La pornografia ci rende incapaci di amare.

La pornografia è entrata prepotentemente nella nostra società. Si respira pornografia in tutto, nelle pubblicità, nei giornali, nella televisione, nella rete e, quello che è più grave, nella nostra mente e nel nostro modo di vivere e di parlare. Io fuggo da tutto questo, ma basta un discorso qualsiasi tra colleghi di lavoro o tra amici che presto o tardi esce la battuta o il doppiosenso sul sesso e sulla donna come pezzo di carne. I siti pornografici si sono moltiplicati e hanno milioni di accessi con un giro di affari di miliardi di euro. La scuola da parte sua educa al sesso in una maniera sconvolgente. Propone ogni tipo di protezione senza entrare nelle dinamiche più profonde del rapporto di attrazione e desiderio che si può accendere tra due ragazzi. Dipingono spesso il sesso come un piacevole divertimento senza implicazioni più profonde. Mi torna in mente la canzone di Ligabue Libera nos a malo dove dice: “lei stava bene, io stavo bene Oh, mama, o è proprio questo che non si può dire?” vero inno a questa mentalità che caratterizza il nostro tempo.

Il piacere è diventato l’unica base sulla quale costruiamo la nostra vita e i nostri rapporti. La pornografia è così diffusa, perché ci permette di andare via dalla nostra vita, che spesso non ci piace e non ci regala quelle sensazioni ed emozioni che pensiamo indispensabili per essere felici, ed ecco che ci immergiamo nella pornografia, che ci apre un mondo fatto di pulsioni e di immaginazione dove il piacere trova finalmente appagamento. Ma è un appagamento superficiale che non ci riempie il cuore e la vita, ma lo svuota ancora di più. Inizia così un circolo vizioso che ci incatena alle sensazioni effimere della pornografia. La conseguenza che inevitabilmente si avrà è che tanti giovani vivono di quelle fantasie pornografiche e, quando nella vita reale incontrano una ragazza, non riescono ad instaurare un rapporto franco e rispettoso, ma hanno in mente quelle fantasie e pensano che finalmente potranno realizzarle ed essere felici. La conclusione è logica. Rapporti basati sul sesso, sulle sensazioni fisiche forti e non sul rispetto, sulla conoscenza profonda e sull’attenzione ai bisogni dell’altro e non ai propri. Ed ecco i rapporti fragili, i matrimoni basati sul sentimentalismo, la mancanza totale di sacrificio, che porta inevitabilmente a sofferenze e separazione.

Serve che noi genitori comprendiamo che l’educazione all’affettività spetta a noi: senza paura e senza tabù dobbiamo parlare di tutto con i nostri figli. Se non saremo noi a farlo sarà qualcun’altro. Noi sposi siamo consacrati da Dio per essere educatori dei nostri figli e solo con la libertà e la coerenza di chi vive l’amore casto potremo essere dei maestri autorevoli per loro e indirizzarli a una sessualità vera e sana.

Antonio e Luisa

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