Il matrimonio. Una scelta da pazzi o da cristiani.

Quindici anni che siamo sposati, che Dio ha benedetto la nostra unione, che lo Spirito Santo ci ha legato così stretti da essere uno ai nostri occhi e agli occhi di Dio. Il matrimonio è assurdo, sposarsi è cosa da matti. Perché dovremmo legarci per la vita a una persona. Una persona che poi si scopre non essere perfetta ma al contrario limitata e fragile. D’altronde padre Maurizio Botta lo dice sempre: “Gesù o era Dio o era matto scatenato, un pazzo da camicia di forza”. Così siamo noi cristiani. Scegliere un amore che ti impegna per sempre e in modo così esigente ed esclusivo è da matti. E’ da matti o da persone che hanno incontrato il Cristo. Che hanno fatto un’esperienza che le ha cambiate nel profondo. Persone che hanno posto fiducia in una promessa. Una promessa inchiodata sulla croce. Una promessa di un Dio che non solo si è fatto uccidere per noi, ma che ci ha giustificato e perdonato per la sofferenza che abbiamo causato.

Sposarsi è quindi soprattutto un atto di fiducia. Sta a noi scegliere in chi riporre questa fiducia. Possiamo riporre la nostra fiducia nella persona amata che diventa il nostro tutto oppure in Gesù Cristo che entrando nel nostro amore limitato e fragile lo trasforma e lo trasfigura.

Ho capito che riporre la fiducia in una persona, per quanto possa essere ben motivata, è perdente in partenza. Quella persona non sarà mai all’altezza di riempire il mio vuoto, il mio bisogno d’amore più profondo.

Riporre la fiducia in Cristo cambia prospettiva. Gesù ci consentirà di amare la nostra sposa e il nostro sposo, non nonostante i suoi difetti, la sua fragilità, la sua malattia, il suo abbandono, ma  nella sua fragilità, malattia, abbandono, perché la forza verrà da Lui.

La fragilità dell’altro non sarà più un limite all’amore, ma sarà un’opportunità di amare e di perfezionare la nostra relazione.

Questa verità non si impara nei corsi o nei libri ma è una realtà che si vive ogni giorno di matrimonio. Questa è la via giusta, questa è l’unica via.

Io non credevo a tutto questo che ho scritto. Mi sono sposato perchè Luisa riempiva quel desiderio profondo di completarmi e di essere amato. Poi la vita ti mette alla prova. E’ arrivato subito il primo figlio e 18 mesi dopo il secondo. Mi sono sentito completamente progioniero in una vita che mi è cascata addosso troppo in fretta. Dormire poco e male, lavorare, impegni, pannolini, pianti e urla. Insomma un vero incubo. Ho iniziato ad essere nervoso, scostante e spesso gelido con Luisa e anche con i bambini. Mi sono gettato nello sport. Calcio, corsa, tennis, avevo sempre un motivo per stare fuori da quell’inferno. Luisa non mi ha mai nascosto il suo malessere per questo mio comportamento. Non mi ha mai però giudicato o trattato male. Al contrario mi ha amato ancora di più. Perchè il suo nutrimento veniva da Cristo e dal suo intimo rapporto con Lui. Prendeva da Cristo e cercava di restituire amando me. Questo è il senso del matrimonio. Dopo pochi mesi la sua apparente debolezza mi ha conquistato. Ho capito la sua grande forza e la verità che albergava in lei e nel suo modo di agire. Mi sono arreso all’amore e ho cominciato a lasciare che l’amore mi trasformasse. Ho iniziato un cammino meraviglio che continua tutt’ora. Davvero Dio è grande.

Antonio e Luisa

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