I due vampiri (sciocchi)

Ci sono state occasioni in cui mi sono trovato spiazzato, dove ho capito che anche dopo anni di corsi, insegnamenti e riflessioni in cui avevo chiarito ogni dubbio sulla sessualità e sulla sua meravigliosa bellezza, addirittura anche dopo averla vissuta in pienezza, non potevo ancora ritenermi al sicuro da errori e questo mi ha sorpreso e imbarazzato.

Immaginiamo la situazione: sto parlando con un amico, un collega o anche un conoscente simpatico e la conversazione prende l’argomento sesso. È una di quelle volte in cui non spuntano fuori volgarità (succede raramente purtroppo) capita invece che si parli con intelligenza e rispetto, quindi si apprezzano le considerazioni dell’altro e si crea una certa confidenza, sentendosi liberi di parlare.

La magia finisce quando il confidente, magari tentando di darsi l’aria della persona navigata, enuncia quale legge universale ed inconfutabile che «beh, ovviamente… due persone adulte e consenzienti sono libere di fare ciò che gli pare!», enunciato che arriva subito dopo qualche nefandezza esplicita o dopo qualche pettegolezzo in cui altri hanno compiuto qualche violazione di sane regole morali. Cosa mi dà fastidio? In primo luogo l’insinuazione implicita che anch’io possa pensarla così, l’amicone infatti crede di lusingarti, facendoti capire che secondo lui anche tu sei una persona “navigata” ma soprattutto il fatto che questa “legge” possa essere considerata un pilastro della logica, come si può essere in disaccordo? Questo è il momento in cui mi verrebbe da prenderlo a sberle urlando «Ma che hai nel cervello!?» poi però penso che anche lui è umano, pieno di difetti e se magari qualcuno lo aiuta si accorge di quanto sbaglia e torna ad avere la testa a posto.

In genere chi enuncia questo “teorema degli adulti consenzienti” pretende che ciò sia accettato senza riserve, che tu accetti come evento legittimo e degno di rispetto qualunque gesto o qualunque comportamento i due mettano in pratica, anche il più scabroso, dopotutto i due sono d’accordo, quindi a nulla possono valere regole etiche, morali, né tanto meno religiose: i due sono d’accordo, questo basta. Qui però la questione non sta nella religione, nell’etica, né nella morale o nel personale disgusto che a questo punto si dovrebbe soffocare, il problema è nella trappola mentale in cui il “navigato” e i due adulti consenzienti sono caduti, scadendo in una povertà umana profondissima, trappola in cui è facilissimo cadere perché sembra legittimante: il consenso.

Il consenso da solo è pura illusione, ognuno dei due infatti non acconsente ad un progetto comune di amore, o perfino di desiderio, al contrario guarda solo a sé stesso, il consenso scambiato con l’altro serve solo a sbloccare l’accesso al proprio piacere, ma il piacere dell’altro in quel momento non fa parte dei propri piani, può anche non esistere. Io voglio il piacere, tu acconsenti e questo mi dà pieno diritto, quindi io prendo. Questo è il dialogo, o meglio il monologo che però detto in due illude di avere qualcosa in comune.

Prima o poi mi capiterà qualcuno con un po’ di spirito al quale possa rispondere: «Certo! Come due vampiri che si mordono nel collo a vicenda facendo a gara a chi succhia di più!» è questa infatti l’immagine che mi viene in mente: due illusi, concentrati così tanto su sé stessi e su quanto prendono da non accorgersi di quanto gli viene sottratto, ignorando volontariamente il fatto di soffrire e di valer poco per l’altro, al quale preme solo di sé.

Certo che se trovassi uno che non scappa dopo una battuta così allora insisterei: «A te non è mai successo? Hai mai avuto una storia che ti ha fatto sentire un po’ ladro? O sprecato? Che però racconti agli amici come se ci fosse da vantarsi? Ma come ti senti davvero a ripensarci?» sono certo che mi risponderebbe di sì, una storia così ce l’hanno un po’ tutti, forse allora inizierebbe a sospettare che si era ingannato e magari rifletterebbe su tante storie che gli sono state raccontate, a capire perché erano finite.

Questo già sarebbe molto buono, ma per convincerlo davvero dovrei raccontargli quanto di bello c’è nella mia storia: di quanto ho atteso imparando a conoscere sempre di più colei che sarebbe diventata mia moglie, imparando un linguaggio di sentimento, tenerezza, dolcezza che è ancora preziosissimo. Dovrei dirgli che io e lei ci incontriamo donandoci, regalandoci l’uno all’altra, cercando di accendere con delicatezza e rispetto il piacere del coniuge e non il proprio, compiacendosi già nel vedere la gioia della persona amata. Dovrei dirgli che solo in questo modo si può riceve dall’altro un piacere che sorprende sempre, che è travolgente, inebriante e che è davvero frutto di una volontà condivisa quindi veramente legittimo, anzi leale, è l’amore sponsale.

Quanto costa? Tutto! Se non ti spendi tutto non funziona. Si fa fatica? Certo! Devi renderti attraente per la persona che ami, devi farla sentire amata, devi soffocare ogni moto di egoismo, devi fare i conti con le sue richieste, devi correggere i tuoi errori mettendo da parte ogni orgoglio, devi sopportare tutti i difetti dell’altro e cercare compromessi, questo nella vita ordinaria di tutti i giorni. Però, quando avete fatto ognuno tutto questo per amore dell’altro e cercando il momento atteso vi incontrate, allora il tutto che avrai speso sarà niente in confronto a quello che ricevi: ogni carezza, ogni bacio, ogni gesto sarà un’opera d’arte e tu, immerso in questa sinfonia di bellezza saprai che la tua vita si sta realizzando pienamente.

Mi immagino cosa potrebbe pensare allora l’amico che mi ascolta, che domanda mi farebbe arrivati a questo punto: «Ma a te succede davvero sempre così?», questo mi spiazzerebbe e mi metterebbe in imbarazzo perché dovrei abbassare lo sguardo dicendo «Non è sempre stato così…», perché anche nel matrimonio succede di rivolgere l’attenzione a sé stessi, a ciò che si vuole, ignorando le attese e la sensibilità dell’altro, tornando sull’idea che si ha diritto al piacere. Naturalmente questo ci ritrasforma in quei vampiri sciocchi, che tentano disperatamente di prendere dall’altro ciò che non può essere preso ma che si può solo ricevere in dono, questo ferisce l’altro e sé stessi e naturalmente deturpa quella bellezza tanto sublime che abbiamo messo da parte.

Sarebbe proprio allora che mi verrebbe da prendermi a sberle, ripensando alle volte in cui ho rinunciato a quel paradiso di bellezza che avevo conosciuto per cercare un piacere povero e degradante; poi penso che anche io sono umano, pieno di difetti e se magari Dio mi aiuta, mi accorgo di quanto sbaglio e rimetto la testa a posto.

Ranieri e Valeria

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Io sono il mare, lei il cielo!

In camera nostra c’è una foto, una dell’album delle nozze, che fu scelta tra tante per fare l’ingrandimento (era compreso nel prezzo), quindi la selezionammo tra le migliori e alla fine fu eletta “miss album”. Sebbene non sia una di quelle immagini super glamour alle quali ci abituano facebook instagram e via dicendo, si è sempre meritata tutta la mia ammirazione.

Naturalmente ci siamo io e Valeria “sposini” e ci sono anche aspetti buffi, tipo la mia chioma lunga che allora mi sembrava fighissima (ora sembrerei un rocchettaro in pensione) o il fatto che per superare i 35 centimetri di statura che ci separano io sto seduto alla staccionata e lei e quasi in punta di piedi e anche altri dettagli privati che per averli vissuti mi fanno ancora sorridere.

Però mettendo da parte l’umorismo si vedono due sposi innamorati, che si baciano di un bacio vero (fu un vero bacio, io c’ero e posso testimoniare), un promontorio, cespugli selvatici, steccati e sentieri che diradano, insomma non è che tieni una foto in camera per anni se non ti piace, anzi la guardi spesso. Ecco, io l’ho osservata tante volte, tantissime, al punto che alla fine mi sono chiesto: “Perché torno sempre a guardarla? E’ sempre la stessa foto, ci sono sempre le stesse cose e io le ricordo tutte, eppure…”

Eppure nella foto c’era anche qualcosa di importante che non riuscivo da afferrare, qualcosa di significativo che era in perfetta armonia con i due sposi e che contribuiva alla celebrazione delle nozze. Stendo un velo pietoso su quanto tempo che mi ci è voluto, ma non era facile: quello che non riuscivo a vedere era proprio in bella mostra, anzi erano due elementi dominanti nell’inquadratura: il mare e il cielo. Ok, li avevo visti subito s’intende ma questi due elementi, ora che capivo, erano talmente essenziali e rappresentativi per me e Valeria che quell’immagine da allora in poi mi è sembrata quasi un’icona, comunque il mare e il cielo dovevano proprio esser lì e in quel modo.

In che modo? È soprattutto quello che mi ha fatto capire, è talmente sorprendente che ancora torno a guardare la foto meravigliato: quel giorno la linea dell’orizzonte non c’era! Mare e cielo si fondevano in una sfumatura l’uno nell’altro come a volersi abbracciare, baciare. È allora che mi sono detto: «Siamo noi! Si! Io sono il mare e lei è il cielo!».

Assicurando che in quel momento ero sobrio e che ho solitamente un’indole modesta, quindi evito di andare in giro a paragonarmi alle grandi potenze della natura, vorrei chiarire: io sono tra quei romanticoni che starebbe ore a fissare il cielo, mi affascina e meraviglia sempre in ogni stagione; Valeria invece non può vivere senza il mare, credo abbia una specie di necessità biologica di respirarne il profumo. Mi sono quindi immaginato io e lei in questo quadro allegorico in cui interpretiamo mare e cielo, guardandoci innamorati, desiderosi di toccarci e baciarci e ho scoperto tante somiglianze: come il mare e il cielo sono l’uno solido e l’altro etereo io tendo maggiormente alla fisicità, lei più all’emotività. Come il cielo è imprevedibile nonostante tutte le previsioni del tempo più evolute, anche con lei non ho mai e poi mai la certezza di come mi si mette la giornata (e la cosa mi è sempre piaciuta). Come il mare sia solitamente rilassante con tutte le sue tonalità di blu ma può far paura quando è in tempesta, così è per me che sono sempre pacioso e indulgente, ma che divento “indesiderabile” quando raramente mi arrabbio. Una cosa però è la più azzeccata di tutte: il mare e il cielo non li puoi separare, sono sempre insieme, sia alle Hawaii che ai poli e sebbene siano distinti si toccano sempre all’orizzonte.

Quindi ero lì, contentissimo, che riguardavo la foto con una nuova consapevolezza quando una nuova domanda, senza darmi neanche il tempo di mettermi in posa di autocompiacimento, mi gela: “e LUI dove sta?” Già! Io e Valeria se siamo sposi lo dobbiamo a Dio, che oltre a crearci, a creare lei in modo così meraviglioso, ci ha fatti incontrare e innamorare, ci ha dato come a pochi la grazia di conoscere la grandiosa bellezza alla quale saremmo stati destinati con il sacramento del matrimonio, che attraverso gli insegnamenti amorevoli di Padre Raimondo Bardelli ci si è rivelato in modo cristallino, Lui non poteva mancare nella nostra foto preferita, doveva esserci.

C’era. Era un elemento fondamentale per la foto, anzi, nessuna foto sarebbe possibile se non ci fosse: era la luce! La luce del sole, che illuminava il mare e il cielo donandogli tutti i loro colori, illuminava il promontorio con gli steccati, i sentieri e i cespugli selvatici ma più di tutto illuminava i due sposini che si stavano baciando di un bacio vero. Tutto era al suo posto l’icona era completa.

Cosa potrei dire che non sia già stato detto nelle innumerevoli metafore che identificano la luce con la presenza di Dio? Solamente che quella luce non è mai mancata tra me e Valeria, che ci ha sempre seguito con amore fedele nel nostro cammino, sia nei momenti peggiori, quando noi eravamo cielo grigio e mare gelido e illuminando i nostri difetti ci invitava a correggerli, sia nei momenti gioiosi, quando ci sentivamo belli, splendidi e vertice del creato, arricchiti dei doni dei figli, dei fratelli, della bellezza della natura che ci circondava e della quale facevamo parte.

Adesso, ricordando tutte le volte che ho sentito Dio presente nella nostra vita matrimoniale, mi vengono a mente solo cieli luminosi e se penso a quanto amo e desidero la mia sposa torno a guardare quella foto in cui il mare e il cielo si fondono insieme come se volessero abbracciarsi e baciarsi.

Ranieri e Valeria

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