La bellezza della donna è saper accogliere.

In questi giorni di attenzione dei media e delle istituzioni verso le donne e la violenza di genere che subiscono in Italia mi viene da riprendere un mio vecchio articolo. Dietro, però, una giusta rivendicazione di rispetto e di dignità espressa dal mondo femminile, scorgo un rischio. Una specie di orgoglio femminile, o meglio femminista, che cerca di contrapporre uomo e donna. La diversità uomo-donna non è più accolta e vissuta come una ricchezza, una complementarietà che porta alla fecondità biologica e sociale. La diversità è da cancellare. La diversità uomo-donna diventa solo uno stereotipo culturale da decostruire. E’ una follia. Noi siamo diversi. Il cervello, il modo di pensare, la sensibilità, il corpo e gli organi genitali sono diversi. Una diversità che integra e costituisce la nostra società e la famiglia. Gli stereotipi esistono e vanno riconosciuti e abbandonati. Sono il primo a dirlo. Questo però non può cancellare quello che non è costruzione culturale, ma costituzione biologica e umana. La donna è accoglienza. Ce lo dice tutto di lei. La dinamica del rapporto sessuale è molto diversa tra uomo e donna. E’ lampante questa capacità naturale di saper accogliere. La donna è quella che si mette più in gioco. Deve accogliere dentro di sè l’uomo a differenza dell’uomo che deve entrare in un’alterità. Sembra insignificante ma è al contrario un fattore determinante. L’evidenza più importante è la maternità. La donna accoglie dentro di sè una nuova vita. Ha un utero a differenza dell’uomo. Come non comprendere questi messaggi inequivocabili di Dio o per chi non crede della natura?

Questa accoglienza che costituisce la donna deve essere portata in ogni ambito della vita come modalità di porsi e atteggiamento verso gli altri. La contrapposizione femminista sta distruggendo tutto questo. Sta distruggendo la donna. Per questo voglio riprendere una  mia vecchia riflessione, partendo dalla famigerata lettera di San Paolo agli Efesini.

Fratelli, siate sottomessi gli uni agli altri nel timore di Cristo.
Le mogli siano sottomesse ai mariti come al Signore;
il marito infatti è capo della moglie, come anche Cristo è capo della Chiesa, lui che è il salvatore del suo corpo.
E come la Chiesa sta sottomessa a Cristo, così anche le mogli siano soggette ai loro mariti in tutto.
E voi, mariti, amate le vostre mogli, come Cristo ha amato la Chiesa e ha dato se stesso per lei,

Quando ascolto questa parola non posso che pensare a tutti i fraintendimenti che ha sempre causato. Chi la pronuncia si sente sempre in dovere di giustificarla, contestualizzandola nel periodo  storico e sociale in cui è stata pensata. San Paolo era sicuramente figlio del suo tempo e della sua gente ma questa è Parola di Dio, cioè Parola che non passa, che è sempre attuale e che parla agli uomini di ogni tempo.

Ebbene non voglio approfondire la parte teologica e filosofica, perchè non ne ho la competenza, ma voglio esprimere cosa ha significato nella mia vita questa Parola.

Mia moglie mi ha donato la sua sottomissione. Cosa intendo con questo? Con il matrimonio si è messa nelle mie mani, si è affidata completamente, spontaneamente e gratuitamente, senza nulla chiedere in cambio. Questo suo dono mi ha commosso profondamente. Non solo, questo suo dono mi ha reso più responsabile e consapevole, mi ha fatto comprendere il mio valore. Lei, che per me era troppo, la consideravo molto meglio di ciò che ero io, pensavo sinceramente di non meritarmi tanta Grazia, si abbassava per innalzarmi. Non so se mi spiego. Non è una questione di gerarchia. Le decisioni le prendiamo sempre insieme e a volte non mancano i punti di contrasto. E’ un atteggiamento, una realtà che comprendi nel profondo di te. Una consapevolezza che qualsiasi cosa accada lei non ti abbandonerà mai, ma continuerà a credere in te e a fidarsi di te. Questo fa parte dell’amore sponsale, questo fa parte del dono totale del matrimonio. E io, seppur misero e inadeguato molte volte, non posso che dare il meglio di me, perchè questa sua fiducia non venga disattesa. Non a caso san Paolo cita prima l’obbligo della moglie e poi quello del marito. Io senza questa sua fiducia disarmante e disarmata non sarei mai stato capace di donarmi a mia volta a lei. La donna ha qualcosa in più di noi, ha la capacità di farsi ventre, di accogliere la vita e l’amore. E noi non possiamo che guardarla con meraviglia e gratitudine e cercare di meritarci il suo amore e il dono di sè.

Antonio e Luisa

Annunci

Per voi, donne!

image.jpeg

In foto, Madonna della Carbonara, conservata nella cattedrale di Viterbo, protettrice dei giovani sposi e delle famiglie cristiane.

Gesù era l’unico rabbì ebreo che aveva al seguito donne e bambini. A questo non avevo mai prestato attenzione, nonostante la consapevolezza della grande importanza che Gesù dà alla figura femminile e ai fanciulli.

Perché Gesù permetteva alle donne di seguirlo? Innanzitutto perché il suo messaggio è universale e riguarda la persona nella sua totalità, a prescindere dal genere maschile e femminile o dall’età. Partendo dalla Genesi, vediamo che la donna per il Dio Creatore ha pari dignità rispetto all’uomo perché essa è carne della sua carne e osso delle sue ossa, ma ci è voluto Gesù per restituire questa dignità profonda alla donna, solo nel cristianesimo essa riacquista la giusta considerazione. Purtroppo il femminismo è stato una grande menzogna, che paradossalmente ha reso la donna schiava del dover essere a tutti i costi come l’uomo, snaturando se stessa. Io vedo donne felici quando generano vita tutti i giorni, portando calore e sorriso nella propria casa, mettendosi a servizio dei membri della famiglia.

Nella relazione uomo donna si realizza il disegno di salvezza dell’umanità perché gli sposi sono chiamati a generare la vita, ma non solo, sono chiamati ad essere immagine dell’amore trinitario. Dobbiamo considerare anche che la vita non si genera solo fisicamente ed ecco allora che consacrati e consacrate spesso collaborano per accogliere gli ultimi dando vita ad opere splendide, immagine anch’esse dell’amore trinitario.
Guardando al Nuovo Testamento ci sono diverse occasioni in cui sono protagoniste le donne, mi piace sottolineare il fatto che il messaggio della Resurrezione di Cristo viene affidata ad esse, la prima apparizione del Risorto avviene sotto gli occhi di Maria di Magdala, ma è soprattutto in Maria di Nazareth che si realizza in pieno la figura femminile, Ella si fa spazio, accoglienza, con il suo sì a Dio, genera, anche nella carne, il Salvatore. Tutte voi, care donne, siete chiamate ad accogliere e generare Cristo nel vostro cuore, avendo come modello e Madre Maria! Lo generate quando dite sì alla vostra vocazione, lo generate quando vi consumate per essa, lo generate quando vi spendete per la vostra famiglia o la vostra comunità. Auguro a tutte voi donne di trovare sempre conforto, ascolto e ristoro dalla fatica, nell’abbraccio del vostro sposo di carne e in quello dello Sposo che attende tutti nei Sacramenti.

P.s. Ovviamente anche noi maschi siamo chiamati a generare Cristo in noi per portarLo agli altri, nella nostra specificità di essere uomini, ma questo mio pensiero di oggi è rivolto alle donne, perché guardo a mia moglie che si sta spendendo tra lavoro, tirocinio e famiglia e vuole essere per lei e per tutte le donne, amiche, mogli, madri e consacrate un grazie e un incoraggiamento a tenere sempre lo sguardo fisso su Gesù.