Ieri durante la Messa è stato proclamata una seconda lettura particolare. Ne riprendo una parte. Fratelli, vorrei che voi foste senza preoccupazioni: chi non è sposato si preoccupa delle cose del Signore, come possa piacere al Signore; chi è sposato invece si preoccupa delle cose del mondo, come possa piacere alla moglie, e si trova diviso!
La stessa cosa viene poi ripetuta in riferimento alla donna. Il mio parroco durante l’omelia ha affermato qualcosa che non mi trova d’accordo. Ha affermato che chi non è sposato può dedicarso con più profondità ed attenzione alla sua relazione con il Signore. Ha fatto l’esempio delle persone che vivono la vedovanza. Diventa – secondo il sacerdote – un’occasione per non avere delle distrazioni e dedicarsi completamente al Signore. Vale anche per la sua vocazione di sacerdote. Una moglie lo porterebbe a vivere in modo meno libero il suo apostolato e il suo ministero.
San Paolo voleva proprio affermare che solo nella verginità e nella consacrazione si può vivere una relazione piena con il Signore? Che il matrimonio diventa una distrazione che allontana? Una distrazione necessaria certamente, almeno per la maggior parte delle persone. Poi però ci sono dei privilegiati che vivono più intensamente il rapporto con il Signore scegliendo o trovandosi in uno stato di vita diverso dal matrimonio. Io non sono affatto d’accordo con questa idea di fondo molto clericale, troppo clericale.
Cosa mi dice questa Parola? Semplicemente che non dobbiamo essere divisi. Il rapporto con il Signore deve essere la sorgente e la bussola per ogni altra relazione. Se inizio a dividere la mia vita in rapporto con il Signore e rapporto con mia moglie o mio marito ecco che si insinua il diavolo e la tristezza. Ecco che le cose non funzionano e magari diamo anche la colpa a Dio. Infatti cosa abbiamo letto nel Vangelo? Cosa dice lo spirito immondo a Gesù? Che c’entri con noi, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci! Io so chi tu sei: il santo di Dio»
Capite cosa dice lo spirito immondo? So che sei il santo di Dio ma non ti voglio nella mia vita. Stai lì. E’ quello che facciamo tante volte anche noi. Faccio un esempio personale. Da fidanzato ho cercato in tutti i modi di convincere la mia fidanzata – ora mia moglie – a fare l’amore con me. Lei, se avesse voluto piacere al marito – in questo caso fidanzato – più che a Dio, avrebbe ceduto alle mie insistenze. Invece ha sempre tenuto duro e così facendo mi ha amato davvero. Ho capito più della bellezza dell’intimità di coppia con il suo no di quanto avrei compreso se lei avesse accettato di fare sesso con me.
Nel matrimonio ci sono state tante altre occasioni dove il suo marito, testone e un po’ egoista, voleva da lei cose che non erano secondo la volontà di Dio. Lei ha sempre scelto di piacere a Dio e non a me. E io le sono molto grato di questo perchè poi ho capito quanto avesse ragione e io torto e la sua tenacia è stata la scelta migliore anche per me.
Questo significa vivere la Parola che ci ha lasciato San Paolo nella sua lettera. Questo significa vivere la relazione con Gesù anche nel matrimonio e non vale meno di una vita consacrata.
Antonio e Luisa
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Per me, è come se mio marito mi volesse sempre a casa, onnipresente e sempre a disposizione…io voglio essere libera di amare il Signore, andando alla messa, pregando con gli altri. Lui invece è un tipo chiuso e non vuole venire con me, mentre io cerco di accontentarlo in tutto, ma io non sono felice…
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Ciao Antonio e Luisa,
personalmente penso che vi siate sentiti in qualche modo attaccati dalle parole di Paolo e, di conseguenza, in dovere di “difendere” la vostra scelta, essendo sposati. A fine articolo avete addirittura specificato che il matrimonio “non vale meno di una vita consacrata”.
Il fatto che l’abbiate specificato mi fa pensare che vi siate sentiti “qualcosa di meno”, come se Paolo, in quel versetto, si riferisse al valore delle due vocazioni.
Penso che Paolo si riferisse semplicemente al fatto che, di fatto, chi è sposato si preoccupa inevitabilmente di più delle cose terrene: curare il proprio aspetto fisico ed estetico per piacere al coniuge, prendersi cura dei figli, discutere con i suoceri, lavorare, cucinare, ecc.
Paolo non ha mai detto che questa vita valga di meno di quella di un consacrato, di un celibe o di un vedovo/a. Credo che volesse solo invitare a scegliere con attenzione, ricordando la grande differenza tra queste due vie, e a seguire quella per cui ci si sente più portati: la propria vocazione.
Altrimenti, per quale motivo le coppie sposate dovrebbero rivolgersi ai preti o alle suore per ricevere consiglio? Perché esiste la figura del padre spirituale? Perché queste persone hanno sposato direttamente Dio e non hanno le stesse “distrazioni”: lo pensano di più, gli parlano di più, lo pregano di più e meditano di più la sua Parola, semplicemente perché hanno più tempo per farlo.
Non che prendersi cura dei figli o fare l’amore con il coniuge siano una distrazione da Dio, ma, a causa della nostra natura imperfetta, possono diventarlo. Sono semplicemente dei rischi che chi non è sposato non ha — anche se, naturalmente, ne ha altri.
Credo che questo fosse ciò che intendeva Paolo — non che il matrimonio valga di meno.
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