Trapiantati con il suo cuore.

Questo blog è molto specifico. Affronta temi riguardanti il matrimonio. Il matrimonio cristiano, quindi vissuto alla luce dell’incontro con Cristo e fondato sulla Grazia scaturente dal sacramento. Oggi è Pasqua. Come si inserisce la Pasqua del Signore nella nostra relazione di sposi? Partiamo dal significato di questa festa. Come sappiamo la Pasqua cristiana nasce all’interno della cultura ebraica. La Pasqua, si festeggiava già tra gli ebrei. Festa che significa passaggio e che fa memoria della liberazione degli ebrei dall’Egitto. Liberazione dalla schiavitù. Schiavitù che può essere letta in tanti modi. Ognuno ha le proprie schiavitù. Schiavitù che legano e che appesantiscono e non permettono di amare in pienezza. Dio per liberare il popolo d’Israele, come ultima piaga, la più terribile, mandò l’angelo della morte che si prese tutti i primogeniti, uomini ed animali. Solo quelle famiglie che avessero cosparso la trave della porta con un po’ di sangue di un capretto immolato, che poi avrebbero mangiato, sarebbero state risparmiate. Gesù nella nuova alleanza rende tutto nuovo. E’ lui l’agnello che salva, l’agnello immolato. E’ suo il sangue che fa si che la morte passi oltre. E’ sua la carne che viene mangiata, come lui stesso dice nell’ultima cena. La Pasqua della nuova alleanza ha lo stesso significato di quella precedente. Attraverso la morte e la resurrezione di Gesù noi possiamo passare dalla schiavitù alla libertà. La Pasqua ogni anno ci ricorda che, grazie a quel sacrificio, avvenuto circa 2000 anni fa, siamo stati liberati.

Don Antonello Iapicca ha usato un paragone che mi è piaciuto molto. Rende molto l’idea di ciò che voglio dire. In quella morte e resurrezione Gesù ci ha donato il suo cuore. Da quel momento, grazie allo Spirito Santo che opera, siamo capaci di amare con il cuore Gesù. Siamo stati trapiantati con il suo cuore. Ognuno di noi, sposi in Cristo, se lo vuole, se lo crede e se si abbandona, può essere capace di rendere la sua relazione luogo della presenza di Cristo, luogo dell’amore di Cristo, luogo del perdono di Cristo. Vale per tutti. Vale per me e Luisa, che dopotutto non abbiamo grandi sofferenze e problemi da superare, ma vale, a maggior ragione, per quelle coppie che vivono situazioni di abbandono e di sofferenza grande. In quei casi il cuore umano non può sopportare, ma noi sposi in Cristo non abbiamo più un cuore umano, abbiamo il cuore di Cristo stesso e tutto diventa possibile in colui che può tutto. Tutto è diventato possibile da quel giorno di circa 2000 anni fa dove un Dio è morto miseramente per noi, è morto come l’ultimo degli uomini per rendere noi capaci di amare come il più grande di tutti: Dio stesso.

Vale per tutti. Molti non credono che questa verità sia possibile anche per loro. Che il Signore è morto e risorto per rendere il loro matrimonio meraviglioso. A questo proposito Mons. Caffarra raccontava una storiella:

Un contadino aveva vissuto tutta la sua vita in una grande miseria. Un giorno arrivò la fortuna: ereditò un ingente patrimonio. Per prima cosa, parte per la città dove passa l’intera giornata. Aveva comperato un bellissimo vestito e scarpe di gran lusso. Alla sera, stanco si addormenta sul marciapiede. Un’automobile quasi lo investiva. L’autista scende infuriato e grida: “almeno togli le gambe dalla strada”. Il contadino, svegliato in quel modo, si guardò le gambe e disse calmo: “passa pure, queste non possono essere le mie gambe: sono vestite troppo bene”.
Ascoltando quanto abbiamo detto durante questa catechesi qualcuno potrebbe pensare: “non sta parlando di me, del mio matrimonio; il mio è molto più povero, molto meno grande”.
E come quel contadino permetterà che si continui a parlarne male, perché tanto il matrimonio-sacramento di cui parla la Chiesa non può essere il proprio matrimonio: è troppo bello.
La tentazione più sottile in cui possiamo cadere è di pensare che il Signore non ci abbia amati fino in fondo, non abbia preparato per noi — come dice il Profeta — un banchetto di tante vivande e vini prelibati, ma solo un tozzo di pane duro ed un po’ d’acqua. No: il Signore ha donato agli sposi la partecipazione al suo stesso amore.

Anche il vostro matrimonio è una meraviglia del Signore, non rassegnatevi alla miseria.

 

Antonio e Luisa

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