Rimasero soltanto loro due: la misera e la misericordia.

Alcuni giorni fa il Vangelo del giorno riproponeva l’episodio dell’adultera. Un episodio molto conosciuto e che si presta alle più svariate interpretazioni. Bellissima la riflessione di Sant’Agostino. Sant’Agostino probabilmente si sentiva particolarmente toccato da questo episodio, considerato che lui è stato particolarmente adultero con il suo corpo. Anche io mi sento particolarmente toccato da questo episodio. Credo anche molti di voi che leggete. Quante volte siamo stati adulteri con il nostro corpo. Quante volte non ce ne siamo serviti per amare, ma per ricercare un piacere fine a se stesso o solo mascherato d’amore. Sant’Agostino ci dona una riflessione meravigliosa. Una volta che Gesù ha zittito e disperso gli accusatori della donna con la semplice frase Chi di voi è senza peccato, scagli per primo una pietra contro di lei, resta solo con la peccatrice. In quel momento di eternità Sant’Agostino riconosce l’incontro decisivo che può cambiare la vita ad ognuno di noi. Sant’Agostino dice: Rimasero soltanto loro due: la misera e la misericordia.  In una frase ha sintetizzato il senso della vita umana. La peccatrice ha incrociato lo sguardo di Cristo. Non l’ha incrociato in un momento qualsiasi. Ha incontrato Cristo quando era a terra, nella polvere, condannata dagli uomini, forse lei stessa si condannava e non si perdonava quella vita lontana dalla verità dell’amore. Lì avviene il miracolo. Lì l’adultera non evita solo la morte per lapidazione. Lì l’adultera nasce a vita nuova. Era spiritualmente morta e Gesù le ridona vita. Le ridona la verità di se stessa. Le ridona dignità e regalità. Lo fa solo con uno sguardo. E’ bastato lo sguardo di un innamorato. Lo sguardo di Dio che va oltre la miseria e la fragilità dell’uomo e riesce a vederne la bellezza costitutiva, che è fatta da Dio, fatta ad immagine di Dio. Mi piace immaginare l’adultera che sentendosi guardata così in un istante riacquista la vista. Lo sguardo di Cristo le rende d’improvviso evidente la falsità dello sguardo dell’altro. Lo sguardo della persona che fino a poco tempo prima condivideva il letto con lei. D’improvviso si è resa conto che ciò che stava vivendo non era amore. Si è sentita, probabilmente per la prima volta, profondamente amata e desiderata. Non per il suo corpo o per quello che poteva fare e dare, ma perchè era lei. Gesù amava lei senza chiederle nulla in cambio. Questo è lo sguardo che io e Luisa abbiamo imparato a scambiarci. Anche quando non sono l’uomo perfetto e mostro le mie fragilità e le mie durezze, lei non smette mai di guardarmi con lo sguardo di Cristo. Uno sguardo che va oltre la miseria e diventa misericordia. Uno sguardo che tocca profondamente il mio cuore. Uno sguardo che mi permette di innamorarmi di lei sempre di più e di ringraziare Dio per avermela donata. 

Antonio e Luisa.

Cliccate qui per entrare nel gruppo whatsapp

Iscrivetevi al canale Telegram

Iscrivetevi alla nostra pagina facebook

Iscrivetevi alla pagina facebook dell’intercomunione delle famiglie

Una fiamma del Signore

tenace come gli inferi è la passione:
le sue vampe son vampe di fuoco,
una fiamma del Signore!

Sembra lo stesso concetto espresso nei versetti precedenti dove abbiamo incontrato due realtà forti come  l’amore e la morte. Attenzione però!  Qui si parla di passione. Passione intesa da alcuni studiosi anche come gelosia. Quasi come a voler oggettivare e connotare l’amore. L’amore non è tiepido. Ma poiché sei tiepido, non sei cioè né freddo né caldo, sto per vomitarti dalla mia bocca.  (Apocalisse 3). L’amore è passione. L’amore è forte ed è tenace.  Le sue vampe son vampe di fuocoNon a caso lo Spirito Santo, che nella Trinità,  rappresenta l’amore tra il Padre e il Figlio, è rappresentato dal fuoco. Ecco sono tre: l’Amante, l’Amato e l’Amore (De Trinitate – Sant’Agostino).  L’amore arde come il roveto dove Mosè fa esperienza di Dio. Egli guardò ed ecco: il roveto ardeva per il fuoco, ma quel roveto non si consumava. (Esodo 3, 2). L’amore tra i due protagonisti è una fiamma del Signore. Siamo alla fine del testo. Siamo all’epilogo di tutto questo bellissimo canto d’amore e solo ora, per la prima volta, compare il nome di Dio. Proprio per mettere la sua firma. Come a ricordarci che tutto quello che abbiamo letto, approfondito, gustato e meditato non è solo il nostro amore, ma è il Suo amore. Tutto l’amore vissuto e manifestato dai due sposi con il desiderarsi, l’abbracciarsi, il baciarsi, il carezzarsi, il parlarsi, il guardarsi e il fondersi nell’intimità è l’amore di Dio che si rende visibile attraverso l’amore umano dei due giovani. L’amore di Dio si rende presente attraverso l’amore umano di tutti gli sposi in Cristo che vivono in pienezza, come nel Cantico, il loro matrimonio. E’ una fiamma del Signore. E’ luce di Dio nella vita degli sposi stessi e per il mondo intero. E’ via di salvezza. Non c’è contrapposizione tra l’amore umano e l’amore di Dio. L’amore così genuinamente ed ecologicamente vissuto dagli sposi, come Dio lo ha pensato per loro, è amore di Dio stesso. Solo prendendo coscienza di questa grande realtà che ci caratterizza ci può permettere di capire come davvero ogni gesto che ci scambiamo noi sposi sia un gesto sacro. Esprime, ripeto,  l’amore di Dio. Come ho già scritto all’inizio di tutte queste riflessioni. Con una differenza: all’inizio poteva sembrare una bella riflessione e basta. Ora no. Dopo aver meditato questo Libro possiamo comprendere come sia davvero così. Gli sguardi, gli abbracci, l’intimità e tutto ciò che nella vita degli sposi è gesto di dono, di servizio e di tenerezza per l’altro/a è gesto sacro. Un gesto che rende gloria a Dio. L’amplesso degli sposi quando vissuto nella verità e nel desiderio di farsi dono è il più alto gesto sensibile che gli sposi possono vivere e donarsi l’un l’altro. Rendiamo presente Dio nel nostro amore. E’ una fiamma del Signore. Quanti ignoranti dicono che la Chiesa è contraria al sesso. Quanti non capiscono che invece ne ha una considerazione altissima. Solo così l’intimità fisica è vissuta appieno. Diventa gesto che rende presente l’amore di Dio, Per questo non può essere banalizzato o inquinato da una mentalità sbagliata. Non solo una mentalità materialista e pornografica dove la sessualità è concepita come modo per ricercare e vivere il piacere usando l’altro/a. Esiste anche un’altra “eresia” dell’amore. Quella di alcuni cristiani che leggono il rapporto fisico come qualcosa che abbassa la crescita spirituale sporcando il matrimonio. Qualcosa di necessario per procreare. Quindi quasi tollerato. Quanta miseria in questa concezione dell’intimità. Per questo abbiamo bisogno di riappropriarci di questo gesto educandoci a viverlo nel modo e nei tempi giusti. L’amplesso fisico, come già precisato in precedenza, è la più alta espressione dell’amore umano tra gli sposi e riattualizza il sacramento che li ha uniti, ed in quanto tale è sorgente di una nuova vita-amore in tutto simile a quella divina, seppur limitata dal nostro essere creatura. Ogni gesto sessuale tra gli sposi, infatti, ecologicamente svolto, è sempre aperto alla vita-amore, anche quando non genera un nuovo bambino. L’amore infatti è vita, è la vita di Dio e la vera vita per l’uomo. Questo è il vero senso dell’apertura alla vita, voluta da Dio, e interpretata dal magistero della Chiesa, nostra madre e nostra guida. Il concepimento del bambino è il dono del creatore più bello e concreto per la coppia che si ama, ma ogni rapporto intimo genera vita-amore ed è indispensabile per crescere nell’amore e per preparare o mantenere vivo quell’amore che serve a nutrire i figli che Dio darà alla coppia. Il concepimento di un bambino avviene quindi attraverso un gesto sacramentale. Esso è quindi frutto meraviglioso del sacramento del matrimonio, perciò è Cristo che, attraverso la collaborazione degli sposi, dona la vita a una nuova creatura. L’intimità degli sposi è come l’Eucarestia della famiglia e, come tale, gli sposi la devono vivere. In essa esercitano al massimo la dimensione sacerdotale del loro sacerdozio (il sacerdozio comune è dono battesimale per tutti i battezzati, da non confondere con il sacerdozio ordinato), estendendone gli effetti ai figli e a tutta l’umanità.

Antonio e Luisa

Cliccate qui per entrare nel gruppo whatsapp

Iscrivetevi al canale Telegram

Articoli precedenti

1 Introduzione 2 Popolo sacerdotale 3 Gesù ci sposa sulla croce 4 Un’offerta d’amore 5 Nasce una piccola chiesa 6 Una meraviglia da ritrovare 7 Amplesso gesto sacerdotale 8 Sacrificio o sacrilegio 9 L’eucarestia nutre il matrimonio 10 Dio è nella coppia11 Materialismo o spiritualismo 12 Amplesso fonte e culmine 13 Armonia tra anima e corpo 15 L’amore sponsale segno di quello divino 16 L’unione intima degli sposi cantata nella Bibbia 17 Un libro da comprendere in profondità 18 I protagonisti del Cantico siamo noi 19 Cantico dei Cantici che è di Salomone 20 Sposi sacerdoti un profumo che ti entra dentro.21 Ricorderemo le tue tenerezze più del vino.22 Bruna sono ma bella 23 Perchè io non sia come una vagabonda 24 Bellissima tra le donne 25 Belle sono le tue guance tra i pendenti 26 Il mio nardo spande il suo profumo 27 L’amato mio è per me un sacchetto di mirra 28 Di cipresso il nostro soffitto 29 Il suo vessillo su di me è amore 30 Sono malata d’amore 31 Siate amabili 32 Siate amabili (seconda parte) 33 I frutti dell’amabilità34 Abbracciami con il tuo sguardo35 L’amore si nutre nel rispetto. 36 L’inverno è passato 37 Uno sguardo infinito 38 Le piccole volpi che infestano il nostro amore.39 Il mio diletto è per me. 40 Voglio cercare l’amato del mio cuore 41 Cos’è che sale dal deserto 42 Ecco, la lettiga di Salomone43 I tuoi seni sono come due cerbiatti 44 Vieni con me dal Libano45 Un giardino da curare 46 L’eros è un amore tenero 47 La tenerezza è amare come Dio ci ama 48 Mi hai rapito il cuore con un tuo sguardo 49 Fammi sentire la tua voce. Perchè la tua voce è soave 50 Mi baci con i baci della sua bocca 51 Quanti sono soavi le mie carezze sorella mia, sposa 52 Venga il mio diletto nel suo giardino e ne mangi i frutti squisiti 53 Le carezze dell’anima 54 Un rumore! E’ il mio diletto che bussa. 55 Il mio diletto ha messo la mano nello spiraglio 56 Io venni meno per la sua scomparsa 57 Mi han tolto il mantello 58 Che ha il tuo diletto di diverso da un altro? 59 Il matrimonio non è un armadio 60 Dolcezza è il suo palato 61 Uccidete il sogno 62 Bella come la luna 63 Sui carri di Ammi-nadìb 64 Vogliamo ammirarti 65 Non mendicanti, ma re e regine 66 Carne della mia carne 67 La tua statura rassomiglia a una palma e i tuoi seni ai grappoli. 68 Il tuo palato è come vino squisito 69 Il suo desiderio è verso di me 70 C’è ogni specie di frutti squisiti, freschi e secchi 71 Oh se tu fossi un mio fratello 72 Migliori amici l’uno dell’altra 73 Chi è colei che sale dal desrto, appoggiata al suo diletto? 74 Un caffè per uscire dal deserto 75 Sotto il melo ti ho svegliata  76 Mettimi come sigillo sul cuore 77 Forte come la morte è l’amore

La Trinità nella coppia di sposi

Domenica abbiamo festeggiato la solennità della Trinità. Non a caso ricorrenza liturgica che arriva esattamente una settimana dopo un’altra importantissima festa: la Pentecoste. Come ad evidenziare che solo la Pentecoste, la discesa dello Spirito Santo sulla Chiesa e su ognuno di noi battezzati possa aiutarci ed abilitarci ad accogliere la Trinità. Dio Trinità, Dio in tre persone ma in un’unica sostanza. Tre persone: il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo. Un’unica sostanza: l’amore. Dio è amore. Dio è amore in quanto relazione. Dio non avrebbe mai potuto essere un’unica persona, una solitudine. Non ci sarebbe stata relazione e quindi non ci sarebbe stato amore. La Trinità è una parola ostica, spesso concetto oscuro e incomprensibile, teologicamente affrontato, dibattuto e portato a tema di Concili e Sinodi. La Trinità è impossibile da descrivere con le parole dell’uomo. La Trinità non può essere chiusa nella limitatezza del pensiero umano, per quanto possa uscire da persone sante ed intellettualmente sublimi. Semplicemente non è possibile. L’amore non si può raccontare. Ogni tentativo è destinato a fallire. L’amore è un’esperienza da vivere. Il più riuscito sonetto di Shakespeare non vale quanto un attimo di amore vissuto. Così Dio. Dio non si può raccontare. La mia esperienza personale, per quanto povera e limitata, non può che confermare tutto questo. Ho frequentato catechismo, Messa e sacramenti. Mi hanno raccontato di Dio, ma non l’ho mai capito. L’ho capito quando l’ho incontrato concretamente nell’amore disinteressato e gratuito di un frate cappuccino. Non sapeva nulla di me, ma mi ha accolto come il più amato dei suoi figli. Così faceva con tutti. Come si fa allora a raccontare la Trinità. Si può vederla e farne esperienza. Dio ci ha regalato un’immagine che concretizza la Trinità in una esperienza reale di vita. La coppia di sposi. Un uomo e una donna che si amano in modo totale, per sempre, senza risparmiarsi e senza limiti. Un uomo e una donna che si amano così tanto da dare vita al loro amore generando nuove creature. L’amore che prende carne e vita. Questa è la Trinità. Sant’Agostino, fine teologo, raccontava così la Trinità: L’amante (il Padre). l’amato (il Figlio) e l’amore (lo Spirito Santo). Questa è forse la descrizione più bella della Trinità. La più bella e la meno astratta. Descrizione che prende vita in tutte le famiglie che si sposano sacramentalmente. Tre persone distinte, ma che hanno un’unica sostanza. Se il matrimonio è vissuto in pienezza l’uomo e la donna diventano una cosa sola con quell’amore che li ha uniti. Due persone, ma un solo amore. Un solo amore che genera una terza persona che è l’amore stesso. Il figlio è figlio dell’amore prima che di papà e mamma. Il figlio è il noi che diventa carne. La famiglia può essere tutto questo solo quando ha fatto esperienza della Pentecoste. Quando uomo e donna si sono immersi nell’acqua del battesimo per risorgere a vita nuova, e quando sono stati plasmati dal fuoco dello Spirito nel sacramento del matrimonio. Possono essere immagine della Trinità quando la Trinità abita la loro vita e la loro unione. E’ così che il segno della croce che abitualmente compiamo con la mano destra durante le nostre preghiera è segno della Trinità e della nostra vita in comunione con Dio. Ed’è così che poggiamo la mano sulla fronte. In alto nei cieli c’è il Padre, poi scendiamo al cuore, in basso, lì c’è il Figlio che si è incarnato ed è sceso sulla terra.Il Padre che conosciamo con la ragione e con lo studio. Il Figlio che incontriamo nel cuore in un rapporto personale d’amore. Infine ci sono i bracci della croce: lo Spirito Santo. L’amore orizzontale. Lo Spirito Santo che ci rende uno. Io e la mia sposa siamo un cuore e un’anima sola grazie allo Spirito Santo che ci ha saldato con il suo fuoco consacratorio. Questa comunione orizzontale tra me è la mia sposa è possibile solo quando è posta al centro della comunione verticale tra il Padre e il Figlio. Se davvero riusciamo ad entrare in questa dinamica possiamo portare sulla terra un’immagine di Trinità. Un’immagine sicuramente pallida, ma che può essere una fiaccola di luce in un mondo di tenebra. Come hanno già fatto tanti sposi santi. E’ sempre più urgente che anche ognuno di noi faccia la sua parte. Il mondo ha bisogno della nostra luce.

Papa Francesco conferma tutto ciò, ora possiamo comprendere le sue parole quando, durante un’udienza del 2014, disse:

L’immagine di Dio è la coppia matrimoniale: l’uomo e la donna; non soltanto l’uomo, non soltanto la donna, ma tutti e due. Questa è l’immagine di Dio: l’amore, l’alleanza di Dio con noi è rappresentata in quell’alleanza fra l’uomo e la donna. E questo è molto bello! Siamo creati per amare, come riflesso di Dio e del suo amore. E nell’unione coniugale l’uomo e la donna realizzano questa vocazione nel segno della reciprocità e della comunione di vita piena e definitiva.1. Quando un uomo e una donna celebrano il sacramento del Matrimonio, Dio, per così dire, si “rispecchia” in essi, imprime in loro i propri lineamenti e il carattere indelebile del suo amore. Il matrimonio è l’icona dell’amore di Dio per noi. Anche Dio, infatti, è comunione: le tre Persone del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo vivono da sempre e per sempre in unità perfetta. Ed è proprio questo il mistero del Matrimonio: Dio fa dei due sposi una sola esistenza. La Bibbia usa un’espressione forte e dice «un’unica carne», tanto intima è l’unione tra l’uomo e la donna nel matrimonio. Ed è proprio questo il mistero del matrimonio: l’amore di Dio che si rispecchia nella coppia che decide di vivere insieme. Per questo l’uomo lascia la sua casa, la casa dei suoi genitori e va a vivere con sua moglie e si unisce tanto fortemente a lei che i due diventano – dice la Bibbia – una sola carne. Ma voi, sposi, vi ricordate di questo? Siete consapevoli del grande regalo che il Signore vi ha fatto? Il vero “regalo di nozze” è questo! Nella vostra unione c’è il riflesso della Santissima Trinità, e con la grazia di Cristo voi siete un’icona viva e credibile di Dio e del suo amore.

Antonio e Luisa

Sposi profezia della vita intima di Dio. (La profezia del matrimonio 7 puntata)

Cerchiamo ora di approfondire gli aspetti concreti della profezia che ci costituisce e che è nostra missione e impegno quotidiano.

La verità della profezia del matrimonio è costituita da cinque aspetti principali.

Profezia della vita intima di Dio

Il primo aspetto della nostra missione è l’essere profezia della vita intima di Dio. Dio chi è? Sappiamo che Dio è amore. E’ un Dio solitario? No, è un Dio trinitario. Sono tre persone che formano una comunità. Una comunità divina, ma costituita da tre persone distinte. Non si confonde il Padre con il Figlio. Padre, Figlio e Spirito Santo non si annullano tra di loro. Sant’Agostino spiegava questa realtà comunitaria dicendo che il Padre è l’amante, il Figlio l’amato e lo Spirito Santo l’amore, che tiene unito il Padre con il Figlio. La Trinità è una realtà troppo grande, avvicinabile solo con grande approssimazione per noi, ma una cosa è certa: è una comunità di amore e di vita. Ecco l’analogia con la famiglia cristiana. Quando si dice che gli sposi sono icona della Trinità, si intende proprio questa analogia. Vedendo una famiglia si vede (si dovrebbe) Dio, o meglio, un riflesso di Dio, come una scintilla può essere immagine del Sole. Quindi noi sposi raccontiamo nel modo che abbiamo di amarci, di servirci e di prenderci cura l’uno dell’altra la vita intima di Dio. Noi siamo sacramento vivente proprio per mostrare questa intima comunione trinitaria nella nostra vita di sposi. Lo Spirito Santo è l’amore che unisce il Padre al Figlio. Questo rende ancora più evidente quanto sia importante per noi sposi mantenere l’amicizia con lo Spirito Santo. E’ lui che permette una comunione autentica tra di noi. Così come è il vincolo dell’amore di Dio nella Trinità stessa.

Papa Francesco al riguardo scrive in Amoris Laetitia:

Il matrimonio è un segno prezioso, perché «quando un uomo e una donna celebrano il sacramento del Matrimonio, Dio, per così dire, si “rispecchia” in essi, imprime in loro i propri lineamenti e il carattere indelebile del suo amore. Il matrimonio è l’icona dell’amore di Dio per noi. Anche Dio, infatti, è comunione: le tre Persone del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo vivono da sempre e per sempre in unità perfetta. Ed è proprio questo il mistero del Matrimonio: Dio fa dei due sposi una sola esistenza».[119] Questo comporta conseguenze molto concrete e quotidiane, perché gli sposi, «in forza del Sacramento, vengono investiti di una vera e propria missione, perché possano rendere visibile, a partire dalle cose semplici, ordinarie, l’amore con cui Cristo ama la sua Chiesa, continuando a donare la vita per lei».

Il Papa ci ricorda che questa manifestazione dell’amore di Dio è reso visibile dagli sposi nelle piccole cose di ogni giorno, in una vita ordinaria. Così attraverso una carezza, un bacio, una parola di conforto mostriamo l’amore di Dio che si fa tenero. Ordinare la casa, alzarsi a prendere una bottiglia d’acqua in cucina durante la cena, alzarsi dal letto quando il bimbo piange sono gesti di servizio che se fatti per sgravare l’altro diventano l’amore che si fa dono e cura. Non rispondere a una provocazione e al contrario comprendere che i modi sgarbati del marito o della moglie nascondono un malessere e rendersi ancora più amorevoli è l’amore che si fa misericordia e accoglienza. In una vita ordinaria possiamo rivelare la grandezza dell’amore di Dio e vivere il nostro rapporto secondo le modalità e le dinamiche della Trinità, trasformando la nostra vita in una epifania di Dio.

Antonio e Luisa

1 puntata Chi è il profeta 2 puntata Gli sposi rivelano che Dio è amore 3 puntata L’amore di Dio: per primo, per sempre e per tutti 4 puntata Missionari dell’amore 5 puntata Lo Spirito: comandamento ed impulso. 6 puntata Un aquilone che vola alto nel cielo