La corona d’Avvento degli sposi

Ogni sacramento ha come dono comune lo Spirito Santo. Un’effusione potente che entra nel cuore di chi lo riceve. Ogni sacramento è riempito della forza salvifica e redentiva di Gesù. Ogni sacramento è però diverso, ha fini e caratteristiche diverse. Anche lo Spirito Santo agisce, di conseguenza in modo diverso e finalizzato al suo scopo. Lo scopo del matrimonio è rendere visibile l’amore misericordioso, incondizionato e per sempre di Cristo per ognuno di noi. Noi sposi siamo profeti dell’amore, siamo abilitati ad esserlo.

Tutta questa introduzione per arrivare dove? Il tempo di Avvento è tempo di preparazione e di riflessione. Fermiamoci a contemplare i doni di Dio a noi sposi per riuscire ancora a meravigliarci del dono dei doni, del dono del piccolo Gesù al mondo.

Sarebbe bello, come avviene per la tradizione della corona dell’Avvento  ognuna delle quattro domeniche che precedono il Natale accendere una delle candele della Corona.

Accenderla e riflettere sui doni che Dio ci ha liberamente e incondizionatamente dato. Non ci pensiamo mai, spesso viviamo da mendicanti quando avremmo a disposizione un tesoro. Un tesoro di inestimabile valore che ora andrò brevemente a descrivere:

Prima settimana: il legame coniugale cristiano.

Il primo dono è il legame coniugale cristiano. Il fuoco dello Spirito Santo stabilisce un vincolo d’amore indissolubile tra gli sposi. Realizza quanto da loro espresso con il consenso e con il loro primo amplesso ecologico (ormai dovrebbe essere chiaro il significato). Non sono più due ma una carne e un cuore solo.
San Giovanni Paolo II descrive questo dono al n.ro 13 di Familiaris Consortio:

Come ciascuno dei sette sacramenti, anche il matrimonio è un simbolo reale dell’evento della salvezza, ma a modo proprio. «Gli sposi vi partecipano in quanto sposi, in due, come coppia, a tal punto che l’effetto primo ed immediato del matrimonio (res et sacramentum) non è la grazia soprannaturale stessa, ma il legame coniugale cristiano, una comunione a due tipicamente cristiana perché rappresenta il mistero dell’Incarnazione del Cristo e il suo mistero di Alleanza.

Questa unità d’amore rende gli sposi sacramento vivente e perenne. Nel loro amore abita Gesù vivo e reale. D’ora in poi gli sposi ameranno Dio non più individualmente, ma insieme. Saranno mediatori l’uno della santità dell’altro. Come spiegare questo concetto? Non è facile perché seppur unite restano due persone con la propria individualità. Prendo a prestito le parole di don Emilio Lonzi che per farci capire disse una frase che mi fece trasecolare: O andate in paradiso insieme o nessuno dei due andrà. Come? Se io mi comporto bene, se faccio tutto il possibile per una vita buona e la mia sposa invece si comporta male, devo subirne anche io le conseguenze? Che giustizia è? La prospettiva è da ribaltare. Il concetto è che la mia priorità deve diventare la santità della mia sposa. Devo far di tutto per aiutarla a santificarsi. Questo non toglie le buone azioni, il bene e i sacrifici che ogni persona offre nella sua vita ma, per la bontà di Cristo e per la grandezza redentiva del sacramento, esse hanno un influsso positivo anche sul coniuge. Come non pensare a tutte quelle persone abbandonate, le quali offrono la loro sofferenza e solitudine a Dio anche per la salvezza di chi le ha tradite. Mi viene in mente Anna, una giovane donna siciliana. Lei ha scelto la fedeltà con il marito che, invece, vive con un’altra donna. Anna mi scrisse in un messaggio: È difficile una vita senza mio marito, non posso pensare ad una eternità senza di lui. Questo è il senso più profondo del legame coniugale cristiano. La nostra unità sacramentale, fusa dal fuoco consacrante dello Spirito, diventa immagine e profezia dell’amore di Dio in sé e di Gesù per la sua Chiesa. Gesù sposo della Chiesa, sua sposa. Il matrimonio rimanda alla nuova ed eterna alleanza come questa rimanda al patto coniugale. L’amore fedele di Cristo per la sua Chiesa, che lui continua ad amare anche quando lei lo tradisce e lo rinnega, diviene nostro esempio e noi dovremmo saper mostrare qualcosa di quell’amore al mondo, anche se soltanto con una pallida immagine.

Seconda settimana: La Grazia santificante

Il secondo dono di nozze che Dio regala ad ogni coppia di sposi è la Grazia Santificante. Ce la introduce ancora san Giovanni Paolo II in Familiaris Consortio:

Fonte propria e mezzo originale di santificazione per i coniugi e per la famiglia cristiana è il sacramento del matrimonio, che riprende e specifica la grazia santificante del battesimo. In virtù del mistero della morte e risurrezione di Cristo, entro cui il matrimonio cristiano nuovamente inserisce, l’amore coniugale viene purificato e santificato: «il Signore si è degnato di sanare ed elevare questo amore con uno speciale dono di grazia e di carità» 

Cosa ci vuole dire il Papa? Cosa è questo dono concretamente? E’ un amore creato del tutto simile a quello di Dio che lo Spirito Santo effonde nel cuore degli sposi in proporzione all’apertura del loro cuore ad accoglierlo. E’ un dono che agisce sulla Grazia santificante battesimale già presente negli sposi rendendoli partecipi della sponsalità divina. Questa è la nozione più scolastica, ma ora vediamo concretamente cosa significa. Gli sposi diventano capaci di amarsi con lo stesso amore di Dio e di riprodurre (in modo molto limitato e imperfetto) il mistero dell’amore trinitario. Questo dono perfeziona l’amore e l’unità indissolubile dei due. L’amore umano naturale si perfeziona e si eleva, in virtù della Grazia, a divino e soprannaturale. E’ un amore anche percepibile. Raccontava padre Bardelli a noi fidanzati: “Pensate pure a vestiti, festa, addobbi e tutto ciò che riguarda la cerimonia, gli invitati e la festa, ma ciò non deve distogliervi dal prepararvi bene ad accogliere il dono dello Spirito Santo nel vostro cuore”. Se gli sposi avranno vissuto bene il fidanzamento, arriveranno pronti a quel giorno con il cuore spalancato a Dio, sperimenteranno durante il loro primo rapporto una gioia e una pace meravigliose. Se il loro amore naturale era 100 (per farmi capire) lo Spirito Santo lo porterà a 1000. Quello sarà dono di nozze di Dio per loro, per ognuno di noi. Conoscere questa verità prima del matrimonio è una Grazia. Personalmente ho ancora il rimpianto di averlo saputo solo alcuni mesi dopo il matrimonio. Sapendolo prima mi sarei concentrato molto di più sulla mia preparazione del cuore, e meno su palloncini, fiori, antipasti e queste cose futili, di contorno.

Terza settimana: la Grazia sacramentale

A volte capita nel matrimonio che la vita colpisca duro, che si faccia fatica a sopportare la sofferenza, la divisione, la solitudine, l’incomprensione che presto o tardi entreranno nella nostra esistenza. Ricordiamoci di questo dono di Dio. E’ qualcosa su cui possiamo sempre contare. Cosa è? E’ una cambiale in bianco che Dio ci ha firmato. Dal giorno delle nozze siamo creditori verso Dio. Dio sa che il matrimonio è esigente e che noi poveri uomini non saremmo capaci di realizzarlo in pienezza, per questo ci viene incontro e non ci fa mancare mai il suo sostegno. La Grazia sacramentale è questo. è il diritto ad avere da parte di Dio tutti gli aiuti necessari per preservare e perfezionare in ogni circostanza della vita il sacramento del matrimonio. Tale diritto ha due condizioni. Dobbiamo impegnarci e volere con tutto il cuore, l’anima e la volontà la riuscita del nostro matrimonio e dobbiamo chiedere l’aiuto di Dio. Spesso molti, anche se sposati sacramentalmente, non chiedono nulla, fanno come se la relazione dipendesse solo da loro, e quando arrivano poi le botte dure,  quelle che stendono, non sono capaci di superarle, perché non sono abituati a contare sul sostegno di Dio, ma solo sulle loro forze.

Quarta settimana: l’azione consacratoria dello Spirito Santo

Lo Spirito Santo esercita un’azione trasformante, sia nelle realtà naturali degli sposi sia in quelle soprannaturali, imprimendo in esse nuove finalità, legate al fatto di non essere più soltanto due individui, ma anche un noi unito dall’amore. Praticamente, siamo consacrati, resi di Dio, appartenenti a Dio come coppia. Perché attraverso il nostro amore sponsale possiamo essere profeti dell’amore divino e re e sacerdoti nella nostra famiglia, piccola chiesa domestica.

Ora sono convinto che dopo questa riflessione anche il vostro matrimonio brillerà della luce del Natale. Sarete pronti a inginocchiarvi davanti a quel bambino e a quel mistero di bellezza che ogni anno ci riporta alle origini della nostra fede. Ci riporta alla nascita di quel piccolo bambino che ha cambiato la storia. Che ha cambiato anche la nostra storia permettendoci di essere figli di Re e di essere rivestiti di un amore immeritato e meraviglioso.

Antonio e Luisa

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