Matrimonio dono totale!

Il matrimonio cristiano non è un insieme di diritti e di doveri che si contrattualizzano, ma è un dono reciproco tra un uomo e una donna in cui entrambi si donano e offrono all’altro l’anima, il cuore, il corpo, il futuro, la vita che si vive, mettendola nelle mani dell’altro perché la possa vivere mischiata alla sua, che a sua volta la dona e mischia.

Il matrimonio è far scendere sugli sposi la Grazia dello Spirito Santo che abiterà il loro dono totale. Totale, anima e corpo. Gli sposi decidono di abitare insieme, di vivere gli stessi locali, di dividere lo stesso letto, di usare lo stesso bagno. Ma non basta.. di condividere le stesse gioie e  fatiche. Di farsi carico del bene dell’altro, di esser parte della vita altrui perché sia una vita votata all’amore. Ma non basta. È un dono totale perché mette da parte il mio a favore del tuo, perché mi insegna a scegliere il tuo bene prima del mio, che vuol dire saper lasciare qualcosa di mio, per amor tuo. Non è un dono che salva una parte di me, “ti sposo ma il calcetto non si tocca”, ma ti sposo in modo totale! 

Non vuol dire vivere una vita castrata,in cui i propri hobby sono chiusi in cantina. Ma una vita in cui guardi prima al tuo amato e poi al tuo hobby. 

Perché la bellezza dell’amore se vissuta in pieno, fino in fondo, sarà più appagante, più grande del piacere hobbystico

“Non cerco la ragazza perché non potrò più andare in montagna”.. ma cosa è più grande l’amore o lo scarpone? .. equivale a dire: “Non cerco la ragazza perché sono ricco dei miei soldi, del mio bene, delle mie capacità, dei miei hobby, della mia compagnia, a cui non voglio rinunciare..” … 

Ci raggiungono veloci i tanti ammonimenti biblici, tanti, (ne riportiamo alcuni): 

Matteo 19,16-26 Il giovane ricco ([21]Gli disse Gesù: «Se vuoi essere perfetto, và, vendi quello che possiedi, dallo ai poveri e avrai un tesoro nel cielo; poi vieni e seguimi». [22]Udito questo, il giovane se ne andò triste)

Luca 12,13-21 il ricco stolto (Anima mia, hai a disposizione molti beni, per molti anni; riposati, mangia, bevi e datti alla gioia. [20]Ma Dio gli disse: Stolto, questa notte stessa ti sarà richiesta la tua vita. E quello che hai preparato di chi sarà?)

Salmo 115 l’unico vero Dio (4]Gli idoli delle genti sono argento e oro, opera delle mani dell’uomo. [5]Hanno bocca e non parlano, hanno occhi e non vedono, [6]hanno orecchi e non odono, hanno narici e non odorano. [7]Hanno mani e non palpano, hanno piedi e non camminano; dalla gola non emettono suoni. [8]Sia come loro chi li fabbrica e chiunque in essi confida.)

Stolto chi rimane incastrato nel suo mondo di piaceri, non accorgendosi che l’età passa, che tutto cambia, che di quei piaceri di cui è piena la cantina un giorno non rimarrà che un museo di antichità. 

Saggio è chi comprende di vivere per amore, amando, spendendo la vita nell’amore, scegliendo di far spazio, di donare, di rinunciare. L’amore ridonerà tutto più grande, bello, ingigantito. 

Sir 2,10 “Chi si è fidato del Signore ed è rimasto deluso?

L’amore non ama 5 giorni su 7, ma 7 su 7. 

L’amore non va in vacanza, o si prende pause, ma è una ruota che gira sempre e prende velocità. 

L’amore è avere un pezzo di pane, solo uno e dire: lo dono a te.  Gesù spezza il pane per i suoi amici, ma in quel gesto Lui non ne prende, dona tutto. Quella sera, lui non mangia. 

Amore è donare tutto all’altro, non le briciole, non la metà calcolata, è rimanere con le mani vuote ma con il cuore che sarà pieno di un amore più grande.  Tu quanto pane doni al tuo sposo, alla tua sposa?

Il matrimonio è un dono totale, perché non riguarda solo quello che si vive, e i beni materiali, e gli spazi abitati ma riguarda anche il corpo, l’unica cosa che ti segue ed è tuo prezioso fin dalla nascita. 

Il matrimonio è trovarsi nudi davanti ad uno specchio, senza niente, senza casa, senza soldi, senza affetti, senza beni, senza hobby, senza idoli, senza un lavoro, senza macchina, senza niente! Niente.. togli tutto .. tieni solo un crocefisso nella stanza, segno del Padre che ti ama. Poniti davanti allo specchio, nudo… fermati, guardati e accogli il tuo corpo, è tutto ciò che hai, è come ti ha voluto Lui, quando lo amerai, offrilo a lei, offrilo a lui. Amandoti! Perché sei prezioso come sei.. offrilo in libertà di cuore, in pienezza di amore. 

Ho solo questo mio corpo, te lo dono. 

Questo è il matrimonio dono totale! Non la bellezza di un piacere da vivere nel letto, ma il comprendere che tutto doni, tutto offri. 

Forse troppo si pensa al piacere e poco a dar valore al dono totale che un gesto d’amore contiene. Spesso non riusciamo a leggere la totalità del dono del nostro corpo, perché in quello scambio di doni d’amore, il piacere sminuisce la nostra nudità, la rende cieca. 

Quando doni una caramella non vivi un piacere come quando doni il tuo corpo facendo l’amore, ma comprendi bene che non è la stessa cosa. 

Che bellezza è sperimentare il dono del corpo, come dono di tutto ciò che ho. 

Difficile da ricercare, ma bellissimo da vivere. 

Con queste immagini vi auguriamo buon matrimonio. Buon dono totale. 

E concludiamo con un incoraggiamento perché viene anche a noi da interrogarci e comprendere come anche la nostra vita matrimoniale non sia sempre dono totale. Come gli impegni, il lavoro, gli hobby o la squadra del cuore prendano spazio, scalino la totalità dell’amore. È normale, siamo umani, e umanamente pecchiamo. Ma siamo in cammino insieme fratelli e sorelle, figli di unico Padre, in unità con i nostri sacerdoti e consacrati e abitati dallo Spirito Santo e dalla Grazia del sacramento del matrimonio che ci rende testimoni dell’amore di Dio e per tanto capaci di amare donando come Lui, fino in fondo. 

Non possiamo contare sulle nostre forze per amare in modo totale ma sulla grazia che ci è stata data che fa di noi i suoi sposi, e che rende il nostro amore totalmente sponsale. 

by Cercatori di bellezza


Se ti è piaciuto il nostro articolo condividilo sui social, ad altri potrà servire.

Se vuoi conoscerci meglio:

Puoi visitare la nostra pagina Facebook “Cercatori di bellezza” o Instagram “Cercatori di bellezza”

Per ricevere l’articolo del blog ogni giorno entrate nel gruppo whatsapp  o Iscrivetevi al canale Telegram

Fare l’amore quel tabù intimo segreto della coppia

Viviamo per amore, nasciamo da un gesto d’amore, siamo fatti per amare. 

Ma guai a pensare di parlare di amore. 

Ma guai a pensare di parlare circa come tu coppia vivi la tua sessualità. 

È un segreto personale, da camera nuziale chiusa a chiave, in cui il mio io, le mie conoscenze, si incontrano con le sue. E forse in un dialogo, cerchiamo un dono reciproco dei corpi. 

Sicuramente c’è una sfera intima in cui è giusto che la coppia custodisca il suo amore. 

Ma ci siamo accorti, dopo qualche anno di fidanzamento e altrettanti di matrimonio, come si rischia di cadere in un tabù misterioso che non aiuta la crescita della coppia, che anzi può far nascere delle fatiche, perché chiusi in noi stessi ci impoveriamo. È solo aprendoci che riusciamo ad affrontare il cammino della vita, insieme ad altri fratelli, insieme alla madre Chiesa. 

A volte si rischia, per esempio, di portare da soli la fatica di un figlio che non arriva, che rischia di trasformare il gesto d’amore più bello in una pretesa. In un amare per avere, in un’ansia da prestazione. In un fare l’amore anche se non ne ho voglia, solo perché desidero un figlio. 

Oppure si rischia di vivere la fatica di non desiderare altri figli in quel momento, ma con il desiderio di vivere comunque l’unione con il mio compagno. Come fare? Cosa usare? 

Questi pensieri crediamo che tutti li facciano o li abbiano fatti, se si cerca di vivere una relazione d’amore totale, sia che noi siamo fidanzati, conviventi o sposati da 1 a 5 a 10 anni di matrimonio. 

Son argomenti che toccano tutti, forse anche i single che già pensano a come vivere la sfera sessuale quando saranno in coppia. 

Riguardano tutti, ma nessuno ne parla. 

Proviamo ad analizzare le nostre fonti di informazione:

I mass media: hanno una visione/comunicazione dell’amore da “isola dei famosi” o da “uomini e donne”,  ma di come vivere l’amore in una relazione sana d’amore sponsale?  ..scartati.

Il web: lo possiamo identificare come lo strumento dove riceviamo un’educazione sessuale hot. Strumento che amplifica le fantasie sessuali strumentalizzando il corpo altrui. Scartiamo anche quello. 

La Chiesa: ecco forse la Chiesa potrebbe aiutarci a vivere la sessualità, ma in realtà si fatica nell’ambito ecclesiale ad affiancare le coppie in questa tematica. .. da rivedere. 

La scuola: offre un’infarinatura sulla sessualità in età adolescenziale. .. da rivedere. 

E allora? Non ne parla quasi nessuno. 

Eppure interessa tutti, tutti forse avrebbero bisogno di parlarne. 

Forse ne parla qualche pagina social bella, qualche influencer dell’amore che esce allo scoperto e apre uno spiraglio nel tabù del sesso, dell’amore. 

Fra di noi, fra te e tua moglie, fra di noi coppie di amici, coppie di sposi se ne parla?

O siamo tutti già maestri, pertanto non serve aprire l’argomento? Non serve parlarne con nessuno. 

O quello che succede in camera mia, è affar mio? E non ne parlo con nessuno.

O forse nessuno fa più l’amore? Quindi sarebbe un tema superato.

O forse si ha talmente tanta paura e vergogna da non approfondire la conoscenza. 

Ma di cosa precisamente diciamo che non se ne parla? .. non di come si fa l’amore, ma di come vivere un amore bello, fecondo responsabile. 

Per esempio non si parla di metodi naturali. Non si parla della teologia del nostro corpo. Non si parla del ciclo della donna, che è la prima conoscenza basilare che ci aiuta a conoscere tutto della vita: ci insegna l’attesa, ci insegna il cambiamento, ci insegna la bellezza e la complessità del corpo femminile, ci insegna come siamo creati ad immagine di Dio. 

Ci insegna che il corpo ci è dato per amare! 

Dio ci ha dato il corpo per amare! 

Il fare l’amore è il gesto più alto del dono sponsale, dell’unione tra un uomo e una donna, è il gesto più alto che rivela come uno sposo ama la sua sposa, è il gesto che nella coppia rivela il volto di Dio! Rivela l’amare, rvela il donare la vita all’altro. 

È un gesto bellissimo! È un gesto che ci dona un piacere enorme! È un gesto che genera vita! È un gesto che ci rende creatori! È un gesto che ha risvolti enormi per il mondo. Nostro figlio, tuo figlio, sono nati da quel gesto d’amore, la vita va avanti grazie a quello.

Capite che la Chiesa stessa non è contro l’amore, contro il fare l’amore! 

La difficoltà è riconoscere, sapere come amare bene! Come fare bene l’amore. 

Per la responsabilità di non avere altri mini vulcani scatenati per casa, cediamo alla logica di non farlo più o di farlo male. 

Oppure alll’opposto, credere che basta farlo per avere un bambino. Mi sposo, faccio l’amore e ho un bimbo. No! 

Forse per qualcuno è così. 

Ma spesso, molto spesso, nella società attuale si fatica a concepire perché non si conoscono i tempi del corpo della donna, le fasi fertili e non.  

Nel mese di maggio abbiamo avuto l’occasione di partecipare a delle serate formative sui metodi naturali, e vorremmo dirvi quanta bellezza c’è, quanta guida sana a poter vivere l’amore sapendo quando poter generare vita -con la grazia di Cristo. E quando posso vivere il dono totale di amore con il mio sposo, con la mia sposa, sapendo di amarlo, sapendo di donarmi a lei, a lui, in modo totale e responsabile.

La responsabilità del non fare l’amore non è per noi cristiani. 

La responsabilità creata con strumenti anticoncezionali non permette di vivere un amore totale, maschera, strumentalizza, limita, ostacola il fare l’amore. 

In un mondo dove si cerca sempre più il rispetto per la natura, dove spopola il diventare vegani, o il mangiar sano, dove facciamo campagne per la raccolta differenziata, dove usiamo sempre meno plastica, dove produciamo auto ecologiche, che uso facciamo del nostro corpo? 

Viviamo dei rapporti sessuali con strumenti artificiali e non naturali. 

In un modo dove si fanno giornate e ci si spende a favore del femminismo, per una parità di genere uomo e donna, le donne cercano di non avere più il ciclo, perché è faticoso, è una rottura, è un limite. Donne che non vogliono esser donna. 

Ogni volta che arriva il ciclo nella donna è un miracolo che si compie. Ogni volta che avviene un ciclo nella donna, è il corpo umano femminile che piange un ovulo non fecondato, una vita non data. Per quello quel cambiamento di umore. 

Va bene. Potremmo continuare e continuare.. già qualcuno ha scritto libri bellissimi.. torneremo in argomento magari più in là. 

Quello che vorremmo farvi arrivare è di rendere il vostro gesto d’amore occasione di dialogo, di crescita, di scambio. 

Cercate un buon maestro di metodi naturali. Parlate con altre coppie su questi argomenti. 

Scriveteci per confronti, per raccontarci come la vivete il vostro amore, ci farebbe piacere leggere le vostre storie, dialogare con voi. 

A presto 

Anna Lisa e Stefano – Cercatori di bellezza


Se ti è piaciuto il nostro articolo condividilo sui social, ad altri potrà servire.

Se vuoi conoscerci meglio:

Puoi visitare la nostra pagina Facebook “Cercatori di bellezza” o Instagram “Cercatori di bellezza”

Per ricevere l’articolo del blog ogni giorno entrate nel gruppo whatsapp  o Iscrivetevi al canale Telegram

Qual’è il tuo desiderio? ..famiglia

Qualche settimana fa la Parola del giorno riportava il brano del Vangelo in cui Gesù chiedeva al cieco nato cosa desiderasse per lui. “Allora Gesù gli disse: «Che cosa vuoi che io faccia per te?». E il cieco gli rispose: «Rabbunì, che io veda di nuovo!». E Gesù gli disse: «Va’, la tua fede ti ha salvato».” (Mc 10,51-52)

Bellissima questa Parola: Gesù chiede a me, a te, cosa desideri?

Bellissima ma incomprensibile la domanda di Gesù. Chiedere ad un cieco: “cosa vuoi che io faccia?”..vuole vedere! ..scontato, paradossale che Gesù non lo capisca. 

Eppure non è così scontato perché con la nostra vita spesso non rispondiamo ai nostri desideri. 

Quante volte vorresti dimagrire, ma non sai resistere a gelato e caramelle. Vorresti fermarti perché sei stanco, ma non curi le ore di sonno stando sveglio ogni sera fino a tardi. Spesso viviamo in contrasto con i nostri desideri, non dandogli voce, non impegnandoci, non credendoci veramente.. Come uno che sogna di vincere al lotto ma non gioca la schedina. (Scusate l’esempio..) 

Ora mettiamo il caso che davvero arrivi il genio della lampada che ci chiede: cosa desideri? Cosa vorresti di grande per la tua vita? Tu cosa rispondi? 

Nella corsa quotidiana probabilmente gli diremmo: scusa, puoi passare dopo? Puoi darmi un attimo? Ci giustificheremmo che dobbiamo magari pensarci qualche minuto, perché un desiderio bello, il più grande non lo puoi decidere in pochi minuti. Ti ci vogliono 5 minuti per decidere cosa ordinare al ristorante, per il desiderio della vita quanto tempo ti ci vuole? 

Se ci pensi, siamo spesso impreparati di fronte alle grandi scelte della vita. 

Forse il correre quotidiano non ci da il tempo per pensare a desideri grandi, non ci permette di fermarci e guardare dentro al nostro cuore. Non stiamo parlando di comprare una macchina o quelle scarpe o quella borsa che tutti ti pubblicizzano di avere, stiamo parlando dei desideri grandi della vita. 

Quali sono i tuoi? 

Prenditi davvero allora del tempo per domandarti cosa voglio per la mia vita, per la mia famiglia, cosa desidero di grande? E poi riequilibria la tua vita, fai ordine dentro e fuori di te, perché non sono i desideri che cambiano la tua vita, non è la risposta del Genio che realizza la tua vita. 

Ma è la tua vita che si gioca sui tuoi desideri. 

In che senso? 

Puoi chiedere a Gesù una famiglia ma se continui a lavorare dalle 6 alle 21, lui ti può dare la famiglia più bella e numerosa del mondo, ma non riusciresti a viverla, ad amarla.

Inizia a vivere la vita sul tuo desiderio. 

Puoi chiedere a Gesù di donarti un ragazzo, ma se ti fissi sul tuo ideale di uomo, non ti accorgerai della persona che Gesù ha pensato per te, e che magari ti sta camminando affianco.

Inizia a vivere la vita sul tuo desiderio. 

Quello che veramente desideri ti trasforma, ti mette in cammino, in ricerca. Tu diventi il tuo desiderio. (Mimmo Armiento) 

Ora rimettiamo le cose al loro posto: 

Dio non è il genio della lampada e non ti “dà quello che chiedi ma quello in cui credi.” (Francesco Piloni) È ciò che crediamo che ci trasforma, è la fede che ci spinge a vivere il nostro desiderio. È quello in cui credi che ti fa vivere il tuo desiderio. “La fede è fondamento di ciò che si spera e prova di ciò che non si vede”. (Eb 11,1). Senza la fede il tuo desiderio non riuscirai mai a viverlo. 

Ora torniamo al nostro desiderio. 

Chiedendo sui social qualche settimana fa  di risponderci indicando quale fosse il desiderio, ci sono arrivate molte risposte di giovani, di chi è alla ricerca dell’amore e della propria vocazione, meno desideri invece delle famiglie. 

Ed è qui che ci siamo rinterrogati: 

Sei sposato?

Hai uno, due, tre figli?

Un lavoro?

Una casa?

Una splendida famiglia, e allora cosa puoi desiderare di più? 

E qui che ti aspettiamo, perché forse è vero è più facile sognare da giovani, desiderare da ragazzi, ancor più da bambini. Fermarsi a guardare le stelle. Man mano che gli anni passano, quelle stelle sembrano non interessarci più. Sembra che i sogni o li abbiamo già raggiunti o li abbiamo messi nel cassetto. Ma forse non è così. Forse a far la differenza è come si trasforma quel tuo desiderio, come devi trasformare te il tuo sogno. 

Se sognavi una moglie, una famiglia e “l’hai avuta”, forse c’è da desiderare di sapere amarla ogni giorno di più! 

Se sognavi un figlio, e “l’hai avuto”, forse c’è da desiderare di saperlo crescere e amare di più. 

Scusateci la semplicità con cui le abbiamo buttate queste frasi, più correttamente c’è da dire che tutto ciò che viviamo ci è dato in dono! E un dono che ci vien fatto è da custodire, e da accogliere come qualcosa che non è tuo ma è per te! Non come qualcosa che ti appartiene ma che ti è stato donato. Il donatore è colui che dona e può portare via. Il dono stesso deve vivere nella libertà di non poter essere trattenuto. Ogni dono che chiediamo, tutto ciò in cui crediamo e che per fede viviamo richiede la capacità di amare; capacità che dovrebbe essere alla base del nostro vivere. 

Bisogna metterci l’amore in quel desiderio per far sì che non muoia. Per far sì che quel desiderio, ciò in cui credi, ciò che chiedi non si senta arrivato, ma rilanciato al di più! 

L’amore è una ruota non una freccia, non è un qualcosa che si ferma quando fa centro, ma è un verbo di movimento che non si può per sua natura fermare. Ma che anche con il passare degli anni e delle stagioni, deve mantenere il suo moto verso l’Amore infinito, l’Amore per sempre, l’Amore che chiede di più. 

Ad una coppia di sposi il giorno delle nozze non si può augurare di amarsi sempre come “il primo giorno”, ma ogni giorno di più!

Solo se metti al primo posto l’amore puoi vivere sempre il tuo desiderio, il tuo sogno. Continuare ad amare! Tieni accesa la fiamma viva dell’Amore! Tieni fisso lo sguardo sulla parola Amore e poi…. Scegli un desiderio grande e inizia a cercare di viverlo, predisponi la tua vita a fargli spazio! Cerca un bravo maestro che ti possa guidare, una guida fondamentale! 

Non portare molto con te, porta te stesso. Domandandoti: chi sei? .. mettiti in viaggio. E domandati anche nel corso del cammino. Dove vado? 

Riconferma il tuo camminare davanti agli attacchi del mondo che ti ostacolerà o dirà di tornare indietro o ti mostrerà una scorciatoia. Più andrai avanti più il diavolo ti tenterà con luci ingannatorie, quindi fermati spesso e Verifica e chiediti: per quale strada passo?

Per ultimo custodisci il tuo desiderio perché anche l’albero nasce da un seme piccolissimo custodito sotto terra, che il “genio”, “donatore”,  saprà far crescere! 

Vegli o dorma… 

Qua l’è il tuo desiderio?

Anna Lisa e Stefano

Cercatori di bellezza


Se ti è piaciuto il nostro articolo condividilo sui social, ad altri potrà servire.

Se vuoi conoscerci meglio:

Puoi visitare la nostra pagina Facebook “Cercatori di bellezza” o Instagram “Cercatori di bellezza”

Per ricevere l’articolo del blog ogni giorno entrate nel gruppo whatsapp  o Iscrivetevi al canale Telegram

Perchè è bello partecipare ad un matrimonio? .. da invitato

Cinque anni fa abbiamo partecipato al primo matrimonio da fidanzati, matrimonio bellissimo, location bellissima in riva al mare. Ci riaffiorano i ricordi di quel primo matrimonio da fidanzati, ci riaffiorano i ricordi degli altri matrimoni vissuti poi da sposati, del nostro matrimonio.. 

Da poco son ripresi i matrimoni, riprende la possibilità di GIOIRE DELL’AMORE, di FAR FESTA ALL’AMORE..

Ma perché è bello partecipare? 

Abbiamo provato a riflettere alla bellezza incontrata in quei giorni, a rispondere a quell’emozione che viviamo, che ci fa battere il cuore in chiesa e chiedere i fazzoletti a chi ci siede accanto. Ma perché? 

Proviamo a darvi la nostra lettura partendo dagli spunti più semplici a quelli più profondi: 

Ci piace partecipare ad un matrimonio perché amiamo le feste, perché amiamo la gioia, siamo fatti per la felicità non per la tristezza. 

Ci piace partecipare ad un matrimonio perché ci si relaziona, si passa del tempo conviviale a tavola con gli altri invitati che siano parenti o persone conosciute quel giorno, il pranzo diventa occasione di dialogo e questo è piacevole perché siamo fatti per le relazioni. 

Ci piace partecipare ad un matrimonio perché ci si ferma, per un giorno stacchi dal lavoro, dal quotidiano per far festa! Wow.. quando ti ricapita? (Ti capita tutte le domenica, ma non ce ne ricordiamo più, non sappiamo più gustare la domenica..). La bellezza di staccare dal quotidiano.

Ci piace partecipare perché si dona, a volte un regalo, altre volte del tempo magari aiutando gli sposi nei preparativi o nei giochi per la festa. “Ciascuno dia secondo quanto ha deciso nel suo cuore, non con tristezza né per forza, perché Dio ama chi dona con gioia.” 2Cor 9,7

Ci piace partecipare ad un matrimonio perché qualcuno quel giorno si è preso cura di te, quel giorno non devi neanche decidere, pensare cosa mangiare, perché qualcuno ha già pensato bene per te. Ha scelto tutto per te anche il menù. Ci sentiamo amati come quando da bambini eravamo accuditi dalla mamma. 

Non abbiamo nulla da decidere, anche il posto al tavolo ti è assegnato! Una giornata senza scelte ma solo da vivere. È un privilegio per la mente! 

Ci piace partecipare ad un matrimonio perché .. e qui forse arriviamo ai motivi più belli: PERCHÈ VIVIAMO L’AMORE!

Che tu sia fidanzato, single, consacrato o sposato, quel giorno capita di vivere un’emozione grande che parte dall’attesa in chiesa degli sposi. 

Sei in chiesa per quell’amico, quel fratello, quel parente che finalmente raggiunge un check point bellissimo per la sua vita! sei lì per vedere che l’amore vince! Ancora una volta l’amore vince! 

Attendere quegli sposi in chiesa è come fermarsi e attendere davanti ad un vaso che il fiore sbocci. In quell’attesa vedi la trasformazione della vita, vedi il mistero grande dell’amore. 

L’emozione continua subito dopo quando vedi lei, quando vedi il vestito della sposa che entra in chiesa con musica solenne. Quel vestito segretamente scelto, quella musica che accompagna i suoi passi è emozionante! È emozione che nasce dal vedere un qualcosa di bellissimo e voler dire: “anche io”. 

Quel vestito bianco, è quello che ci è stato dato il giorno del battesimo! Quel vestito bellissimo lo hai indosso anche tu, ricordatelo! La marcia nuziale allora suona ogni mattina anche per me, per te!

La mente vedendo quegli sposi ti dice, anche io vorrei essere lei/lui, anche io vorrei vivere un amore così grande. bello! Poter gioire di un uomo che decide di promettermi amore fedele sempre! Poter dire “wow” al vedere una donna che mi viene incontro vestita come un angelo, che viene incontro per offrirsi a me, per dire Sì alla mia libera richiesta di amore. 

Che bellezza! 

L’amore per sempre, è bellezza che attrae! 

Non c’è stato di vita che non si emozioni nel vedere la grazia e bellezza di due sposi. 

Puoi essere fidanzato e lasciare che i sogni più grandi abitino il tuo cuore. Puoi desiderare in grande, di vivere anche te quell’amore!

Puoi essere sposato e quel vivere il matrimonio diventa, rivivere il tuo amore! Ritornare con la mente a quel giorno, forse pioveva, forse faceva caldissimo, ti ricordi? Ricordi il suo vestito? Com’era il suo abito? .. che fiori avevate? Ricordi quel momento in cui..? …ciò che ci fa ritornare a pensare al nostro matrimonio è l’amore che, nello sposalizio che viviamo ora, esce dai nostri cuori come profumo che inebria la stanza! Sentire il profumo dolce dell’amore che questi due sposi ora si promettono, ci fa tornare alla mente, al cuore, il nostro aroma nuziale. 

Che bellezza! 

Puoi essere single e anche te amerai quel matrimonio, perché forse anche te sogni l’amore e allora corri al pozzo a cercarlo perché il Signore non vede l’ora di colmare di gioia anche il tuo cuore. 

Puoi essere religioso ed è bellissimo vedere come, attraverso due giovani che decidono di promettersi amore e scelgono il Signore quale benedizione e grazia per la loro storia di amore, anche tu  (religioso) possa respirare lo stesso aroma delle tue nozze con Cristo, il giorno della tua consacrazione. Che bello! 

Puoi essere anche un single che spende la sua vita amando come laico, e allora in quel matrimonio puoi rivivere la nuzialità vissuta nel tuo battesimo. Anche per te Gesù si è fatto tuo sposo e anche tu che ami l’umanità come quei due sposi, testimoni in carne come si ama l’altro. 

Che bellezza! 

Ci piace partecipare ad un matrimonio perché ascoltiamo parole di amore, che siamo assetati di sentire, e ci arrivano dalla Parola di Dio scelta e spiegata quel giorno! Quello è il nostro più grande ristoro, che ci dona pace al cuore: il sentire pronunciare da due ragazzi, da un sacerdote, nei canti e nelle letture una parola di amore di cui spesso la nostra vita è vuota. Quello che dà gusto alla giornata non è il risotto o la tagliata ma vedere l’amore che vive! Ascoltare parole d’amore, toccare con mano che gli sposi sono testimoni dell’amore di Gesù, volto di Gesù! 

Ci piace andare ad un matrimonio perché facciamo spazio ed incontriamo Gesù. 

Ad ogni matrimonio, ad ogni festa , Gesù ci chiede di presentarci con l’abito nuziale. (Mt 22, 1-14)  Ci chiede di vivere in pienezza quel giorno di festa, partecipando con gli sposi all’Alleanza Nuziale più grande, più bella: le nozze con lo Sposo. E per farlo ci invita ad avere un cuore aperto ad accogliere quell’Amore che si fa promessa eterna. Per farlo ci invita a riconciliarci con Lui. 

Gesù è con noi ogni giorno! Ogni giorno possiamo ascoltare la sua parola, lasciarci amare ed amare. Ogni giornata possiamo viverla con gioia e in relazione con l’altro. Ogni giorno possiamo donare e compiere gesti d’amore, guardare all’amato con desiderio di amore infinito, per sempre e amore sempre più grande, (mai per qualcosa di meno!). Ogni giorno possiamo lasciare che la provvidenza agisca sulla nostra giornata, possiamo lasciare uno spazio a Gesù fermandoci nel nostro incedere lavorativo quotidiano e far sì che Lui trasformi la giornata in matrimonio! 

Sia ogni giorno, un matrimonio! 

Anna Lisa e Stefano 

Cercatori di bellezza


Se ti è piaciuto il nostro articolo condividilo sui social, ad altri potrà servire.

Se vuoi conoscerci meglio:

Puoi visitare la nostra pagina Facebook “Cercatori di bellezza” o Instagram “Cercatori di bellezza”

Per ricevere l’articolo del blog ogni giorno entrate nel gruppo whatsapp  o Iscrivetevi al canale Telegram

Occhio a quel prete, potrebbe essere bello!

Domenica prossima, domenica 25 aprile è una giornata speciale! È la giornata per le vocazioni. Ma questo articolo è per te famiglia! 

Cosa ha da centrare una famiglia con la giornata per le vocazioni? .. la solita richiesta di preghiera per le vocazioni che da sempre ci viene proposta? 

No, Noi vorremmo portarti più in là, oltre. Perché una famiglia non ha solo la preghiera da portare nella sua opera evangelizzatrice per la Chiesa nella giornata per le vocazioni. 

Nei giorni pasquali ci siamo accorti che c’è qualcosa di bellissimo che sta vicino a noi, che è complementare alla nostra bellezza di famiglia, che è immagine di Gesù: il sacerdote! 

Il sacerdote? Nooo! Come il prete? Bello il prete? Ma Il prete quello anziano, quello stanco, quello brontolone, quello che fa quella predica lunga, quello con cui fai fatica a .., quello che non ha voluto… Etc.??? 

Sì! Quel prete! Quel sacerdote!

Ma proviamo ad essere più chiari ad aprire di più le braccia perché sennò le sorelle monache chi le sente! Più che il prete, è proprio la bellezza della vocazione all’ordine, al sacerdozio che racchiude in sè una bellezza che dobbiamo saper cogliere come famiglia! Che dobbiamo amare e testimoniare! Certo forse non è semplice da vedersi, purtroppo è da tanti anni che non la vediamo quella bellezza, e quindi stanno rimanendo le vecchie guardie, a volte anziane, a volte piene di incarichi, oppure a volte troppi giovani e inesperte per parrocchie grandi. 

Nessuno di noi può negare quanto sia importante, bello, di primaria importanza aver un sacerdote che spezza il pane per noi, che trasforma quotidianamente il corpo e il vino in corpo e sangue di Cristo, che ci assolve dai peccati, che amministra i sacramenti, che ci dona parole vive di salvezza, che ha “l’incarico”, di gridare dall’altare nella veglia delle veglie: “Cristo Signore è risorto”, vinta è la morte! 

Guardatelo sotto questa prospettiva di bellezza, il consacrato è colui che per primo annuncia la Pasqua

Lui lo vive nella sua vocazione, nel suo amare Cristo sposo, ci dona parole di speranza vere. In questo tempo particolare che stiamo vivendo la Chiesa con i consacrati ha sempre parlato di speranza, ha sempre predicato Cristo vincitore e Salvatore. Quella vocazione che magari critichiamo, che magari non è come ce l’aspettiamo, che non ci dice quel che vorremo sentirci dire, è testimonianza di vita! I nostri fratelli e sorelle ordinati non appendono lenzuoli alle finestre con la scritta “andrà tutto bene”, predicano per vocazione la speranza, l’accoglienza, l’amore, la vita. Anche là dove c’è la morte, proprio là dove Cristo muore, proprio là in ogni nostra morte, fatica, difficoltà, funerale, il religioso ci raggiunge con parole di speranza, con parole che ci ridonano vita! Wow che bellezza! 

L’ordine è una vocazione che testimonia un amore bellissimo, eppure le vocazioni calano, da anni. Eppure in pochi giovani si affacciano alle porte dei conventi o dei seminari. 

Forse ci spaventa l’ordine, forse anche a noi famiglie viene chiesto di pregare per una vocazione che un po’ spaventa, che ci fa paura. Vocazione non per me, non per chi mi sta vicino. Guai ad avvicinarci a conoscere di più l’Amore, guai ad avvicinarci di più a conoscere la vita di un religioso. 

La Chiesa ci chiede spesso di pregare per le vocazioni. Noi perdonateci, ma vorremmo andare oltre: voi sposi, avete mai detto che bello fare il prete ai vostri figli? agli amici? Avete mai guardato con occhi di bellezza a quella vocazione? Non solo al fraticello di quel paese dove scorrono latte e miele perché vai in vacanza una volta l’anno e là è tutto sempre più bello. 

La vocazione del sacerdote è la vocazione all’amore grande. Se la vocazione di noi famiglie, di noi sposi, è la vocazione che testimonia concretamente nei gesti l’amore di Dio, fatto uomo e donna, comunità, chiesa piccola, chiesa domestica; la vocazione religiosa è colei che ci guida, ci aiuta a conoscere lo Sposo della Chiesa. Molte coppie hanno imparato ad amare da preti, frati e Suore, molti giovani frequentano corsi sull’amore dove ad insegnare l’amore ci sono dei consacrati. Te credo! Se Gesù è amore, e loro si consacrano all’amore grande di Gesù, qualcosa ne sapranno. O no? Eppure ci fa paura, sogniamo tutti l’amore per sempre, ma con un uomo, non con l’Amore con la A maiuscola. Quell’amore che tu sogni è lo stesso, la strada per raggiungerlo è una sola, sia che scegli la consacrazione sia che scegli il matrimonio. I conventi sono le scuole dove si impara l’amore di Gesù. Perché si studia la Parola, si prega, si vive in totale dono per la comunità, si impara il servizio, l’ascolto, si impara a fare spazio all’Amato nel cuore. La famiglia nella sua casa, è scuola di amore fatto carne, parola carne, amore fatto di gesti concreti, amore che si dona tutto, amore che genera vita. Due sposi donano i loro corpi in un gesto di amore totale, il sacerdote spezza quel pane e vino per la comunità, fondamento anche per quell’uomo e donna. 

Capite la bellezza, l’amore che si cela dietro ad entrambe le vocazioni? Vocazione al matrimonio o all’ordine. 

Quanto noi famiglie guardiamo e parliamo dell’altra vocazione raccontandone bellezza? Forse troppo poco diciamo della bellezza dei preti. E quanto forse il sacerdote racconta la bellezza del matrimonio? 

A spiegare la giornata vocazionale, ci vorrebbero non solo consacrati che dicono che è bella la loro “professione”.. (ognuno parla in genere bene della sua). Ma sposi che inneggiano all’altra vocazione, genitori di consacrati che testimoniano come il figlio si sia realizzato nell’amore, uscendo di casa per andare a conoscere Gesù l’amore vero. E viceversa, a spiegare il matrimonio e a risollevarlo dalla crisi di cui parlano i media, ci vogliono cartelli di bellezza negli oratori, coppie chiamate ad essere lampade per la comunità, non a prestare servizi come singoli alle realtà parrocchiali. 

Sarebbe bello che la giornata per le vocazioni sia celebrazione della bellezza del matrimonio, quanto dell’ordinazione sacerdotale. 

In questa domenica vorremmo sconvolgere la vostra prospettiva, chiedendovi di non affidarvi solo alla preghiera, che da se’ può valer già tutto, ma di riconoscere che anche quella vocazione è una via bella per i nostri figli. Riconoscere che è una strada che ci realizza nell’amore! Perché si impara a vivere l’amore! 

Non si può da sposi amare solo la vocazione all’amore matrimoniale, bisogna riuscire ad amarle entrambe e testimoniar la bellezza vicendevolmente. 

Non c’è solo da pregare per le vocazioni, ma da dire bene, dire il bello. 

Che bello vedere un giovane che ha sentito la chiamata di avvicinarsi di più a conoscere l’Amore, che non è rimasto fermo al bar ad attendere che entrasse dalla porta, ma gli è corso incontro. 

Abbiamo tanti amici poi che nel cammino di discernimento in postulato hanno riconosciuto che erano fatti per un amore più esclusivo e hanno fatto un passo indietro, son tornati a casa. Ma son tornati a casa, capaci di amare! 

Domenica non preghiamo solo perché qualcuno bussi al seminario, ma accogliamo la bellezza di quel consacrato, dono per noi, e testimoniamo la sua vocazione all’amore. 


Se ti è piaciuto il nostro articolo condividilo sui social, ad altri potrà servire.

Se vuoi conoscerci meglio:

Puoi visitare la nostra pagina Facebook “Cercatori di bellezza” o Instagram “Cercatori di bellezza”

Per ricevere l’articolo del blog ogni giorno entrate nel gruppo whatsapp  o Iscrivetevi al canale Telegram

La bellezza di Tiziana Mercurio, un’innamorata della purezza

La purezza è una virtù da custodire e desiderare, ma prima di tutto da riscoprire. Perciò, invece di sprecare tante parole, voglio farvi respirare il profumo che ha una vita vissuta nella purezza, vi voglio parlare della bellezza di Tiziana, perché è la bellezza che attira.

È la testimonianza di vita di Tiziana Mercurio, una giovane ragazza di Benevento salita al Cielo nel 2006 a 26 anni e che mi affascina perché mi incoraggia a credere ancora nella purezza, a vederla come una realtà sempre attuale per tutte quelle coppie che vogliono amarsi donandosi all’altro.

«Tiziana aveva un’ambizione eroica: nel giorno del suo matrimonio, come giglio profumato, voleva presentarsi all’altare vergine» (Fra Alessandro di Madonna Povertà, Una santa della porta accanto. Tiziana. L’offerta di una giovane, p. 28).

Sembra una scelta folle, impossibile nel mondo di oggi, eppure era la scelta di una ragazza che credeva ancora nell’Amore.

Nel XXI secolo la purezza è passata ormai di moda? Ci possiamo ancora incantare davanti alla bellezza di un cuore puro?

La sfida di oggi è essere attraenti nella purezza. Cerchiamo di essere attraenti sognando che la persona con cui uniremo il nostro corpo voglia prima di tutto stare con noi con il solo scopo di amarci.

Tiziana era una ragazza bellissima e attraente, ma ce ne sono tante bellissime, perché lei attrae così tanto? È la luce del suo volto che attrae, una luce particolare, una bellezza che riflette l’amore di Dio. Rifletteva della Sua luce.

Tiziana si è fatta prendere per mano dalla Madonna e ha scoperto il segreto della bellezza di Maria, bella perché pura, bella perché abitata da Dio. E allora volle consacrarsi a Maria per chiedere a Lei di custodirla con la sua tenerezza materna.

Oggi abbiamo la sensazione che le ragazze che vanno in chiesa e credono ancora nel valore della verginità siano bigotte e con i baffi, così ce le immaginiamo. Tiziana mi affascina tanto perché dimostra alle donne di oggi che desiderare la purezza non significa non curarsi o non farsi belle, anzi la purezza ti rende luminosa, la purezza è bellezza! Un cuore puro dona uno sguardo che sa amare, un sorriso dolce e attraente.

Tiziana era tutto questo: era «elegante, bella, sempre ordinata, profumata, capace di far emergere il bello da se stessa» (p. 9). Era una rosa diventata giglio nel tempo con il miracolo della purezza. «La rosa era diventata uno splendido giglio bianco nelle mani di Maria» (p. 79).

La purezza ci rende giovani vivi e luminosi. Vero, ma è difficile dire questo quando la malattia si affaccia nella giovane vita di una ragazza di 17 anni che viene colpita dal tremendo morbo di Hodgkin. La malattia «fece presto cadere alla bellissima rosa tutti i suoi petali… Tiziana risentì molto della perdita dei capelli, sentendosi ferita nella sua femminilità» (p. 18).

È questa purezza e questo Amore che la resero bella pure quando era consumata dal dolore, talmente magra che si vedevano le ossa. Una bellezza che andava al di là della sua fragile carne. La sua non era solo una bellezza effimera che se ne va come tutte le cose del mondo, il suo sorriso non veniva appassito dalla malattia e dalle lacrime, perché lei era un’innamorata della purezza e si lasciava amare da Dio. Di più, lei era un’amante della vita e non appassiva insieme al suo corpo perché amava ancora di più un’altra vita: la vita eterna, il Paradiso.

Tiziana amava parlare del Paradiso. Viveva la fede in modo puro e semplice. Il suo Amore folle per Dio la portò a offrirsi per le anime del purgatorio e per la Famiglia Mariana Le Cinque Pietre, la comunità religiosa del suo amato cugino fra Alessandro. Solo chi ha la purezza nel cuore sa fare pazzie per Dio, follie d’amore per Dio.

Pur vivendo atroci patimenti e pianti, non voleva rattristare gli altri. Sorridere era la sua missione e il suo era un sorriso sincero, un sorriso che disarmava il demonio.

Quegli anni di lungo calvario furono intervallati da periodi in cui Tiziana era riuscita ad abbattere la malattia e poteva così godersi la sua giovane età, fra innamoramenti, ferite, delusioni e grandi sogni. Dovette fare i conti anche con quella categoria dei giovani che considerano il corpo dell’altro come oggetto del piacere e non come casa amata di Dio. Tiziana era stata corteggiata da un uomo col quale si fidanzò. Presto però si rese conto che quel giovane era convinto di smorzare il suo desiderio di rimanere vergine. «Anche se le costava molto, sapeva che per conservare intatto lo scrigno della verginità, presto, molto presto, avrebbe dovuto lasciarlo. Ci teneva a M., ma molto di più teneva alla sua purezza e non appena egli tentò di strapparla dal suo giardino, la bellissima rosa si difese con tutte le spine che aveva» (p. 59).

Questa testimonianza ci invita a non arrenderci finché non troveremo quell’uomo o quella donna che sappia darci il suo cuore puro, o che almeno ci rispetti. Non è per niente facile una scelta del genere perché è terribilmente dolorosa, ma la realtà è che succede a non poche persone di dover rinunciare a una relazione per proteggere la propria integrità. È un coraggio da ammirare e imitare. Se la fidanzata o il fidanzato ci mette davanti a un bivio e ci dice: “O sesso o ciao”, è meglio perdere quella persona che perdere se stessi. Può amarci chi ci chiede di rinunciare all’Amore?

Sembra una contraddizione ma è proprio così: scegliendo la purezza urliamo al mondo quanto è bello fare l’Amore. La purezza ci libera e permette all’Amore di esprimersi nella sua forma più autentica, quella del dono. La purezza esalta la sessualità come un bene prezioso.

In un libro scritto su Tiziana, suo cugino fra Alessandro di Madonna Povertà racconta come lei e il fidanzato volessero vivere il loro rapporto. «Tiziana si fidanzò con Alessandro, un giovane del gruppo, a mio parere eccezionale, con cui ha percorso un bellissimo cammino di preghiera. Ogni giorno i due fidanzatini sostavano in preghiera per chiedere a Dio una speciale vigilanza sulla loro unione. […] Un giorno in confidenza mi disse: “Passiamo molto tempo da soli io ed Ale, e visto il grande bene che ci vogliamo, delle volte entriamo in lotta contro i nostri sensi, ed è lì che ci precipitiamo in chiesa per rifugiarci in Dio. È dura, ma voglio rimanere vergine, ci tengo troppo”» (p. 28).

L’attrazione fisica è un dono di Dio, come coppia di fidanzati non vediamo l’ora di fare l’Amore, altrimenti saremmo come fratello e sorella, o come due amici, niente di più. Abbracciamoci, riempiamoci di tenerezza e di baci, ma impariamo a fermarci e a pregare insieme chiedendo a Dio di saperci amare senza pretendere subito altro.

Tiziana sognava di sposarsi e di avere tanti figli, di avere una famiglia e con essa servire il Signore. La testimonianza di Tiziana incoraggia i giovani a credere nell’Amore. Guardando alla sua vita, noi fidanzati scopriamo il valore della purezza e dell’affidarci a Dio per non accontentarci di un amore ferito, gli sposi riscoprono che anche chi risponde alla vocazione matrimoniale ha come mèta il Paradiso. L’uomo e la donna uniti nel Matrimonio gustano la presenza di Dio, il diavolo li detesta tanto proprio perché sono l’immagine di Dio. Tiziana mostra agli sposi che delle vite abitate da Gesù riescono a gioire anche nei momenti di prova e sofferenza, è Gesù che trasforma il dolore in Amore.

Questa è “la santità della porta accanto” di cui parla Papa Francesco, la santità di «quelli che vivono vicino a noi e sono un riflesso della presenza di Dio» (Gaudete et exsultate, n. 7). La purezza bussa alla porta di ogni cuore, siamo sempre in tempo a viverla: nessuna caduta può renderci schiavi del nostro passato, qualunque esso sia. Non è mai troppo tardi per desiderare la purezza. Come puoi rinunciare a questa bellezza?

Filippo Betti

~~~~~

Per conoscere meglio Tiziana, clicca qui per acquistare il libro “Una santa della porta accanto. Tiziana. L’offerta di una giovane” di fra Alessandro di Madonna Povertà.

Clicca qui per vedere su YouTube il video sulla vita di Tiziana.

Se ti è piaciuto quanto hai letto condividilo sui social, ad altri potrà servire.

Per ricevere ogni giorno gli articoli del blog Entrate nel gruppo whatsapp  o Iscrivetevi al canale Telegram

Ragione e sentimento. E le emozioni?

Nei miei articoli ho spesso scritto come in una relazione sponsale sia fondamentale seguire la ragione e la volontà. Spesso le emozioni ci possono condurre al disastro. Quante famiglie si sono distrutte perchè moglie o marito hanno seguito le emozioni del momento e hanno agito secondo quelle emozioni e non secondo ragione. Hanno messo il loro sentire innanzi alla ragione. Hanno fatto la scelta facile e non la scelta giusta.

Non rinnegando nulla di quanto ho scritto fino ad ora credo però sia importante fare una precisazione. I sentimenti non sono il male assoluto. I sentimenti sono importanti e hanno un posto di rilievo nella nostra vita e nelle nostre scelte. Vanno ascoltati e vanno vissuti senza che siano repressi, perchè sono parte di noi. Le nostre scelte però vanno equilibrate con la ragione. Ragione e sentimento permettono di fare la scelta giusta. Questo vale in ogni ambito, vale nel discernimento per capire la volontà di Dio, e vale anche nella nostra vita sponsale dove si manifesta maggiormente la nostra vocazione all’amore.

Per fare chiarezza è doverosa un’ulteriore precisazione. Emozione e sentimento sono la stessa cosa? In realtà non lo sono. Il sentimento si costruisce con il tempo e resta. E’ qualcosa che è difficile da modificare una volta che si è generato verso una persona. Può essere il sentimento di antipatia verso qualcuno con cui non mi trovo. Può essere il sentimento di riconoscenza verso chi mi ha fatto del bene. Può essere il sentimento d’amore verso chi decide di vivere la sua vita accanto a me nel matrimonio.

L’emozione è una sensazione molto più estemporanea e che è soggetta a continui sbalzi. Come un fuoco di paglia. E’ emozione, ad esempio, la rabbia verso il collega di lavoro che mi ha messo in cattiva luce con il capo. Così è anche per ciò che sentiamo con l’amore! C’è il momento dell’innamoramento dove l’emozione è fortissima. Dove c’è attrazione, c’è passione, c’è il desiderio di essere sempre con lui/lei e di essere parte di lui/lei completamente. Di essere nei suoi pensieri e nel suo corpo. Quella è l’emozione. Con il tempo, con il matrimonio, con gli impegni, con l’età che cambia (prendiamo atto che le emozioni che viviamo da adolescenti non sono le stesse di un’età matura), difficilmente vivremo ancora quei momenti così totalizzanti di passione. Sicuramente non sarà la normalità. Ci saranno ancora momenti o periodi più lunghi di forte passione, ma ci saranno anche momenti di aridità dove si farà fatica a sentire l’emozione nel cuore. Non passerà mai invece il sentimento. Il sentimento è quella consapevolezza di bene e di bello che abbiano nello stare vicino l’uno all’altra. Quella consapevolezza di fare la cosa giusta nel donarci vicendevolmente anche quando costa un po’ di fatica. Quella consapevolezza che accarezza il nostro cuore e che ci fa stare bene quando con la nostra presenza, il nostro agire, le nostre parole siamo riusciti a rendere l’altro/a felice. Il sentimento dell’amore è la gioia di spenderci per il bene dell’altro/a.

Il sentimento di noi sposi cresce con gli anni di matrimonio, perchè cresce la nostra storia insieme, crescono le volte in cui abbiamo condiviso gioie e i dolori, cresce la riconoscenza per i perdoni ricevuti. Per questo dopo anni di matrimonio posso dire sinceramente e convintamente che l’amore per mia moglie è molto più forte, più vero e più grande di quando l’ho conosciuta. Non provo le stesse emozioni incredibili che provavo quando, fidanzati da poco, la carezzavo, la baciavo, la abbracciavo. Provo però molto più amore.

Capite cosa intendo per equilibrio tra volontà e sentimenti, tra ragione e sentimenti? La volontà mi permette, facendo la cosa giusta, di nutrire i miei sentimenti e in un certo modo anche i suoi. I sentimenti mi permettono invece di arricchire di bellezza, di gioia e di pienezza, la mia scelta di fare il bene, di donarmi a lei. La volontà aiuta i sentimenti a crescere e i sentimenti aiutano la volontà a non appesantire la nostra vita.

Robert Cheaib per spiegare bene questo concetto ricorre ad Immanuel Kant che scrisse: Le emozioni sono come una piena che rompe una diga. I sentimenti sono invece una corrente profonda che scava sempre più il letto del fiume.

Quindi, concludendo, facciamo chiarezza nel nostro matrimonio. Godiamo delle emozioni positive, dell’attrazione, del desiderio che proviamo verso l’altro/a quando si fanno sentire nel nostro cuore. Non facciamone però un dramma quando proviamo aridità emozionale. Può succedere in un matrimonio. Ciò che conta sono le nostre scelte, scelte ponderate nell’equilibrio tra ragione e sentimento. Riusciremo così a comprendere la scelta giusta da fare, senza farci deviare dalle emozioni del momento. In questo modo anche le emozioni torneranno perchè saranno nutrite da un amore autentico e consapevole.

Antonio e Luisa

Cliccate qui per entrare nel gruppo whatsapp 

Iscrivetevi al canale Telegram

Per acquistare i nostri libri Influencer dell’amore – L’ecologia dell’amore – Sposi sacerdoti dell’amore

Per iscrivervi al canale youtube cliccate qui

Dio ti vede per quello che sei: una meraviglia.

Una delle ferite più dolorose con cui l’uomo deve fare i conti è la menzogna, che si porta dentro fin dai tempi di Adamo ed Eva, che Dio ti tende delle trappole. La sensazione o il pensiero che prima o poi Dio ti fregherà, se non ti sta già imbrogliando, e che di Lui non ci si può fidare.

Morte-in-culla-e-vaccini-gli-interventi-dopo-il-caso-della-bimba-di-2-mesi.jpg

A maggior ragione se stai attraversando una crisi personale o matrimoniale, hai la sensazione di aver sbagliato tutto, aver preso delle cantonate e magari metti pure in dubbio la tua fede e la tua relazione con Dio. Dio diventa lo schermo bianco dove proietti quel genitore aguzzino che ti porti dentro, e pensi che se davvero ti lasciassi penetrare dallo sguardo di Dio fino alle tue zone d’ombra, Egli si vergognerebbe di te, così come tu ti biasimi e ti accusi. Ma questo non è Dio. Sappi che ogni volta che ti parte un giudizio duro e nefasto verso te stesso o gli altri, quella voce non viene da Dio, viene dal demonio. Il senso di colpa non è di Dio, il senso di responsabilità si. Il linguaggio dello Spirito Santo, che è fermo e potente, esprime la verità su di te sempre con incoraggiamento, supporto, sostegno, come un coach che mai smetterà di credere nella possibilità che tu possa fiorire e portare frutto. Il Vangelo di oggi spiega e racconta chi è Dio. E non è facile per l’uomo poter credere a tutto questo amore, senza la minima fregatura, senza che prima o poi ne dovrà pagare il prezzo. Per certi versi perché ci portiamo dentro un’idea dell’amore di Dio da centro benessere, privo di scomodità e fastidi. E per altri fronti perché non ci siamo abituati a questa qualità di amore. Se hai avuto dei genitori freddi che non ti hanno abbracciato o coccolato, se ti arrivano abbracci e tenerezze in abbondanza ti danno fastidio, quasi ti urtano, ti fanno male, perché non sono familiari, non ci sei abituato. Così l’uomo non è abituato all’Amore straripante di Dio, e spesso prenderne consapevolezza fa male. Ma non è un dolore fine a se stesso, ma una di quelle fitte utili a purificare dalle sozzure una ferita che rischia di infettarsi. Il Signore Gesù Cristo con la sua venuta, una cosa sola desidera portare a compimento: la possibilità per TUTTI di essere salvati attraverso l’amore, non la legge o la morale, ma l’amore di un atto potente che renda testimonianza di quanto Dio ci tiene a te. Nella crocifissione di Gesù si rivela l’amore di Dio, nella sua Risurrezione si manifesta la Potenza di Dio. Ma credere a questo amore è un problema per l’uomo, perché significa “mettere sotto la luce di Cristo le nostre povertà” (D. Fabio Rosini), accettare di essere un vuoto umile che la luce dell’Amore di Dio può riempire e in figura Christi manifestare la Sua Gloria attraverso gesti, parole e sguardi di affetto e bene a chi ti circonda. Nei momenti di peggiore crisi nel mio matrimonio non so quante volte ho pensato che quel 8 dicembre 2005 avessimo tutti preso una grossa cantonata, che tutti i corsi e percorsi fatti fossero stati una gran presa per i fondelli. La cosa che più mi faceva male era sentire preti, frati e suore che mi dicevano che il matrimonio ahimè era questo, e che mi dovevo incollare sta croce e sopportare ogni abuso andando avanti. Ma ti pare che il Signore Gesù Cristo mi ha creato semplicemente per sopportare e stringere i denti? Ma credi davvero che una crisi matrimoniale sia solo un sassolino appuntito dentro la scarpa che ti ricorda che devi patire, devi soffrire e devi morire!!! La menzogna che l’incontro con Dio fosse stata una fregatura mi distruggeva. Se c’è una cosa che mi ha insegnato Don Fabio Rosini che non dimenticherò mai è questa: una cosa sola devi temere, di perderti Dio nella tua vita! Ma io Dio l’ho conosciuto. L’ho incontrato. Io mi fido di Lui. E facendo memoria, in quei momenti bui, di chi era Dio per me ho trovato me stessa e la fiducia nella nostra relazione. Mi sono messa in cammino combattendo la buona battaglia dell’Amore sposale, che mi chiamava a crescere, a fare salti di qualità, cambiamenti, a riprendermi la mia libertà perduta. LIBERTA’. Sentirmi libera. Libera di restare, libera di amare mio marito da una posizione adulta non da bambina vittima e fregnona. Mentre io e Roberto facevamo verità su di noi, su chi eravamo, sulle nostre ferite, i limiti, sulle nostre proiezioni, il nostro matrimonio andava verso la LUCE, e si caricava di una forza mai vista prima. Quella luce è l’amore di Cristo per me Claudia, per Roberto. Ci ricorda che siamo chiamati a progetti altissimi, pervasivi e impegnativi per lasciare a questo mondo il profumo del suo Amore, su noi stessi, la nostra famiglia, i nostri figli e sugli altri. Spesso la mattina faccio colazione sul balcone di casa mia, ed è un momento tutto speciale per me prima della maratona giornaliera. E medito e rifletto sul fatto che sono una miracolata, che la mia vita poteva sprofondare nella depressione, che il mio matrimonio poteva spaccarsi per l’egoismo e la rabbia. Penso a tutti i traumi della mia infanzia che avrebbero potuto annientarmi. E invece sono qui, sul balcone di casa mia, a guardare quella fetta di cielo azzurrissimo sovrastato dai palazzi di cemento, a ricordarmi che l’Amore di Dio vince sempre e su ogni cosa se lo desideri ardentemente nella tua vita e non ti arrendi mai di cercarLo.

Claudia e Roberto

Canale Telegram

Pagina facebook Amati per amare

Blog Amati per amare

 

Non potrei mai amare una donna di 50

Una notizia circolava sui media e sulla rete qualche giorno fa. Le parole di un certo Yann Moix, che dicono essere un noto scrittore e sceneggiatore francese, hanno fatto molto discutere. Una di quelle notizie frivole che ci mettono un secondo a fare il giro del mondo. In un’intervista alla rivista Marie Claire il bel cinquantenne ha dichiarato:

Potrebbe mai amare una donna di 50 anni?“, “Ah no, non esageriamo, è impossibile“. “Ma si rende conto che è orribile?”, domanda allora la giornalista. E lui risponde: “Dico la verità, a 50 anni non potrei mai amare una donna di 50”. “Ma perché?”, continua l’intervistatrice. “Le trovo troppo vecchie, forse quando avrò 60 anni ne sarò capace, allora una donna di 50 mi sembrerà giovane”. A dire queste frasi in un’intervista a Marie Claire è lo scrittore francese Yann Moix, che di anni ne ha proprio 50 e non è certo Brad Pitt. Non contento, poi ha rincarato la dose:  “Le 50enni per me sono invisibili, preferisco i corpi della donne giovani, tutto qua. Punto. Il corpo di una donna di 25 anni è straordinario, quello di una donna di 50 anni non lo è affatto”. 

E’ impossibile! Per Yann è impossibile. Perchè? Il corpo di una donna di cinquantanni è brutto. Non è desiderabile, anzi probabilmente crede sia orrendo. Quello di una venticinquenne è perfetto. Non è più acerbo e non è ancora passato. E’ al culmine della bellezza.

Stanno davvero così le cose? Mi sento chiamato in causa. Io ho sposato Luisa nel 2002. Io avevo 27 anni e lei 35. Fate voi i conti. Lei ora ha passato i cinquanta mentre io sono ancora abbondantemente al di sotto. Eppure mi piace più ora di prima. Non sono impazzito e ci vedo ancora bene. Le gravidanza e il tempo hanno lasciato segni visibili, eppure è meravigliosa. E’ l’amore che rende tutto più bello. Capite bene che anche tutto l’amore che noi doniamo al nostro coniuge diventa bellezza che trasfigura il nostro corpo e lo rende bello. Almeno ai suoi occhi. Trasfigurare, andare oltre la forma per mostrare attraverso il corpo una ricchezza che lo supera e rende visibile ciò che non è visibile: l’amore. Perchè la mia sposa mi sembra ogni giorno più bella? E’ fuori da ogni logica. Passa il tempo, il corpo si lascia andare poco alla volta. Non è più nel pieno della sua giovinezza come quando l’ho conosciuta, eppure mi appare più bella ora. Come è possibile? Non può comprendere questa logica se non chi ama e fa esperienza dell’amore. L’amore cambia le persone. Ha cambiato il suo corpo. Lo cambia perchè lo arricchisce di tutta la dolcezza e l’accoglienza che l’amore vissuto può regalare. Anche la Madonna  a Medjugorje, durante un’apparizione disse: Io sono bella perché amo. Se volete diventare belli, amate e non avrete tanto bisogno dello specchio. Non importa se crediate o meno a queste apparizioni. Questa frase è autenticamente vera. L’amore cambia anche il mio sguardo. Il mio sguardo non è quello di qualsiasi altro. Il mio è arricchito di tutte la vita insieme, dei momenti belli e di quelli brutti, di tutti i perdoni, i dialoghi, i gesti di servizio e di tenerezza, è anche arricchito di tutti i momenti di intimità, è arricchito dalla nostra preghiera di coppia che è intimità spirituale, è arricchito  dall’amplesso che è la massima intimità corporale tra due sposi. Tutti questi anni anni in cui ci siamo donati l’uno all’altra mi permettono di vedere la mia sposa con uno sguardo diverso. Come photoshoppato. Io non vedo quello che vedono gli altri, vedo la bellezza del suo corpo trasfigurato, arricchito di tutto ciò che lei è, nel suo profondo. Un mistero che non smetto mai di scoprire e che mi rende la vita accanto a lei una meraviglia.

Non mi sento più povero di Yann Moix. Mi sento più ricco. Probabilmente non ha trovato, nella sua vita, che donne che non gli hanno dato nulla oltre il corpo. Più facilmente lui non è stato capace di accogliere, da quelle donne, null’altro che il corpo. In realtà il povero è lui. Io non ho bisogno di cercare sempre nuovi corpi per trovare la bellezza che altrimenti non saprei scorgere. Grazie all’amore che rende tutto sempre nuovo e diverso riesco a scorgere la bellezza quella vera, quella che va oltre un corpo, ma che si trasfigura nel corpo. Non mi sto accontentando. Al contrario sto assaporando la bellezza autentica che si scopre solo con una vita passata insieme e nel dono reciproco del nostro amore.

Antonio e Luisa

Sposi sacerdoti. Vieni con me dal Libano. (44 articolo)

[8]Vieni con me dal Libano, o sposa,
con me dal Libano, vieni!
Osserva dalla cima dell’Amana,
dalla cima del Senìr e dell’Ermon,
dalle tane dei leoni,
dai monti dei leopardi.
[9]Tu mi hai rapito il cuore,
sorella mia, sposa,
tu mi hai rapito il cuore
con un solo tuo sguardo,
con una perla sola della tua collana!
[10]Quanto sono soavi le tue carezze,
sorella mia, sposa,
quanto più deliziose del vino le tue carezze.
L’odore dei tuoi profumi sorpassa tutti gli aromi.
[11]Le tue labbra stillano miele vergine, o sposa,
c’è miele e latte sotto la tua lingua
e il profumo delle tue vesti è come il profumo del Libano.

Questi versetti del Cantico seguono immediatamente la descrizione dell’amata da parte dell’amato che, attraverso uno sguardo casto, riesce a far sentire la propria  regina desiderata profondamente. La donna prova una gioia che riempie, seppur per pochi istanti, il suo desiderio costitutivo d’amore. L’uomo riesce a penetrare con il proprio sguardo  oltre la semplice fisicità della donna che, per quanto bella possa essere, non può riempire gli occhi di un uomo alla ricerca della bellezza assoluta. L’innamoramento cosa è se non il credere di aver fatto esperienza della bellezza assoluta? Non può bastare la concretezza del corpo. Sarebbe qualcosa di troppo limitato. L’uomo, infatti, cerca un’esperienza di infinito. Cerca un’esperienza dove il corpo sia la porta di accesso allo spirito immortale della persona amata. Questa premessa rende possibile questi versetti, forse tra i più famosi del Cantico. Questi versetti trasmettono tutta la meraviglia e lo sconvolgimento interiore, la passione d’amore verso la propria amata  che Salomone non riesce a trattenere. Lo sposo è conquistato dalla propria sposa in un intreccio di cuore e corpo, di desiderio e passione, di spirituale e carnale, un intreccio che pervade tutta la persona e per questo è inebriante e totalizzante. Diventa uno sguardo così profondo da divenire contemplazione, contemplazione di ciò che è più bello e meraviglioso: la propria amata. Uno sguardo contemplativo così bello da dare forza e motivazione allo sposo per donarsi totalmente a quella donna e in quel rapporto d’amore così pieno e coinvolgente.

Molti, leggendo questo passo del Cantico e questa interpretazione che abbiamo voluto dare, potrebbero intravedere, in questo sentimento così passionale e carnale, l’amore degli sposi novelli, dove l’innamoramento è ancora forte e coinvolgente. Non è così. Se nel matrimonio l’unione sponsale è curata tutti i giorni in un contesto di dolcezza e dedizione dell’uno verso l’altra, quello sguardo contemplativo non passerà, anzi, si perfezionerà e sarà rinforzato giorno dopo giorno. Ogni sposo continuerà a vedere nella sua sposa la regina della propria vita e continuerà a restare rapito dalla sua bellezza anche se gli anni passano e arrivano rughe e capelli bianchi. Questo è possibile perchè quella relazione così totalizzante diventa sempre più profonda, intima e, per certi versi, spirituale. Ogni rapporto fisico, con alti e bassi sia inteso, diventa un’esperienza mistica. Un incontro d’amore che permette si fare esperienza di Dio Amore. Un’esperienza nella finitezza umana della Trinità divina. L’amore trasfigura tutto e anche un corpo che, anno dopo anno, inevitabilmente invecchia, continuerà ad apparire bello e attraente per chi ha saputo vivere il matrimonio in questo modo.

Antonio e Luisa

1 Introduzione 2 Popolo sacerdotale 3 Gesù ci sposa sulla croce 4 Un’offerta d’amore 5 Nasce una piccola chiesa 6 Una meraviglia da ritrovare 7 Amplesso gesto sacerdotale 8 Sacrificio o sacrilegio 9 L’eucarestia nutre il matrimonio 10 Dio è nella coppia11 Materialismo o spiritualismo 12 Amplesso fonte e culmine 13 Armonia tra anima e corpo 15 L’amore sponsale segno di quello divino 16 L’unione intima degli sposi cantata nella Bibbia 17 Un libro da comprendere in profondità 18 I protagonisti del Cantico siamo noi 19 Cantico dei Cantici che è di Salomone 20 Sposi sacerdoti un profumo che ti entra dentro. 21 Ricorderemo le tue tenerezze più del vino.22 Bruna sono ma bella 23 Perchè io non sia come una vagabonda 24 Bellissima tra le donne 25 Belle sono le tue guance tra i pendenti 26 Il mio nardo spande il suo profumo 27 L’amato mio è per me un sacchetto di mirra 28 Di cipresso il nostro soffitto 29 Il suo vessillo su di me è amore  30 Sono malata d’amore 31 Siate amabili 32 Siate amabili (seconda parte) 33 I frutti dell’amabilità 34 Abbracciami con il tuo sguardo 35 L’amore si nutre nel rispetto. 36 L’inverno è passato 37 Uno sguardo infinito 38 Le piccole volpi che infestano il nostro amore. 39 Il mio diletto è per me. 40 Voglio cercare l’amato del mio cuore 41 Cos’è che sale dal deserto 42 Ecco, la lettiga di Salomone 43 I tuoi seni sono come due cerbiatti

Sposi sacerdoti. I tuoi seni sono come due cerbiatti. (43 articolo)

[1]Come sei bella, amica mia, come sei bella!
Gli occhi tuoi sono colombe,
dietro il tuo velo.
Le tue chiome sono un gregge di capre,
che scendono dalle pendici del Gàlaad.
[2]I tuoi denti come un gregge di pecore tosate,
che risalgono dal bagno;
tutte procedono appaiate,
e nessuna è senza compagna.
[3]Come un nastro di porpora le tue labbra
e la tua bocca è soffusa di grazia;
come spicchio di melagrana la tua gota
attraverso il tuo velo.
[4]Come la torre di Davide il tuo collo,
costruita a guisa di fortezza.
Mille scudi vi sono appesi,
tutte armature di prodi.
[5]I tuoi seni sono come due cerbiatti,
gemelli di una gazzella,
che pascolano fra i gigli.
[6]Prima che spiri la brezza del giorno
e si allunghino le ombre,
me ne andrò al monte della mirra
e alla collina dell’incenso.
[7]Tutta bella tu sei, amica mia,
in te nessuna macchia.

 

Proseguiamo con il terzo poema del Cantico. Dopo aver visto nel precedente articolo il corteo nuziale, arriviamo finalmente all’incontro. Entrano nella casa nuziale e lo sposo sempre più impaziente, il re, può disvelare, togliere il velo alla sua amata. L’articolo precedente ci ha riportato alla memoria l’ingresso della sposa in chiesa. Il primo momento del rito del matrimonio. Oggi il Cantico ci riporta alla prima notte di nozze, il secondo momento del rito del matrimonio, quello che pone il sigillo all’unione. Ci riporta alla prima unione fisica. Quello che racconta il canto del poema è proprio lo sguardo di meraviglia dello sposo che pone lo sguardo sulla sposa. Una meraviglia che ogni sposo, credo, abbia potuto sperimentare. Una meraviglia che ancora oggi, dopo anni,  può commuoverci.  Una meraviglia che non passa, che si trasforma e, se possibile, diventa ancora più forte, perchè la bellezza si nutre di amore. Il suo non è uno sguardo di concupiscenza, non è uno sguardo  che si sofferma sulla donna per dare soddisfazione alla propria cupidigia, trasformando la sposa in oggetto. Lo sguardo del Re è uno sguardo di meraviglia, è uno sguardo carico di Eros, ma non solo, è uno sguardo che permette alla sua sposa di sentirsi bella, la più bella, e che permette all’amata di sentirsi a proprio agio davanti al proprio sposo anche se denudata, perchè lo sguardo del suo re non viola la sensibilità della stessa facendola sentire aggredita, ma, al contrario, ne esalta la femminilità e accresce in lei il desiderio di incontrare il proprio sposo sempre più profondamente con tutto il suo corpo e tutta la sua anima. Lo sguardo prepara la donna all’unione totale con il suo sposo. Il Cantico non nasconde con moralismo l’eros e la corporeità degli sposi, ma li esalta in un contesto di purezza e verità che nulla hanno di volgare e pornografico.

L’uomo, attraverso uno sguardo casto ed erotico nello stesso tempo, non si limita a guardare un corpo, ma il suo sguardo vorrebbe penetrare nell’anima della donna in profondità, per realizzare un’esperienza di bellezza piena e di stupore autentico.

Uno sguardo casto permette tutto questo e, solo purificando il nostro sguardo da pornografia diretta o indiretta, riusciremo a guardare con gli occhi del re la nostra donna e farla sentire bella e femminile e non solo un oggetto di piacere.

Uno sguardo inquinato viola la donna e, presto o tardi, rovinerà uno dei momenti più intensi e belli del matrimonio, l’amplesso fisico, limitando tutto a un superficiale piacere fisico. Non riuscendo a vedere oltre il corpo, gli sposi non riusciranno a vivere quella esperienza di bellezza e di pienezza che il Cantico indica non solo possibile ma da ricercare.

Cosa vogliamo essere per nostra moglie, il Re che la fa sentire bella e desiderata o il ladro che viola la sua intimità per soddisfare le proprie voglie?

Antonio e Luisa

1 Introduzione 2 Popolo sacerdotale 3 Gesù ci sposa sulla croce 4 Un’offerta d’amore 5 Nasce una piccola chiesa 6 Una meraviglia da ritrovare 7 Amplesso gesto sacerdotale 8 Sacrificio o sacrilegio 9 L’eucarestia nutre il matrimonio 10 Dio è nella coppia11 Materialismo o spiritualismo 12 Amplesso fonte e culmine 13 Armonia tra anima e corpo 15 L’amore sponsale segno di quello divino 16 L’unione intima degli sposi cantata nella Bibbia 17 Un libro da comprendere in profondità 18 I protagonisti del Cantico siamo noi 19 Cantico dei Cantici che è di Salomone 20 Sposi sacerdoti un profumo che ti entra dentro. 21 Ricorderemo le tue tenerezze più del vino.22 Bruna sono ma bella 23 Perchè io non sia come una vagabonda 24 Bellissima tra le donne 25 Belle sono le tue guance tra i pendenti 26 Il mio nardo spande il suo profumo 27 L’amato mio è per me un sacchetto di mirra 28 Di cipresso il nostro soffitto 29 Il suo vessillo su di me è amore  30 Sono malata d’amore 31 Siate amabili 32 Siate amabili (seconda parte) 33 I frutti dell’amabilità 34 Abbracciami con il tuo sguardo 35 L’amore si nutre nel rispetto. 36 L’inverno è passato 37 Uno sguardo infinito 38 Le piccole volpi che infestano il nostro amore. 39 Il mio diletto è per me. 40 Voglio cercare l’amato del mio cuore 41 Cos’è che sale dal deserto 42 Ecco, la lettiga di Salomone

Un grande matrimonio è fatto di servizio

Ma sedere alla mia destra o alla mia sinistra non sta a me concederlo; è per coloro per i quali è stato preparato».
All’udire questo, gli altri dieci si sdegnarono con Giacomo e Giovanni.
Allora Gesù, chiamatili a sé, disse loro: «Voi sapete che coloro che sono ritenuti capi delle nazioni le dominano, e i loro grandi esercitano su di esse il potere.
Fra voi però non è così; ma chi vuol essere grande tra voi si farà vostro servitore,
e chi vuol essere il primo tra voi sarà il servo di tutti.
Il Figlio dell’uomo infatti non è venuto per essere servito, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti».

Il matrimonio è il sacramento del dono e del servizio. Solo mettendo in pratica questo semplice, ma difficile da realizzare, comando di Gesù, possiamo vivere il matrimonio per quello che è. Non per quello che molti credono. Molti, infatti, pensano al matrimonio come una relazione dove l’altro/a deve darsi da fare per renderli felici. Perchè mi sposo? Alla fine il discorso si riduce a questa semplice domanda. Una domanda che può davvero farci capire molto. Una domanda che ci dobbiamo fare.

Racconto un aneddoto per spiegarmi meglio. Un sacerdote, missionario in Brasile, venne da noi in parrocchia per una breve testimonianza. Ci raccontò, molto divertito, di un episodio che lo vide protagonista durante la celebrazione di un matrimonio. Era tutto pronto. Gli sposi erano sotto l’altare e lui fece la fatidica domanda alla sposa, a bruciapelo: “Perchè lo sposi?”.

La donna, un po’ imbarazzata e sorpresa, rispose: “Per essere felice”.  Lui si adombrò e fece la finta di cacciare tutti: “Non vi sposo perché non voglio essere parte del vostro divorzio”. Gli sposi rimasero senza parole. Allora lui diede la spiegazione che voleva arrivasse ai due giovani: “Non devi sposarlo con l’illusione che lui possa renderti felice. Vale anche per te caro sposo. Non sarà mai all’altezza delle tue aspettative. Non puoi pretendere che lui ti possa dare una pienezza che non gli appartiene. E’ una persona limitata e imperfetta come lo sei tu. Non lo vedi? E’ un peccatore come te. La forza che vi spinge al matrimonio deve essere un’altra. Dovreste avere il desiderio, che nasce nel cuore e prende vita nella scelta che farete ogni giorno della vostra vita insieme, di donarvi totalmente l’uno all’altra per rendere l’altro/a felice. State tranquilli che se avete questa consapevolezza dove non arriverete voi arriverà la Grazia di Dio”.

Cosa ci insegna questa breve testimonianza? Che spesso sbagliamo il punto su cui focalizzare la nostra attenzione. Siamo sempre pronti a riscontrare ogni mancanza del nostro sposo (o sposa), sempre pronti a sentirci offesi da un atteggiamento poco accogliente, sempre pronti a sentirci poco curati e ascoltati. Ci sentiamo spesso incompresi, trascurati, dati per scontato. In realtà, se ci pensiamo bene, l’altro non sarà mai perfetto (o perfetta, vale per entrambi). Sbagliamo atteggiamento. Dovremmo invece chiederci altro. Come posso aiutarlo/a? Cosa posso fare per farlo felice? Cosa gli piace? Posso cambiare qualcosa nella mia relazione con lui/lei per rendermi più amabile?

Cambia tutta la prospettiva e cambia la relazione. Solo così diventa un vero matrimonio, una vocazione all’amore e non solo due povertà che cercano di prendere qualcosa dall’altro come mendicanti.

Vi suggerisco un’abitudine da prendere. Fa tanto bene alla coppia. Alla sera, prima di addormentarsi, abbracciarsi e nell’intimità del talamo chiedersi scusa vicendevolmente. Su quello che potevamo fare e non abbiamo fatto.

Antonio e Luisa

 

 

Sposi sacerdoti. L’unione intima degli sposi cantata nella Bibbia. (16 articolo)

Dopo la premessa dell’articolo precedente, tenendo presente la storia e il significato di questo libro che attraverso la storia d’amore di due giovani sposi vuole raccontare la storia della relazione tra Dio e gli uomini, possiamo ora affrontare il tema del libro. Nel Cantico dei Cantici viene cantato l’amore. L’amore umano. E’ un libro che narra un’esperienza d’amore, concreta, tra un uomo e una donna. Un amore di tipo sponsale. Tutto il contesto lo fa credere. Non è solo un amore oblativo, di dono. Non è un amore platonico. E’ un amore prevalentemente carnale.  E’ un amore completo, totale. Un amore passionale con risvolti erotici, per nulla velati, ma molto espliciti. Dove, seppur in modo poetico e mai volgare, non viene tralasciato nulla del corpo dell’amato e dell’amata. Non viene tralasciato nulla di sensazioni, emozioni, sapori, odori e colori. Una bellezza che piano piano si svela, proporzionalmente allo svelarsi e all’accogliersi vicendevole dei due sposi,  in un crescendo di esperienza sempre più concreta ed intima dell’uno con l’altra. Cosa possiamo comprendere immediatamente da questa introduzione al testo. Per vivere questo amore cantato nel Cantico dobbiamo purificare il nostro sguardo. Dobbiamo essere capaci di eliminare una certa malizia che spesso si nasconde dietro certe idee di amore erotico. Dobbiamo eliminare anche un falso pudore che spesso nasconde la nostra chiusura all’altro e incapacità di farci dono. L’amore erotico tra due sposi non è nulla di vergognoso o di sporco. Certo possiamo sporcarlo noi con il nostro egoismo. L’amore erotico che Dio ha pensato per noi è qualcosa che apre alla meraviglia dell’amore che diventa esperienza concreta vissuta nel corpo. Lo sguardo di Dio sulla sessualità umana, da sempre, è uno sguardo buono e positivo. L’espressione che troviamo nella Genesi al cap. 1 E’ Dio vide che era cosa molto buona è posta proprio al termine della creazione dove aveva appena formato uomo e donna. Due creature sessuate, diverse e complementari, che, nell’unione intima, diventano una sola carne e diventano fecondi. Due creature fatte a somiglianza di Dio e che nella loro relazione sponsale riproducono la relazione d’amore di Dio Trinità in se stesso. Detto in altre parole Dio ci ha voluto sessuati perchè nell’unione intima e completa di due sposi si potesse scorgere, in maniera diversa e limitata, ma concreta, la relazione perfetta delle persone della Trinità. Il corpo, che non solo ci appartiene ma ci costituisce come persone insieme all’anima, diventa strumento per esprimere in modo chiaro e netto quell’amore che abbiamo nel profondo di noi. Il corpo rende visibile ciò che non è visibile. Una realtà non solo lecita, ma santissima. Santissima come lo è il Cantico.  Il Cantico parla di questo amore. Un libro da leggere con lo stupore di chi si addentra nella profondità del pensiero di Dio. Un libro che apre alle meraviglia di un’esperienza che noi sposi possiamo e dobbiamo vivere nella concretezza della nostra relazione e della nostra vita insieme.

Antonio e Luisa

Precedenti articoli

Introduzione Popolo sacerdotale Gesù ci sposa sulla croce Un’offerta d’amore Nasce una piccola chiesa Una meraviglia da ritrovare Amplesso gesto sacerdotale Sacrificio o sacrilegio L’eucarestia nutre il matrimonio Dio è nella coppia Materialismo o spiritualismo Amplesso fonte e culmine Armonia tra anima e corpo L’amore sponsale segno di quello divino

Sposi sacerdoti. Una meraviglia da ritrovare. ( 6 articolo)

Dopo queste prime riflessioni potremmo azzardare una definizione sul nostro ruolo sacerdotale di sposi: siamo sacerdoti dell’amore. Cerchiamo quindi di rischiararci le idee su cosa significhi amore e amare nella realtà cristiana. Sappiamo che questa parola è abusata e inflazionata e può acquisire significati molto soggettivi e diversi tra di loro. Per un cristiano non può essere così. Abbiamo visto come il gesto più alto di amore di Gesù, gesto sacerdotale, sia stato il suo dono totale sulla croce. Dono accolto dalla sua Chiesa, da ognuno di noi. L’amore è quindi: Un donarsi ed accogliersi reciproco di due persone, che determina un’unione profonda coinvolgente la totalità del loro essere, cioè cuore anima e corpo, in modo diverso secondo la finalità del dono. Capite bene che un amore di amicizia è diverso da quello tra fidanzati, tra genitori e figli, tra sposi e così via. Sono diversi i gesti, le modalità e l’intensità. Questo è il significato oggettivo e naturale della parola amore. Una riproduzione creata in ombra a quella divina. Tutte le diverse relazioni d’amore che possiamo intrecciare con altre persone mirano a rispondere al desiderio di socialità. Solo l’amore sponsale (nel quale inserisco anche la chiamata al sacerdozio o alla vita consacrata) risponde al desiderio di sessualità. Desiderio che richiede un’unione totale, fedele, feconda e indissolubile con una persona complementare e diversa da noi. Dio ci ha donato un libro dove ci insegna ad essere sacerdoti, si fa maestro dell’amore sponsale. E’ il Cantico dei Cantici. Ecco perchè questo libro della Bibbia sarà la base delle nostre riflessioni una volta terminata questa lunga introduzione. Dobbiamo farci provocare e interrogare dal testo. Noi siamo a livello di quanto descritto? Viviamo quel tipo di amore naturale, anche erotico e carnale, che è la base dell’amore soprannaturale e la Grazia del nostro sacramento? Non dobbiamo avere la presunzione di essere troppo spirituali. Spesso fare voli pindarici, scappare nella spiritualità, nella preghiera e nella trascendenza nasconde una incapacità di farsi dono nel corpo. Non si può costruire una casa dal tetto. Bisogna partire dalle fondamenta e poi si potrà arrivare anche al tetto. Se l’amore naturale è il concetto che ho espresso sopra, cosa sarà l’amore dei figli di Dio? L’amore dei battezzati e dei consacrati nel matrimonio? E’ l’amore naturale perfezionato, aumentato, plasmato dal fuoco consacratorio dello Spirito Santo. Capite bene che se non abbiamo consolidato, compreso e vissuto l’amore naturale non esiste la base per l’azione dello Spirito Santo nella nostra unione sponsale. Dio ci rende capaci di amare come Lui si ama nella Trinità. Sposi icona della Trinità. Certo non siamo che una pallida immagine finita e imperfetta. Assumiamo però lo stile di Dio. Se, però, ci impegniamo e  ci abbandoniamo a Dio. Capite bene che noi, come genere umano, siamo stati creati per amare così. Siamo creati ad immagine di Dio. Il peccato originale ha distrutto questa armonia creata che da soli non possiamo recuperare, ma che con la Grazia del sacramento, possiamo rivivere nella nostra relazione sponsale. Il Cantico dei Cantici esprime pienamente l’amore delle origini, di cui noi abbiamo nostalgia e che possiamo conquistare con il matrimonio. Il Cantico dei Cantici, secondo alcuni esegeti, è la prosecuzione della Genesi. Ricordiamo che Adamo esclama: Questa volta essa è carne dalla mia carne e osso dalle mie ossa. La si chiamerà donna perché dall’uomo è stata tolta.

Non sappiamo la risposta di Eva. La possiamo però trovare nel Cantico dei Cantici dove ritroviamo quella meraviglia e quello stupore di Adamo. Meraviglia e stupore recuperati.

Adesso stiamo davvero entrando in concetti meno astratti e più concreti. Stiamo entrando nella bellezza del nostro essere sposi che si esprime in un modo di amare, in atteggiamenti e gesti, che diventano non solo gesti d’amore, ma gesti sacerdotali.

Antonio e Luisa

Uno sguardo photoshoppato

Oggi finisco la mia personale trilogia di riflessioni sulla trasfigurazione. Nei precedenti articoli ho riflettuto di come la trasfigurazione riguardi Gesù, ma non solo. Esiste anche la trasfigurazione di ogni persona. Abramo ne è stato l’esempio. Una vita ormai giunta ad un binario morto, senza prospettive. Una vita che viene trasformata, trasfigurata da Dio. Una missione nuova.  Esiste poi un altro significato che si può dare al concetto di trasfigurazione. Si diventa una persona nuova. Trasfigurare, andare oltre la figura, le apparenze, il corpo. Che non significa che il corpo non abbia importanza. Significa che il corpo è più di ciò che possiamo vedere e toccare. Noi, non abbiamo un corpo, noi siamo anche il nostro corpo. Anima e corpo due realtà di ognuno di noi così legate tra di loro che l’influenza di una rende più ricca o più povera anche l’altra. Tutti sanno che una sofferenza nell’anima spesso porta una sofferenza anche nel corpo. La cosiddetta somatizzazione.  Anima una parola che racchiude tutto il nostro mondo più profondo: psiche, sentimenti, volontà e mondo trascendente. Capite bene che anche tutto l’amore che noi doniamo al nostro coniuge diventa bellezza che trasfigura il nostro corpo e lo rende bello. Almeno ai suoi occhi. Trasfigurare, andare oltre la forma per mostrare attraverso il corpo una ricchezza che lo supera e rende visibile ciò che non è visibile: l’amore. Perchè la mia sposa mi sembra ogni giorno più bella? E’ fuori da ogni logica. Passa il tempo, il corpo si lascia andare poco alla volta. Non è più nel pieno della sua giovinezza come quando l’ho conosciuta, eppure mi appare più bella ora. Come è possibile? Non può comprendere questa logica se non chi ama e fa esperienza dell’amore. L’amore cambia le persone. Ha cambiato il suo corpo. Lo cambia perchè lo arricchisce di tutta la dolcezza e l’accoglienza che l’amore vissuto può regalare. Anche la Madonna  a Medjugorje, durante un’apparizione disse: Io sono bella perché amo. Se volete diventare belli, amate e non avrete tanto bisogno dello specchio. Non importa se crediate o meno a queste apparizioni. Questa frase è autenticamente vera. L’amore cambia anche il mio sguardo. Il mio sguardo, che arricchito di tutte la vita insieme, dei momenti belli e di quelli brutti, di tutti i perdoni, i dialoghi, i gesti di servizio e di tenerezza, e anche arricchito di tutti i momenti di intimità, arricchito dalla nostra preghiera di coppia che è intimità spirituale, e arricchito  dall’amplesso che è la massima intimità corporale tra due sposi. Tutti questi anni anni in cui ci siamo donati l’uno all’altra mi permettono di vedere la mia sposa con uno sguardo diverso. Come photoshoppato. Io non vedo quello che vedono gli altri, vedo la bellezza del suo corpo trasfigurato, arricchito di tutto ciò che lei è, nel suo profondo. Un mistero che non smetto mai di scoprire e che mi rende la vita accanto a lei una meraviglia.

Voglio concludere con un mio vecchio articolo, che vi ripropongo perchè è perfetto per rafforzare questa mia riflessione.

Vi racconto una storia vera. Siamo nel 2013 a Peoria, una cittadina dell’Illinois, negli Stati Uniti. Muore Lorraine Stobaugh. Non vi dice nulla questo nome? Non preoccupatevi, ora vi racconto la sua storia, che non è solo sua, ma è la storia di un amore, di quelli che sono iniziati in un’epoca lontana. Era il 1938. Pensate: l’Europa stava entrando nella seconda guerra mondiale. Era il 1938 e Lorraine incontrava Fred. Nel 1940, Fred ha sposato la più bella ragazza del mondo, come gli piace ricordarla. E’ iniziato così un matrimonio felice, che è durato ben 73 anni fino alla morte di lei. Fred ha 96 anni, ma questo non lo ha spaventato e ha deciso di dedicare una canzone all’amore della sua vita appena scomparso.  Non ha mai avuto alcuna esperienza musicale, né si è mai dedicato alla musica. Ma quando Fred è rimasto solo in casa “seduto nella stanza di fronte” a quella che era stata la loro per 73 (settantatrè, avete ancora letto bene) anni, “ho sentito che dovevo scrivere una canzone per lei. E ho cominciato a canticchiare…”. E nata così “Oh Sweet Lorraine”, la sua prima canzone, una canzone d’amore. Testo e musica. “Oh dolce Lorraine, vorrei rivivere dall’inizio il tempo insieme. Oh dolce Lorraine, il tuo ricordo resterà sempre”. “Oh dolce Lorraine, la vita si vive solo una volta e non torna più”. Ebbene, accade per caso che uno studio di registrazione locale, il Green Shoe, indica proprio all’inizio dell’estate un concorso per giovani cantautori della zona. E naturalmente, l’indomito Fred, il cui amore è ancora fresco e giovane come all’inizio, ha pensato bene di iscrivere la sua canzone. Jacob Colgan, il produttore della casa, si è un po’ sorpreso quando, fra le tantissime risposte via mail, una sola gli viene recapitata per posta ordinaria. Una semplice busta, non il solito video o la solita registrazione demo. E’ curioso, decide di aprirla: “Ho 96 anni e ho scritto una canzone per ricordare mia moglie. P.S. non canto perché potrei spaventare la gente! Ah, ah..” E’ nata così l’idea di produrre gratuitamente la canzone di Fred, coinvolgendo musicisti professionisti. Ne è nato un piccolo gioiello che ha subito conquistato il web, grazie al mini documentario di nove minuti che racconta l’incredibile storia fin dall’inizio.

 

Antonio e Luisa

L’alfabeto degli sposi. S come spendersi.

Sapete quando la mia sposa mi appare bellissima? Quando, come questa sera,  è distrutta da una giornata di lavoro e ancora riesce a mantenere una dolcezza che mi lascia senza parole. Mi piace guardarla , perchè è davvero bella, nonostante la stanchezza che le si legge in volto. Una bellezza che forse posso percepire solo io perchè conosco la fatica che le costa dover fare tutto ciò che fa. Mi tornano in mente le parole del Papa che durante il suo viaggio in Messico espresse benissimo questo concetto dicendo: ” preferisco una famiglia con la faccia stanca per i sacrifici ai volti imbellettati che non sanno di tenerezza e compassione”. E’ esattamente così. La bellezza più assoluta e autentica è questa. La bellezza è essere capaci di non perdere la tenerezza e la compassione anche nella fatica di ogni giorno, anche negli impegni che sono così tanti che non sempre riesci a  ricordarli tutti. Questa bellezza non teme il tempo che passa, non teme le rughe o le smagliature. E’ bellissima una persona che si consuma d’amore, è affascinante e irradia qualcosa che non viene solo da lei, una luce particolare nello sguardo e nel viso che è riverbero della luce di Dio. Mi torna in mente quanto diceva Chiara Corbella:

Lo scopo della nostra vita è amare ed essere sempre pronti ad imparare ad amare gli altri come solo Dio può insegnarti. L’amore ti consuma ma è bello morire consumati proprio come una candela che si spegne solo quando ha raggiunto il suo scopo. Qualsiasi cosa farai avrà senso solo se la vedrai in funzione della vita eterna.

La candela è un’immagine bellissima e concreta di ciò che siamo. Una candela nuova e spenta non si consuma, resta nuova, ma inutile, non fa luce e non scalda. Una candela accesa, piano piano si fa piccola e si consuma perdendo la propria perfezione, coprendosi di strisce di colata di cera, che ricordano tanto le rughe di un viso consumato dalla vita. Ma qui accade il miracolo: consumandosi la candela illumina e scalda chi è vicino, e quella candela accesa appare molto più bella di una candela nuova e spenta. Questa è la bellezza degli sposi che si amano e si donano mettendo se stessi dopo l’altro/a. Essendo felici di spendersi e consumarsi per la gioia dell’altro/a. La mia sposa è ogni giorno più bella, perchè la sua luce illumina la mia vita e il suo calore scalda il mio cuore; ed è vero che esistono tante candele più nuove e perfette di lei, ma non potranno mai sprigionare il fascino e la bellezza che riesce a sprigionare lei quando non si risparmia, spendendo tutto di sè, cuore, corpo e spirito, per la mia gioia e la mia pace. Questo non è solo una riflessione, ma è anche un ringraziamento a lei, vuole esprimere tutta la mia gratitudine e riconoscenza.

Antonio e Luisa.

La bellezza

Ho trovato questo articolo interessante di alcuni anni fa.

«Dio vide che era cosa buona…». Nel mondo della Bibbia e nel mondo greco «buono» e «bello» coincidono.Ma che cos’è la bellezza? È ciò che suscita un senso di piacere e di ammirazione nella persona. Per il credente, la Pasqua rivela la bellezza di Dio. La famiglia è il giardino privilegiato in cui cresce la bellezza.

La prima pagina della Bibbia sottoli­nea ripetutamente le diverse giornate della creazione con la nota frase: «Dio vide che era cosa buona».

Nel mondo ebraico come in quello greco solitamente non veniva disgiunto il concetto di bellezza da quello di bontà, anzi l’uno sembrava il completamento dell’altro. Insieme il kalòs hai agathòs (il bello e il buono) esprimevano perfezio­ne, quasi si volesse sottolineare che una realtà bella doveva essere anche buona, e che il bene doveva per forza essere bello.

Forse quella frase del racconto bibli­co potrebbe essere meglio espressa così: «Dio s’accorse che era una bella cosa». E quando si vuole evidenziare la creazio­ne dell’uomo: cosa!».

Le meraviglie del cielo, della terra e del mare, infatti, rappresentano una gran­de bellezza statica, mentre l’uomo espri­me una bellezza dinamica. Le cose sono belle per se stesse, ma non sono soggetto di emozioni, non sof­frono passioni. Invece esse stimolano la fantasia, suscitano interesse, risvegliano ammirazione nell’uomo, scuotono in­somma la sua mente e il suo cuore.

La bellezza stessa della persona non si può relegare ai soli lineamenti esterio­ri del suo corpo, ma parte dall’intimo e si esprime attraverso sguardi, sorrisi, at­teggiamenti, movenze. Possiamo dire che ogni persona può soltanto irradiare all’esterno quella bellezza che possiede dentro di sé, altrimenti è una bellezza morta, statuaria, opaca.

La nostra mentalità occidentale, abi­tuata a classificare e definire, a rinchiu­dere in tanti scomparti i vari concetti, si accorge di trovarsi davanti ad un termine troppo spesso equivocato, come avviene per la parola amore o per altre parole chiave dell’esistenza umana.

Bellezza è: bontà, semplicità, impegno, grazia, sapienza, gioia, donna, uomo…

Nelle espressioni quotidiane mesco­liamo un po’ di tutto: «Che bella perso­na!», e non ci riferiamo al suo aspetto fi­sico; «Che bel piatto!», e si intende un piatto abbondante e gustoso; «Che bella idea!», ed è qualcosa di interessante.

Bello significa tutto e nulla nello stes­so tempo.

Presso popolazioni che vivono nella povertà o nell’essenzialità il concetto di bello diventa quasi sinonimo di utile, nella società del superfluo si avvicina al concetto di dilettevole, nel mondo della cultura bello può significare estetica­mente perfetto.

Bello è semplicemente bello

Bello è quello che la persona perce­pisce come tale e suscita in lei un senso di piacere e di ammirazione.

Sicuramente bello è Dio, e Gesù di Nazareth, il Figlio di Dio, il più bello tra i figli degli uomini, nato da donna. Bella è sua madre, Maria ripiena di grazia, bontà, semplicità, impegno, gioia, fem­minilità.

Essi hanno ispirato e impegnato gli artisti del mondo e della storia cristiana a descrivere la loro bellezza.

Bellezza è donna

Ritorniamo per qualche riflessione ancora nel mondo della Bibbia.

Rebecca, incontrata dal servo di Abra­mo, destinata a diventare sposa di Isacco era «molto bella d’aspetto, era vergi­ne…» (Gn 24,16) e oltremodo servizie­vole.

Giuditta, prima di invocare il Signore, si prostrò con la faccia a terra, si cosparse il capo di cenere e mise allo scoperto il sacco di cui, sotto, era rivestita nella sua vedovanza. Dopo aver pregato, si alzò, si tolse il sacco di cui era rivestita, si lavò, si profumò, spartì i capelli del capo e vi mise un diadema. «Si mise i sandali ai piedi, cinse le collane e infilò i braccia­letti, gli anelli e gli orecchini e ogni altro ornamento che aveva e si rese molto affa­scinante agli sguardi di qualunque uomo che l’avesse vista» (Gdt 10,4).

Giuditta, moglie di Manasse, con la sua bellezza salvò Israele dalla furia di Oloferne («che si è lasciato ingannare dal mio volto» [Gdt 13,16]) e del suo esercito assiro.

Ester, per smascherare le trame di Aman contro gli Israeliti, fece digiunare tutti i Giudei di Susa per tre giorni, non dovevano né mangiare né bere, ed anche lei e le sue ancelle fecero altrettanto. Ester si tolse le vesti di lusso ed indossò abiti miseri, si cosparse il capo di cenere e umiliò molto il suo corpo. Poi, come Giuditta, dopo aver lungamente pregato il Signore, lei, la regina, osò presentarsi al re Assuero.

Quattro donne che nella loro bellezza sono viste e ricordate come determinanti per la storia del popolo di Dio e per la sua salvezza.

Bellezza è uomo

C’era un uomo della tribù di Benia­mino chiamato Kis. «Costui aveva un fi­glio chiamato Saul, alto e bello: non e c’era nessuno più bello di lui tra gli Israeli­ti» (I Sam 9,2).

Davide, il ragazzine fatto chiamare dal pascolo dal profeta Samuele: «Era fulvo, con begli occhi e gentile d’aspetto» (1 Sam 16,12).

I primi re d’Israele non furono grezzi gorilla da combattimento e il terzo di lo­ro poi, Salomone, fu chiamato «il saggio per eccellenza».

La bellezza salverà il mondo?

Davvero il cammino della storia sarà corretto e salvato dalla bellezza? Quale bellezza?

Al centro della vita di ogni cristiano c’è l’avvenimento della Pasqua.

Questa grande e bella festa sta ad in­dicare una vita di continue risurrezioni, perciò diventa una vita interessante e bella nonostante i continui intoppi.

Un giardino per la bellezza

C’è un giardino privilegiato dove cre­sce la bellezza: la famiglia.

In questo luogo essa viene alimentata dall’amore dello sposo e della sposa, e dai figli che sbocciano come i germogli di una rigogliosa pianta di ulivo attorno al tavolo di cucina, come vuole il salmo 128.

I figli sono belli quando crescono in una famiglia bella.

La famiglia è bella quando coltiva l’essere più dell’apparire, il bene più del benessere, la comunione più degli squilli dei telefonini, l’attenzione ad ogni perso­na più di tante distrazioni, l’amore dona­to più di quello preteso o ricevuto.

Di certo questo tipo di famiglia non fa notizia, fa solo felici.

Utopia?

Un sogno spezzato dal risveglio in una cruda realtà? No! Tensione verso un ideale. Il Vangelo non propone mai tra­guardi corti.

Non si vuole però negare l’evidenza di tanti, troppi figli «belli» che conducono una «brutta vita» da pendolari tra un bab­bo e una mamma distanti, ingannati, spes­so attirati da una bellezza bugiarda, fatta di emozioni meschine, di egoismi bassi.

Anche questa è un’opportunità per chi crede in tante belle famiglie che pos­sono davvero salvarsi e salvare.

Valeria e Tony Piccin

Tratto da “famiglia Domani – aprile2002”