La lebbra che distrugge l’amore

Durante il viaggio verso Gerusalemme, Gesù attraversò la Samaria e la Galilea.
Entrando in un villaggio, gli vennero incontro dieci lebbrosi i quali, fermatisi a distanza,
alzarono la voce, dicendo: «Gesù maestro, abbi pietà di noi!».
Appena li vide, Gesù disse: «Andate a presentarvi ai sacerdoti». E mentre essi andavano, furono sanati.
Uno di loro, vedendosi guarito, tornò indietro lodando Dio a gran voce;
e si gettò ai piedi di Gesù per ringraziarlo. Era un Samaritano.
Ma Gesù osservò: «Non sono stati guariti tutti e dieci? E gli altri nove dove sono?
Non si è trovato chi tornasse a render gloria a Dio, all’infuori di questo straniero?». E gli disse:
«Alzati e và; la tua fede ti ha salvato!».

Il vangelo di ieri mi ha colpito molto. Parla di lebbrosi. Esattamente come mi sentivo io quando ero lontano. Mi fermavo a distanza da Dio, ero attratto da Lui ma avevo la mia lebbra che mi induceva a non avvicinarmi. La mia lebbra non era nel corpo ma nel cuore. Ognuno ha la sua di lebbra. Anche nel rapporto di coppia. Può essere la lussuria e la pornografia che distruggono l’amore, il lavoro che prende il posto di Dio, l’accidia che ci fa lamentare sempre di tutto e cancella i colori della vita, la superbia che ci rende incapaci di sentirci figli del Padre. Ognuno ha la sua lebbra. Dio vorrebbe avvicinarsi, ma noi lo teniamo a distanza, non ci sentiamo degni nel profondo di noi. Poi lui ti guarda,  poggia su di te quello sguardo colmo di compassione. Allora ti  abbandoni e implori di essere guarito, ti riconosci finalmente bisognoso della misericordia di Dio. La tua vita è malata, il tuo corpo e il tuo cuore sono malati. E allora succede il miracolo. Nella siituazione difficile che stai vivendo, nel tuo matrimonio, nella tua debolezza, nella tua miseria  entra Cristo che sana e cura. Ti chiede di avere fede in lui e di metterti in cammino, confidando nella Sua Grazia che sana e guarisce. Non siamo, però,  ancora salvi. Siamo sanati, ma non salvi.  Per essere salvi dobbiamo voltarci e tornare indietro per ringraziare e lodare Dio. Solo desiderando Dio nella nostra vita e ringraziando di tutto ciò che ci dona ci riconosceremo figli di un Padre. Solo quando ci ricorderemo di Gesù non solo nel momento delle difficoltà, ma anche per lodarlo e rendergli gloria, il nostro amore per Lui sarà autentico e non solo finalizzato ai nostri bisogni e desideri.

Rendiamo gloria ogni giorno a Dio per tutto ciò che ci dona e vedremo ancora il suo sguardo d’amore che si posa su di noi, lo vedremo attraverso lo sguardo del nostro sposo o della nostra sposa. Così ogni mattina ci sentiremo sanati e salvati nonostante tutte le difficoltà della vita.

Antonio e Luisa

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