Io sono venuto nel nome del Padre mio e voi non mi accogliete; se un altro venisse nel proprio nome, lo accogliereste. E come potete credere, voi che ricevete gloria gli uni dagli altri, e non cercate la gloria che viene dall’unico Dio? Non crediate che sarò io ad accusarvi davanti al Padre; vi è già chi vi accusa: Mosè, nel quale riponete la vostra speranza. Se infatti credeste a Mosè, credereste anche a me; perché egli ha scritto di me. Ma se non credete ai suoi scritti, come potrete credere alle mie parole?».
Queste parole dette da Gesù nel Vangelo di oggi sono dure come macigni. Ho sempre immaginato Gesù con lo sguardo severo mentre le diceva. Invece, negli ultimi anni ho imparato ad immaginarlo quasi implorante. Cosa dice a me questo Vangelo? A noi sposi? Non ci sta condannando, ma ci sta provocando. Ci vuole svegliare. Non vi rendete conto che vi state condannando da soli? Vi state condannando ad una vita vissuta male. State rinunciando ad una vita piena e ricca di senso e di verità. Dio ci ha dato la Legge, attraverso Mosè, affinchè noi potessimo essere felici. Dio ha scritto su quella pietra quello che noi abbiamo scritto a fuoco nel cuore fin da quando siamo creati nel seno materno. Noi abbiamo nostalgia di una vita che sia in armonia con quella Legge. Possiamo essere felici solo quando la rispettiamo, anche e soprattutto nel nostro matrimonio. Dio, per essere sicuro, che noi, uomini di dura cervice, potessimo capirla, ci ha donato il Figlio. Affinché incontrando e amando il Figlio nella nostra vita, potessimo amare la Legge che Lui ha incarnato pienamente, in una vita vissuta per amore nel dono totale di sé. Sento spesso usare a sproposito l’affermazione di Sant’Agostino Ama e fa ciò che vuoi. Quasi Sant’Agostino fosse un fricchettone peace and love. Nulla di più sbagliato. Sant’Agostino aveva in testa un concetto filosofico e concreto ben preciso di amore. Pensava all’amore di Cristo. Se ami come Cristo puoi fare ciò che vuoi, e non sbaglierai mai. Perchè volontà e verità coincideranno. Noi non amiamo come Cristo. Vorremmo, ma abbiamo, causa il peccato originale, idee molto soggettive e personali su cosa sia l’amore. Idee spesso, per non dire sempre, sbagliate. Imbianchiamo d’amore ciò che è solo egoismo. Sepolcri imbiancati. Ed ecco che abbiamo due grandissimi doni per indirizzare la nostra volontà alla bellezza e alla verità. Abbiamo la Legge di Mosè, incarnata da Cristo e che ci aiuta a rispettare la nostra umanità e il desiderio profondo e fondante scritto nel nostro cuore. E abbiamo la Grazia del matrimonio. Abbiamo lo Spirito Santo che, attraverso la redenzione di Cristo, ci permette di andare oltre le nostre fragilità, ferite e povertà.
Sinceramente quando ho conosciuto Luisa avevo uno strano concetto di amore, comune a tanti. Un’idea tutta incentrata su me stesso. Volevo usarla e pensavo di amarla. Ho dovuto fare una scelta. Perderla o cercare di capire quello in cui lei credeva. Ho scelto di accettare il suo mettere Cristo, e quindi la sua Legge, prima di me. Ho scelto senza capire. Poi con il tempo ho sperimentato la bellezza di una relazione piena e autentica, basata sull’Amore e non sul mio concetto di amore. Ho compreso quanto mi stessi condannando da solo e come Gesù, attraverso la mia sposa, mi stesse chiedendo di accoglierlo, accogliendo il suo modo di amare e quindi la sua Legge. Così la castità, l’apertura alla vita, la tenerezza, il servizio e la cura della mia sposa sono diventate occasioni di liberarmi dal giogo dell’egoismo. La Legge è liberante non castrante.
Antonio e Luisa