Sposi sacerdoti. Uno sguardo infinito. (37 articolo)

Alzati, amica mia,
mia bella, e vieni!
[14]O mia colomba, che stai nelle fenditure della roccia,
nei nascondigli dei dirupi,
mostrami il tuo viso,
fammi sentire la tua voce,
perché la tua voce è soave,
il tuo viso è leggiadro».

Alzati e vieni. Io voglio godere della tua bellezza, sposa mia. Non nasconderti. Non mettere barriere tra me e te. Mostrati interamente. Non aver paura del mio giudizio. Non aver paura dei tuoi difetti. Quello che non ti piace del tuo corpo, del tuo carattere, della tua persona è parte di un tutto che per me è meraviglia. Sei tu proprio perchè sei così, sei unica. Lo sguardo dell’amore vero è tale solo quando si posa tutta la persona. Il contrario di questo sguardo è lo sguardo pornografico. Che non è solo di chi fruisce di certi contenuti per adulti, ma è ormai comune a tanti. E’ lo sguardo che oggettivizza ogni persona. Lo sguardo di chi usa l’altro/a per soddisfare pulsioni ed egoismi. Lo sguardo di chi guarda per prendere e non per donarsi.  Chi guarda così non è capace di guardare la persona nella sua interezza e profondità, ma si ferma al solo corpo, a volte addirittura a parte di esso. Nei discorsi da bar quante volte una donna viene identificata con una parte del suo corpo. Quante volte viene identificata e ridotta al suo sedere o al suo seno. Questo è lo sguardo pornografico che non permette di amare in modo autentico e di godere della bellezza profonda di una donna, che è molto di più di un corpo. Lo sposo del Cantico ha uno sguardo puro. Per questo riesce a godere appieno della bellezza della sua amata. Mostrami il tuo viso, fammi sentire la tua voce. Attraverso il tuo corpo e la tua voce traspare tutta la tua bellezza che è per me irresistibile e affascinante. Nelle parole di Salomone si può intravedere il rispetto di chi si mette innanzi ad un mistero, ad una meraviglia che riempie gli occhi e il cuore. Lo sguardo dello sposo chiede all’amata di svelarsi per vivere la promessa d’amore che Dio ha nascosto nei loro cuori di uomo e di donna. Uno sguardo che non è solo richiesta di svelarsi, ma è anche sostegno per la sua sposa. La Sulamita sentendosi guardata in quel modo, sentendosi pienamente rispettata ed accolta, non sentendosi usata, sarà più libera di mostrarsi e svelarsi senza difese e senza barriere. Davvero il nostro sguardo, cari maschi, va purificato. Non siamo educati a guardare le nostre spose in questo modo. Loro lo sanno, percepiscono se il nostro è uno sguardo purificato o è ancora inquinato dalla pornografia. Loro avvertono tutto. Costa fatica, impegno e combattimento. Vi assicuro però che quando si riesce a recuperare lo sguardo d’amore del Cantico tutta la relazione cambia. La nostra relazione diventa davvero un canto d’amore, diventiamo noi Salomone e la Sulamita, diventiamo noi i protagonisti del Cantico. Dio ci ha donato questo libro affinché potessimo concretizzarlo nella nostra vita e nel nostro matrimonio. Questa è la via.

Antonio e Luisa

1 Introduzione 2 Popolo sacerdotale 3 Gesù ci sposa sulla croce 4 Un’offerta d’amore 5 Nasce una piccola chiesa 6 Una meraviglia da ritrovare 7 Amplesso gesto sacerdotale 8 Sacrificio o sacrilegio 9 L’eucarestia nutre il matrimonio 10 Dio è nella coppia11 Materialismo o spiritualismo 12 Amplesso fonte e culmine 13 Armonia tra anima e corpo 15 L’amore sponsale segno di quello divino 16 L’unione intima degli sposi cantata nella Bibbia 17 Un libro da comprendere in profondità 18 I protagonisti del Cantico siamo noi 19 Cantico dei Cantici che è di Salomone 20 Sposi sacerdoti un profumo che ti entra dentro. 21 Ricorderemo le tue tenerezze più del vino.22 Bruna sono ma bella 23 Perchè io non sia come una vagabonda 24 Bellissima tra le donne 25 Belle sono le tue guance tra i pendenti 26 Il mio nardo spande il suo profumo 27 L’amato mio è per me un sacchetto di mirra 28 Di cipresso il nostro soffitto 29 Il suo vessillo su di me è amore  30 Sono malata d’amore 31 Siate amabili 32 Siate amabili (seconda parte) 33 I frutti dell’amabilità 34 Abbracciami con il tuo sguardo 35 L’amore si nutre nel rispetto. 36 L’inverno è passato

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Non ci devono essere segreti

Un uomo di nome Anania con la moglie Saffira vendette un suo podere  e, tenuta per sé una parte dell’importo d’accordo con la moglie, consegnò l’altra parte deponendola ai piedi degli apostoli. Ma Pietro gli disse: «Anania, perché mai satana si è così impossessato del tuo cuore che tu hai mentito allo Spirito Santo e ti sei trattenuto parte del prezzo del terreno? Prima di venderlo, non era forse tua proprietà e, anche venduto, il ricavato non era sempre a tua disposizione? Perché hai pensato in cuor tuo a quest’azione? Tu non hai mentito agli uomini, ma a Dio». All’udire queste parole, Anania cadde a terra e spirò. E un timore grande prese tutti quelli che ascoltavano. Si alzarono allora i più giovani e, avvoltolo in un lenzuolo, lo portarono fuori e lo seppellirono.

Questo passo non è tra le letture di questi giorni. Mi piace però rifletterci sopra. Perchè nasconde un significato molto profondo ed utile ad ogni comunità. In particolare cercherò di approfondire cosa significhi per la coppia, e per me in particolare. Io sono Anania. Vendo il mio campo. Cosa significa? Mi metto in gioco completamente nel matrimonio. Dono tutto me stesso. Non devono esserci segreti. Non deve esserci una parte di me che non sono disposto ad aprire alla mia sposa. Attenzione! Non è facile. Non lo nego. Siamo spesso portati ad essere gelosi di noi stessi. Altre volte ci vergogniamo. Altre volte siamo chiusi e bloccati da ferite e da sofferenze passate non ancora sanate. Non esiste la bacchetta magica in questi casi. Serve tanto abbandono alla Grazia. Ma non basta. Serve anche tanto impegno e tanta volontà da parte nostra. Serve convinzione e determinazione.  Serve anche che l’altro/a sia capace di accoglierci e di non giudicarci mai. L’altro deve essere come il samaritano che raccoglie per strada il moribondo e, senza chiedere nulla, senza porsi questioni sul perchè fosse lì, e perchè fosse conciato in quel modo, se ne prende carico e fa di tutto per farlo guarire. Non lo guarisce lui, ma lo porta all’oste. Lo porta a Cristo. Questa premessa per dire cosa?  Che tenere segreti, luoghi oscuri nella mente e nel cuore, distrugge la relazione. Anania alla fine muore. Anania muore perchè non ha dato tutto. Si è tenuto qualcosa solo per lui. Racconto un fatto personale. Anche io avevo luoghi oscuri. Durante il fidanzamento e qualche volta, purtroppo, anche dopo il matrimonio, ho fruito di immagini e video pornografici. Di nascosto, come un ladro. Era un mio peccato grande che rischiava di allontanarmi dalla mia sposa. Lo avrebbe probabilmente fatto nel tempo. Avrebbe creato un muro tra me e lei. Non avremmo mai potuto costruire una relazione piena e felice. Me ne sono liberato. Certo con la Grazia di Dio. Non sarebbe mai bastata, però, senza la mia volontà. Dio ci libera se noi vogliamo essere liberati. Ho distrutto questa barriera tra me e la mia sposa parlando in modo trasparente e sincero con lei. Non mi ha giudicato. Ho letto, però, in lei, nei suoi occhi, la sofferenza che le stavo arrecando. Si sentiva tradita. Come non ti basto io? Hai bisogno di cercare donne virtuali per appagare il tuo desiderio? Quella sofferenza mi ha fatto male. Il desiderio profondo di non provocarle più un simile dolore mi ha dato la forza. Volerle bene mi ha aiutato a gettare questa immondizia che mi riempiva il cuore. Se avessi fatto come Anania non so in quale situazione mi troverei adesso. Di una cosa sono sicuro! Non avrei la gioia nel cuore che invece ho. Non avrei un matrimonio così bello. Per avere tutto si deve dare tutto. Non per perdere qualcosa, ma al contrario per viverlo appieno.

Termino con le parole di Papa Francesco che potete leggere in Amoris Laetitia al punto 115. Parole che confermano e fortificano quanto ho scritto fin’ora:

…..(L’amore) rende possibili la sincerità e la trasparenza, perché quando uno sa che gli altri confidano in lui e ne apprezzano la bontà di fondo, allora si mostra com’è, senza occultamenti. Uno che sa che sospettano sempre di lui, che lo giudicano senza compassione, che non lo amano in modo incondizionato, preferirà mantenere i suoi segreti, nascondere le sue cadute e debolezze, fingersi quello che non è. Viceversa, una famiglia in cui regna una solida e affettuosa fiducia, e dove si torna sempre ad avere fiducia nonostante tutto, permette che emerga la vera identità dei suoi membri e fa sì che spontaneamente si rifiuti l’inganno, la falsità e la menzogna.

Antonio e Luisa

Humanae Vitae: revisione e dintorni….

Oggi ho il piacere di ospitare Luca Marelli, presidente e co-fondatore della Associazione Puri di Cuore. Pubblico una sua riflessione scaturita da una provocazione arrivatagli via mail.

 

Caro Luca

….

In questi giorni un caro amico mi incalza per capirne di più sul matrimonio. Lui, che convive con la compagna da anni, ha deciso di sposarla e di sposarla in Chiesa. Non sono stupidi, vogliono capire. Quando chiedono, io provo a rispondere raccontando di me. Cerco, senza pretese nei loro confronti, di raccontare anche come la fede in Cristo e l’appartenenza alla Chiesa hanno portato me e la mia sposa a vivere la castità prima del matrimonio ed ora a cercare di viverla nel matrimonio, secondo quanto la Chiesa ci ha insegnato.
Mi dispiaccio che nel pur ottimo corso fidanzati parrocchiale nessuno abbia finora detto ai miei due amici queste verità, ma mi consolo dicendomi che forse tocca farlo proprio a me. Il mio amico si lascia provocare, decide di iniziare a pregare. Qualche volta succede anche che andiamo assieme in chiesa a pregare davanti al Santissimo o a recitare la liturgia delle ore.

Poi leggo Avvenire (https://www.avvenire.it/famiglia-e-vita/pagine/humanae-vitae-sguardi-sul-futuro) e sembra quasi che metta in guardia da una rigida dottrina che pretende di metter sulle spalle pesi insostenibili, anziché testimoniare ciò che per me è stato ed è fonte di vita, esperienza dell’amore di Dio nella nostra vita. Spiega anche che sono in corso alla Gregoriana studi con lo scopo di capire quando sia lecito usare metodi anticoncezionali in preparazione ad una revisione e modifica degli insegnamenti della Humanae Vitae.

Paolo

 

— 

 

 

Caro Paolo,

 

Ho pensato molto prima di rispondere alla tua mail e quanto ti scrivo fa riferimento alla mia esperienza personale e alle riflessioni nate da essa.

 

  1. Il giornalista che ha scritto quell’articolo su Avvenire riporta quanto si agita oggi in molti ambienti della Chiesa. Non credo si possa attuare una formale modifica della Humanae Vitae. Tuttavia … vedi i punti successivi

 

  1. La Chiesa fa a volte fatica a parlare ai giovani, ai fidanzati, agli sposi del sacramento del Matrimonio e del dono della sessualità. Certo ci sono libri su libri e molte persone vivono esperienze profonde e positive, ma il linguaggio di tanti libri è da specialisti e tra amici difficilmente si arriva a condividere a quel livello.

 

  1. Nella vita concreta molti giovani, fidanzati, genitori, sacerdoti e persone consacrate (credo che in ogni categoria siano molti in questa condizione) non sono in grado di parlare di sessualità perché essi stessi non l’hanno affrontata a fondo, non hanno considerato quali ferite hanno subito o inferto e a volte vivono essi stessi una distorsione, una incapacità di capire come vivere la loro mascolinità e femminilità. Alcuni usufruiscono di pornografia e vivono con sofferenza quello che percepiscono come un peccato ripetuto e che invece può essere una dipendenza. 

 

  1. Prego, spero e opero perché sempre più persone in parrocchie, associazioni e movimenti comincino ad affrontare questi aspetti, a parlare in modo rinnovato di castità e purezza (che non sono “non fare”) e aiutare in concreto a vivere una sessualità come dimensione piena e integra della propria mascolinità e femminilità.

 

Quanto si “teme” rispetto alla Humanae Vitae è di fatto da decenni parte della pratica pastorale e della vita concreta di molte famiglie cristiane, anche dentro gruppi famigliari delle parrocchie, movimenti e associazioni. Oggi credo che non sia in gioco tanto l’evitare una revisione della Humanae Vitae – gesto formale che appare impossibile – ma di attuarla con nuovo vigore nel concreto della vita dei cristiani.

San Giovanni Paolo II ha iniziato con la Teologia del Corpo, Benedetto XVI ha proseguito l’opera del predecessore nella “Deus Caritas Est” e così Papa Francesco nella Amoris Laetitia e parlando spesso dell'”ospedale da campo” più che mai utile e necessario. 

 

Noi di www.PURIdiCUORE.it cerchiamo di far capire che questa epidemia di ipersessualizzazione e pornografia colpisce a fondo anche dentro il mondo cattolico e influenza tanti, impedendo specialmente ai più giovani di vivere rapporti sani, di pensare ad una famiglia, a dei figli. E per questo indichiamo anche dove sono ospedali da campo dove chi è scivolato nella dipendenza può intraprendere il cammino di recupero.

 

Nella storia recente della Chiesa maestri come Tarcisio Mezzetti o padre Raimondo Bardelli hanno aperto a tanti lo scrigno della Teologia del Corpo di Giovanni Paolo II. E hanno aiutato molti (come accaduto a me e a mia moglie Michelle alla soglia dei 50 anni) a capire quale dono di Dio sia la sessualità vissuta come Egli ci chiede.

Come facciamo con la piccola opera di www.PURIdiCUORE.it  e come fanno molto bene e gli amici di www.matrimoniocristiano.org che lavorano su questo già da tempo, qui un esempio: https://youtu.be/zn3WyI2doj8

 

Luca

 

Luca Marelli

 

co-fondatore, presidente

PURIdiCUORE

 

L’alfabeto degli sposi. Z come zavorra.

L’ultima lettera. Ho lasciato alla fine uno delle riflessioni più indigeste e più difficili. Dobbiamo impegnarci, con tutta la nostra volontà e determinazione, per combattere i nostri vizi, smussare i nostri spigoli e rompere i legacci del peccato che ancora ci imprigionano e non ci permettono di spalancare il cuore allo Spirito Santo. Dobbiamo gettare le nostre zavorre. Dobbiamo trovare la forza per farlo. Senza un impegno costante a liberarci del vizio il nostro matrimonio parte già fallito Rimanere nel vizio significa appesantire il cuore di macigni che non permettono alla sorgente del nostro amore, lo Spirito Santo, di riempirci e dissetarci. Abbiamo queste pietre più o meno grandi che non vogliamo togliere, ma che ci fanno male e rendono tutto più difficile. Ognuno ha le sue. Pornografia, gioco, prostituzione e adulterio. Voglio concentrarmi su questi quattro nemici mortali del matrimonio. Ce ne sono anche altri, ma in questo momento storico questi sono i più comuni. Già! Comuni, perchè riguardano un numero enorme di persone e tra queste anche, per forza di cose, tante persone sposate. Non sto parlando di casi rari, ma di comportamenti diffusi. In Italia i consumatori abituali di contenuti a luci rosse (foto e video) sono non meno di 7 milioni. Sono 17 milioni gli italiani che hanno giocato almeno una volta alle slot (fonte: Cnr) e 2,5 milioni i giocatori abituali e, dunque, a rischio dipendenza (anche se appena 7 mila sono in cura presso le Asl). 45%. È questa la percentuale di italiani, sposati o in coppia, che ha dichiarato di aver tradito il partner ufficiale almeno una volta. Percentuale che risulta essere la più alta d’Europa. Lo dichiarano i dati raccolti da un sondaggio IFOP (Istituto francese di opinione pubblica), commissionato qualche mese fa da Gleeden su scala europea.Nove milioni sono i clienti che comprano sesso, con un giro d’affari di 90 milioni di euro al mese Pensiamo che queste cose debbano succedere solo agli altri. La verità è che ci sono dentro tantissime famiglie. Una piaga che distrugge non solo il sacramento, ma anche la dignità, l’integrità e la speranza delle persone. Quanti ci sono dentro? Quanti vivono questi drammi? Milioni di persone. Milioni di sposi, che magari hanno una vita apparentemente impeccabile e dentro hanno un cuore incancrenito dal peccato. Spesso neanche il coniuge sa fino in fondo. Perchè ho scelto questa riflessione? Potevo scrivere qualcosa di meno forte. Perchè è adesso il momento di smettere. Non è troppo tardi, ma ogni giorno che passa la guarigione sarà sempre più difficile. La strada possibile è solo quella di un apertura con il coniuge in un dialogo sincero. Solo così, umiliandosi, chiedendo aiuto, e facendosi aiutare, condividendo la difficoltà e la sofferenza con chi hai sposato e, se necessario, affrontando un percorso di cura e di guarigione con una figura professionale adeguata, potrai espellere il veleno dal tuo cuore e tornare a vivere. Non solo serve anche che il coniuge sappia accogliere queste grandi fragilità dell’amato/a senza giudicare, ma con lo sguardo stesso di Cristo che compatisce, patisce con. Così si potrà trovare nell’unità e nell’unione la forza per venirne fuori, insieme, con la Grazia di Cristo.  La forza va trovata, infatti, per noi sposi cristiani, nella Grazia del nostro matrimonio, nella nostra relazione sponsale che è nostra forza.

Vi lascio con una testimonianza di Luca Marelli, sposo e padre, che ha vissuto l’esperienza della dipendenza dalla pornografia, del recupero e guarigione  ed ora si spende per aiutare chi è imprigionato e logorato da questa vera piaga che distrugge, nel silenzio generale, persone e matrimoni. Insieme ad altri amici ha fondato l’associazione PURIdiCUORE e gira l’Italia promuovendo conferenze e percorsi di guarigione. Ho avuto modo si scambiare qualche messaggio con lui e ho trovato il loro lavoro molto interessante ed utile.

Vi lascio il link del sito della sua associazione www.puridicuore.it

Antonio e Luisa

Fireproof. Un film molto istruttivo

Fireproof. La prova del fuoco. Si perché a volte il matrimonio diventa un incendio dove, se non si è pronti ad intervenire, se non si fa squadra con il compagno, c’è il rischio concreto di mandare tutto in fumo. Di bruciare la nostra relazione, la nostra unione, la nostra vocazione, la nostra famiglia. In una parola: la nostra vita.

Torniamo al film. Per chi non lo conosce, è un film americano del 2008. Un film cristiano, non cattolico. Il protagonista è un pastore battista. La trama si snoda intorno alla vita matrimoniale dei due protagonisti. Caleb, comandante dei vigili del fuoco. Catherine, cura le pubbliche relazioni dell’ospedale della città. Presi dai rispettivi lavori si perdono. Non hanno più quella intimità, quella complicità, quello sguardo, quella tenerezza che rende vivo e bello un matrimonio. Ognuno è incentrato sulla propria vita e vede nell’altro solo le mancanze. La loro vita insieme diventa un inferno di recriminazioni e litigi e un deserto sentimentale e sessuale. Lui è scivolato nella pornografia on line. La pornografia succhia energie, tempo e interesse alla coppia. Non è qualcosa di innocuo, distrugge la coppia per tante ragioni che in un altro articolo prenderemo in considerazione. La frase più brutale detta da lei su questo vizio del marito esprime tutta la sofferenza, l’umiliazine, lo scoraggiamento che colpisce una donna quando scopre che il marito fruisce di contenuti pornografici. Catherine dice: “Da quando non gli sono bastata più io?”. E’ una frase terribile detta da una moglie. Sembra tutto perso. Tanto che anche lei trova nelle attenzioni di un medico dell’ospedale dove lavora quello che non riceveva più dal marito e desiderava nel cuore. Prima del tracollo interviene il padre di Caleb che chiede al figlio un ultimo tentativo prima di arrendersi alla separazione. Attraverso un diario Caleb deve mettere in atto ogni giorno un’azione verso la moglie. Naturalmente la moglie non crede a questi gesti e tratta il marito con indifferenza e freddezza. Lui non molla e alla fine riesce a riconquistare l’amore perduto. Vediamo ora quali sono i verbi che hanno permesso a Caleb di ricostruire un matrimonio che sembrava ormai morto.

SPOSTARE

Caleb riesce, con impegno e determinazione, a spostare il centro del suo sguardo, del suo interesse. Capisce che la priorità non sono i suoi desideri, i suoi pensieri e le sue aspirazioni. Il centro deve essere volere la felicità del coniuge e fare di tutto per ottenerla. Anche rinunciare a qualcosa per sè. Rinunciare all’orgoglio è la cosa più difficile.

NUTRIRE

Si sono persi perchè non hanno nutrito il loro rapporto di tenerezza e cura reciproca. La loro relazione come una pianta senza acqua è seccata. Caleb, con tanta difficoltà, riesce a ricostruire questa modalità di essere coppia. Riescono ancora a guardarsi con gli occhi di chi ama ed è amato. Il cuore di pietra grazie alla tenerezza, linguaggio d’amore imprescindibile torna a battere e ad essere di carne.

FARE SQUADRA

Tutto il film ruota attorno al lavoro di Caleb. Un lavoro dove il gioco di squadra è determinate e può fare la differenza tra la vita e la morte. Così è per il matrimonio. Bisogna saper condividere gioie, sofferenze e dolori. In una scena del film un amico di Caleb dice: “Ci si sposa promettendo fedeltà e amore nella buona e cattiva sorte, ma in realtà si intende solo nella buona”. Se non c’è la volontà di entrambi di superare la crisi non c’è possibilità che la relazione sopravviva.

TAGLIARE

Tagliare con i nostri vizi è fondamentale. Caleb per riconquistare Catherine lotta con determinazione per uscire dalla dipendenza della pornografia. La tentazione è lacerante. Arriva a distruggere il PC con una mazza da baseball.

PERDONARE

Questo verbo l’ho indicato per ultimo, ma è forse il più importante. Se non ci perdoniamo non si può ricominciare. Il perdono trasforma una crisi in un’occasione che fortifica e accresce l’amore.

Antonio e Luisa

 

 

 

Preliminari: tempo per entrare in comunione. (10° puntata corso famiglie Gaver 2017)

Come anticipato, riprendiamo i preliminari dando qualche indicazione pratica.

Devono essere gesti d’amore rispettosi della sensibilità dell’altro/a. Gesti che in ogni caso escludono il sedere (vedremo dopo perchè). Questa parte del nostro corpo è oggi molto esaltata.

Ricordiamo che i nostri gesti devono essere frutto dell’amore, esprimere amore. Devono quindi, ricordatevelo bene voi uomini, essere rispettosi della sensibilità dell’altro/a. Non possono essere dei gesti qualunque, ma devono essere i gesti più cari, più graditi all’altro/a. Cosa significa? Dobbiamo dialogare, anche su questo, approfondire la conoscenza sessuale reciproca. Conoscenza che dovrebbe già essere iniziata durante il fidanzamento, durante il quale, seppur nella castità, si possono sperimentare tutti quei gesti di tenerezza che rappresentano il linguaggio d’amore del corpo. Dobbiamo impegnarci ad imparare i gesti e le parole che piacciono al nostro coniuge, che lo fanno sentire amato e desiderato. Adesso dico una cosa che riguarda soprattutto le donne: per vivere in pienezza questo momento devono fare pace con il loro corpo. Non devono farsi rodere dai miti di bellezza e soprattutto devono lasciare allo sposo la possibilità di amare anche i loro difetti. Se non si fanno abbracciare dallo sguardo dell’amato nell’interezza del loro corpo, accettandosi e lasciandosi accettare per quello che sono, non possono abbandonarsi all’amore liberamente e in pienezza. Metteranno sempre una barriera tra loro e lo sposo. Lasciarsi abbracciare dal suo sguardo non è semplice, richiede un impegno e un lavoro su se stesse. L’uomo deve imparare il linguaggio della tenerezza per rendersi amabile alla donna e la donna sua volta deve accettare la mascolinità dello sposo e scongelarsi. A volte lei dice: “lui non mi capisce, non si accorge di tutto quello che faccio, dà tutto per scontato”; in realtà il suo cuore, nel suo profondo, non si vuole aprire totalmente a questa intimità.

Naturalmente dobbiamo evitare assolutamente i gesti che non sono graditi. Non domandiamo gesti che feriscono la sensibilità dell’altro/a. Non ci sono limiti nei preliminari, se non che bisogna evitare il sedere, l’eiaculazione deve avvenire in vagina e che non si deve urtare la sensibilità dell’altro/a.  In caso contrario, sarebbero gesti di amore o richieste dettate dal nostro egoismo? Mi riferisco in particolare al cosiddetto sesso orale (senza raggiungere il piacere!). Di per sé non c’è nulla di male, si tratta di un bacio d’amore. Se però, l’altro/a non gradisce questa pratica, non si deve chiederla. Non si devono fare ricatti morali all’altro/a, rischiate di distruggere tutta la comunione e l’autenticità del gesto. Anche il sesso anale è completamente al di fuori dell’ecologia dell’amore umano. Anche da un punto di vista meramente fisico: l’ano è strutturato non per accogliere ma per espellere. La mucosa anale non è adatta alla penetrazione. E’ più soggetta ad essere attaccata da virus e batteri e quindi è più facile contrarre malattie sessualmente trasmissibili. C’è una motivazione anche più profonda; nell’amplesso, uomo e donna si guardano, quello sguardo significa riconoscere l’altro/a come l’amato/a, significa vivere quel gesto come dono d’amore per quella persona specifica ed unica. Il sesso anale non permette questo sguardo, si nasconde il viso della sposa. Ciò significa trasformarla in un oggetto, in uno strumento per il piacere dell’uomo. Si distrugge tutto il significato più autentico del gesto e la donna si sente umiliata ed usata.Tutta la “cultura” pornografica tende ad esaltare questa parte del corpo. Stiamo attenti e lavoriamo su di noi per purificarci da questo inquinamento che non ci permette di vivere in pienezza l’atto fisico. Una donna è andata nello studio di Luisa (la ginecologa che ha presentato questo insegnamento) e si è lamentata dell’insistenza del marito per esercitare questo tipo di rapporto. Il marito, al rifiuto della moglie, le ha risposto deluso e arrabbiato che con lei non si poteva fare nulla. Quel marito, secondo voi, voleva unirsi con la moglie o con le fantasie pornografiche che aveva in testa? Voleva amarla o usarla?

Altro concetto fondamentale: uomo e donna sono diversi. Hanno tempi molto diversi per prepararsi all’amplesso. All’uomo spesso basta l’idea dell’incontro per essere pronto fisicamente. L’uomo si eccita con tatto e vista. Per la donna la natura ha previsto tempi e modi diversi. Per permettere al corpo della donna di modificarsi ed essere nella condizione ideale per la penetrazione servono dai 20 ai 30 minuti. Cosa succede ai genitali della donna? In questo tempo la vagina si allunga internamente (non lo sapevate vero?) da circa 6/7 cm a circa 9/10 e si posiziona in maniera diversa per agevolare l’entrata del pene. Oltre ciò, durante i preliminari la vagina si lubrifica. E’ diverso anche il modo di eccitarsi. L’uomo deve vedere e toccare, basta poco; la donna cerca altro, è più complessa. La donna vuole tenerezza, dolcezza, carezze, abbracci. Vuole percepire di essere preziosa e importante. Vuole sentirsi desiderata e amata. La pornografia mette al centro dei preliminari sempre l’uomo e i suoi genitali. Dimentichiamolo! Al centro deve esserci la sposa, con tutto il suo corpo e nel modo che piace a lei. I preliminari non sono tecniche eccitatorie per l’uomo (non sono sbagliate ma non devono occupare tutto il tempo o quasi), ma gesti che sfamano il bisogno di tenerezza della donna. Sono tempo per entrambi, uomo e donna per entrare in comunione. L’uomo non deve pensare a questo momento come attesa necessaria per preparare la donna, sarebbe sterile. Deve prepararsi con il cuore a donarsi e a ricevere il dono che la sposa fa di sé. I preliminari sono tenerezza. Diventano modalità di vivere l’amore. Traducendo: la tenerezza è capace di trasformarci da pezzi di legno (che non sono in grado di condurre energia) in metallo, in oro (che è tra i materiali più conducibili). Con la tenerezza, l’intimità fisica diventa colma di amore dell’uno verso l’altra e non un gesto che esprime egoismo e che fa sentire l’altro/a usato/a. La donna ha un’enorme difficoltà a passare da attività come spadellare in cucina, pulire e mettere a letto i figli, all’intimità fisica con il marito e quindi se non ristabiliamo il contatto emotivo, diventerà un obbligo da assolvere. Gli uomini invece non hanno problemi di questo tipo e ricercano subito stimolazioni sugli organi genitali. L’uomo così facendo, seguendo il suo desiderio, la sua modalità di cercare piacere, sta in realtà urtando la sensibilità della sua sposa. L’intimità fisica è trasformata in qualcosa di frettoloso e grossolano. In questo modo è impossibile vivere in pienezza e con gioia il rapporto. Presto o tardi l’insoddisfazione della donna porterà al deserto sessuale e alla frustrazione per entrambi. I preliminari sono quindi indispensabili per creare questo contatto emotivo e tenero tra gli sposi, sono un tempo da dedicarsi senza fretta, per creare la comunione e l’intesa giusta, per vivere in pienezza l’amplesso. I preliminari assumono un’autenticità ecologica quando non sono gesti isolati e vissuti solo prima del rapporto e in vista del rapporto, ma sono inseriti in un contesto di corte continua, di continui e costanti gesti amore e di tenerezza che gli sposi si donano durante tutta la giornata.

 

Antonio e Luisa (dall’insegnamento di Luisa ed Emanuele Bocchi)

Prima puntata La legge morale naturale 

Seconda puntata Chi sono? Perchè vivo?

Terza puntata Io personale, spirito e corpo.

Quarta puntata Anima e corpo: un equilibrio importante

Quinta puntata Matrimonio naturale e matrimonio sociale

Sesta puntata Le esigenze del cuore si realizzano nel matrimonio naturale

Settima puntata Un dono totale!

Ottava puntata L’intimità degli sposi nell’ecologia umana

Nona puntata La liturgia dell’intimità alla luce del Cantico dei Cantici

I danni della pornografia

Articolo tratto dal sito http://www.radiospada.org, sito dove si possono trovare letture molto interessanti.

Nella mia esperienza di terapeuta sessuale, ho appurato che qualsiasi persona che si masturba regolarmente con l’ausilio di pornografia rischia di diventare, nel tempo, un tossicodipendente sessuale, condizionando sé stesso ad assumere una devianza sessuale e/o a turbare un rapporto consolidato con il coniuge o con la fidanzata. Un effetto collaterale frequente è che si riduce drasticamente la loro capacità di amare (ad esempio, ne risulta una dissociazione del sesso dall’amicizia, dall’affetto, dalla cura e da altre emozioni sane e caratteristiche che aiutano i rapporti coniugali). Il loro lato sessuale diventa in un certo senso disumanizzato. Molti di loro sviluppano “un ego straniero” (o lato oscuro), il cui nucleo è una lussuria antisociale priva della maggior parte dei valori. Nel frattempo, l’aumento di masturbazione ottenuto mediante il consumo di pornografia diventa più invadente nelle relazioni della vita reale. Il processo di condizionamento masturbatorio è inesorabile e non regredisce spontaneamente. Il decorso di questa malattia può essere lento ed è quasi sempre nascosto alla vista degli altri. Di solito, è una parte segreta della vita dell’uomo, e come un cancro continua a crescere e a diffondersi. Raramente è reversibile, ed è anche molto difficile da trattare e guarire. La negazione da parte del tossicodipendente di sesso maschile e il rifiuto di affrontare il problema sono tipici e prevedibili, e questo quasi sempre porta alla disarmonia di coppia e coniugale, a volte il divorzio e, a volte, allo smembramento di altre relazioni intime

 

Per leggere l’articolo completo: I danni della pornografia

La pornografia ci rende incapaci di amare.

La pornografia è entrata prepotentemente nella nostra società. Si respira pornografia in tutto, nelle pubblicità, nei giornali, nella televisione, nella rete e, quello che è più grave, nella nostra mente e nel nostro modo di vivere e di parlare. Io fuggo da tutto questo, ma basta un discorso qualsiasi tra colleghi di lavoro o tra amici che presto o tardi esce la battuta o il doppiosenso sul sesso e sulla donna come pezzo di carne. I siti pornografici si sono moltiplicati e hanno milioni di accessi con un giro di affari di miliardi di euro. La scuola da parte sua educa al sesso in una maniera sconvolgente. Propone ogni tipo di protezione senza entrare nelle dinamiche più profonde del rapporto di attrazione e desiderio che si può accendere tra due ragazzi. Dipingono spesso il sesso come un piacevole divertimento senza implicazioni più profonde. Mi torna in mente la canzone di Ligabue Libera nos a malo dove dice: “lei stava bene, io stavo bene Oh, mama, o è proprio questo che non si può dire?” vero inno a questa mentalità che caratterizza il nostro tempo.

Il piacere è diventato l’unica base sulla quale costruiamo la nostra vita e i nostri rapporti. La pornografia è così diffusa, perché ci permette di andare via dalla nostra vita, che spesso non ci piace e non ci regala quelle sensazioni ed emozioni che pensiamo indispensabili per essere felici, ed ecco che ci immergiamo nella pornografia, che ci apre un mondo fatto di pulsioni e di immaginazione dove il piacere trova finalmente appagamento. Ma è un appagamento superficiale che non ci riempie il cuore e la vita, ma lo svuota ancora di più. Inizia così un circolo vizioso che ci incatena alle sensazioni effimere della pornografia. La conseguenza che inevitabilmente si avrà è che tanti giovani vivono di quelle fantasie pornografiche e, quando nella vita reale incontrano una ragazza, non riescono ad instaurare un rapporto franco e rispettoso, ma hanno in mente quelle fantasie e pensano che finalmente potranno realizzarle ed essere felici. La conclusione è logica. Rapporti basati sul sesso, sulle sensazioni fisiche forti e non sul rispetto, sulla conoscenza profonda e sull’attenzione ai bisogni dell’altro e non ai propri. Ed ecco i rapporti fragili, i matrimoni basati sul sentimentalismo, la mancanza totale di sacrificio, che porta inevitabilmente a sofferenze e separazione.

Serve che noi genitori comprendiamo che l’educazione all’affettività spetta a noi: senza paura e senza tabù dobbiamo parlare di tutto con i nostri figli. Se non saremo noi a farlo sarà qualcun’altro. Noi sposi siamo consacrati da Dio per essere educatori dei nostri figli e solo con la libertà e la coerenza di chi vive l’amore casto potremo essere dei maestri autorevoli per loro e indirizzarli a una sessualità vera e sana.

Antonio e Luisa