Trasfiguriamo la nostra vita.

La seconda riflessione tratta dalla Parola di domenica parte dalla prima lettura. E’ una riflessione che prende spunto dal commento di don Fabio Rosini. Le parole di don Fabio le ho trovate molto interessanti e ficcanti. Parole che evidenziano la barbarie in cui la nostra civilissima Europa sta ripiombando senza la speranza che può donare solo la fede in Dio. Questa riflessione è il frutto quindi del commento di don Fabio integrato dai pensieri che mi ha provocato.

In quei giorni, Dio mise alla prova Abramo e gli disse: “Abramo, Abramo!”. Rispose: “Eccomi!”.
Riprese: “Prendi tuo figlio, il tuo unico figlio che ami, Isacco, và nel territorio di Moria e offrilo in olocausto su di un monte che io ti indicherò”.
così arrivarono al luogo che Dio gli aveva indicato; qui Abramo costruì l’altare, collocò la legna, legò il figlio Isacco e lo depose sull’altare, sopra la legna.
Poi Abramo stese la mano e prese il coltello per immolare suo figlio.
Ma l’angelo del Signore lo chiamò dal cielo e gli disse: “Abramo, Abramo!”. Rispose: “Eccomi!”.
L’angelo disse: “Non stendere la mano contro il ragazzo e non fargli alcun male! Ora so che tu temi Dio e non mi hai rifiutato tuo figlio, il tuo unico figlio”.
Allora Abramo alzò gli occhi e vide un ariete impigliato con le corna in un cespuglio. Abramo andò a prendere l’ariete e lo offrì in olocausto invece del figlio.
Poi l’angelo del Signore chiamò dal cielo Abramo per la seconda volta
e disse: “Giuro per me stesso, oracolo del Signore: perché tu hai fatto questo e non mi hai rifiutato tuo figlio, il tuo unico figlio,
io ti benedirò con ogni benedizione e renderò molto numerosa la tua discendenza, come le stelle del cielo e come la sabbia che è sul lido del mare; la tua discendenza si impadronirà delle città dei nemici.
Saranno benedette per la tua discendenza tutte le nazioni della terra, perché tu hai obbedito alla mia voce”.

La prima lettura tratta del sacrificio che Dio richiede ad Abramo. Immolare il suo unico figlio Isacco. Don Fabio parte da una considerazione introduttiva. Abramo vive nella comunità cananea. In quella società esistevano divinità terribili come Baal e Moloch. Per questi dei era normale chiedere il primogenito in sacrificio. Le usanze religiose del posto lo prevedevano. Questa è la grande differenza tra il Dio vero, il Dio della vita e gli idoli. Gli idoli chiedono il figlio. Era normale per i cananei offrire il primogenito al loro dio. E’ una pratica barbara e scandalosa. Non pensate? Eppure. Eppure anche noi, nella nostra società odierna, tecnologica, avanzata, evoluta per diritti ed attenzione alla persona. Anche nella nostra società non siamo tanto diversi dai cananei. I nostri idoli non si chiamano Baal e Moloch. I nostri idoli si chiamano carriera, successo, soldi, viaggi ed egoismo. Tutti idoli che ci chiedono il figlio in sacrificio. Quanti bambini abortiti per questi idoli. Quanti bambini non cercati e non nati per questi idoli. Chi incontra il vero Dio, il Dio della vita, sa che non gli sarà chiesto il figlio. Al contrario, Dio darà il proprio figlio unigenito per la sua salvezza. Ed è così, che chi fa esperienza di Dio, chi lo incontra, chi se ne innamora, poi non sarà più lo stesso. Sarà trasfigurato. Capite ora perchè questa lettura veterotestamentaria è associata alla trasfigurazione? Perchè racconta la trasfigurazione di Abramo. Abramo, anziano, un solo figlio Isacco e con una moglie sterile. Una vita ormai chiusa in un vicolo, senza uscita. Abramo ha il coraggio e la forza di ascoltare il vero Dio, di farne esperienza. E’ disposto a dare tutto per Lui. Avviene così il miracolo. Da quella vita che non può più dire e dare nulla al mondo, Dio ne trae un capostipite di un popolo, di una moltitudine di persone, discendenza che è arrivata fino a noi. Questa è la trasfigurazione. Andare oltre le apparenze e la forma che abbiamo dato alla nostra vita e aprirci al progetto di Dio su di noi. Ne resteremo sorpresi per primi. Dio ha pensato per noi qualcosa di meraviglioso, perchè ogni persona è meravigliosa e ogni matrimonio è meraviglioso. A condizione, però, che  riusciamo a liberarci di quell’idea che ci siamo fatti su di noi. Solo se ci trasfiguriamo, se usciamo da quella forma che abbiamo dato alla nostra vita e se usciamo  da quella gabbia in cui ci siamo rinchiusi. Solo se ci apriamo al Dio della vita potremo trasfigurare il nostro matrimonio in una meraviglia che dona pace e gioia a noi e al mondo intero

Antonio e Luisa

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