Possiamo essere tutti santi. Basta allenarsi.

Vi saranno segni nel sole, nella luna e nelle stelle, e sulla terra angoscia di popoli in ansia per il fragore del mare e dei flutti,
mentre gli uomini moriranno per la paura e per l’attesa di ciò che dovrà accadere sulla terra. Le potenze dei cieli infatti saranno sconvolte.
Allora vedranno il Figlio dell’uomo venire su una nube con potenza e gloria grande.
Quando cominceranno ad accadere queste cose, alzatevi e levate il capo, perché la vostra liberazione è vicina».
State bene attenti che i vostri cuori non si appesantiscano in dissipazioni, ubriachezze e affanni della vita e che quel giorno non vi piombi addosso improvviso;
come un laccio esso si abbatterà sopra tutti coloro che abitano sulla faccia di tutta la terra.
Vegliate e pregate in ogni momento, perché abbiate la forza di sfuggire a tutto ciò che deve accadere, e di comparire davanti al Figlio dell’uomo».

Questo Vangelo lo troviamo, non a caso, nella prima domenica di Avvento. L’Avvento tempo di attesa. Attesa che non deve essere sterile. Attesa che diventa preparazione. Attesa che diventa allenamento. Attesa che diventa esercizio e relazione. E’ importante per noi e per la nostra relazione sponsale. Mi viene in mente la serva di Dio (è in corso il processo canonico per la sua beatificazione) Chiara Corbella. Una ragazza normale, come tante. Una ragazza con le sue paure e le sue fatiche. Una ragazza che ha avuto tanti dubbi anche durante il suo fidanzamento con Enrico. Un fidanzamento burrascoso, a detta di Padre vito, il padre spirituale della coppia. Enrico che poi è diventato suo sposo. Chiara era una ragazza normale, ma nello stesso tempo era speciale. E’ riuscita ad affrontare con Enrico prove molto difficili. Ha portato in grembo due piccole vite, quella di Maria Grazia Letizia e Davide Giovanni,  che si sono spente poco dopo averle date alla luce. Ha scoperto di essere malata di cancro proprio quando aspettava il suo terzo bimbo Francesco (nato poi sano). E’ riuscita ad affrontare tutto nella semplicità di chi sa qual’è la cosa giusta. Ha affrontato tutto nell’abbandono a Dio e nella certezza che la sua vita non sarebbe finita con la morte. Chiara non era una supergirl con poteri straordinari o magici. Non era la santa che ogni tanto leggiamo su certe biografie che ne fanno un’immaginetta perfetta. Chiara era una di noi. Era come noi. Chiara è tanto amata dal popolo di Dio perchè dà a tutti la consapevolezza di potercela fare. Qual’è allora  il segreto di Chiara? Chiara si è preparata. Fin da piccola ha cercato una relazione d’amore con il suo Dio, con Gesù. Ha vissuto i suoi 28 anni in una relazione sempre più bella con Gesù. Questo sicuramente non le ha evitato fatiche, sofferenze e difficoltà- Questo però le ha permesso di sentire nella sua vita la presenza di un Dio che ti ama infinitamente, che ha dato la sua vita per te. L’avrebbe data anche solo per te, per ognuno di noi. Un Dio che ci desidera e ci trova meravigliosi. Un Dio che non aspetta altro che accoglierci nel suo abbraccio d’amore tenero e misericordioso. Chiara si è preparata tutta la vita. Quando, poi, sono arrivate le difficoltà ha saputo affrontarle, ha trovato in quella relazione con Gesù e con Gesù nel suo sposo, la forza, la consapevolezza, la sicurezza e il senso di fare determinate scelte e di vivere la malattia e la morte in un modo straordinario. Chiara era una persona normale che ha fatto cose straordinarie. Anche noi possiamo farlo, ma non dobbiamo perdere tempo. Chiara ci ha mostrato come si fa. Relazione con Dio, preghiera, sacramenti, dono di sè ai fratelli e al marito in particolare. Seguendo l’esempio di Chiara ognuno di noi potrà fare cose straordinarie. Ognuno di noi potrà affrontare tutte le prove che la vita ci metterà davanti.  Questo è il messaggio più grande del Vangelo di oggi, questo è quello che Chiara ha saputo mostrarci con la sua vita.

Antonio e Luisa

I si di Elena, la mia mamma

Si può credere e amare anche nelle sofferenze più forti, anche quando, mentre si soffre, si è giudicati o non capiti o evitati  da tante persone? Si può continuare a credere, amare, sorridere, donare amore anche quando, per le sofferenze si è costretti a vivere grandi perdite e possibilità di continuare a fare ciò che si amava, anche quando si perde l’amore della propria vita? si può amare, credere, donare luce e pace anche mentre si sta morendo? Si, si può. Mia mamma l’ha fatto, con l’aiuto grande di Dio.

Quale gioia, quando mi dissero: “Andremo alla casa del Signore”. E ora i nostri piedi si fermano alle tue porte, Gerusalemme!” (dal salmo 121),….

…se né andata nella Luce, anche lei, come quasi 11 mesi prima se n’era andato mio papà.

La mia mamma se n’è andata, lungo quella “Scala” che andava su in Cielo che aveva sognato con chiarezza una settimana prima che mio padre si sentisse male,  e dove lei nella visione vedeva salire prima mio papà, e poi lei, poco dopo, accolti da Gesù Buon Pastore.

Strana coincidenza, sia mio papà sia mia mamma sono morti entrambi nello stesso modo, per una improvvisa polmonite ab ingestis, uniti anche nella morte, su quella stessa Scala che li ha portati nella Luce.

La mia mamma è andata dal Signore in una notte di novembre, il 10 novembre 2013, mentre mancavano pochissime ore alla nascita dell’aurora, quell’aurora che lei amava tanto e che citava spesso nella sua vita, piena di luce e di sorriso  negli occhi e nel cuore.

La sua vita è stata una aurora continua, una aurora che rinasceva ogni volta dopo ogni notte, quelle notti così difficili della vita che la mia mamma ha dovuto vivere, e che ha vissuto con una fede sempre piena e pronta, con un amore che mai ho visto da altri nella vita. Anche nei dolori più grandi e devastanti, lei ha scelto ogni volta di amare, di ricominciare, e ha coltivato, affidandosi a Dio e alla Madonna, ogni giorno della sua vita una bellezza e una luce che era davvero un miracolo perché splendeva chiaramente anche quando era schiacciata da croci pesantissime. Una delle croci più pesanti che la mia mamma ha dovuto vivere con grande amore e dignità, è stata una malattia che l’ha “marcata stretta” per anni, la malattia bipolare, una malattia che ha una croce e un dolore in più rispetto alle altre malattie: mentre quando qualcuno soffre per una malattia solo fisica, riceve spesso compassione, comprensione, tenerezza, e le persone volentieri la consolano e incoraggiano, vanno a trovare chi sta male e donano vicinanza, nel tipo di malattia che ha vissuto la mia mamma, il dolore assume degli aspetti  a tratti devastanti, soprattutto in alcuni momenti “nasconde” la vera essenza della persona che appare imprigionata e sofferente, bisognosa di aiuto,  per chi in quel momento accetta di cogliere la vera essenza di quel dolore e andare al di là delle apparenze, o appare “incattivita” e poco piacevole, per chi la guarda solo con gli occhi della paura e del pregiudizio.

Eppure io voglio e posso testimoniare che nella mia vita le croci che ha vissuto la mia mamma mi hanno aperto, grazie all’amore e alla fede con cui lei le ha vissute, “strade nuove”, poco battute ma bellissime: quante volte ho potuto intuire e vedere chiaramente che quando mia mamma  viveva periodi in cui era abbattuta dalla malattia

in quei momenti io vedevo Gesù Servo Sofferente, consegnato al ludibrio della gente che si faceva beffe di Lui,  un Gesù crocifisso, abbandonato, non capito ed evitato, e penso che solo chi ha vissuto una malattia di quel genere, che spesso è occasione per molte persone di allontanamento, e solo chi come famigliare ha vissuto vicino a chi è così crocifisso, può capire cosa vuol dire soffrire e non solo soffrire, ma soffrire anche nel non essere riconosciuti, nel percepire la avversione dei cosiddetti “sani” per chi in quel momento è così debole e sofferente.

Ma … “quando sono debole è allora che sono forte”(2 Corinzi 12, 10), dice un testo di San Paolo….è proprio così. Mia mamma ha sempre dato a mio papà e a noi figli un amore infinito, speciale, e quando stava bene era piena di una vitalità, un entusiasmo,  una amorevolezza, una gioia davvero rari e difficili da trovare. Con una attenzione anche concreta ai poveri, ai deboli e piccoli, meravigliosa, piena di vero amore. Mia mamma ci ha riempito la vita di gioia, amore, dolcezza, entusiasmo, fede.  La mia mamma ha sempre pregato tantissimo, col cuore, e ha sempre visto ogni dolore piccolo e grande come occasione di offerta per il bene di tutti, e di coloro che soffrono o non amano Dio. Mi ricordo che addirittura una delle volte che è stata malissimo e sono andata a trovarla dove era ricoverata, l’ho trovata intenta a insegnare, con un amore dolce e umile (lei era una ex insegnante) a scrivere e leggere a una signora anziana che era ricoverata lì con lei e che non sapeva né leggere né scrivere. Invece di trovarla che si autocompativa e inacidita, aveva anche in quel luogo trovato il modo di aprirsi e amare chi era lì con lei.

Sarebbero tanti gli episodi da raccontare, vorrei però sottolineare quanto sia importante sfatare i pregiudizi su malattie come quella bipolare: spesso chi soffre di questo tipo di malattie viene considerato con meno valore, solo fragile e inutile, o addirittura “cattivo”,  eppure non dimentichiamo mai, mai che Dio sa essere presente con tutta la Sua Grazia e il suo Amore anche in quelle situazioni che sembrano solo di dolore e non senso, anche e soprattutto nel cuore di chi è schiacciato da croci che in alcuni momenti toglie anche la capacità di gestire bene se stessi e la propria vita.

Quanto bene scopriremmo e quanta gioia troveremmo, quanto amore svilupperemmo e quante “lezioni” impareremmo  se smettessimo di guardare chi ha una malattia mentale solo con paura o scostandola! In mia mamma, nella sua vita e nelle sue croci e nel modo in cui le ha vissute, io ho scoperto quanto l’Amore c’è e quanto è senza limiti, e ho potuto sviluppare uno “sguardo” , un entusiasmo e fiducia che mi permettono  di trovare o almeno intuire il bene e ricchezze enormi anche in chi sembra solo incattivito, fragile, non amabile.

Alcune persone davanti a ciò che viveva mia mamma e noi figli mi hanno fatto capire quanto mi “compativano” per le sofferenze che ho dovuto vivere, ma nella verità di ciò che ho vissuto devo invece dire che io sono una privilegiata, (quanto sono diverse le situazioni da “dentro” e quanto ci si ferma alle apparenze delle vite degli altri!)  perché attraverso mia mamma, così com’era, con la sua infinita bellezza interiore, la sua fede, attraverso anche le sue croci devastanti, ho potuto sperimentare in maniera grandissima quanto Dio c’è, quanto è vero che è Lui con la Sua Grazia che fa doni immensi e riempie di ricchezze inimmaginabili tutti, anche o soprattutto chi deve vivere croci molto grandi e poco capite dagli altri, e quanto mia mamma mi amava e amava tutti, al punto che ogni volta che stava meglio dopo un suo momento di grande malattia, chiedeva scusa alle persone perché nei momenti in cui era “imprigionata” dalla malattia a volte esprimeva anche cose che non pensava davvero, e mi chiedo: quante persone, quante mamme  scelgono l’umiltà e chiedono scusa alle persone e ai propri famigliari se sbagliano, pur non essendo imprigionate a volte in una malattia che a volte le schiaccia?

Anche in questo io ho avuto (e ho) una mamma speciale, specialissima, una mamma che mi ha sempre amato, e che anche nei momenti più bui e brutti della malattia non si dimenticava né di mio papà, né di me, né di mio fratello, ma cercava comunque di amarci anche in quegli inferni umani in cui a volte, indipendentemente dalla sua volontà, cadeva. Ma sempre il Signore l’ha sostenuta e rialzata, sempre ha lavorato in Lei dandole anche Grazie speciali che lei ci testimoniava e ci faceva scoprire, anche per aiutarci.

Gli ultimi tre anni della sua vita, mia mamma ha vissuto ulteriori grandissime croci, nelle quali ha dovuto accettare di essere “spogliata” dal male anche da ulteriori gioie che gustava tantissimo: la possibilità di camminare autonomamente (lei che amava così tanto camminare ore in montagna e gustarsi le montagne), la capacità di ricordare ogni cosa (la sua memoria in alcuni momenti del giorno diminuiva per un problema grosso), la possibilità di leggere (vedeva ma le si era abbassata troppo la vista), lei che amava tanto leggere, e, negli ultimi mesi, le è stato tolto anche l’amore della sua vita, il marito che amava con un amore infinito e commovente: mio papà.

In queste enormi spoliazioni chiunque forse avrebbe reagito con grande scoraggiamento, chiusura, rabbia verso Dio, e forse anche grande invidia e rabbia per tutti coloro che invece ancora possono camminare, andare in montagna, correre, leggere, ecc.   e invece… invece ho visto mia mamma amare ancora di più, affidarsi a Dio e alla Madonna ancora di più, e anche quando aveva momenti di scoraggiamento, subito trasformava tutto in offerta, subito riapriva il cuore, e quando parlava con me o con qualcuno che le raccontava al telefono o di persona quante cose belle stava vivendo, per esempio dalla montagna, o cosa aveva letto, ecc. mia mamma spalancava il cuore con sorrisi profondissimi e meravigliosi, e nonostante il grande dolore di non poter più fare lei quelle cose, gioiva di vero cuore per chi invece poteva fare le cose più normali e belle, e amava, amava anche superando la malinconia di non poter vivere più alcune situazioni, e io guardandola la contemplavo commossa.

Mia mamma ha sempre  pregato e amato la Madonna, era devota in particolare alla Madonna delle Grazie del Santuario della Mentorella, e diceva sempre che la Madonna delle Grazie le aveva fatto tante Grazie. E anche negli ultimi mesi, nonostante i dolori fisici e le difficoltà pratiche, andava con noi famigliari spesso al santuario della Mentorella, sdrammatizzando anche i dolori fisici che aumentavano per lo sforzo di viaggiare un po’ di tempo in macchina, piena di fiducia, e andava  alla Madonna di quel Santuario anche per portarle in pellegrinaggio tutti i bisogni e le intenzioni di ogni persona.  Anche quando stava lunghe ore ferma a letto anche per una piaga dolorosissima che le imponeva qualche ora a letto, lei non si lamentava mai, per tutti aveva parole di conforto, luce, gioia, pace, e quando le si telefonava o la si andava a trovare, era lei che si interessava pienamente e con gioia e accoglienza a noi tutti, era lei che dava gioia, entusiasmo, amore e fiducia a noi. E perdonava chi non la capiva. Chi non credeva in Dio se fosse venuto a trovare mia mamma penso che avrebbe subito iniziato a credere in Dio.

Anche la morte di mio papà è stata vissuta con mia mamma non solo con immenso dolore, ma con una certezza amorevole che il suo sposo era comunque lì vicino a lei, e che si sarebbero ritrovati di nuovo, dopo la morte.

Non ho mai conosciuto una persona che amasse così tanto Dio e si fidasse così realmente di Lui, che si interessasse alla vita, alle persone con gioia e pienamente come faceva mia mamma, anche mentre era nel pieno di dolori fisici o emotivi o spirituali.

E nonostante le sue difficoltà alterne di memoria, nonostante le sue sofferenze si percepiva benissimo quanto Dio era in lei e quanto è vero che esiste l’anima, che non è mai soffocata da difficoltà di memoria, mentali, o fisiche. Dal letto di mia mamma partivano verso tutti e verso il Cielo continue offerte di amore delle sue sofferenze e gioie, un compito importantissimo  e utilissimo per gli altri: mia mamma infatti pregava incessantemente e quasi ininterrottamente per tutti, (in particolare con il Rosario), e per tutte le situazioni che conosceva di dolore, e per tutti coloro che non amano o soffrono, pregava anche per chi è nel Purgatorio, e penso che anche  attraverso le preghiere di mia mamma per tutti il Signore abbia salvato tante situazioni e persone.

E quando, pochi giorni prima di morire è stata ricoverata per un problema fisico grave, mia mamma ha mantenuto la sua fede e serenità, era lei che incoraggiava noi, sorrideva continuamente e si preoccupava di me e di mio fratello, di mio marito, di mio figlio, il nipotino a lei tanto tanto caro  a cui voleva un bene immenso.

Poco più di un  giorno prima di morire, era migliorata dopo una operazione, e mentre le dicevo, per le notizie positive che avevo ricevuto su di lei io, che stava meglio e che sarebbe tornata a casa, lei con un sorriso meraviglioso e pieno di pace mi ha risposto “Come a Dio piacerà”

… era totalmente, ancora una volta, come aveva fatto in tutta la sua vita,  abbandonata a Dio e alla Sua Volontà di Amore per lei.

Le ultime ore improvvise e tremende,  prima che mia mamma entrasse in coma, mentre non si era ancora capito cosa avesse, e respirava a fatica, anche in quei momenti lei si preoccupava per me, e per mio fratello, che eravamo lì con lei, si interessava a come stavamo, e io, intuendo a quel punto che in realtà stava per andarsene dal Signore, per darle forza le facevo vedere l’immagine di Gesù Misericordioso, che lei amava tanto, e a cui lei era molto devota: quando ho partorito mio figlio, mia mamma è venuta quella mattina di qualche anno prima, quando ancora camminava da sola,   e mi ha portato in regalo il regalo più bello, una immagine di Gesù Misericordioso, e ora ero io, che sul letto dove lei stava per “nascere” alla vera Vita, le portavo e le facevo vedere per sostenerla una immagine di Gesù Misericordioso.  Morte e vita, amore e misericordia, è tutto collegato. E in quelle ore di agonia mia mamma ha avuto una esperienza fortissima della vicinanza della Madonna che era lì con lei, e che ho potuto intuire anche io, e che mi ha fatto capire che la Madonna, la Madonna che mia mamma amava tanto da sempre, era venuta a prenderla per portarla per sempre in Paradiso con Lei. E quando stavano portando in sala operatoria mia mamma per intervenire d’urgenza, ancora una volta, l’ultima volta che l’ho vista sveglia, mia mamma, mentre suonava all’impazzata l’allarme della macchinetta dei parametri vitali, mia mamma mi ha sorriso, con un ultimo, bellissimo, dolcissimo  e sereno sorriso.

Dopo qualche ora eravamo mio fratello ed io in sala rianimazione, e straziata dal dolore nel vedere mia mamma, come circa  11 mesi prima mio papà, in coma  e intubata, che stava lasciandoci fisicamente, siamo rimasti con lei davanti a quel mistero dove intuivo che mia mamma era lì, anche se non potevamo ascoltarla e percepire la sua voce o il suo sguardo, ma che era lì e si stava preparando per andare dal suo Signore. Quando tutti pensiamo che le persone in coma non percepiscano, non siano in qualche modo spiritualmente presenti, facciamo un atto di fede in Dio e crediamo che invece la persona in coma è lì, e può in un modo misterioso ricevere il nostro amore, la nostra attenzione, la nostra preghiera e affetto, le nostre parole e pensieri.  Io ho potuto anche sperimentare questa realtà concretamente: infatti quando mio fratello ed io siamo entrati in quella sala di rianimazione, io mi sono avvicinata a mia mamma e ho fatto un gesto di amore che lei ed io facevamo sempre l’una all’altra quando ci salutavamo ed io tornavo a casa: le ho fatto il segno della croce sulla fronte: e sono rimasta colpitissima quando, appena mi sono avvicinata  a mia mamma intubata, e ho iniziato il segno della croce, il monitor a cui era collegato il suo cuore e i parametri vitali ha iniziato a fare un suono fortissimo e improvviso, il cuore di mia mamma era emozionato, con un aumento di battiti, e tutto questo è durato solo i pochi secondi che io le ho fatto il segno della croce. Mia mamma mi aveva percepito, (come circa undici mesi prima era successo a mio papà, anche lui mi aveva percepito quando ero andata a trovarlo intubato e in coma,  e anche il suo monitor per qualche secondo appena sono arrivata ha segnalato che il suo cuore era emozionato e batteva forte forte), e lei  “sapeva” che la stavo salutando anche così. Mio fratello ed io siamo poi rimasti accanto a lei, quelle ore che lei stava per andare nella luce, entrambi pieni di straziante dolore ma pieni anche di intense e ininterrotte preghiere per lei; mia mamma è morta circa dieci minuti dopo che io ho pregato accanto a lei, per lei, con la coroncina della Divina Misericordia, a cui lei era devota: e ancora una volta Gesù era presente anche attraverso le Sue Promesse fatte attraverso la Sua Divina Misericordia, e mia mamma ha potuto avere accanto a sé qualcuno, sua figlia, che insieme a suo figlio pregavano, anche attraverso la coroncina della Divina Misericordia: non sottovalutiamo questo grande strumento di consolazione, la coroncina della Divina Misericordia, (e soprattutto la Divina e infinita Misericordia del Signore per ognuno di noi), accompagnamento e  Salvezza per ogni persona, per i morenti, e diffondiamola e preghiamola con amore per tutti.

E quando mio fratello ed io, dopo poche ore, siamo andati alla camera ardente, abbiamo trovato la mia mamma con sul volto apparso un sorriso bellissimo, una espressione e un sorriso che sembrava esprimere la gioia di aver finalmente raggiunto e trovato per sempre il Suo Signore, tanto amato,  e il suo sposo tanto amato, mio papà

La morte non ha l’ultima parola neanche sulla gioia dell’amore, la morte nasconde, ma i nostri cari ci sono sempre vicini, senza più limiti umani, e dopo la morte di mia mamma ho potuto, pur nel mio dolore infinito per la sua perdita umana, ho potuto “ritrovarla” comunque in una sua vicinanza sollecita e gioiosa che è spirituale, e anche se rivedrò la mia mamma solo quando andrò anche io nel mio ultimo viaggio, so e sperimento in un modo misterioso ma reale, che lei mi segue, ci segue, e intercede anche dal Paradiso con immenso amore e gioia.

Francesca Bisogno

Visitate il suo blog Alba stellata

Papa Francesco al Forum. La santità che perdona tutto.

Un’altra cosa che nella vita matrimoniale aiuta tanto è la pazienza: saper aspettare. Aspettare. Ci sono nella vita situazioni di crisi – crisi forti, crisi brutte – dove forse arrivano anche tempi di infedeltà. Quando non si può risolvere il problema in quel momento, ci vuole quella pazienza dell’amore che aspetta, che aspetta. Tante donne – perché questo è più della donna che dell’uomo, ma anche l’uomo a volte lo fa – tante donne nel silenzio hanno aspettato guardando da un’altra parte, aspettando che il marito tornasse alla fedeltà. E questa è santità. La santità che perdona tutto, perché ama. Pazienza. Molta pazienza, l’uno dell’altro. Se uno è nervoso e grida, non rispondere con un altro grido… Stare zitti, lasciar passare la tempesta, e poi, al momento opportuno, parlarne.

Voglio soffermarmi su una frase in particolare:  La santità che perdona tutto, perché ama. Perdonare tutto? Quanti di voi sono d’accordo con questa frase? Immagino pochi. Queste parole di Papa Francesco non  si accordano molto bene al sentire comune dei nostri tempi. Il sacrificio, il perdono e la pazienza non sono più di moda. Il matrimonio cristiano non è più compreso nel suo significato profondo. Non è più accolto come vocazione, come sacramento di salvezza. Il matrimonio è concepito solo come relazione che conduce al benessere personale. Quando non c’è più benessere non ha più senso stare insieme. Questo è il pensiero di tutti o quasi. Il Papa dice altro. Ci chiede di comportarci da perdenti e, concedetemi il termine, da sfigati.  Si, perchè chi perdona un tradimento e si volta dall’altra parte è un perdente. E’ un debole che si lascia ferire e maltrattare dal coniuge forte. Gesù ribalta la prospettiva. Il debole è chi tradisce. Chi perdona è forte. Perchè l’amore è forte come la morte. Gesù è salito su quella croce e si è fatto uccidere come agnello al macello. Gesù ha perdonato chi lo ha tradito. Ha perdonato chi ha ricevuto tutto il suo amore e lo ha ripagato con sputi ed ingiurie. Allora se non crediamo che sia giusto perdonare il coniuge che ci  tradisce dobbiamo avere il coraggio di dire che Gesù è un povero sfigato. Invece no. Sappiamo che non è così. Gesù è Dio. Perdonare è da Dio ed è opera di Dio. E’ una pazzia lo so. Padre Botta dice con un’espressione molto chiara: Gesù o è un pazzo o è Dio. Essere cristiani è una pazzia per il nostro mondo senza Dio. Sempre padre Botta spiega benissimo cosa significa sposarsi e il suo discorso si riallaccia benissimo alle parole del Papa. Matrimonio è santità quando:

Indico il crocifisso. “Allora, siete sicuri? Volete amarvi proprio così?”. Questo stesso crocifisso lo ritiro fuori quando la coppia viene a dirmi che c’è la crisi, la difficoltà, io attraverso il crocifisso li riporto a chiedere la grazia del matrimonio, li riporto a quella domanda: ma tu vuoi essere un discepolo di Cristo? Il punto centrale è sempre l’identità di Cristo, e io sono schietto: o Cristo è Dio o Cristo è un matto. Se tu ci credi, e vuoi essere suo discepolo, quando sei in fila per la Comunione, riferendoti al tuo sposo o alla tua sposa devi dire: “Voglio amarlo come lo ami Tu”, quindi significa che credi che quello sia il corpo di Cristo e allora io domando ancora: davvero vuoi amarlo così? Fino a farti mangiare? Questo è il cuore del matrimonio.

Santità è amare il nostro coniuge come Dio lo ama. Significa perdonare sempre. Significa che se lui/lei si allontana devo amarlo/la ancora di più per riattirarlo a me con la forza della verità e dell’amore.

Antonio e Luisa

Il matrimonio. Una scelta da pazzi o da cristiani.

Quindici anni che siamo sposati, che Dio ha benedetto la nostra unione, che lo Spirito Santo ci ha legato così stretti da essere uno ai nostri occhi e agli occhi di Dio. Il matrimonio è assurdo, sposarsi è cosa da matti. Perché dovremmo legarci per la vita a una persona. Una persona che poi si scopre non essere perfetta ma al contrario limitata e fragile. D’altronde padre Maurizio Botta lo dice sempre: “Gesù o era Dio o era matto scatenato, un pazzo da camicia di forza”. Così siamo noi cristiani. Scegliere un amore che ti impegna per sempre e in modo così esigente ed esclusivo è da matti. E’ da matti o da persone che hanno incontrato il Cristo. Che hanno fatto un’esperienza che le ha cambiate nel profondo. Persone che hanno posto fiducia in una promessa. Una promessa inchiodata sulla croce. Una promessa di un Dio che non solo si è fatto uccidere per noi, ma che ci ha giustificato e perdonato per la sofferenza che abbiamo causato.

Sposarsi è quindi soprattutto un atto di fiducia. Sta a noi scegliere in chi riporre questa fiducia. Possiamo riporre la nostra fiducia nella persona amata che diventa il nostro tutto oppure in Gesù Cristo che entrando nel nostro amore limitato e fragile lo trasforma e lo trasfigura.

Ho capito che riporre la fiducia in una persona, per quanto possa essere ben motivata, è perdente in partenza. Quella persona non sarà mai all’altezza di riempire il mio vuoto, il mio bisogno d’amore più profondo.

Riporre la fiducia in Cristo cambia prospettiva. Gesù ci consentirà di amare la nostra sposa e il nostro sposo, non nonostante i suoi difetti, la sua fragilità, la sua malattia, il suo abbandono, ma  nella sua fragilità, malattia, abbandono, perché la forza verrà da Lui.

La fragilità dell’altro non sarà più un limite all’amore, ma sarà un’opportunità di amare e di perfezionare la nostra relazione.

Questa verità non si impara nei corsi o nei libri ma è una realtà che si vive ogni giorno di matrimonio. Questa è la via giusta, questa è l’unica via.

Io non credevo a tutto questo che ho scritto. Mi sono sposato perchè Luisa riempiva quel desiderio profondo di completarmi e di essere amato. Poi la vita ti mette alla prova. E’ arrivato subito il primo figlio e 18 mesi dopo il secondo. Mi sono sentito completamente progioniero in una vita che mi è cascata addosso troppo in fretta. Dormire poco e male, lavorare, impegni, pannolini, pianti e urla. Insomma un vero incubo. Ho iniziato ad essere nervoso, scostante e spesso gelido con Luisa e anche con i bambini. Mi sono gettato nello sport. Calcio, corsa, tennis, avevo sempre un motivo per stare fuori da quell’inferno. Luisa non mi ha mai nascosto il suo malessere per questo mio comportamento. Non mi ha mai però giudicato o trattato male. Al contrario mi ha amato ancora di più. Perchè il suo nutrimento veniva da Cristo e dal suo intimo rapporto con Lui. Prendeva da Cristo e cercava di restituire amando me. Questo è il senso del matrimonio. Dopo pochi mesi la sua apparente debolezza mi ha conquistato. Ho capito la sua grande forza e la verità che albergava in lei e nel suo modo di agire. Mi sono arreso all’amore e ho cominciato a lasciare che l’amore mi trasformasse. Ho iniziato un cammino meraviglio che continua tutt’ora. Davvero Dio è grande.

Antonio e Luisa