Perché mai il mio servo mi abbandona per andare in cerca di Me?

Introduco questa breve riflessione con una storia tratta dal libro Abbracciami di don Carlo Rocchetta.

Viveva con la moglie e un figlio in una grande città. Da tempo gli frullava per la testa l’idea di ritirarsi in un luogo solitario per potersi dedicare completamente al culto di Dio. Una notte l’uomo decise di partire, riflettendo tra sé: Chi mai mi ha trattenuto tanto dal partire? Nel silenzio Dio gli sussurrò: Io, non lasciare tua moglie e tuo figlio. Abbracciali! Ma l’uomo non volle ascoltare. La moglie intanto dormiva, con il figlio stretto al seno. L’uomo li guardò e pensò: Chi siete voi che mi avete ingannato per tanto tempo? – Essi sono Dio mormorò la voce, ma egli era sordo. Il bimbo fece un piccolo gemito e si strinse ancora di più alla mamma. Dio ripeté: Non andartene, non lasciare tua moglie e tuo figlio. Abbracciali! Ma egli, incurante, prese le sue cose e se ne uscì di casa, mettendosi in cammino nel buio della notte. Dio lo guardò con tristezza e sospirando disse: Perché mai il mio servo mi abbandona per andare in cerca di Me?

Questa breve storia è molto significativa e si presta a varie letture. Quella che voglio dare io è forse la meno grave, ma la più comune. Tantissimi cristiani praticanti rischiano questa deriva. Cercano Dio nei gruppi di preghiera e nei pellegrinaggi. Frequentano le sacrestie più dei sacerdoti. Si sentono realizzati negli incarichi sempre più importanti che ricoprono in parrocchia, in curia o nei vari movimenti. Tutto questo li porta a sacrificare il luogo privilegiato dove possono incontrare Dio: il loro matrimonio, la loro relazione sponsale. Spesso mi è capitato di riscontrare una grande ipocrisia. Molti nascondono, dietro il desiderio buono di rendere culto a Dio e di servirlo nella comunità, l’incapacità e la non volontà di santificarsi impegnandosi nel matrimonio. Quasi lo considerassero meno importante. La motivazione reale è che curare una relazione quotidiana, totale ed intima come il matrimonio costa tanta fatica. Queste persone tanto sono ferventi fuori tanto sono fredde in casa. Tanto si impegnano fuori tanto si disimpegnano in casa. Tanto sono pronti a sacrificarsi fuori in mille attività tanto si scansano in casa. Attenzione! Servire la comunità trova significato solo se è frutto dell’amore sponsale che diventa fecondo ed esonda le mura di casa per essere condiviso con i fratelli. Non quando diventa modo per giustificare il deserto che si vive nell’intimità della coppia e modo per gratificarsi fuori dell’amore sponsale. Questo non sarà mai culto gradito a Dio e via di santificazione per noi.

Antonio e Luisa

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