Gesù è vivo e ti vuole vivo!

Gesù è vivo !

Son queste le parole che risuonano nella mente da giorni. A pronunciarle un sacerdote che abbiamo incontrato qualche settimana fa. Nel suo volto, nelle sue parole c’era l’emozione di chi ancora una volta si stupisce e riscopre quell’affermazione quasi fosse stato incredulo anche lui, fino a pochi istanti prima. Che bello!

Che bellezza sentirlo dire: Gesù è vivo! .. per davvero. Ero incredulo, ma ora posso dirlo: Gesù è vivo!

È una cosa semplice, scontata per me, per te, per noi cristiani.. non stiamo scrivendo niente di nuovo, lo sappiamo già che Gesù è vivo, Pasqua arriva tutti gli anni in primavera. Viviamo ogni anno il Santo Triduo, giusto?

Poi se siamo battezzati e se andiamo in Chiesa la domenica è perché lo sappiamo che Cristo è vivo.

Eppure, quando lo sentiamo pronunciare da un credente in cammino, che sia sacerdote, che sia un laico, che ti dice davvero dal cuore: “io lo riconosco, Cristo è vivo”, tutto suona diverso.

È da lì che nasce questo articolo, dallo stupore di ascoltare per davvero qualcosa a noi scontato, dal cercare ciò che ha dato vita a quell’esclamazione.

Nasce così una Santa inquietudine che ti spinge a cercare risposte anche a te, che ti spinge a metterti in cammino. Ti viene una voglia matta di correre al sepolcro a controllare, manco fossi Jacobs alla finale delle Olimpiadi.

Crescono le domande: “come ha fatto a vedere che era vivo? Dove lo ha visto? Quindi è davvero vivo?”

Se ti metti in ricerca, forse impari anche te a riconoscerlo, forse impari anche te a vederlo. Dove?

Nei gesti di amore! O in chi è bisognoso, o in una famiglia che è proprio volto dell’amore.

Ciò che vogliamo condividervi, non è solo che Cristo è vivo ma che noi siamo chiamati a testimoniare questo fatto.

Non è compito della Chiesa spiegare che Cristo è vivo, per fatti accaduti secoli fa. Questa è religione, è storia, può diventare anche narrativa.

Non è compito del sacerdote fare i miracoli, non è compito della suora.

È compito tuo, è compito mio. È compito nostro vivere facendo arrivare all’altro semplicemente che Cristo è vivo. Semplicemente, perché lo sai già. Perché hai tutto per sapere come fare.

Come si ama da Dio, è scritto nei vangeli.

Ma spesso non vogliamo accettare di lasciarci amare o non ci decidiamo ad amare veramente. Diventando dei testimoni tiepidi, con i piedi in due scarpe.

Forse a spaventarci è l’immensità racchiusa in questo incarico, il pensare che sia troppo per noi cercare di essere volto dell’amore, testimoni credibili e visibili di Gesù Sposo, vivere come i Santi. Si dice che non è per la nostra epoca quello che fece San Francesco.

È qua che ci troviamo davanti al nostro più grande fallimento umano: credere di essere fatti per il poco, quando invece siamo figli del Possibile. Siamo figli della Luce, pensati e generati da Dio Amore per essere come Lui. Il nostro errore è pensare che dobbiamo diventare degli sherpa professionisti, quando invece abbiamo già tutto per poter arrivare alla vetta più Alta. Nel nostro zaino ci siamo noi, i nostri gesti quotidiani, le nostre attenzioni e cure verso i più deboli, i nostri desideri, le nostre virtù, e soprattutto la nostra relazione unica con Gesù.

Forse è ancora difficile capire ciò che vogliamo dire. Lo è per noi…quindi proviamo ancora a togliere qualche velo per chiarire.

Pensate al giorno del matrimonio, alla sposa raggiante, nel suo abito bianco splendente. Allo sposo che irradia la stessa luce e promette di amarla fedelmente tutti i giorni della sua vita nonostante le sue fragilità. Alle parole che si scambiano davanti e con Cristo. Al bacio che si donano fuori da chiesa e ai mille che susseguono quel giorno.

È proprio qui, davanti agli Sposi e a questo Amore promesso e donato che viene non solo da battere le mani e gridare “viva gli sposi”, ma da rimanere stupiti e meravigliati gridando “wow che bello! Cristo è vivo!!”

E di fronte a questo Mistero Grande visibile ai tuoi occhi, le endorfine esplodono dal tuo corpo facendoti tendere verso quei due vestiti di luce, per abbracciarli e toccarli Perché loro sono testimoni in carne dell’amore!

Eppure magari quei due non son sti stinchi di Santo.. eppure quel giorno in chiesa non hai visto scendere la colomba dal cielo e fare chissà quale miracolo…

Eppure…Quegli sposi con un gesto ordinario quale un bacio, un amore che si son donati, una cura che hanno avuto per te, per gli altri, hanno saputo testimoniare che Lui è vivo!!

Quegli sposi non hanno dovuto pensare che il loro agire era in forza di Gesù, per essere come Gesù, e che voi avreste gridato al miracolo.

Loro, tu, io quel giorno, come sposi o come invitati, con quel gesto d’amore abbiamo vissuto un’ordinaria straordinarietà.

Ancora, Cristo è vivo, lo dobbiamo saper esclamare guardando l’amore di una mamma per il suo bambino! Quando si alza la notte perché il piccolo si sveglia, e alla mattina non smette di prendersi cura di lui nonostante le notti insonni. Lo dobbiamo saper esclamare guardando un padre che fatica al lavoro per la sua famiglia.

Questi son i ritratti di una madre ed un padre ordinari, ma son anche il disegno della Santa Famiglia, di Giuseppe e Maria.

Nell’ordinario lo straordinario, nell’ordinario la Santità, nell’ordinario essere per gli altri specchio dell’amore vivo di Gesù!

A te, il compito di ripetere ogni giorno gesti di amore che a chi ti vede facciano sorgere lo stupore misto alla gioia che fa esclamare: Cristo è vivo! E ti vuole vivo!

Se non sai da cosa iniziare, ricorda che ci è dato anche il manuale. Forse è aperto su un mobile, forse lo tieni chiuso in un cassetto, magari lo ascolti in modo scontato la domenica. È la Bibbia, sono i Vangeli, il manuale che ci insegna come essere volto d’amore, come vivere da risorti per testimoniare il risorto nell’ordinario della vita.

By Cercatori di bellezza


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Dirette 3 coppie 2.0. La castità (prima parte)

Oggi presenteremo attraverso questo blog quanto scaturito dalla diretta che noi di Matrimonio Cristiano, con le altre due coppie di Amati per Amare e Sposi&Spose di Cristo, abbiamo dedicato ad un altro tema fondamentale: la castità. Prevalentemente vissuta nel fidanzamento ma non solo.

I primi ad intervenire sono Pietro e Filomena. Loro hanno sicuramente un punto di vista originale. Un punto di vista formatosi dalla loro storia spiritualmente travagliata. Hanno pensato entrambi alla consacrazione reliosa prima di indirizzarsi verso il matrimonio e la loro vocazione autentica.

In particolare Filomena ha vissuto 13 anni di castità come religiosa. Filomena ha capito di aver compreso cosa davvero fosse la castità dopo il matrimonio, quando è diventata madre per la prima volta. La castità del cuore si riflette molto ed è evidente nel rapporto tra madre e figlio. Castità è verità. Ciò influenza moltissimo i rapporti con i nostri figli. Avere un atteggiamento possessivo verso i figli non è casto. Impedisce loro di imparare ad amare. Questo accade spesso. Addirittura nella mia esperienza mi capita di incontrare madri che fanno fatica ad accettare che i loro figli amino il padre e viceversa. Sono gelose. Lo vorrebbero tutto per sè.

Amare nella verità il proprio figlio significa non solo accettare, ma essere felici che il figlio senta la necessità di staccarsi da lei. Di essere una persona diversa da lei, che non è completamente fagocitato e dipendente. Ne va della felicità del bambino e del futuro adulto. Per la madre si tratta di un sacrificio a volte, ma un sacrificio necessario per farsi piccola e lasciare spazio all’uomo o alla donna che sta prendendo forma in quel bambino o in quella bambina.

Non si tratta di un distacco fisico naturalmente, ma soprattutto emotivo e affettivo. Accettare che il figlio possa amare altre persone senza coinvolgerla in quella relazione. Se la madre ha un rapporto casto la madre è felice di non essere più la protagonista della vita del figlio, ma facendosi da parte permette a lui di diventare protagonista della propria vita. Un protagonista libero, maturo e per questo capace di amare.

La castità non è quindi solo un atteggiamento e una modalità che riguarda i fidanzati, ma riguarda tutte le relazioni affettive. Per tutti la castità non è il rifiuto dell’altro, che nel fidanzamento si concretizza nel rifiutare l’altro nell’incontro intimo, ma piuttosto consentire all’altro di creare quello spazio mentale e spirituale con il quale riesca ad amare davvero nella verità e nella libertà. Perchè ciò possa avvenire serve anche un rispetto fisico, un rispetto del corpo dell’altro. Non esiste nulla che sia solo spirituale quando si parla di uomo. Noi siamo si spirito ma anche corpo e quanto succede ad una parte di noi ha conseguenze anche sull’altra.

Pietro e Filomena hanno deciso di partire dal rapporto madre-figlio, una relazione da cui tutti siamo passati e di cui abbiamo fatto esperienza proprio per evidenziare come la castità non sia qualcosa che riguarda solo l’ambito sessuale ma è molto di più. Il cuore della castità è proprio nel cuore dell’uomo. Un atteggiamento che ci accompagna tutta la vita. Un atteggiamento che ci apre ad una vita felice, perchè una vita felice non può prescindere dalla castità. Essere casti, lasciare uno spazio di libertà all’altro non solo consente all’altro di fare esperienza di Dio ma lo permette anche a noi, che facendoci da parte, rispettando la sacralità dell’altra persona, sappiamo non farci dio ma comprendiamo di avere noi stessi bisogno di Dio.

Nel prossimo articolo ci sarà modo si addentrarci maggiormente nell’aspetto sessuale. Questa premessa è stata però una meravigliosa introduzione.

Antonio e Luisa

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A mio figlio

Al vederlo restarono stupiti e sua Madre gli disse: “Figlio, perché ci hai fatto questo? Ecco, tuo padre e io ti cercavamo angosciati”. Ed egli rispose: “Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?” Ma essi non compresero ciò che aveva detto loro. Luca 2, 48-50

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La cosa non si spiega. O forse si. Più cresci, più per me è difficile lasciarti andare figlio mio. Darti la libertà emotiva di fare le cose a modo tuo, con i tuoi tempi, accogliendo ogni emozione, mentre ti educo a crescere. Darti la libertà di affrontare i tuoi errori, i blocchi, le chiusure, le cadute, le delusioni, i successi e i progressi. Darti il diritto di non sapere che emozioni stai provando, di non capirci nulla di quel marasma a confine fra l’essere bambino bisognoso di coccole e ragazzo forte e indipendente. La sera è nostra! Quando mi chiami implorante di sdraiarmi assieme a te sul tuo letto a parlare di tutto anche per mezz’ora. Mi chiedi la mia storia, mi fai domande sul passato di papà, mi chiedi di Dio, del perché siamo stati creati, chi ha inventato la scuola, chi ha costruito la prima casa. Amore mio non ho tutte le risposte. La maggior parte riguardano la mia storia e le mie esperienze personali, ma molte di queste non ti andranno bene perché tu dovrai trovare le tue. E poi alle dieci di sera amore mio è tardi sono k.o. e ho bisogno di rilassarmi per conto mio, ma tu non mi molli e mi chiedi di parlare ancora e ancora. A volte finisco addormentata accanto a te. A volte invece sono troppo stanca e ti respingo bruscamente dicendoti che ti basta un bacio e la buona notte. Siamo su un filo sottilissimo che ci guida entrambi verso una cosa difficilissima: CHI SEI TU. CHI SONO IOCONTE. Dodici anni fa quando ho saputo che c’eri non stavo nella pelle dalla gioia, anche perché forse non saresti potuto mai arrivare. Pensarmi senza figli mi straziava, ma nello stesso tempo ero certa che avremmo trovato il modo, io e tuo padre di portare vita. Ma invece tu sei arrivato come un regalo di natale inaspettato e incredibile. Nonostante il rischio di perderti ogni mese, ad un certo punto hai deciso di vivere e di nascere, ma un po’ prima del previsto. Trentaduesima settimana. Contrazioni. Distacco di placenta. Corsa in ospedale. Signora dobbiamo correre in sala operatoria. Ma io non sono pronta e piango. Ho paura. Per me, per la mia vita, per la tua. Mi sembra di prendere un sacco di sberle da ogni lato, ma devo lasciarmi andare, mollare il controllo e lasciare che i medici si prendano cura di noi. Ho cinque minuti per chiamare tuo padre per farlo correre in ospedale. Chiamo tua nonna, che dalla Sicilia con furore, ficca due mutande e due magliette in una valigia e arriva dritta nella mia stanza di ospedale –contro ogni regola di reparto- ancora prima che l’intervento sia finito. Nessuno può fermare una mamma siciliana, soprattutto la mia! Nasci nel subbuglio e nelle urla dei medici che imprecano come sia possibile che io sia arrivata in quelle condizioni. Io mi agito e comincio a piangere perché non ti sento appena ti tirano fuori. Ma è tutto apposto, stai bene, respiri da solo. Ma sei piccolissimo. Un kilo e mezzo per quarantaquattro centimetri. Ti portano in terapia intensiva e posso vederti solo l’indomani. Nonostante non riesca a riprendermi dall’anestesia e svengo e vomito di continuo, mi ostino a voler arrivare a quella cazzo di sedia a rotelle, perché devo vederti. Sei vivo e bellissimo. In quel momento sono ad un bivio: la depressione o la lotta. Io scelgo la lotta amore mio, tu uscirai di li e vivrai, anche perché sopra la tua culla termica c’è l’icona della Madonna. E lì, prendo una delle peggiori decisioni della mia vita per te: giuro che non dovrai mai più soffrire amore mio, perché stai già soffrendo tanto! Certo se la Madonna avesse detto queste parole su Gesù, a quest’ora stavamo tutti senza Salvezza. Perché il passaggio per me è proprio questo figlio mio: custodire nel mio cuore la certezza che dalle sofferenze e fatiche ed errori che attraverserai passa la tua salvezza, e forse anche la mia. Non è forse stato così anche per me?! A volte capisco di essere rimasta lì, al tuo kiloemezzo, e mi perdo tutto il resto, la tua forza, la tua creatività, la tua capacità di sorprenderci. MARIA SERBAVA TUTTE QUESTE COSE MEDITANDOLE NEL SUE CUORE. Voglio farmi ispirare da Lei, per maturare nel mio cuore che non sei roba mia, e che voglio lasciarti andare intimamente. Un giorno scriveremo un libro a quattromani come hai detto tu, e sarà un successo! Perché la storia dell’uomo è sempre un successo quando tende all’amore e alla ricerca di senso. TI AMO FIGLIO MIO E DI DIO.

Claudia Viola

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Per voi, donne!

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In foto, Madonna della Carbonara, conservata nella cattedrale di Viterbo, protettrice dei giovani sposi e delle famiglie cristiane.

Gesù era l’unico rabbì ebreo che aveva al seguito donne e bambini. A questo non avevo mai prestato attenzione, nonostante la consapevolezza della grande importanza che Gesù dà alla figura femminile e ai fanciulli.

Perché Gesù permetteva alle donne di seguirlo? Innanzitutto perché il suo messaggio è universale e riguarda la persona nella sua totalità, a prescindere dal genere maschile e femminile o dall’età. Partendo dalla Genesi, vediamo che la donna per il Dio Creatore ha pari dignità rispetto all’uomo perché essa è carne della sua carne e osso delle sue ossa, ma ci è voluto Gesù per restituire questa dignità profonda alla donna, solo nel cristianesimo essa riacquista la giusta considerazione. Purtroppo il femminismo è stato una grande menzogna, che paradossalmente ha reso la donna schiava del dover essere a tutti i costi come l’uomo, snaturando se stessa. Io vedo donne felici quando generano vita tutti i giorni, portando calore e sorriso nella propria casa, mettendosi a servizio dei membri della famiglia.

Nella relazione uomo donna si realizza il disegno di salvezza dell’umanità perché gli sposi sono chiamati a generare la vita, ma non solo, sono chiamati ad essere immagine dell’amore trinitario. Dobbiamo considerare anche che la vita non si genera solo fisicamente ed ecco allora che consacrati e consacrate spesso collaborano per accogliere gli ultimi dando vita ad opere splendide, immagine anch’esse dell’amore trinitario.
Guardando al Nuovo Testamento ci sono diverse occasioni in cui sono protagoniste le donne, mi piace sottolineare il fatto che il messaggio della Resurrezione di Cristo viene affidata ad esse, la prima apparizione del Risorto avviene sotto gli occhi di Maria di Magdala, ma è soprattutto in Maria di Nazareth che si realizza in pieno la figura femminile, Ella si fa spazio, accoglienza, con il suo sì a Dio, genera, anche nella carne, il Salvatore. Tutte voi, care donne, siete chiamate ad accogliere e generare Cristo nel vostro cuore, avendo come modello e Madre Maria! Lo generate quando dite sì alla vostra vocazione, lo generate quando vi consumate per essa, lo generate quando vi spendete per la vostra famiglia o la vostra comunità. Auguro a tutte voi donne di trovare sempre conforto, ascolto e ristoro dalla fatica, nell’abbraccio del vostro sposo di carne e in quello dello Sposo che attende tutti nei Sacramenti.

P.s. Ovviamente anche noi maschi siamo chiamati a generare Cristo in noi per portarLo agli altri, nella nostra specificità di essere uomini, ma questo mio pensiero di oggi è rivolto alle donne, perché guardo a mia moglie che si sta spendendo tra lavoro, tirocinio e famiglia e vuole essere per lei e per tutte le donne, amiche, mogli, madri e consacrate un grazie e un incoraggiamento a tenere sempre lo sguardo fisso su Gesù.

Le nozze di Cana

Immaginatevi la scena, il banchetto nuziale, poi l’imbarazzo e lo smarrimento degli sposi, infine l’intervento di Maria e la festa che continua più bella di prima. Cosa sarebbe stato se Gesù e Maria non fossero stati invitati alle nozze? Ma loro erano lì, Maria era lì con il suo sguardo di Madre e Gesù, nonostante non volesse, ha aiutato gli sposi. All’inizio Gesù risponde in maniera brusca a sua Madre, l’espressione viene utilizzata nella lingua ebraica “per respingere un intervento giudicato inopportuno o anche per manifestare a qualcuno che non si vuole avere con lui alcun rapporto.” (note della Bibbia di Gerusalemme, Gv 2). Eppure Gesù decide di venire in soccorso agli sposi, seppur non fosse ancora giunta la sua ora. Immagino con quale passione,  con quale amore, con quale sguardo possa aver pronunciato quella frase: “Non hanno vino” e mi commuovo. Maria ha scomodato Gesù, ha preso l’iniziativa soltanto vedendo la difficoltà dei figli, come fanno spesso le madri che anticipano le richieste. Poi l’ordine è perentorio: “Qualsiasi cosa vi dica, fatela”, sottolineo qualsiasi, cioè date ascolto a Lui, anche se lì per lì vi sembra strano ciò che vi dice, ma fatelo! E’ una frase che non ammette repliche, perché Maria sa benissimo di cosa è capace Gesù, cosa Egli può fare per noi, per l’umanità.

Nella mia esperienza matrimoniale ho gustato la presenza di Maria, Ella mi ha sostenuto e soccorso. A chi ti rivolgi quando ti manca qualcosa di cui hai bisogno? Quando si è bambini o ragazzini ci si rivolge spesso alla mamma, giusto? Beh, per me non è cambiato molto, nel senso che quando nel mio matrimonio era finito il vino, mi sono aggrappato alla nostra dolce Madre. Per me lei è stata un rifugio, un conforto nei momenti difficili e bui, ma soprattutto è stata la “speranza contro ogni speranza”, come amo chiamarla io. Ho sgranato tantissimi rosari per chiederle di aiutarci, di intercedere per noi, di chiedere a Gesù di guarire quelle ferite che ci eravamo fatti a vicenda. Le mie preghiere non sono rimaste inascoltate, perché Maria può smuovere il cuore di Dio, cari fratelli. Da qualche parte ho letto “non c’è grazia che venga dal cielo senza passare per le sue mani”, quanto è vero! Ora le affido tutti i giorni le persone più care e le chiedo di essere sempre presente alle mie nozze, insieme a Gesù.