Grandi cose ha fatto in me l'Onnipotente… ma non me ne sono accorto subito!

Dopotutto sono tutt’altro che immacolato, e sono pure condizionato dal quel cinismo necessario che fa andare avanti nel mondo ma che mi costringe a soffocare la parte più autentica di me, quindi quando qualcuno mi ha ricordato quali potevano essere queste cose grandi non gli ho creduto.

Quando ho frequentato le settimane di ritiro con Padre Raimondo Bardelli ho ricordato tante cose che avevo soffocato, ma grazie agli insegnamenti i valori importanti che avevo reso lontani e indefiniti sono tornati a fuoco e sono diventati basi solide sulle quali abbiamo costruito il nostro matrimonio. La natura dell’amore e le sue dinamiche, la vera sessualità, la castità nella sessualità, sono state bellissime riscoperte, sono diventate per me esigenze profonde e vive, avevo finalmente una consapevolezza nuova, ma non su tutto quanto. Gli argomenti più spirituali erano nuovi e non mi furono chiari; certo, erano spiegati in modo impeccabile, il loro significato era veramente qualcosa di affascinante e desiderabile, ma mentre quelli più materiali mi facevano esclamare “Wow! Ecco com’era! Così ho sempre desiderato amare!” questi altri mi lasciavano perplesso e non credevo davvero che fossero autentici. Era dura accettare il fatto che Dio agisse spiritualmente in me e che questo cambiasse la mia vita, non lo sentivo a livello di intuito. Il problema non è che non capissi o che mi venisse spiegato male, quando si parla di trascendente e non si hanno esperienze già fatte puoi essere anche Stephen Hawking e il tuo maestro potrebbe avere le capacità di Maria Montessori, di Don Lorenzo Milani e del prof. Keating de “L’attimo fuggente” messi insieme, ma non puoi capire, puoi solo accettare o no, quindi come prima reazione, non accettai.

Dopotutto si parlava di cose davvero incredibili, una in particolare era stupefacente e mi sembrò quasi un superpotere ( l’argomento è ad altissimo contenuto teologico, materia a me per lo più sconosciuta, quindi perdonatemi, la spiego “con parole mie”): con il sacramento del matrimonio, grazie all’azione trasformante dello Spirito Santo, gli sposi ricevono molti doni meravigliosi, che tutti insieme provocano un perfezionamento ed un aumento della capacità di amare così grande… da farla somigliare a quella di Dio!

Ecco, come avrei potuto crederci davvero? Cosa mi sarebbe mai successo se questo fosse stato vero? Avrei potuto superare le correnti gravitazionali, il tempo e lo spazio per non farci invecchiare? Avrei potuto scacciare tutte le inquietudini della mia sposa semplicemente con uno sguardo amorevole? (magari!!) Avrei addirittura avuto la facoltà di CAPIRE le donne? (questo sì che sarebbe incredibile!). Non ci credevo, io mi sentivo già al massimo: ero innamorato perso, capivo e sentivo mia ogni esigenza dell’amore autentico, compresa la castità prematrimoniale, volevo sposarmi con tutto il cuore, il corpo e l’anima ed ero certo che Dio ci avrebbe uniti grazie alla nostra scelta libera per vivere insieme tutta la vita qualunque cosa fosse successa. Non potevo concepire di amare più di così! … mi sbagliavo, e l’ho capito molto tempo dopo.

L’episodio: Valeria, a seguito di esami standard di prevenzione del tumore al seno, dovette fare una biopsia e nel periodo che passò tra le prime notizie preoccupanti ed il momento di ricevere i risultati entrò in una comprensibile angoscia; in questo tempo, diverse settimane, feci del mio meglio per consolarla. Dal punto di vista razionale avevo statistiche ci davano un quadro piuttosto confortante per casi come il suo e questo a parer mio avrebbe dovuto tranquillizzarla ma non era così, quindi aggiungevo tutto l’amorevole supporto che potevo, con tanti piccoli gesti e atteggiamenti, cercando di calibrare con delicatezza ogni parola, sguardo, gesto. Non potevo fare di più e mi struggevo vedendo che tutto questo non bastava.

Il giorno dei risultati andammo all’ospedale, attraversammo il giardino pieno di magnolie fiorite in un bel giorno di sole ma quando entrammo in sala d’aspetto trovammo l’ambiente freddo, asettico e silenzioso. Intorno c’erano altre donne, ferme e con lo sguardo basso, era chiaro che tutte quante stavano aspettando con lo stesso stato d’animo di Valeria, quello di chi aspetta una sentenza. Mi accorsi ancora che non contavano tutte le mie imperfette attenzioni, in quel momento sembrava che fossimo divisi e che una tragedia incombesse su di noi. Guardai fuori attraverso una finestra alta, si vedeva il giardino, illuminato dal sole, una bellissima magnolia con le foglie scure e lucidissime e in quel momento si attivò un “superpotere”: guardando al di là della finestra ebbi la netta sensazione che quella scena piena di vita fosse appunto “al di là”, io invece ero qui, in questa sala d’aspetto che sembrava l’anticamera della morte e capii che forse non avrei più rivisto una magnolia in fiore. Non “Valeria non avrebbe…” ma me stesso, Ranieri; tutto ciò che ero stato fino a quel momento avrebbe potuto morire lì, forse io non sarei uscito davvero da quella stanza.

Non mi resi conto subito che quello era un dono: avevo ricevuto la capacità di vivere la stessa identica angoscia della mia sposa, ben diversa da quella del marito angosciato all’idea di affrontare la tragica scomparsa della moglie, tutt’altro: la mia vita era quella della mia sposa e in quel momento condividevo tutto con lei, fino alla mia stessa vita. Avevo la prova che la mia capacità d’amare era stata trasformata ed elevata, ciò che sperimentavo era certo più grande di me, era inimmaginabile, era vera compassione, cioè partecipazione diretta alla passione della persona amata, e somigliava, in modo piccolo e imperfetto a quell’amore che ci ha creati e redenti tutti quanti.

È stato solo dopo aver riflettuto su questo episodio che ho compreso quanto fossero veri gli insegnamenti ricevuti, ed inoltre ho imparato che questo super dono, che ci consente di partecipare ai momenti di angoscia, ci permette ancor di più di partecipare ai momenti di gioia del nostro coniuge, in modo diretto e vivo. La cosa però che ho capito con maggior meraviglia è quanto siano meravigliosi e straordinari quei momenti in cui gli sposi, preparandosi con impegno, si ritirano nella loro intimità e con cura e tenerezza fanno a gara a donarsi gioia l’un l’altra, straordinari davvero, perché partecipando direttamente a ciò che donano moltiplicano la gioia del corpo e del cuore. Sono momenti preziosi, donati, in cui si può toccare per un attimo una scintilla di paradiso.

Per la cronaca: siamo tornati a passeggiare sotto le magnolie in fiore, vivi; in seguito ne abbiamo passate molte altre, altrettanto angoscianti e anche di più, ma la nostra vita continua ad essere partecipazione diretta alla vita dell’altro, e insieme, anche se in piccolo ed in modo imperfetto, a quella dell’Onnipotente.

Ranieri e Valeria

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