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Dare compimento alla Legge!

Posted by Antonio e Luisa De Rosa

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In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: « Non pensate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non son venuto per abolire, ma per dare compimento.
In verità vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà neppure un iota o un segno dalla legge, senza che tutto sia compiuto.
Chi dunque trasgredirà uno solo di questi precetti, anche minimi, e insegnerà agli uomini a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel regno dei cieli. Chi invece li osserverà e li insegnerà agli uomini, sarà considerato grande nel regno dei cieli. »
Poiché io vi dico: se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli.
Avete inteso che fu detto agli antichi: Non uccidere; chi avrà ucciso sarà sottoposto a giudizio.

Questa è solo la prima parte del Vangelo proclamato oggi. Mi basta questa per mettere in evidenza quello che, personalmente, ritengo più importante. Quello che mi tocca maggiormente oggi. Gesù dice che non è venuto a cambiare o abolire la Legge ma per darle compimento. La Legge non cambia perchè l’uomo non cambia. Il cuore dell’uomo desidera ardentemente di vivere in un determinato modo. In un modo pieno dove realizza la sua umanità. Gesù è venuto a mostrarci come essere pienamente umani. Dio si è fatto carne per mostrarcelo. La Legge non è qualcosa che dobbiamo subire, ma un’occasione per rialzarci e riappropriarci di quello che siamo: uomini capaci di amare e di farsi amare. La Legge del decalogo non è altro che la legge morale naturale che ogni uomo ha impresso nel cuore e che ogni uomo, che ne sia o meno consapevole, desidera rispettare perchè così rispetta se stesso prima che gli altri. Gesù ci chiede di accogliere la Legge correttamente, non come gli scribi e i farisei. Come poveri che ne hanno bisogno per scoprire la ricchezza dell’amore, non come ricchi di sè che se ne servono per sentirsi meglio degli altri. Non ha senso seguire i comandamenti per essere in regola, ma solo con la volontà di amare di più e più perfettamente Dio e i fratelli. Come sappiamo i primi tre comandamenti descrivono il rapporto verticale, con Dio. Dal quarto al decimo si spostano su un piano orizzontale, sul rapporto tra uomini, con il prossimo. Mi voglio soffermare sul sesto, quello che forse è più comunemente associato al sacramento del matrimonio.

Il sesto comandamento è spesso sottovalutato e ritenuto meno importante di altri. Come se la sessualità disordinata non fosse un grande problema, non fosse una mancanza grave di rispetto verso l’altro e verso noi stessi. Come se non evidenziasse una mancanza di amore. Sento tanti sacerdoti condannare l’omicidio, le guerre, i furti, la truffa, le estorsioni e tutte queste manifestazioni del male. Giustissimo, ma non vedo altrettanta veemenza contro l’adulterio, i rapporti prematrimoniali, la masturbazione e la contraccezione. Il sesto comandamento è cancellato di fatto. Non se ne parla quasi. Anche in confessionale tanti sacerdoti tendono a sminuire e considerare meno importanti questi peccati, quasi fossero la normalità e nulla di veramente grave. Un sacerdote, a cui voglio bene, ebbe a dire un giorno quando sollevai il discorso: Se questi fossero peccati gravi l’inferno sarebbe pieno, sei troppo rigido oppure un’altra volta sui rapporti prematrimoniali: I fidanzati che si vogliono bene si fanno le coccole. Non la penso così. Penso, al contrario, che questo decadimento sul sesto comandamento abbia ripercussioni negative su tutti gli altri. Il sesto comandamento, non a caso, è posto tra il quinto e il settimo. Chi commette atti impuri uccide qualcosa dell’altro o ruba qualcosa che non gli appartiene, per egoismo e per interesse personale, non certo per amore.

L’adultero non uccide forse il coniuge? Non dà una coltellata nella schiena a chi gli ha dedicato parte della vita? Non uccide forse la persona a cui aveva invece promesso amore, rispetto e cura. Ne conosco tante di persone che sono morte e che ora stanno faticosamente cercando di rinascere grazie a Cristo, ma il loro dolore e la loro sofferenza è ancora un grido che si alza al Cielo.

Nei rapporti prematrimoniali non si ruba qualcosa di cui ancora non si ha diritto? Si prende il dono totale del corpo dell’amato/a senza essersi impegnato definitivamente e totalmente nel matrimonio. Si usa l’altro/a. Forse, si ruba qualcosa che non era per noi, ma per il marito o la moglie che ancora deve venire. E lo si fa solo per il piacere personale trattando l’altro/a come oggetto. Anche se sinceramente si crede di amare l’altro in quel modo. Spesso, però, la sincerità non equivale alla verità.

Nella masturbazione non si ruba forse un piacere destinato a far parte di un piacere ancora più grande e profondo scaturente dall’unione dei corpi degli sposi, dove il piacere sessuale si fonde con un piacere che coinvolge anche spirito e psiche? Il piacere sessuale è un dono di Dio riservato all’unione intima degli sposi. Rubarlo, in un gesto carico di egoismo e di ripiegamento, non fa che renderci ancora più egoisti e chiusi, incapaci di un vero incontro con l’altro/a.

La contraccezione non è forse annullare, cioè uccidere, una parte dell’altro/a? Una parte importante dell’altro: la fecondità. Il metodo naturale, al contrario, aiuta gli sposi a mettere il bene dell’altro/a prima del proprio. Li educa al sacrificio e alla rinuncia per un bene più grande. Il metodo naturale è una scuola che educa al dono di sé e aiuta a combattere l’egoismo. Molto più semplice mettere un preservativo e avere un rapporto quando lo si desidera, piuttosto che avere la forza e l’amore di posticiparlo per accogliere la donna in tutta la sua femminilità e quindi anche nella sua fecondità. Una situazione che sembra frustrante a volte. Difficile accettarlo all’inizio, ma poi anche questi momenti diventano occasioni per amare. Per imparare ad amare e per smettere di usare l’altra persona. Gli anticoncezionali dividono mentre i metodi naturali uniscono.

Se crolla il sesto comandamento crolla tutto. La nostra società ipersessualizzata ne è la conferma. Sesso libero e facile, senza troppi pensieri, ma che rende le persone sempre meno capaci di scelte definitive e di fedeltà. Bisogna recuperare la capacità di rendere giustizia alla verità e saper testimoniare che la sessualità è qualcosa di meraviglioso, ma che va vissuta in un contesto di amore autentico, nel dono totale del matrimonio tra un uomo e una donna. Al di fuori della sponsalità è un gesto falso che esprime la nostra incapacità di amare e il nostro egoismo che usa per interesse. Non è mai dono, anche quando si tinge di un sentimento d’amore che non può però essere autentico. Questa è una mentalità che poi si manifesterà in ogni ambito relazionale: lavorativo, affettivo, familiare etc. Rispettare il sesto comandamento significa educarsi al rispetto e alla valorizzazione dell’altro/a. Significa essere responsabile delle proprie promesse e delle proprie azioni. Non è figlio di un dio minore, ma vera esigenza che Dio ci chiede per amare veramente come Lui ama.

Antonio e Luisa

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Tag amore, coppia, decalogo, Gesù, legge, matrimonio, non commettere atti impuri, relazione, sesto comandamento

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“Bisognosi ma salvi” descrive bene il cuore del matrimonio cristiano. Nessuno dei due sposi basta a se stesso, nessuno salva l’altro con le proprie forze. Eppure, dentro il sacramento, Cristo apre una strada di grazia, perdono e purificazione. La Madonna del Carmelo ci ricorda che la salvezza è comunione: siamo accompagnati dalla preghiera della Chiesa, dall’intercessione di Maria e dall’amore di chi cammina accanto a noi. Anche nel matrimonio ogni gesto nascosto può diventare redenzione: una rinuncia, una ferita perdonata, una notte vegliata, una preghiera condivisa. Gli sposi non sono santi perché perfetti, ma perché continuano a scegliersi e a rialzarsi, sotto il manto materno di Maria, fiduciosi nella promessa eterna. Come Sigillo sul Cuore ❤️. Angolo Terme (Bs) dal 18 al 20 settembre Di ritorno da uno splendido concerto di Max Pezzali, Francesca si è soffermata sulle parole di “Io ci sarò” e su una domanda decisiva per ogni coppia: sapremo combattere insieme? Helmuth James von Moltke sapeva che sarebbe morto poche ore dopo. Eppure, nella sua ultima lettera alla moglie Freya, non lasciò parole di disperazione, ma una testimonianza luminosa di fede e di amore sponsale. Le scrisse che non era soltanto un dono ricevuto da Dio, ma parte di lui, il suo “capitolo 13” della Prima lettera ai Corinzi. In quelle righe c’è tutta la forza di un matrimonio vissuto come comunione reale, capace di sostenere anche davanti alla sofferenza e alla morte. L’amore vero non elimina il dolore, ma gli impedisce di avere l’ultima parola. Quando due sposi si donano davvero, diventano l’uno per l’altra memoria concreta della fedeltà di Dio. Una testimonianza che scuote, commuove e ci ricorda quanto grande possa diventare il sacramento del matrimonio. Ancora oggi parla. Il Salmo 83 ci ricorda che l’incontro con Dio non coinvolge soltanto l’anima, ma anche il corpo, gli affetti, i gesti e tutta la nostra vita. Il cuore esulta, ma anche la carne partecipa alla gioia. L’amore vero non coincide sempre con ciò che sentiamo nel momento. La spontaneità è preziosa, ma non basta a costruire una relazione lunga, fedele e feconda. A volte amare significa ricordarsi di una parola che all’altro fa bene, scegliere un gesto che non ci viene naturale, esserci anche quando siamo stanchi. Non per fingere, non per annullarci, non per subire. Ma per trasformare in gesti concreti l’amore che portiamo nel cuore. La fatica non rende falso un gesto, quando nasce dalla libertà e dal desiderio sincero di raggiungere la sensibilità dell’altro. Anzi, spesso ne rivela il valore. Il matrimonio cresce quando smettiamo di amare soltanto come piace a noi e impariamo la lingua affettiva del coniuge. Perché sentirsi amati non è scontato: è un dono da imparare ogni giorno insieme.

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