amare nella concretezza” (perché egli non rischi il pericolo, come ha detto scherzosamente una volta il papa alle superiori mondiali delle suore, di diventare “zitello”).

Mi sento di affermare che, se il celibato, come tutte le consacrazioni particolari, sono grazie indispensabili e molto grandi per la Chiesa, essa si basa proprio essenzialmente sul carisma del Matrimonio, “Chiesa domestica”. Dio è Trinità, perciò Famiglia, e ha voluto proprio con la famiglia riprodurre una sua icona qui in terra: dalla famiglia cristiana, che vive nell’amore reciproco pieno (anche nelle piccole cose quotidiane) e quindi attua quello che dice Gesù in Mt 18,20: “Dove due o più… io [risorto e con la potenza dello Spirito Santo] sono in mezzo a loro”, nasce la Chiesa: la famiglia deve irradiare intorno a sé questa esperienza di “famiglia trinitaria”, formando poco per volta la Chiesa più grande, a incominciare dalla comunione con altre famiglie, con la comunità ecclesiale locale, su su fino a far diventare tutta la Chiesa “Famiglia”, per trasformare tutta l’umanità in un’unica famiglia.

Un grazie infinito dunque a tutti quelli che hanno risposto al carisma della vocazione al matrimonio e lo vivono in questo modo, nonostante tutte le difficoltà. Mi pare che l’esortazione apostolica del papa, “Amoris Laetitia”, al di là di alcuni particolari puramente pastorali che hanno (ingiustamente) sollevato tanto scalpore (come la misericordia verso i divorziati), nel suo contenuto centrale ridica e risottolinei in modo meraviglioso questa realtà.

Nella comunione reciproca profonda testimoniamo perciò l’Amore infinito della Famiglia di Dio, la Trinità, nel cui seno troveremo l’eterna beatitudine.

Don Aldo Bertinetti

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