L’amore vince la guerra.

Domenica era il 4 novembre. Una data importante. Esattamente cento anni fa finiva l’inutile strage, come ebbe a definirla il pontefice del tempo Benedetto XV. Terminava la Grande Guerra. Una guerra combattuta da tanti giovani provenienti da tutta l’Italia. Parlo di ragazzi di circa vent’anni. Gente semplice. Molti contadini. Ragazzi che non sapevano nulla di geopolitica e dei giochi di potere dei governanti dei vari stati. Voglio ricordarla a modo mio. Questo è un blog che si occupa di amore e di matrimonio. Ecco, parlerò esattamente di questo. Lascerò la parola ad uno di quei giovani. Un ragazzo con la maturità dell’uomo. Uno che già sapeva cosa significa amare. Non ha avuto bisogno di corsi prematrimoniali. Un amore vero, autentico. Un amore che per lui è motivo per andare avanti. Un amore che diventa forza e speranza. Un amore che diventa più forte della morte, delle trincee. delle cannonate e della paura prima di una carica all’esercito nemico. Un amore che, come scrive il nostro giovane soldato, per poter essere più forte di quell’orrore in cui si trova, deve essere vero e grande. Deve essere fedele, costante, indissolubile. Quanti oggi saprebbero scrivere oggi le stesse parole? Quanti oggi le saprebbero solo pensare e credere?

Dervio, 4 marzo 1917

Mio unico amore,
sento il bisogno di scriverti perché aspettando la tua risposta attenderei a lungo. […] Ora dunque mi sono messo qui al tavolo per scriverti perché sento che avrei bisogno di dirti tante cose.
Ma non so spiegarmi; quando ti ho detto che ti voglio sempre tanto bene ho detto tutto. Che mai non posso distaccare il mio pensiero da te, dalla mia famiglia, che solo per essa tutto sopporto, tutto soffro, tutto spero e ho fiducia che un giorno bello, pieno di sole e di vita mi sarà dato di abbracciarti e per non distaccarmi mai più. Ieri […] andai a fare […] una bellissima passeggiata a Bellano e a Varenna […] Che bei paesi, che ville, che vigne, giardini, ulivi, fiori e sempre camminate sulle rive del lago. In quelle ore pensavo a te e mi ricordavo di quella nostra passeggiata che facemmo a Salò e Riva il giorno delle nostre nozze! Mi sembrava proprio che le onde del lago, la severità e la dolcezza insieme dei monti mi sussurrassero all’orecchio e mi ripetessero quelle parole d’amore e quei baci che tu mi prodigavi in quella passeggiata e in quel giorno sì tanto solenne per noi. Invece ero solo, ma sentivo però il mio spirito volare, attraverso lo spazio, venirti a cercare e invitarti di unirti meco a contemplare queste meraviglie della natura, poiché tutte parlavano d’amore. Ma un amore fedele, costante, indissolubile. E questo io lo sento, lo nutro per te e capisco che non viene mai meno, anzi aumenta sempre più e volge all’infinito. […]
Sento che sono ancora degno di te, del tuo amore che mi immagino sarà sempre puro, immacolato come il mio. Per cui sento che ho bisogno di una tua parola che mi rinfranchi, che mi dica che mi ami ancora, sempre, che mi aspetti, che mi farai felice.

E’ incredibile davvero come in mezzo alle tenebre il cuore dell’uomo retto non smetta di cercare il bello e il buono della vita. Non smetta di cercare l’amore perchè l’amore, alla fine, è l’unica cosa che conta.

Antonio e Luisa

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