La Grazia non è magia.

Perchè tanti divorzi e separazioni anche tra chi si sposa in Chiesa davanti a Gesù? Il Papa ci ha ricordato come tanti matrimoni siano in realtà nulli, ma è solo questo? Perchè la Grazia di Dio non ci salva da noi stessi e dai nostri errori? La Grazia non è una magia. Lo Spirito Santo per poter entrare in noi e cambiare le nostre debolezze e fragilità ha bisogno di noi. Lo Spirito Santo ha bisogno che  noi apriamo il nostro cuore alla Sua azione. Dobbiamo volere che Gesù abiti in noi e nella nostra unione. Il sacramento del matrimonio non ci assicura nulla senza il nostro impegno. Il sacramento del matrimonio è come una fonte di acqua pura che disseta ma se noi abbiamo un bicchiere bucato non riusciremo nè a bere nè a dissetarci. Questo è il nostro cuore, che se reso bucato dal peccato e dal nostro egoismo, non riuscirà a riempirsi di Dio. Diventa così tutto un’illusione e se le cose non vanno ce la prendiamo con Dio che non ci ha preservato dal fallimento.  Mi viene in mente un’affermazione di Tarcisio Mezzetti, una persona di Dio che si è spesa fino alla fine per fidanzati e sposi. Tarciso, sulla base di una ricerca statistica americana, aveva evidenziato come un matrimonio su tre finiva in divorzio (questo alcuni anni fa, oggi è ancora peggio). L’incidenza scendeva a uno su cinquanta se il matrimonio era stato celebrato in Chiesa e se la coppia partecipava regolarmente alla Santa Messa. La statistica sorprendentemente mostrava come l’incidenza crollava vertiginosamente quando la coppia oltre a essersi sposata in chiesa e partecipare alla Messa, pregava regolarmente unita. L’incidenza in questo caso scendeva a addirittura uno su millecento. Incredibile?

No non è incredibile. Semplicemente la coppia ha tenuto fede alla sua promessa matrimoniale, non escludendo Cristo dalla propria vita e dalle proprie scelte. Sempre qualche mese fa, lessi su un sito cattolico la storia di Siroki­Brijeg. Siroki­Brijeg è una città bosniaca di alcune migliaia di persone dove non si sono verificati mai divorzi. Sembra che la motivazione di questo incredibile risultato sia nella fede dei suoi abitanti e nel rito del matrimonio che la chiesa locale segue.

Quando i fidanzati vanno in chiesa per sposarsi, portano con sé un crocifisso. Il sacerdote lo benedice, e invece di dire che i fidanzati hanno trovato il partner ideale con cui condivideranno la vita dice: “Avete trovato la sua croce! È una croce da amare, da prendere su di voi. Una croce che non è da scartare, ma da custodire nel cuore”.

Quando la coppia pronuncia i voti matrimoniali, la sposa mette la mano destra sul crocifisso, e lo sposo la mano destra sopra quella di lei. Sono uniti tra sé e uniti alla croce. Il sacerdote copre le mani degli sposi con la stola, mentre loro promettono di amarsi a vicenda nella gioia e nel dolore, proclamando fedelmente i propri voti in base ai riti della Chiesa.

Poi i due baciano la croce. Se uno abbandona l’altro, abbandona Cristo sulla croce. Perde Gesù! Dopo la cerimonia, i neosposi attraversano la porta di casa per collocare il crocifisso in un posto d’onore. Diventa il punto di riferimento della loro vita, e il luogo di preghiera della famiglia. La giovane coppia crede fermamente che la famiglia nasca dalla croce.

Nei momenti di difficoltà e incomprensione, che sorgono in tutti i rapporti umani, non si ricorre non all’avvocato, al terapeuta o all’astrologo, ma alla croce. Gli sposi si inginocchiano, piangono lacrime di pentimento e aprono il proprio cuore, chiedendo la forza di perdonarsi a vicenda e implorando l’aiuto del Signore. Queste pratiche pie sono state imparate fin dall’infanzia.

Ai bambini viene infatti insegnato a baciare con reverenza il crocifisso tutti i giorni e a ringraziare il Signore per la giornata trascorsa prima di andare a letto. I bambini vanno a dormire sapendo che Gesù li tiene tra le braccia e che non c’è nulla da temere. Le loro paure e le loro differenze scompaiono quando baciano Gesù sulla croce.

Termino con un insegnamento di don Dino Foglio, tra i fondatori del Rinnovamento nello Spirito in Italia e sacerdote che abbiamo avuto la fortuna di incontrare e ascoltare per alcuni anni:

Con la sola volontà non si fa nulla. con la sola Grazia non si fa nulla, con la volontà e la Grazia si fa tutto.

Se il nostro matrimonio è in crisi o siamo noi ad essere in crisi, non accusiamo Dio ma cerchiamo di capire come aprire il nostro cuore alla Sua Grazia.

Antonio e Luisa

Annunci

Piccoli passi possibili (La profezia del matrimonio 10 puntata)

L’articolo sulla fedeltà ha generato non pochi commenti. Poche critiche, ma tanta paura e senso di inadeguatezza. La fedeltà implica a volte di abbracciare la croce e non ci sentiamo in grado, non vogliamo, c’è la nostra umanità che si ribella. Perchè soffrire? Perchè l’amore ci chiede questo? Non è giusto? L’amore non è giusto, chiede tutto, ma è ciò a cui siamo chiamati, per essere nella pace e nella verità. Dio ha dato tutto per noi, ha dato se stesso e noi abbiamo il desiderio intimo di rispondere a quell’amore così grande. E’ questo che ci dona il senso di tutto come abbiamo visto in precedenza. Amare per primi e amare sempre. Così come Dio fa con noi. Amare Dio attraverso nostro marito e nostra moglie. Amarlo in modo gratuito e incondizionato. Amarlo/a anche quando lei/lui è infedele perchè amando lui/lei sto ricambiando e restituendo l’amore di Dio che ho ricevuto e sperimentato in tante occasioni. Non è facile, non è umano. E’ un modo di amare divino e che solo Dio può sostenerci ed aiutarci per realizzarlo nella nostra vita. Abbiamo la Grazia sacramentale che ricordo è un dono di nozze. E’ l’impegno di Dio che ha promesso di sostenerci e di darci tutti gli aiuti necessari per vivere il nostro matrimonio. C’è la Grazia santificante che ci permette di sperimentare la vera gioia, un anticipo di paradiso e di relazione intima con il nostro Dio. Dobbiamo chiederle questi aiuti. Dobbiamo arrabbiarci con Dio, gridare il nostro dolore, la nostra impreparazione, la nostra paura e la nostra rabbia. Dio ci vuole vivi, ci vuole aperti alla sua Grazia e non chiusi in una rassegnazione senza speranza. Sono importanti le parole di Papa Francesco in Amoris Laetitia. Al punto 122 parla di gradualità:

Tuttavia, non è bene confondere piani differenti: non si deve gettare sopra due persone limitate il tremendo peso di dover riprodurre in maniera perfetta l’unione che esiste tra Cristo e la sua Chiesa, perché il matrimonio come segno implica «un processo dinamico, che avanza gradualmente con la progressiva integrazione dei doni di Dio»

C’è una gradualità, si arriva a queste vette a piccoli passi. Piccoli passi possibili, citando un concetto caro a Chiara Corbella. Dobbiamo innanzittutto essere coscienti di essere chiamati a questo e poi impegnarci in una vita di dono e accoglienza dell’uno verso l’altra. Dobbiamo lasciare agire lo Spirito Santo che è maestro. Non dobbiamo spaventarci, anche se vediamo la povertà del nostro amore. Gradualmente continueremo a crescere e se mai dovessimo affrontare situazioni complicate e cariche di sofferenza dobbiamo avere la certezza che se metteremo la nostra forza e la nostra volontà, Dio farà miracoli con quel poco che potremo dare. Non siamo soli, Gesù è con noi nei momenti belli e a maggior ragione in quelli dolorosi perchè abbiamo più bisogno del suo aiuto. Non vergognamoci di dare i nostri pochi pani e pochi pesci. Attraverso quella miseria Gesù ha già sfamato una moltitudine di persone. A noi non chiede più di ciò che possiamo dare, il di più lo mette lui. Si è fatto uccidere perchè il suo sacrificio potesse alleggerire le nostre sofferenze e le nostre croci. Ha già portato una croce pesante per essere con noi e con le nostre croci ogni giorno.  Voglio terminare con una parola di Chiara  che spiega così il significato di piccoli passi possibili:

Per arrivare al Signore non devi correre né camminare troppo piano: devi avere un passo costante, continuo e soprattutto sul presente; perché la stanchezza viene se pensi al passato e al futuro, mentre se cammini pensando soltanto al piccolo passo possibile che tu ora puoi fare, a un certo punto arrivi alla meta e dici: “Sono già arrivata! Incredibile, Signore, ti ringrazio!”

Antonio e Luisa

1 puntata Chi è il profeta 2 puntata Gli sposi rivelano che Dio è amore 3 puntata L’amore di Dio: per primo, per sempre e per tutti 4 puntata Missionari dell’amore 5 puntata Lo Spirito: comandamento ed impulso. 6 puntata Un aquilone che vola alto nel cielo 7 puntata Sposi profezia della vita intima di Dio 8 puntata Come Gesù sulla croce 9 puntata Fedeli fino alla morte

 

Lo Spirito: comandamento ed impulso.

Dopo quanto scritto nelle precedenti puntate, ora possiamo sintetizzare e dare una risposta certa alle nostre domande esistenziali. Cosa ne faccio della mia vita? Perché tutta questa fatica? Che peso questa sofferenza. Come faccio a superare questa disgrazia? La risposta è solo una: vivi l’amore e diventa ciò che sei. Perfeziona sempre di più l’intima unione di vita e di amore con il tuo sposo o la tua sposa. Ogni famiglia, se la andiamo ad osservare nel vissuto particolare, è diversa ed è unica come le persone che la compongono. E’ diversa per componenti, per condizione sociale ed economica, per salute, per dinamiche interne e rapporti relazionali. Indipendentemente da tutte queste differenze, che caratterizzano e rendono uniche ogni famiglia, tutte hanno un denominatore comune: questa chiamata, questa missione che chiede di vivere l’amore in ogni specifica storia familiare. Questo significa che devo guardare alle altre famiglie, ammirarle, e gustare il loro amore, ma non devo cadere nel tranello di credere che per essere felice e realizzato nella mia relazione, nella mia missione, devo fare le loro stesse cose e vivere nello stesso loro modo. Noi sposi dobbiamo trovare la nostra santificazione, la realizzazione della nostra missione, partendo da ciò che siamo e da ciò che caratterizza la nostra famiglia. Magari non possiamo mostrare una famiglia perfetta. Viviamo sofferenze e dolore, ma attraverso quella situazione Dio può comunicare al mondo un aspetto del suo amore. Diventiamo profeti autentici e unici di una realtà che  possiamo mostrare e profetare solo noi. Ci sarà la famiglia che accoglie il figlio disabile nella gioia e nella gratitudine, la famiglia che si prende cura delle persone anziane e malate, la famiglia che vive il lutto, la famiglia che vive l’abbandono, quella che ha tanti figli e quella che non riesce ad averne. Tutte queste famiglie possono esprimere una caratteristica dell’amore divino. Sposi che portano una profezia diversa, ma espressione dello stesso amore che è immagine di quello di Dio. Tante piccole luci che unite in un’unica fiamma mostrano il volto di Dio. C’è la famiglia che nella difficoltà tira avanti, che non smette di crederci, che supera difficoltà importanti non perdendo mai l’unità, e che magari si sente terribilmente imperfetta rispetto ad altre che vede e che ammira. Quella famiglia può essere strumento di Dio per altre coppie che vivono situazioni similari. Quella famiglia può essere la profezia di un amore perseverante nelle difficoltà. Termino con un esempio che può chiarire questo concetto. L’amore di Dio è infinito, ma per praticità limitiamolo a qualcosa di contenibile seppur grandissimo. L’amore di Dio è come una riserva d’acqua contenuta all’interno del Monte Bianco. Come se il Monte Bianco fosse vuoto al suo interno e riempito di acqua. Ne può contenere una quantità grandissima. Il monte non è però un vulcano e non ha modo di far traboccare questa acqua. Ha bisogno di sorgenti. Noi famiglie cristiane (in primis) abbiamo questo compito, questa missione, far sgorgare l’amore di Dio che resterebbe altrimenti inutile e rinchiuso in un luogo inaccessibile. Credendoci e vivendo il nostro amore diveniamo sorgente che libera un rivolo d’acqua che può raggiungere persone e luoghi a noi sconosciuti. L’amore non ci appartiene, può solo essere donato e accolto.

Dobbiamo vivere l’amore che si riverserà sui figli, sui parenti, sugli amici, sulla comunità parrocchiale, nel luogo di lavoro. Questa è la nostra missione e impegno prioritario per la nostra vita. Invisibilmente, ma in modo percettibile e concreto il nostro amore potrà raggiungere tanti luoghi aridi e dissetarli con l’amore di Dio. Tanti luoghi che ne hanno una necessità impellente ed estrema.

Quindi per concludere cosa dobbiamo fare? Ascoltiamo ancora San Giovanni Paolo II in Familiaris Consortio:

Il dono dello Spirito è comandamento di vita per gli sposi cristiani, ed insieme stimolante impulso affinché ogni giorno progrediscano verso una sempre più ricca unione tra loro a tutti i livelli – dei corpi dei caratteri, dei cuori, delle intelligenze, e delle volontà, delle anime (cfr. Giovanni Paolo PP. II, Discorso agli Sposi, 4 [Kinshasa, 3 maggio 1980]: AAS 72 [1980], 426s), – rivelando così alla Chiesa e al mondo la nuova comunione d’amore, donata dalla grazia di Cristo.

Abbiamo detto in precedenza che siamo chiamati e mandati per questa particolare missione e profezia che Dio ci affida attraverso il sacramento del matrimonio. Lo Spirito Santo che ci è donato diventa comandamento di vita. Dobbiamo collaborare con lo Spirito Santo, accoglierlo in noi oppurre non possiamo vivere da sposi cristiani. Spirito che è sostegno, ma anche impulso, pungolo, provocazione che ci chiede un continuo progredire nel diventare ciò che siamo. Uno Spirito che ci chiede di svegliarci, di aprire gli occhi e di rimboccarci le maniche. Chi meglio dello Spirito Santo, che è unione e relazione può aiutarci a progredire nella nostra unione ed amore? Le coppie di santi che ci sembrano così perfette ed inarrivabili non sono più brave e migliori di noi, ma sono sicuramente più furbe. Hanno capito che dovevano lasciar fare allo Spirito Santo e così hanno raggiunto livelli altissimi. Cosa che tutt:i possono raggiungere se si fanno furbi come loro.

Chiara Corbella diceva: “Chiedo a Dio la Grazia di vivere la Grazia”. Chiara aveva capito e viveva in pienezza la sua missione. Era davvero molto furba e per questo aperta all’azione dello Spirito. Non era meglio di noi, o meglio lo era diventata perchè più furba di noi.

Antonio e Luisa

1 puntata Chi è il profeta 2 puntata Gli sposi rivelano che Dio è amore 3 puntata L’amore di Dio: per primo, per sempre e per tutti 4 puntata Missionari dell’amore

Amplesso: aumento di Grazia e di amore tra gli sposi. (17 puntata corso famiglie Gaver 2017)

Abbiamo detto come nell’amplesso fisico ci sia un aumento dell’azione dello Spirito Santo. Accade anche qualcos’altro: c’è un aumento della Grazia santificante. Sperimentiamo in ogni amplesso un amore tra di noi simile a quello di Dio. Naturalmente, perchè ciò avvenga (non finirò mai di dirlo), il rapporto deve essere ecologico, vissuto nella donazione reciproca, disinquinato da tutta la mentalità pornografica ed egoistica a cui purtroppo siamo abituati. Deve essere svolto in amicizia con Dio, in grazia di Dio. Come ci si deve confessare per prendere la Santa Eucarestia così sarebbe consigliato fare altrettanto per prepararsi alla riattualizzazione. Naturalmete se abbiamo peccati gravi che appesantiscono il nostro cuore e non permettolo allo Spirito Santo di entrare ed operare in noi. L’abbondanza della Grazia riversata nei nostri cuori dipende dall’apertura degli stessi ad accoglierla. Prepariamoci all’incontro intimo, è importante per viverlo in pienezza e sperimentare un piacere profondo che diventa un’esperienza mistica, non sempre, ma vi assicuro che succede.  Come quindi prepararsi bene? Con una vita fatta di preghiera, di carità, di fedeltà alla legge di Dio, e di corte continua. Con una vita che perfeziona l’amore verso Dio e verso il nostro sposo o lo nostra sposa. Veniamo gradualmente resi sempre più partecipi dell’amore di Dio per amarci con il suo stesso stile. Questo ci rende sempre più profeti nel mondo, concetto che riprenderemo più avanti. Guardando come noi ci amiamo si dovrà capire, percepire, spermentare qualcosa dell’amore di Dio. Dovremmo essere luce per il mondo. Mostrare l’amore di Dio che è misericordia, cioè amore fedele. Quale grande compito ci è dato. Soprattutto oggi c’è bisogno di questo tipo di profezia. In un mondo dove l’individualismo è sempre crescente, la paura per le scelte radicali è sempre più condizionante le relazioni umani e la gratuità  è spesso derisa, la santità della famiglia è determinante e illuminante.

L’amplesso provoca, sicuramente, anche un aumento dell’amore naturale tra gli sposi. Ricordiamo che il matrimonio prima di essere sacramento è una realtà naturale. Il clima di intimità, di complicità, di dolcezza, di comprensione che si crea durante l’amplesso fa crescere la nostra capacità di dialogo amoroso, la nostra unità e il notro amore.

Se l’amplesso è visssuto in modo autentico ed ecologico, l’aumento dell’amore naturale avviene anche nel caso non si sia in amicizia con Dio. Questo dovrebbe portare a una maggior apertura del cuore e a creare le condizioni per una riconciliazione con Dio.

Antonio e Luisa

Prima puntata La legge morale naturale 

Seconda puntata Chi sono? Perchè vivo?

Terza puntata Io personale, spirito e corpo.

Quarta puntata Anima e corpo: un equilibrio importante

Quinta puntata Matrimonio naturale e matrimonio sociale

Sesta puntata Le esigenze del cuore si realizzano nel matrimonio naturale

Settima puntata Un dono totale!

Ottava puntata L’intimità degli sposi nell’ecologia umana

Nona puntata La liturgia dell’intimità alla luce del Cantico dei Cantici

Decima puntata Preliminari: tempo per entrare in comunione

Undicesima puntata. Un piacere che diventa, forza, vita e amore

Dodicesima Puntata Sposi ministri di un sacramento

Tredicesima puntata Il vincolo coniugale

Quattordicesima puntata Una cascata di Grazia

Quindicesima puntata La riattualizzazione del matrimonio.

Sedicesima puntata Nell’amplesso la Grazia ci trasforma.

Nell’amplesso lo Spirito ci trasforma (16 puntata corso famiglie Gaver 2017)

Stiamo entrando sempre più nella profondità del sacramento del matrimonio. Piano piano stiamo passando da un piano strettamente naturale a qualcosa di molto più grande. Ricordiamo che con il sacramento del matrimonio siamo consacrati ad essere immagine dell’amore di Dio. Detto in altre parole Dio attraverso noi sposi vuole mostrare come Lui ama. Un compito così grande non può basarsi su una componente soltanto naturale, non basterebbe. Siamo troppo limitati ed imperfetti. Lo sa benissimo anche Dio e per questo ci ha dotato di un corredo di nozze arricchito da doni meravigliosi, come abbiamo visto nei precedenti articoli. Abbiamo detto anche un’altra cosa molto importante: ogni amplesso fisico ecologico è una riattualizzazione del sacramento e ci dona una nuova effusione con il perfezionamento e incremento dei doni già ricevuti, perchè il nostro cuore crescendo nell’amore è più aperto ad accoglierli.

Cosa accade concretamente quando riattualizziamo bene il nostro sacramento? Ce lo indica benissiomo la Parola, in particolare la lettera di San Paolo ai Galati. Avremo amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza e dominio di sè. Avremo quello di cui abbiamo più bisogno in quel momento. A volte sperimenteremo una maggior pazienza altre la pace nel cuore, un’altra volta un’altro e così via. Chi è attento e consapevole riesce a cogliere questi frutti in sè e nel coniuge. La vita, anche matrimoniale, è fatta di momenti alti e altri invece bassi, ma quando viviamo l’intimità sessuale bene, in un dono reciproco autentico, ci accorgiamo della ricchezza che ci riempie il cuore. Questo ci ha aiutato a porre attenzione alla corte continua, a far sì che quell’amore che entra in noi possa trasformarsi in gesti di tenerezza e di cura per l’altro/a durante i gioerni a venire e in desiderio di unirsi ancora meglio durante il prossimo amplesso. Questo si traduce in gesti molto semplici, che però trasformano i cuori degli sposi. Un esempio prsonale molto semplice. Mia moglie anni fa mi accoglieva al mio ritorno dal lavoro spesso indaffarata e stanca, lamentandosi del lavoro, dei figli, dei problemi e di tutte le fatiche della quotidianità. Oggi non sono cambiati i problemi, ma è cambiata lei. Quando torno mi accoglie sempre con il sorriso, mostrando la gioia di vedermi. Tutto cambia, mi sento a casa. Diventa più facile anche per me essere predisposto ad ascoltare i suoi problemi. Questo è un frutto della riattualizzazione. Un altro esempio che riguarda più noi uomini. La riattualizzazione ci trasforma e ci aiuta a comprendere i desideri della nostra sposa prima che lei parli. Non capite che gioia è per lei essere compresa e curata.

Prima puntata La legge morale naturale 

Seconda puntata Chi sono? Perchè vivo?

Terza puntata Io personale, spirito e corpo.

Quarta puntata Anima e corpo: un equilibrio importante

Quinta puntata Matrimonio naturale e matrimonio sociale

Sesta puntata Le esigenze del cuore si realizzano nel matrimonio naturale

Settima puntata Un dono totale!

Ottava puntata L’intimità degli sposi nell’ecologia umana

Nona puntata La liturgia dell’intimità alla luce del Cantico dei Cantici

Decima puntata Preliminari: tempo per entrare in comunione

Undicesima puntata. Un piacere che diventa, forza, vita e amore

Dodicesima Puntata Sposi ministri di un sacramento

Tredicesima puntata Il vincolo coniugale

Quattordicesima puntata Una cascata di Grazia

Quindicesima puntata La riattualizzazione del matrimonio.

 

E se il vino finisce?

Oggi ho avuto qualche minuto di pace. I bambini giocavano nell’altra stanza, la mia sposa finiva di sistemare in cucina e io sono entrato nella mia caverna. Farò un articolo sulla caverna, sulla necessità degli uomini, dei maschi di avere una caverna dove trovare tranquillità e stare con se stessi. Non oggi. Oggi voglio raccontare di ciò che ho meditato. Pensavo alle nozze di Cana, al primo vino che finisce e poi al nuovo, quello di Gesù che è molto più buono del primo. Ecco pensavo che la parabola è concentrata in un breve lasso di tempo. E’ concentrata in una festa di nozze, che, per quanto lunga fosse a quei tempi, non racconta che l’inizio del cammino degli sposi. E poi? Vissero felici e contenti come nelle fiabe? Non finì più quel vino? So che sono strano, mi metto a ragionare su queste. Mi sono dato, però, anche la risposta. Il vino buono quello di Gesù non finisce mai a patto che noi non smettiamo di portare l’acqua nelle giare. Ogni volta che io amo la mia sposa, ogni volta che perdono la mia sposa, ogni volta che decido che lei vale più di ogni mio stupido orgoglio. ogni volta che mi metto al suo servizio, ogni volta che mi impegno per ascoltarla, accoglierla e mostrarmi tenero. Ogni volta che lei fa tutto questo nei miei confronti, siamo come quei servi che portano l’acqua e la rovesciano nelle giare che si stanno svuotando. Il resto lo farà Gesù con la Sua Grazia, trasformerà il nostro amore, la nostra acqua, in nuovo vino, in una vita piena e bella. La festa non finirà. Come non è finita per Chiara Corbella che nonostante abbia visto morire i suoi primi due bambini, e lei stessa sia morta pochi anni dopo per un brutto male (ritardando le cure per permettere al terzo figlio Francesco di nascere), non ha mai perso la pace. Il marito Enrico non ha mai negato la grande sofferenza che hanno vissuto ma ha sempre ribadito l’abbandono fiducioso nel Signore e nella sicurezza che non sarebbe finito tutto qui. Chiara diceva:

Il Signore non ci chiede di cambiare l’acqua in vino, ma di riempire le giare. La Chiesa propone a ciascuno la santità: vivere come figli di Dio. Ciascuno, a modo suo, risponde, passo dopo passo.

Perchè l’amore non è qualcosa di inesauribile, non si autogenera, non è qualcosa che si cristallizza al momento della celebrazione del matrimonio e resta come pietra ferma, ma è qualcosa che va rinnovato e perfezionato. Il vino se non viene rinnovato si guasta e diventa aceto.  Invece rinnovando ogni giorno il nostro amore ci accorgeremo, con sorpresa, che più passa il tempo e più il vino sarà buono. Siamo diventati degli intenditori e sappiamo godere maggiormente del piacere che ci può regalare. Soprattutto lasciamoci inebriare da quel vino perchè non c’è nulla di più bello nel donarsi e nell’accoglierci reciproco in una pentecoste che a volte riusciamo a mostrare e trasformare in Epifania dell’amore di Dio anche in chi ci guarda.

Antonio e Luisa

Lettera di Dio allo sposo

Ho deciso di pubblicare una lettera che da un po’ di tempo circola sul web. Non so chi sia l’autore, a lui va però il mio ringraziamento. La conoscerete già tutti, ma mi piace ricordarla perché esprime benissimo la verità del matrimonio.

La creatura che hai al tuo fianco, emozionata, è mia.

Io l’ho creata.
Io le ho voluto bene da sempre,

ancor prima di te e ancor più di te.
Per lei non ho esitato a dare la mia vita.
Ho dei grandi progetti per lei. Te la affido.
La prendi dalle mie mani e ne diventi responsabile.

Quando l’hai incontrata l’hai trovata bella e te ne sei innamorato.

Sono le mie mani che hanno plasmato la sua bellezza;
è il mio cuore che ha messo dentro di lei la tenerezza e l’amore;

è la mia sapienza che ha formato la sua sensibilità e la sua intelligenza
e tutte le qualità belle che hai trovato in lei.
Devi impegnarti a rispondere ai suoi bisogni, ai suoi desideri.
Ha bisogno di serenità e di gioia, di affetto e di tenerezza,
di piacere e di divertimento, di accoglienza e di dialogo,
di rapporti umani, di soddisfazione nel lavoro e di tante altre cose.

Ma ricorda che ha bisogno soprattutto di Me

e di tutto ciò che aiuta e favorisce questo incontro con Me:
la pace del cuore, la purezza dello spirito, la preghiera, la parola,

il perdono, la speranza e la fiducia in Me, la Mia Vita.
Sono Io e non tu il principio e il fine di tutta la sua vita.
Facciamo un patto tra noi: la ameremo insieme.
Io la amo da sempre.

Sono Io che ho messo nel tuo cuore l’amore per lei.

Volevo affidarla a qualcuno che se ne prendesse cura, ma volevo anche
che lei arricchisse con la sua bellezza e la sue qualità la tua vita.

Per questo ho fatto nascere nel tuo cuore l’amore per lei.
Era il modo più bello per dirti “Eccola, te la affido”.
E quando tu le hai detto:
“Prometto di esserti fedele, di amarti e di rispettarti per tutta la vita”,
è stato come se mi rispondessi che sei lieto di accoglierla nella tua vita
e di prenderti cura di lei.
Da quel momento siamo in due ad amarla.

Dobbiamo però metterci d’accordo.

Non è possibile che tu la ami in un modo e io in un altro.
Devi avere per lei un amore simile al mio,

devi desiderare per lei le stesse cose che io desidero.
Non puoi immaginare nulla di più bello e gioioso per lei.
Ti farò capire poco alla volta quale sia il modo di amare,
e ti svelerò quale vita ho sognato e voluto per questa creatura.
Mi rendo conto che ti sto chiedendo molto.
Pensavi che questa creatura fosse tutta e solo tua,
e ora invece hai l’impressione che Io ti chieda di spartirla con me.
Non è così.
Al contrario, Io sono colui che ti aiuta ad amarla appassionatamente.
Per questo desidero che nel tuo piccolo amore ci sia il mio grande amore.

E’ questo il mio dono di nozze: un supplemento di amore

che trasforma il tuo amore di creatura
e lo rende capace di produrre le opere di Dio nella persona che ami.

Sono parole per te misteriose, ma le capirai un poco alla volta.
Ti assicuro che non ti lascerò mai solo in questa impresa.
Io sarò sempre con te
e farò di te lo strumento del Mio amore, della mia tenerezza.
Continuerò ad amare la mia creatura attraverso i tuoi gesti
d’amore, di attenzione, di impegno, di perdono, di dedizione.
Se vi amerete in questo modo, la vostra coppia diventerà come una
fortezza che le tempeste della vita non riusciranno mai ad abbattere.
Un amore costruito sulla Mia Parola è come una casa
costruita sulla roccia: nessuna vicenda potrà distruggerla.

Ricordatelo, perché molti si illudono di poter fare a meno di me,

ma se Io non sono con voi nell’edificare la casa della vostra vita
e del vostro amore, vi affaticherete invano.

Se vi amerete in questo modo diverrete forza anche per gli altri.
Oggi si crede poco nell’amore vero, quello che dura per sempre,
e che offre la propria vita all’amato.
Si cercano più emozioni amorose che l’Amore.
Se voi saprete amarvi come Io vi amo,
con una fedeltà che non viene mai meno,
sarete una speranza per tutti,
perché vedranno che l’amore è una cosa possibile!

Il matrimonio è esattamente questo. Consiste nel non dimenticare mai la meraviglia e la bellezza dell’essere dono di Dio l’uno per l’altra. E ancor di più, il matrimonio mi responsabilizza e mi riempie di gratitudine perché Dio mi ha scelto per essere mediatore del Suo amore, mi rende capace di amare come Lui per manifestarsi alla mia sposa attraverso di me con tutta la sua tenerezza, le sue attenzioni, la sua misericordia e il suo amore gratuito e incondizionato. Attraverso il mio amore, la mia sposa deve sentirsi amata in modo unico e personale. Io sposo devo concretizzare nella mia vita e nel dono alla mia sposa il Vangelo. La mia sposa deve poter fare esperienza di Dio e della Sua Parola nella sua storia e nella sua carne attraverso di me che sono mediatore tra lei e Dio; lo sono senza nessun merito particolare, ma perchè consacrato da Dio per questo. Consacrato, reso sacro, reso di Dio, e quindi anche  reso capace da Dio. Certo è facile, ed è capitato anche a me, sentirsi come Davide contro Golia, contro tutti i miei peccati e le mie fragilità, che mi sono sembrate, in alcuni momenti, cime insormontabili. Poi però, ricordo di non essere solo, ma di essere il prescelto di Dio per amare quella creatura. Certo continuerò a sbagliare, ma non ne faccio un dramma, e neanche la mia sposa lo fa. Chiedo scusa a lei e a Dio e ricomincio, perchè amare come Dio è la sola cosa che può renderci felici e realizzati, già da questa terra.

Antonio e Luisa

Il muro del ricordo

Ho visto di recente un film. Le armi del cuore, film americano del 2015 chiaramente di stampo cristiano evangelico protestante. I protestanti non hanno i sacramenti e questo li ha portati a sviluppare molto meglio di noi il loro rapporto con la preghiera e con lo Spirito Santo che rende presente Dio nella nostra vita ordinaria di ogni giorno. Forse da questo punto di vista abbiamo qualcosa da imparare da loro, noi che spesso releghiamo la nostra religiosità all’interno della Messa e in qualche preghiera imparata a memoria e recitata senza troppa convinzione.  Tutto questo per dire cosa? Dobbiamo fare memoria della Grazia, di tutte le volte che Dio ha benedetto la nostra famiglia, di tutti gli aiuti che ci ha dato nel nostro matrimonio, di tutte le volte che ci ha sostenuto e che ne abbiamo percepito la presenza. E’ facile quando le cose vanno male e ci si ritrova nella prova e nella sofferenza dimenticarsi e sentirsi soli. Sentire tutto il peso del momento e della situazione sulle nostre spalle troppo deboli e fragili, a volte, per sostenerlo. E’ importante allora avere un luogo della casa dove appendere il una lista delle grazie ricevute, fotografie e pensieri che ci ricordano come Dio ci è stato vicino. Il muro del ricordo. Perchè siamo uomini e donne fragili, di poca fede e abbiamo bisogno di fare memoria per non perdere la speranza. Non dite che non avete niente da mettere su quel muro perchè non è vero. Se scavate nella vostra storia personale e matrimoniale non faticherete a trovare momenti in cui la presenza di Dio e il suo aiuto sono stati determinanti per permetterci di superare o affrontare con più coraggio una difficoltà o una sofferenza. Non siamo soli, ci siamo sposati in tre, Dio è sempre con noi ma abbiamo bisogno di fare memoria per non dimenticarlo.

Antonio e Luisa

Sposi: negativo di Dio da sviluppare

Sto approfondendo Amoris Laetitia con molta calma. Oggi riprendo i punti 120-121-122.

120. L’inno di san Paolo, che abbiamo percorso, ci permette di passare alla carità coniugale. Essa è l’amore che unisce gli sposi,[115] santificato, arricchito e illuminato dalla grazia del sacramento del matrimonio. È «un’unione affettiva»,[116] spirituale e oblativa, che però raccoglie in sé la tenerezza dell’amicizia e la passione erotica, benché sia in grado di sussistere anche quando i sentimenti e la passione si indebolissero. Il Papa Pio XI ha insegnato che tale amore permea tutti i doveri della vita coniugale e «tiene come il primato della nobiltà».[117] Infatti, tale amore forte, versato dallo Spirito Santo, è il riflesso dell’Alleanza indistruttibile tra Cristo e l’umanità, culminata nella dedizione sino alla fine, sulla croce: «Lo Spirito, che il Signore effonde, dona il cuore nuovo e rende l’uomo e la donna capaci di amarsi come Cristo ci ha amato. L’amore coniugale raggiunge quella pienezza a cui è interiormente ordinato, la carità coniugale».[118]

121. Il matrimonio è un segno prezioso, perché «quando un uomo e una donna celebrano il sacramento del Matrimonio, Dio, per così dire, si “rispecchia” in essi, imprime in loro i propri lineamenti e il carattere indelebile del suo amore. Il matrimonio è l’icona dell’amore di Dio per noi. Anche Dio, infatti, è comunione: le tre Persone del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo vivono da sempre e per sempre in unità perfetta. Ed è proprio questo il mistero del Matrimonio: Dio fa dei due sposi una sola esistenza».[119] Questo comporta conseguenze molto concrete e quotidiane, perché gli sposi, «in forza del Sacramento, vengono investiti di una vera e propria missione, perché possano rendere visibile, a partire dalle cose semplici, ordinarie, l’amore con cui Cristo ama la sua Chiesa, continuando a donare la vita per lei».[120]

122. Tuttavia, non è bene confondere piani differenti: non si deve gettare sopra due persone limitate il tremendo peso di dover riprodurre in maniera perfetta l’unione che esiste tra Cristo e la sua Chiesa, perché il matrimonio come segno implica «un processo dinamico, che avanza gradualmente con la progressiva integrazione dei doni di Dio».[121]

L’amore sponsale è un amore completo. E’ un amore che comprende la tenerezza dell’amicizia e la passione erotica. Amore che comprende entrambe queste componenti ma capace di sussistere anche quando i sentimenti e la passione si dovessero indebolire, perché si fonda sulla volontà delle persone e sulla Grazia di Dio. L’amore sponsale è il riflesso dell’amore di Cristo, che non ha avuto come punto più alto un momento piacevole, bensì la croce. L’amore di Gesù per tutti noi ha raggiunto il punto più alto nella sua morte in croce.

Dobbiamo, quindi, levarci dalla testa che l’amore sia un sentimento da assecondare, l’amore è morire per l’altro, l’amore è farsi piccolo per fare grande l’altro, l’amore è abbassare per innalzare,l’amore è anche e soprattutto sacriificio. Il Papa continua ricordandoci che Dio ci consacra, per esprimere la profezia del suo amore. Consacrare significa rendere sacro, e in questo caso particolare, attraverso il battesimo (che ci rende profeti sacerdoti e re) e poi  più specificatamente nel matrimonio, Dio rende la nostra relazione sua. Attraverso la Grazia perfeziona il nostro amore umano e ne fa qualcosa di meraviglioso, tanto da far esclamare a San Paolo: “Mistero grande”.  Qui, il Papa fa una puntualizzazione importantissima; nonostante la Grazia, non si può gettare sopra i due sposi, che sono  fragili e limitati,  questo grandissimo e difficilissimo compito. Il Papa afferma che gli sposi iniziano con la celebrazione del matrimonio un cammino che li porterà sempre a una maggiore integrazione e apertura ai doni di Dio, con la Grazia. Ciò significa che la Grazia di Dio è in grado di riempire interamente  il nostro cuore ma tutto dipende da quanto esso  è aperto all’azione divina e quanto è grande. Più si cresce nella capacità di amare e più la Grazia sarà abbondante e visibile in noi. Per rendere chiaro questo concetto un santo padre cappuccino faceva un esempio. Ricordate le pellicole fotografiche di qualche anno fa? Credo di si. La fotografia non si imprimeva sulla pellicola con le immagini nitide e colorate ma in negativo. Il chiaro appariva scuro e viceversa, tanto da rendere poco comprensibile il tutto. Ecco gli sposi il giorno delle nozze sono esattamente questo. Un negativo da sviluppare. Nella vita di ogni giorno, nel servizio, nel dono, nell’apertura all’altro/a e al mistero di Dio, nell’intimità, nella fatica e nella gioia, il negativo si sviluppa e il nostro amore, la nostra unione, diviene sempre più chiaramente immagine di Dio. In noi e nella nostra vita si potrà scorgere qualcosa di meraviglioso. Pensiamo  ai tanti sposi santi che la Chiesa ci ha donato e sarà evidente la trasformazione da negativo a immagine verace di Dio. Pensiamo a Santa Gianna, i coniugi Quattrocchi o a Chiare ed Enrico e tutto sarà evidente. Guardiamo il nostro sposo e la nostra sposa con questo sguardo e cerchiamo di sviluppare sempre più il nostro matrimonio e la nostra vita insieme alla luce di questa determinazione a sviluppare sempre più l’immagine di Dio in noi.

Antonio e Luisa

Ama e lasciati amare

Qualche giorno fa, siamo andati a Roma, e abbiamo avuto la grazia di poter pregare davanti alla tomba di Chiara Corbella e dei suoi due piccoli angeli Maria Grazia Letizia e Davide Giovanni. Non ho conosciuto Chiara in vita, ma la sua storia mi è entrata dentro, ha suscitato in me una sana invidia per come lei ed Enrico sono stati capaci di vivere situazioni tanto dolorose, con un abbandono completo a Dio. Nello stesso tempo, la storia di Chiara mi ha donato la speranza che tutti noi possiamo avere quello che lei ha avuto: forza, Grazia, bellezza, speranza. Dio, infatti, ci vuole tutti così, sta a noi dire il nostro sì proprio come hanno fatto Chiara ed Enrico. Non li conosco, ma gli voglio bene e provo tanta gratitudine, perché la loro testimonianza è per tutti e anche per me.

Leggendo il libro sulla storia di Chiara ed Enrico, ho capito quello che penso sia il cuore della loro vita e quello che possono insegnare a tutti noi.

Noi siamo imperfetti, abbiamo limiti e fragilità, la croce ci spaventa, ma è proprio nella nostra fragilità che troviamo la nostra forza e il nostro coraggio.

Noi non vediamo Chiara ed Enrico per quelli che sono (con tanti difetti come ognuno di noi), ma vediamo Chiara ed Enrico trasfigurati da Gesù, due persone che hanno aperto il loro cuore a Gesù e alla sua Grazia e Gesù non ha tradito. Negli anni della gioia del matrimonio, ma anche della croce della morte dei figli e della sua malattia, Chiara non mostrava più soltanto Chiara, ma attraverso di lei si faceva esperienza diretta dell’amore, di Gesù.

E’ bello, a questo proposito, quello che Enrico scrive di lei, che è poi uno dei passaggi che mi hanno colpito molto del libro “Piccoli passi possibili”:

Come la Vergine Maria, non parli mai di te, ma del tuo amore. E’ stata lei a presentarti suo Figlio e tu ora fai lo stesso con noi.

Chiara ci insegna questo, la santità non è un talento innato, che spetta a qualcuno di predestinato, la santità è per tutti, la santità non è nello straordinario, ma è nel fare in modo straordinario le cose ordinarie della vita. Chiara ed Enrico hanno solo detto sì e lo straordinario si è manifestato nel gesto ordinario di accogliere la vita sempre. Chiara ci insegna che possiamo essere come lei se solo riusciamo ad aprire il nostro cuore a Gesù o, come dice lei, ad amare e a lasciarsi amare. Chiara non ci lascia scuse. Non importa se abbiamo difetti, paure, imperfezioni e fragilità, Dio può fare meraviglie in noi attraverso la Grazia. Chiara, sono sicuro, si è vista con gli occhi di Dio, ha visto tutta la meraviglia della sua imperfezione umana, perché proprio in quella imperfezione si è lasciata amare ed ha imparato ad amare. Chiara è tutto questo ed è per questo che tante persone trovano conforto dalla sua vita e la pregano già come santa.

Per capire chi era Chiara vi riporto uno scritto tratto dal suo diario e riportato nel libro “Piccoli passi possibili”. Parla di Davide, il suo secondogenito. Anche lui, come Maria Grazia Letizia (la primogenita), presenta diverse malformazioni tanto da essere destinato a morte certa entro pochi minuti dalla nascita. Chiara esprime in queste poche righe, una libertà, un affidamento a Dio e un amore meravigliosi, tanto da sconfiggere la morte e la malattia e vedere in Davide non solo la meraviglia di una creatura umana, ma anche una via di salvezza per lei e per tutti.

Chi è Davide? Un piccolo che ha ricevuto in dono da Dio un ruolo tanto grande, quello di abbattere i grandi Golia che sono dentro di noi. Abbattere il nostro potere di genitori di decidere su di lui e per lui. Ci ha dimostrato che lui cresceva ed era così perché Dio aveva bisogno di lui così. Ha abbattuto il nostro diritto a desiderare un figlio che fosse per noi, perché lui era solo per Dio.. Ha abbattuto il desiderio di chi pretendeva che fosse  il figlio della consolazione, colui che ci avrebbe fatto dimenticare il dolore per la morte di Maria Grazia Letizia. Ha abbattuto la fiducia nella statistica, di chi diceva che avevamo le stesse probabilità di chiunque altro di avere un figlio sano. Ha smascherato la fede magica di chi crede di conoscere Dio e poi gli chiede di fare il dispensatore di cioccolatini. Ha dimostrato che Dio i miracoli li fa, ma non con le nostre logiche limitate perché Dio è qualcosa di più dei nostri desideri. Ha abbattuto le idee di quelli che non cercano in Dio la salvezza dell’anima ma solo quella del corpo; di tutti quelli che chiedono a Dio una vita felice e semplice che non assomiglia affatto alla via della croce che ci ha lasciato Gesù. Davide così piccolo si è scagliato con forza contro i nostri idoli e ha gridato con forza in faccia a chi non voleva vedere; ha costretto tanti a correre ai ripari per non riconoscere di essere stati sconfitti. Io invece ringrazio Dio di essere stata sconfitta dal piccolo Davide; ringrazio Dio che il Golia che era dentro di me ora è finalmente morto.Grazie a Davide nessuno è riuscito a convincermi che quello che ci stava capitando era una disgrazia, che deriva dal fatto che ci eravamo allontanati da Dio, anche inconsciamente. Ringrazio Dio perché il mio Golia è finalmente morto, e i miei occhi sono liberi di guardare oltre e seguire Dio, senza avere paura di essere quella che sono.

Chiara, tu sei riuscita a passare nella porta stretta. Il segreto per riuscire a passare per quella porta non è fare o non fare qualcosa, che diventa spesso moralismo, ma è di più, è seguire Gesù fino a Gerusalemme, fino alla fine e tu Chiara hai saputo farlo.

Chiara intercedi per tutti noi, aiutaci ad amare e a lasciarci amare come hai saputo fare tu e fa’ che possiamo trasformare la nostra vita e il nostro matrimonio in qualcosa di meraviglioso, perché, anche se noi siamo imperfetti, il nostro amore in virtù della Grazia può essere perfetto.

Antonio e Luisa

 

La grazia di vivere la Grazia

Sentiamo sempre dire che il nostro amore è profezia dell’amore di Dio. E’ immagine dell’amore di Dio Trinità in se stesso e dell’amore di Gesù sposo per la Chiesa sua sposa.

Eppure qualcosa non ci torna. Come è possibile che delle creature finite, fragili e imperfette come ci sentiamo di essere possano esprimere un amore così grande?

E’ il mistero di questo sacramento che la Chiesa chiama sacramentum magnum , dove uno più uno non fa due ma tre.

Gesù viene ad abitare la nostra unione come persona viva e presente in ogni istante della nostra vita, tanto da far inginocchiare un vescovo davanti a due sposi. Si, il vescovo di Bergamo Francesco Beschi quando guidava la diocesi di Brescia si è inginocchiato davanti a due sposi come si fa davanti all’Eucarestia.

Il matrimonio è come il miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci. Noi arriviamo e doniamo ciò che abbiamo, i nostri pochi pani e pesci, la nostra limitata capacità di farci dono e amore e Lui moltiplica tutto, due, tre , cinque, dieci, cento volte rendendoci capaci di amare come Lui.

Così ci rendiamo conto, giorno dopo giorno, passo dopo passo, di essere capaci di sopportare situazioni che prima non avremmo mai sopportato, di spenderci come non avremmo mai pensato di riuscire a fare.

Mi torna in mente una riflessione di Chiara Corbella, che si può leggere sul suo libro. Chiara già malata, incontrando una sua cara amica, le confessa che sta facendo fatica. Non cerca più di capire perchè c’è da impazzire ma si fida con fede. Poi, concludendo, dice che quello che sopporta in quel momento non sarebbe riuscita a farlo 10 giorni prima e conclude che la Grazia di Dio cambia tutto. Bisogna chiedere a Dio la grazia di vivere la Grazia.

La Grazia cambia i nostri cuori, la nostra unione e la nostra vita.

 

 

 

Um fiume di Grazia

Grazia sacramentale. Dietro questo concetto molto teologico, astratto,  che non cercherò neanche di approfondire, perché sono conscio dei miei limiti e della mia impreparazione, si nasconde una verità semplice, che tutti possono capire, anche i bambini.

La Grazia sacramentale è un dono del matrimonio, ogni sacramento ne ha una propria, e altro non è che la promessa di Cristo di aiutarci, attraverso lo Spirito Santo,  a superare qualsiasi dolore, difficoltà, divisione, rancore, stanchezza o qualsiasi altra situazione noi incontriamo nella nostra vita matrimoniale, per perseverare e perfezionare il nostro amore di sposi ed essere sempre più testimoni e profeti del nostro amore.

Purtroppo molti non ne fanno uso, perché nei momenti di difficoltà non chiedono, non invocano lo Spirito Santo, non pregano e non si avvalgono dei sacramenti. Ancora più spesso, magari chiedono, ma hanno il cuore chiuso alla Grazia per il peccato che indurisce il loro cuore.

Cerchiamo di restare in Grazia di Dio, di confessarci, di fare di tutto per aprire il nostro cuore e chiediamo, chiediamo sempre a Gesù, Lui sarà felice di aiutarci perché ci ama come non immaginiamo neanche e affidiamoci sempre alla sua Mamma che con cuore materno ci ama teneramente e i benefici saranno visibili non solo a noi ma a tutti.

Non dimentichiamo poi, che noi sposi abbiamo un modo tutto nostro di chiedere lo Spirito Santo e aprire il nostro cuore ed è, amandoci. Cercare di perfezionare il nostro amore è un’invocazione allo Spirito in particolare durante l’amplesso fisico che rinnova e riattualizza il sacramento del matrimonio.

Per noi questi sono concetti vivi, è vita reale, abbiamo sperimentato l’aridità del cuore chiuso in certi momenti della nostra vita ma anche la meravigliosa abbondanza dei doni di Dio riversati nei nostri  cuori aperti, assettati di Lui e del Suo Amore.

Antonio e Luisa