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Come potrete credere alle mie parole?

Posted by Antonio e Luisa De Rosa

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Io sono venuto nel nome del Padre mio e voi non mi accogliete; se un altro venisse nel proprio nome, lo accogliereste. E come potete credere, voi che ricevete gloria gli uni dagli altri, e non cercate la gloria che viene dall’unico Dio? Non crediate che sarò io ad accusarvi davanti al Padre; vi è già chi vi accusa: Mosè, nel quale riponete la vostra speranza. Se infatti credeste a Mosè, credereste anche a me; perché egli ha scritto di me. Ma se non credete ai suoi scritti, come potrete credere alle mie parole?».

Queste parole dette da Gesù nel Vangelo di oggi sono dure come macigni. Ho sempre immaginato Gesù con lo sguardo severo mentre le diceva. Invece, negli ultimi anni ho imparato ad immaginarlo quasi implorante. Cosa dice a me questo Vangelo? A noi sposi? Non ci sta condannando, ma ci sta provocando. Ci vuole svegliare. Non vi rendete conto che vi state condannando da soli? Vi state condannando ad una vita vissuta male. State rinunciando ad una vita piena e ricca di senso e di verità. Dio ci ha dato la Legge, attraverso Mosè, affinchè noi potessimo essere felici. Dio ha scritto su quella pietra quello che noi abbiamo scritto a fuoco nel cuore fin da quando siamo creati nel seno materno. Noi abbiamo nostalgia di una vita che sia in armonia con quella Legge. Possiamo essere felici solo quando la rispettiamo, anche e soprattutto nel nostro matrimonio. Dio, per essere sicuro, che noi, uomini di dura cervice, potessimo capirla, ci ha donato il Figlio. Affinché incontrando e amando il Figlio nella nostra vita, potessimo amare la Legge che Lui ha incarnato pienamente, in una vita vissuta per amore nel dono totale di sé. Sento spesso usare a sproposito l’affermazione di Sant’Agostino Ama e fa ciò che vuoi.  Quasi Sant’Agostino fosse un fricchettone peace and love. Nulla di più sbagliato. Sant’Agostino aveva in testa un concetto filosofico e concreto ben preciso di amore. Pensava all’amore di Cristo. Se ami come Cristo puoi fare ciò che vuoi, e non sbaglierai mai. Perchè volontà e verità coincideranno.  Noi non amiamo come Cristo. Vorremmo, ma abbiamo, causa il peccato originale, idee molto soggettive e personali su cosa sia l’amore. Idee spesso, per non dire sempre, sbagliate. Imbianchiamo d’amore ciò che è solo egoismo. Sepolcri imbiancati.  Ed ecco che abbiamo due grandissimi doni per indirizzare la nostra volontà alla bellezza e alla verità. Abbiamo la Legge di Mosè, incarnata da Cristo e che ci aiuta a rispettare la nostra umanità e il desiderio profondo e fondante scritto nel nostro cuore. E abbiamo la Grazia del matrimonio. Abbiamo lo Spirito Santo che, attraverso la redenzione di Cristo, ci permette di andare oltre le nostre fragilità, ferite e povertà.

Sinceramente quando ho conosciuto Luisa avevo uno strano concetto di amore, comune a tanti. Un’idea tutta incentrata su me stesso. Volevo usarla e pensavo di amarla. Ho dovuto fare una scelta. Perderla o cercare di capire quello in cui lei credeva. Ho scelto di accettare il suo mettere Cristo, e quindi la sua Legge, prima di me. Ho scelto senza capire. Poi con il tempo ho sperimentato la bellezza di una relazione piena e autentica, basata sull’Amore e non sul mio concetto di amore. Ho compreso quanto mi stessi condannando da solo e come Gesù, attraverso la mia sposa, mi stesse chiedendo di accoglierlo, accogliendo il suo modo di amare e quindi la sua Legge. Così la castità, l’apertura alla vita, la tenerezza, il servizio e la cura della mia sposa sono diventate occasioni di liberarmi dal giogo dell’egoismo. La Legge è liberante non castrante.

Antonio e Luisa

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Tag ama e fa ciò che vuoi, amore, coppia, decalogo, Gesù, legge, mosè, relazione, sant'agostino, tavole della legge

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L’indissolubilità può spaventare. Il “per sempre” sembra una promessa troppo grande, una responsabilità pesante, quasi una catena. Eppure è proprio lì che l’amore mostra tutta la sua bellezza. Sapere che l’altro ci sarà, anche quando non siamo perfetti, non ci rende superficiali: ci rende più liberi di crescere, cambiare e tirar fuori il meglio di noi. Tutti desideriamo essere amati non perché siamo bravi, efficienti o sempre all’altezza, ma semplicemente perché siamo noi. Gesù ci guarda così: conosce le nostre fragilità e continua ad amarci. Il matrimonio cristiano prova a rendere visibile questo sguardo di Dio dentro una relazione umana. L’amore vero non tiene pronta una via di fuga. Cerca una strada da percorrere insieme, giorno dopo giorno, nella grazia, nella fatica e nella fedeltà. Il male raramente entra nella vita di coppia facendo rumore. Più spesso si insinua attraverso una ferita non espressa, una delusione custodita, una parola interpretata nel modo peggiore. Nel settimo modulo dedicato al libro di Ester incontriamo Aman, un uomo potente ma interiormente fragile, incapace di tollerare che Mardocheo non si inchini davanti a lui. Da una ferita nasce il risentimento; dal risentimento, la manipolazione. Anche tra marito e moglie possiamo cadere nei giochi psicologici: accusare invece di raccontare il dolore, usare freddezza o silenzio invece di esprimere un bisogno. Uscire dal gioco significa tornare all’Io Adulto, parlare con verità e non consegnare le nostre ferite al rancore. La grazia ci aiuta a portare tutto alla luce e a scegliere nuovamente l’amore ogni giorno. Leggi il modulo completo su matrimoniocristiano.org. La bellezza dell’amore sponsale non nasce da giorni perfetti, ma da due persone che continuano a scegliersi anche quando le emozioni cambiano, arrivano le prove e il cammino si fa più faticoso. È uno sguardo fedele, custodito da Dio, capace di perdonare, sperare e ricominciare. Ogni gesto semplice, ogni parola buona, ogni preghiera condivisa diventa un mattone dell’eternità. Gli sposi non sono chiamati soltanto a restare insieme, ma a condursi reciprocamente verso il Cielo. Amarsi significa ricordare ogni giorno che l’altro è un dono, non un possesso; una promessa da custodire, non un’abitudine da sopportare. Guardatevi con gratitudine, sostenetevi nelle prove, rinnovate il vostro sì. Perché l’amore vero non finisce: si trasfigura, si compie e resta per sempre nella luce di Dio. È questa la bellezza che nessuno potrà togliervi. Gesù non chiede agli sposi ciò che non possiedono. Chiede, però, che non trattengano ciò che hanno. Pochi pani, pochi pesci: poca pazienza, una fede fragile, una tenerezza affaticata, parole spesso imperfette. Umanamente sembrano insufficienti davanti alla fame dell’altro e alle prove della vita matrimoniale. Eppure, quando quel poco viene consegnato interamente a Cristo, può diventare nutrimento e abbondanza. C’è un amore che usa parole dolci, ma stringe, controlla e pretende. Dice “ti amo”, ma spesso intende: “ho bisogno che tu sia come voglio io”. Non nasce dalla libertà, ma dalla paura di essere abbandonati; non accoglie l’altro, lo trasforma in uno strumento per riempire i propri vuoti. Corso INER per diventare insegnanti  del metodo sintotermico Roetzer (metodi naturali)

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