Sposi: negativo di Dio da sviluppare

Sto approfondendo Amoris Laetitia con molta calma. Oggi riprendo i punti 120-121-122.

120. L’inno di san Paolo, che abbiamo percorso, ci permette di passare alla carità coniugale. Essa è l’amore che unisce gli sposi,[115] santificato, arricchito e illuminato dalla grazia del sacramento del matrimonio. È «un’unione affettiva»,[116] spirituale e oblativa, che però raccoglie in sé la tenerezza dell’amicizia e la passione erotica, benché sia in grado di sussistere anche quando i sentimenti e la passione si indebolissero. Il Papa Pio XI ha insegnato che tale amore permea tutti i doveri della vita coniugale e «tiene come il primato della nobiltà».[117] Infatti, tale amore forte, versato dallo Spirito Santo, è il riflesso dell’Alleanza indistruttibile tra Cristo e l’umanità, culminata nella dedizione sino alla fine, sulla croce: «Lo Spirito, che il Signore effonde, dona il cuore nuovo e rende l’uomo e la donna capaci di amarsi come Cristo ci ha amato. L’amore coniugale raggiunge quella pienezza a cui è interiormente ordinato, la carità coniugale».[118]

121. Il matrimonio è un segno prezioso, perché «quando un uomo e una donna celebrano il sacramento del Matrimonio, Dio, per così dire, si “rispecchia” in essi, imprime in loro i propri lineamenti e il carattere indelebile del suo amore. Il matrimonio è l’icona dell’amore di Dio per noi. Anche Dio, infatti, è comunione: le tre Persone del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo vivono da sempre e per sempre in unità perfetta. Ed è proprio questo il mistero del Matrimonio: Dio fa dei due sposi una sola esistenza».[119] Questo comporta conseguenze molto concrete e quotidiane, perché gli sposi, «in forza del Sacramento, vengono investiti di una vera e propria missione, perché possano rendere visibile, a partire dalle cose semplici, ordinarie, l’amore con cui Cristo ama la sua Chiesa, continuando a donare la vita per lei».[120]

122. Tuttavia, non è bene confondere piani differenti: non si deve gettare sopra due persone limitate il tremendo peso di dover riprodurre in maniera perfetta l’unione che esiste tra Cristo e la sua Chiesa, perché il matrimonio come segno implica «un processo dinamico, che avanza gradualmente con la progressiva integrazione dei doni di Dio».[121]

L’amore sponsale è un amore completo. E’ un amore che comprende la tenerezza dell’amicizia e la passione erotica. Amore che comprende entrambe queste componenti ma capace di sussistere anche quando i sentimenti e la passione si dovessero indebolire, perché si fonda sulla volontà delle persone e sulla Grazia di Dio. L’amore sponsale è il riflesso dell’amore di Cristo, che non ha avuto come punto più alto un momento piacevole, bensì la croce. L’amore di Gesù per tutti noi ha raggiunto il punto più alto nella sua morte in croce.

Dobbiamo, quindi, levarci dalla testa che l’amore sia un sentimento da assecondare, l’amore è morire per l’altro, l’amore è farsi piccolo per fare grande l’altro, l’amore è abbassare per innalzare,l’amore è anche e soprattutto sacriificio. Il Papa continua ricordandoci che Dio ci consacra, per esprimere la profezia del suo amore. Consacrare significa rendere sacro, e in questo caso particolare, attraverso il battesimo (che ci rende profeti sacerdoti e re) e poi  più specificatamente nel matrimonio, Dio rende la nostra relazione sua. Attraverso la Grazia perfeziona il nostro amore umano e ne fa qualcosa di meraviglioso, tanto da far esclamare a San Paolo: “Mistero grande”.  Qui, il Papa fa una puntualizzazione importantissima; nonostante la Grazia, non si può gettare sopra i due sposi, che sono  fragili e limitati,  questo grandissimo e difficilissimo compito. Il Papa afferma che gli sposi iniziano con la celebrazione del matrimonio un cammino che li porterà sempre a una maggiore integrazione e apertura ai doni di Dio, con la Grazia. Ciò significa che la Grazia di Dio è in grado di riempire interamente  il nostro cuore ma tutto dipende da quanto esso  è aperto all’azione divina e quanto è grande. Più si cresce nella capacità di amare e più la Grazia sarà abbondante e visibile in noi. Per rendere chiaro questo concetto un santo padre cappuccino faceva un esempio. Ricordate le pellicole fotografiche di qualche anno fa? Credo di si. La fotografia non si imprimeva sulla pellicola con le immagini nitide e colorate ma in negativo. Il chiaro appariva scuro e viceversa, tanto da rendere poco comprensibile il tutto. Ecco gli sposi il giorno delle nozze sono esattamente questo. Un negativo da sviluppare. Nella vita di ogni giorno, nel servizio, nel dono, nell’apertura all’altro/a e al mistero di Dio, nell’intimità, nella fatica e nella gioia, il negativo si sviluppa e il nostro amore, la nostra unione, diviene sempre più chiaramente immagine di Dio. In noi e nella nostra vita si potrà scorgere qualcosa di meraviglioso. Pensiamo  ai tanti sposi santi che la Chiesa ci ha donato e sarà evidente la trasformazione da negativo a immagine verace di Dio. Pensiamo a Santa Gianna, i coniugi Quattrocchi o a Chiare ed Enrico e tutto sarà evidente. Guardiamo il nostro sposo e la nostra sposa con questo sguardo e cerchiamo di sviluppare sempre più il nostro matrimonio e la nostra vita insieme alla luce di questa determinazione a sviluppare sempre più l’immagine di Dio in noi.

Antonio e Luisa

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