Il frigorifero vuoto

Una bella riflessione di don Antonello Iapicca (dal suo profilo facebook), che condivido pienamente.

Sono testimone di innumerevoli coppie conviventi accolte con amore e senza moralismi dalla Chiesa. Per questo mi consola, rallegra e incoraggia il discorso del Santo Padre. Al proposito vorrei porre una semplice questione: su quali basi si possono affrontare queste e tutte le altre situazioni in maniera costruttiva, come concretamente trasformarle in opportunità di cammino verso la pienezza del matrimonio e della famiglia alla luce del Vangelo? Lo dico perché credo che l’accoglienza sia solo la prima questione, certo fondamentale e dirimente. Ma dopo avere accolto c’è un “poi” che, alla luce dei dati oggettivi, è un vero e proprio baratro. Se la pienezza del matrimonio passa per quanto annunciato da Paolo VI nell’Humanae Vitae e ribadita dal magistero di San Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e Francesco, se cioè al centro del matrimonio vi è la docile accoglienza della volontà di Dio nell’apertura alla vita che Lui vuole donare, beh basta andare alla messa della domenica in tutte le parrocchie del mondo per scoprire amaramente che il “poi” che segue l’accoglienza non ha accompagnato gli sposi (figuriamoci chi convive) alla pienezza del matrimonio. A meno che la Volontà di Dio non coincida singolarmente con quella malthusiana del mondo. Per non parlare di divorzio e trasmissione della fede. Già, la fede, nota dolens più volta messa in luce dagli ultimi Papi. Personalmente sono convinto dall’esperienza che senza una seria iniziazione cristiana che dopo aver accolto accompagni per tutta la vita i coniugi verso la fede adulta, l’accoglienza rischia di diventare una sorta di invito a cena fatto da chi non ha in frigorifero neanche un cespo di insalata… E la delusione per conviventi e coniugati sarebbe (e guardando ai fatti è già in moltissimi posti) cocente. Perché quando i piccoli si sentono ingannati dalla Chiesa, diventa quasi impossibile riportarli a casa, alla pienezza promessa e mai offerta, se non sotto forma di in un poverissimo surrogato che, alle prime difficoltà, rivelerebbe tutta la sua inconsistenza.

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