L’amore degli sposi chiede tutto o non è vero

Amerai il Signore Dio tuo con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutta la mente. (MT 22,37)

Questo versetto del Vangelo è per noi. Dovrebbe essere di riferimento a tutti gli sposi. Voi obietterete che questo comando riguarda la nostra relazione con Dio. E’ vero! E’ altrettanto vero che Dio chiede agli sposi di essere amato nella creatura che ci ha posto accanto.

Il matrimonio è una relazione molto esigente. Perchè è l’amore stesso ad essere esigente. Chiede davvero tutto. In particolare l’amore degli sposi che è vissuto in modo molto più completo e profondo di altre espressioni d’amore.

Questo modo d’amare che Gesù chiede di riservare a Dio, in realtà è un’occasione da cogliere anche per noi. Può essere esteso anche all’amore sponsale. Non perchè sia una imposizione. Dobbiamo amarci così perchè Dio lo vuole o la Chiesa ce lo impone. Nulla di tutto questo. Il desiderio di questo amore radicale è qualcosa che abbiamo dentro. Noi aneliamo a questo tipo di amore. Dio ci ha donato il matrimonio proprio perchè potessimo vivere l’amore di cui sentiamo il desiderio e la nostalgia.

Se il vostro lui o la vostra lei vi dicesse Ti amo con una parte del mio cuore. Non con tutto. C’è una parte di me che non ti ama e dove non c’è posto per te. Oppure Si ti penso ma solo ogni tanto. Ho mille interessi e tu sei uno dei tanti. Oppure Voglio passare del tempo con te ma non tutta la mia vita. Se vi dicesse queste cose vi sentireste completamente amati/e? Siate sinceri/e.

Ho un’amica che sta con un uomo sposato da un po’ di anni. Io cerco di farla ragionare ma non c’è verso. Mi ha però fatto una confessione. Lei dice di passare dei momenti meravigliosi con lui. Delle giornate in cui sta bene però non ha una gioia completa. Cosa le manca? Le manca la quotidianità. Le manca la possibilità di stare con lui ogni giorno, di svegliarsi con lui, di andare a fare la spesa con lui. Insomma di fare una vita normale. Ecco questo è quel tutto che ho cercato di raccontare in questo articolo. Questo è quello che desideriamo tutti, se siamo sinceri e ascoltiamo il nostro cuore, questo è quello che Gesù ci offre nel matrimonio.

C’è una canzone degli anni ’80 che esprime benissimo tutto questo. Si tratta di This is the time di Billy Joel. In un verso possiamo ascoltare You’ve given me the best of you And now I need the rest of you. Mi hai dato il meglio di te, ma adesso voglio il resto di te. Voglio tutto perchè solo così posso sperimentare l’amore autentico e pieno, quello che tutti desideriamo nel profondo di noi e che è un anticipo di quello di Dio. Quindi cari sposi coraggio! Amiamo l’altro/a con tutto il nostro cuore, tutta la nostra anima e tutta la nostra mente.

Antonio e Luisa

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Il matrimonio è vero solo quando accoglie anche le povertà dell’altro/a

Avvenne un sabato che Gesù era entrato in casa di uno dei capi dei farisei per pranzare e la gente stava ad osservarlo.
Osservando poi come gli invitati sceglievano i primi posti, disse loro una parabola:
«Quando sei invitato a nozze da qualcuno, non metterti al primo posto, perché non ci sia un altro invitato più ragguardevole di te
e colui che ha invitato te e lui venga a dirti: Cedigli il posto! Allora dovrai con vergogna occupare l’ultimo posto.
Invece quando sei invitato, va a metterti all’ultimo posto, perché venendo colui che ti ha invitato ti dica: Amico, passa più avanti. Allora ne avrai onore davanti a tutti i commensali.
Perché chiunque si esalta sarà umiliato, e chi si umilia sarà esaltato».
Disse poi a colui che l’aveva invitato: «Quando offri un pranzo o una cena, non invitare i tuoi amici, né i tuoi fratelli, né i tuoi parenti, né i ricchi vicini, perché anch’essi non ti invitino a loro volta e tu abbia il contraccambio.
Al contrario, quando dai un banchetto, invita poveri, storpi, zoppi, ciechi;
e sarai beato perché non hanno da ricambiarti. Riceverai infatti la tua ricompensa alla risurrezione dei giusti».

Dal Vangelo di questa domenica possiamo trarre alcune riflessioni importanti per la nostra vita di coppia. Possiamo leggerlo in chiave sponsale. Chi invito al banchetto del mio matrimonio e della mia relazione con il mio sposo o con la mia sposa? Invito soltanto ciò che è bello, ciò che mi piace, ciò da cui posso trarre profitto oppure accolgo tutto dell’altro/a? Sono disposto ad accogliere il mio sposo o la mia sposa solo nei suoi lati che più mi gratificano, che più mi donano piacere, che più mi fanno stare bene? Sono capace di accogliere l’altro/a quando è povero, quando non riesce a darmi nulla, quando non c’è contraccambio al mio donarmi? Sono capace di accoglierlo/la anche quando lei/lui è storpia/o? Cioè quando è deforme nella sua capacità di amare, quando non mi accoglie, quando è scostante, quando è lontana/o? Sono capace di accogliere l’amato/a quando è zoppo/a, quando non si regge in piedi? Quando non è sostegno per me, ma io devo essere sostegno per lui/lei? Sono capace di accogliere il mio coniuge quando è cieco, quando non vede ciò che è giusto e ciò che è sbagliato, quando si comporta male nei miei confronti, quando mi provoca sofferenza?

Accogliere al proprio banchetto solo la parte migliore dell’altro/a non è difficile e non serve neanche l’amore, basta l’egoismo. E’ accogliere tutto dell’altro/a che diventa complicato e per questo non basta la nostra umanità ferita, ma serve un sacramento, serve la Grazia di Dio che ci fa forti, pazienti e perseveranti. Questa è la differenza tra chi sarà primo e chi sarà ultimo nel Regno dei Cieli. Solo chi avrà imparato a farsi ultimo, a mettere il bene dell’altro prima del suo, sarà pronto ad incontrare e abbracciare Cristo nell’eternità. Il matrimonio è una via privilegiata per imparare come superare l’egoismo e diventare dono per l’altro/a.

Antonio e Luisa

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