Una continua scelta tra ciò che è giusto e ciò che è bene.

Ho ricevuto e pubblico volentieri questa lettera. Una lettera che vuole essere una  risposta alla precedente testimonianza di una sposa abbandonata che ho pubblicato alcuni giorni fa (per leggerla cliccate qui)
Cara Sorella (si proprio Sorella perché capisco e vivo la tua stessa esperienza), ho 33 anni, sposata da 6 e separata da 9 mesi.
Capisco in profondità e in radicalità ciò che stai vivendo:  il giorno in cui l’uomo che hai sposato consapevolmente ti dice: “amo un’altra donna, me ne vado di casa” il mondo ti crolla addosso nel vero senso della parola. In tutta la mia vita non ho mai provato un dolore così grande e così lacerante come questo: tutti i miei sogni di famiglia felice, di “amore per sempre” distrutti e calpestati in una frazione di secondo, ma la cosa peggiore è che l’autore di tutto questo è stato l’uomo (e forse lo è ancora) che amo più della mia stessa vita. Per settimane ho pianto tutte le lacrime che avevo, sono arrivata al punto di piangere senza lacrime, sì le avevo finite.
Ma arriva un giorno che devi fare i conti con tutto questo dolore, in qualche modo lo devi “esorcizzare”, non ti può fagocitare, hai una vita meravigliosa da mandare avanti, e aspetta solo te per essere vissuta.
Io da subito ho avuto chiara la scelta di rimanere fedele al mio Sacramento, è stata così forte e così chiara che non ha mai (per ora) vacillato. Per me sono state importanti le parole sentite da un Santo Sacerdote: “Quando celebrate il vostro Sacramento siete sempre in 3: sposo, sposa e Cristo. E anche se entrambi gli sposi vanno in direzioni opposte, Lui resta, resta fedele PER SEMPRE”. Gesù avrebbe potuto scendere dalla Croce, ma non l’ha fatto, ha scelto di morire PER ME, per il mio Matrimonio, per la mia Salvezza, e quindi, chi sono io per scendere dalla mia croce?
Questo non vuol dire che io sono felice di stare sulla croce o che gioisco di questa sofferenza, ma se portata PER Cristo, CON Cristo e IN Cristo davvero la sua promessa del “giogo dolce e il peso leggero” si concretizza. Che cosa voglio dire: nell’ottica della mia resurrezione e della resurrezione del mio matrimonio io sono chiamata a restare su questa croce (STACCE! come dice Costanza Miriano), con i miei limiti, le mie cadute, le mie arrabbiature con Dio (si, cara sorella è “terapeutico” anche arrabbiarsi con Dio).
Il dolore con il tempo cambia colore. La sofferenza rimane, chiaro, ma assume contorni diversi, diventa parte di te, ma no ti sovrasta, non ti “guida”, diventa offerta per gli altri (per la malattia di qualche persona, per i sacerdoti in crisi, per le altre coppie in crisi, per chiunque si affida alla tua preghiera). Il tuo dolore rimane, non te lo toglie nessuno, ma vissuto nella prospettiva della resurrezione (si torniamo sempre lì) anche questa cosa così disumana diventa vivibile.
Ovvio i momenti di sconforto ci sono, sono molti e fanno male e anche dentro di me risuona quel desiderio di “sentirmi amata e rispettata da un uomo” ed è lì e rimane anche quando incontri qualcuno di “interessante”, qualcuno che ti fa dire “però dai, non male questo ragazzo”, ed è lì che inizia la battaglia, il vero discernimento tra ciò che è giusto e sacrosanto (sentirsi amata) e ciò che è bene (amare fino a dare la vita per il mio sposo, anche se lui non mi ama, anzi mi odia con tutto se stesso).
Oggi la strada della fedeltà non è una strada semplice, non è una strada “del mondo”: quante amiche che mi dicono: “ma si sei giovane, trovati un ragazzo che ti ami e che ti rispetti”, ma io in questo non mi ci sento, non mi ci vedo, mi sento di mancarmi di rispetto e se non mi amo e mi rispetto io, come posso pretenderlo dagli altri?
Non ho la ricetta per come rimanere fedeli, io so solo che ogni giorno all’Eucarestia chiedo di rinnovare la mia fedeltà al mio Sacramento, e, per ora, funziona.
Tutto quello che vivo è solo per Grazia di Dio. Io so che Gesù sta soffrendo con e più di me per questa situazione, ma Lui mi ci fa stare perché deve insegnarmi qualcosa, deve guidarmi verso quel progetto meraviglioso che Lui ha su di me e sulla mia vita.
Mio marito tornerà? Nessuno può rispondere a questa domanda. Forse non tornerà mai ma io sento forte che sono chiamata a pregare per lui e per la sua salvezza.
Io non sono una santa, non sono illuminata, sono solo una povera donna peccatrice che vuole fidarsi del suo Signore, di Colui che tutto può.
Grazie
G.M.
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Mi strapperei la pelle. Non mi appartiene più.

Un commento ad un mio precedente articolo mi ha colpito dritto al cuore. Parla anche di noi. Anche di noi che siamo lacerate dal desiderio di essere amate da un uomo che ci voglia davvero bene e ci faccia assaporare il calore dell’amore e la volontà di restare fedeli al matrimonio.

Ho contattato l’autrice del commento e le ho chiesto di provare a raccontare le sue emozioni, il suo dolore, le sue difficoltà e la sua fede. Lei lo ha fatto. Condivido la sua lettera perchè penso possa essere utile per riflettere su come sia importante avvicinarsi con tanto rispetto alle persone che vivono situazioni dolorose e di separazione. Che non serve gettare il peso della legge sulle spalle di queste persone, ma bisogna avere la sensibilità e la capacità di portarle e accompagnarle alla verità, di condividere il loro dolore e non farle sentire sole. Solo così potranno trovare la forza di aggrapparsi a Gesù e di accettare il loro martirio.  Sono persone che stanno portando una croce pesantissima e non siamo sicuri che noi stessi, nella medesima situazione, saremmo capaci di fare altrettanto.

Ciao Antonio, ti avevo promesso di scriverti la mia esperienza del matrimonio e di come ci si sente in un incubo quando finisce e soprattutto di come, nonostante la vita vada avanti, ti senti sempre fermo nello stesso punto con mille dubbi, pensieri, desideri, voglia di amare ed essere amati. Ti risparmio gli anni di fidanzamento, diciamo che ci siamo sposati nel 1996, il 27 luglio. Abbiamo detto un si senza costrizioni, credo (almeno da parte mia), ma con qualche restrizione(su questo mi soffermare dopo). Da subito ne fui felice, credevo di essere finalmente libera di ‘amare’ quest’uomo. La routine familiare arriva ben presto, le paure che avevo sentito prima di sposarmi, arrivano subito, però pensando che fosse normale, ho continuato questo cammino. Il nostro matrimonio è durato circa 17 anni, con alti e bassi, mancanze gravi e meno gravi… Ad un certo punto ho capito che la ‘frittata’, era stata fatta, forse lui non era l’uomo giusto per me, ma ormai c”era. Avevo detto “si’, a Dio, e mi dovevo tenere quest’uomo difficile da amare. Senza avere un’idea ben precisa di Dio, mi sono seduta un giorno su una sedia, le mani fra i capelli e Gli ho detto che visto che lo avevo sposato, me lo dovevo tenere e che lo dovevo amare… Per cui, ho chiuso gli occhi, ho mandato via i pensieri strani e mi sono adattata alla situazione. Mi sono adattata così bene che ho amato per due, senza rendermene conto. Tutti ci dicevano che eravamo la coppia più bella del mondo… Abbiamo (ho) superato mille difficoltà, ma il mio impegno non è bastato. Quando la sua nuova compagna è entrata nella sua vita, per me è stato uno sconvolgimento totale. Lui non mi ha dato grosse spiegazioni, ha preso la palla al balzo per rivoltare alcune situazioni, ma è andato via. Lui era un uomo che non sapeva fare sorprese, non era capace di parlare, teneva sempre tutto dentro… Ma la ‘sorpresa’ me l’ha fatta subito, appena è andato via. Li ho cominciato a sentirmi vecchia, brutta, inutile, incapace di amare, impossibilitata ad essere amata, fragile. Piangevo sempre, ero io che lo dovevo lasciare, non lui. Io che avevo preso con serietà il matrimonio e mi ero impegnata ad amarlo. Ho iniziato un cammino con il ‘rinnovamento’, ho messo tutte le mie energie affinché si potesse salvare questo matrimonio, ho cominciato un poco a conoscere Dio, ho iniziato piano piano a vedere le sue meraviglie, ma…

Ma… Dopo circa 4 anni di preghiere intense per il recupero di questo matrimonio, messe quotidiane, lacrime, sorrisi, gioie, ferite… all’improvviso, il dolore per il fallimento del mio matrimonio è sparito. Mio marito non era più il centro della mia attenzione, delle mie preghiere ecc ecc. Ho continuato e continuo a pregare per lui, ma non con la stessa intensità. Credo che se una cosa deve essere lo sarà. E poi non lo sento più mio marito. In questi 4 anni, adesso 5, sono cambiate alcune cose. Ho preso consapevolezza dei miei errori e forse anche dei suoi. Ho chiesto la separazione e adesso siamo in fase di divorzio.

Se qualcuno mi prospetta un suo ritorno, vengo presa dalla sensazione che vorrei strapparmi la pelle di sopra. Non mi appartiene. Credo che mio marito non mi abbia mai ‘amata’ e credo che questo matrimonio sia stato un grosso errore. Però… Che si fa? Qualche sacerdote mi ha detto di intraprendere la strada della nullità ed è quello che sto cercando di fare. Nel mio cuore sento il vuoto, la mancanza, l’abbandono e sento anche il desiderio di essere amata, non da mio marito, ma da qualcuno che mi ‘ami’ davvero, qualcuno che si preoccupi per me, che mi curi, che mi tenga in considerazione per quella che sono… Per cui sento il peso del ‘peccato’ sia se faccio dei semplici pensieri su un uomo (considerando la possibilità di iniziare una storia) sia se per caso me ne innamoro, come è successo. A quel punto entro in un turbine di sensi di colpa che non mi fanno vivere più serenamente. Per cui se non c’è nessuno sto male perché vorrei essere amata, se c’è qualcuno sto male perché non vorrei mancare di rispetto a Dio. Tutto questo mi lacera giorno dopo giorno e se faccio qualche piccolo passo in avanti nel mio cammino, altre volte mi ritrovo persa in queste considerazioni e in questo stati d’animo. Per cui, nonostante le mille gioie, i sorrisi, le belle azioni, le bellissime parole, i dolori sono forti e le lacrime scendono lo stesso.

Anonima

 

La grammatica della sessualità

Dopo dodici anni di matrimonio crediamo fermamente che la sessualità e l’amore sono un cammino nel quale occorre procedere lentamente, che richiede volontà, pazienza e libertà. Sentiamo che è un edificio che costruiamo giorno per giorno, mattone su mattone.

Abbiamo compreso che i Metodi Naturali sono la GRAMMATICA della sessualità: quando apprendiamo la grammatica di un linguaggio, ci educhiamo a comunicare, ad esprimere ad un altro che non è in noi  ciò che è dentro di noi. In questi anni abbiamo sperimentato che nel dialogo ci apriamo all’ altro e accogliendoci reciprocamente scopriamo chi siamo veramente. Se questo è vero in ogni tipo di comunicazione che è sempre in qualche modo una condivisione, cosa succede quando il tema del discorso è l’Amore e l’organo con cui lo si parla è il sesso che condensa in sé il tutto della persona e manifesta ciò che è più celato e intimo in lei?

Prima di conoscerci io, Raffaella, grazie ad un corso che mi ha offerto un Gruppo Missionario ho potuto sin da giovane conoscere e apprezzare la bellezza di questo metodo e attraverso di esso ho conosciuto meglio me stessa.

Ancora single, in seguito ho approfondito i metodi naturali iniziando a vivere da sola questo stile di vita col desiderio di prepararmi per lo sposo a cui mi sentivo chiamata.

La bellezza del metodo mi ha aiutato a capire per poter dire all’uomo della mia vita chi sono, così che mi potesse comprendere ed accogliere più consapevolmente e trovare anche in questo un punto d’incontro.

Ciro, invece, da adolescente e giovane, non ha conosciuto una realtà che aprisse a questa conoscenza e consapevolezza. In casa non se ne è mai parlato e la sua conoscenza sull’argomento “sessualità” si è formata attraverso le chiacchiere tra coetanei e ciò che ha potuto comprendere dalla tv o dalla scuola. Dice infatti: “la mia educazione come quella di tanti si può definire così:  io, speriamo che me la cavo”.

Da fidanzati insieme abbiamo scelto il valore della Castità e volendoci preparare per un possibile matrimonio, Ciro ha recuperato leggendo i libri sui Metodi Naturali e confrontandoci con coppie formatrici del metodo.

Da sposi poi abbiamo sentito, per noi sacro e indispensabile, vivere il primo periodo di matrimonio nella conoscenza reciproca così da poter preparare tra noi un nido accogliente per le vite che il Signore avrebbe potuto affidarci. Vivevamo i nostri amplessi nel periodo non fertile astenendoci da quelli fertili. Dopo poco abbiamo cominciato a vivere nei periodi fertili per accogliere il dono di un figlio. Sia nel periodo fertile che in quello infertile si sperimenta una pienezza perché ci si dona in una totalità tale che nell’estasi culminante, anima, psiche e corpo si riempiono e si rigenerano.

Nel corso degli anni e ancora oggi per noi i metodi naturali hanno arricchito il nostro amarci riempiendo del nostro appartenerci tutta la nostra esistenza.

Le bellezze del metodo che abbiamo riscontrato sono tante…

“Nel rispetto della ciclicità, della fertilità della donna, i metodi naturali ci permettono di essere liberi.” dice Ciro, ” Tra di noi non è necessario nessuno strumento o barriera esterna che si frapponga. Sentiamo di vivere la vera spontaneità nel rispetto dell’armonia del nostro corpo. Non come ci vorrebbe far credere la cultura del fast food che dimentica che il corpo della donna ha i suoi tempi e non può essere sempre pronta, e soprattutto, ha bisogno di tempo e spazio per esprimere la sua sensualità per raggiungere un atto soddisfacente e…scusatemi il termine “non cosificante”. Quando ho scelto di mettere le briglie al mio desiderio sessuale ho scoperto che i nostri corpi seguono delle regole, e riconoscendole, abbiamo potuto sfruttarle per lasciare agire l’attrazione sessuale che abita la nostra relazione portandoci senza fatica, il più delle volte a trovare l’incontro sessuale più spontaneo, propizio e ottimale nei momenti opportuni.”

Imparare insieme a Ciro i metodi naturali mi ha fa sentire sempre rispettata da lui e accolta nella mia ciclicità, nel mio essere veramente donna con i miei periodi mensili euforici pieni di estrogeni e i miei periodi in cui vorrei piangere, mi sento giù, in cui cerco solo le carezze delicate, non solo il rapporto intimo. Perché parliamoci chiaro: noi donne non siamo sempre pronte ad un rapporto sessuale, ma se non glielo insegniamo noi agli uomini chi glielo insegna? Se noi donne cominciamo a conoscerci meglio ci rispettiamo per prime. Mi spiace dover dire che noi donne il più delle volte non ci conosciamo affatto. Con questi contraccettivi propinati sin dall’ adolescenza non ci permettono di conoscere la bellezza del nostro corpo e ci fanno sentire quasi un impiccio. Pensiamo di essere sempre fertili e invece lo siamo solo per pochissimi giorni. Pensiamo che sia una colpa essere cicliche e invece non possiamo non esserlo, visto che sono gli ormoni che ci trapassano, a volerlo. I metodi naturali ti danno un NUOVO STILE DI VITA, lo danno prima a me donna e poi io posso trasmetterlo al mio amato. Uno stile di vita che dà pienezza non solo nel rapporto sessuale, ma in tutta la vita sponsale. Ti insegna quanto è bello attendersi nei periodi in cui vuoi o non vuoi un figlio. Ti insegna a dare un nome a quelle emozioni e a quei sentimenti che prima non sapevi. Ti insegna che frapporre tra te e lui qualcosa come un contraccettivo è “separare”, è  creare una barriera, che certamente ora non la vedi, ma con il passare del tempo mostrerà il suo peso perché con il ripetersi di amori “blindati” la barriera diventa sempre più spessa. I metodi naturali non mettono nessuna barriera. Ho compreso e vorrei dire a tutte le donne quanto è importante per un uomo dare il suo seme! E’ Tutto il suo essere, è tutta la sua mascolinità e per questo che dopo il rapporto ha bisogno di assopirsi… ha dato tutto! E per la donna? Quanto è necessario per la donna riceverlo, perché quella è vita, anche in un periodo non fertile, significa rigenerarsi.

Ciro invece racconta: “educandoci all’amore e rispettando i tempi dell’amore che i metodi naturali contemplano, abbiamo scoperto che questo ci allontana dal rischio di cercare l’atto solo come un piacere egoistico. Questo ti da la possibilità di comprendere ancora meglio l’amore che l’altro ha per te nel dono di sé e nell’astinenza intesa come attesa per amore. I metodi ti aiutano anche a distribuire le forze: ti ami a 360°, e nei momenti di attesa oltre ad amarti nella tenerezza (come fidanzati), ami insieme l’umanità che Dio ti pone davanti (figli). A noi ha fatto bene da innamorati provare l’attesa dell’atto sessuale; quest’attesa non è stata vana perché lungo il cammino del matrimonio arrivano sempre dei periodi di astinenza voluti o dovuti. L’allenamento vissuto prima ti permette di affrontare con meno frustrazione questo tempo di attesa e nell’ astenersi ciclico previsto nel metodo, ti aiuta a recuperare quel periodo mai finito di corteggiamento.

Nel cammino della conoscenza del metodo, la temperatura ci ha aiutato a riconoscere i cambiamenti del muco. Le variazioni del muco ci hanno aiutato a conoscere i segnali periodici che il corpo di Raffaella vive quando cambia le varie fasi del ciclo. Sentiamo che tutto questo ci permettere di vivere l’amplesso sponsale come Dio l’ha pensato: una vera liturgia d’amore.

Ecco perché abbiamo desiderato scrivere un piccolo libretto che vi invitiamo a leggere e che si intitola:

“IL MANUALE DEL CORTEGGIAMENTO – ALLA SCOPERTA DI SE STESSI DELL’ALTRO E DELLA FELICITÀ” ed. Effatà

Ciro e Raffaella Piccolo

vedi articolo originale su montedivenere.org

L’amore mi aspettava a Lourdes

Oggi vi propongo un’altra testimonianza. Mi ha colpito perchè è una storia di guarigione. Tante persone sono malate, ferite e nella sofferenza. Francesca ha trovato consolazione, amore e guarigione in  Gesù, arrivando a Lui attraverso Maria. Francesca accompagnava i malati, ma era lei stessi ad essere malata nel cuore e nello spirito. Francesca, solo dopo essersi sentita amata e desiderata da Gesù, è riuscita ad aprirsi all’amore e al matrimonio. Penso che tanti di noi possano riconoscersi in questo.

Sono Francesca. Parto da lontano. All’età di 14 anni ho avuto una cotta per un ragazzo più grande di me, il più figo della comitiva. Uscendo insieme, lui mi dimostra interesse e così, tra uno scherzo ed un altro, ho il mio primo innamoramento. Lui ovviamente non provava interesse per me, per lui ero un gioco. Questo innamoramento dura ben 8 anni, fino al momento in cui ho capito che la storia era a senso unico. Presa dallo sconforto ho iniziato a trascurarmi e a diventare un mostro, perché non dovevo piacere a nessuno. Un giorno una mia amica,volontaria Unitalsi, mi chiede se voglio andare con lei a Lourdes. Rifiutai, ero presa da mille affanni, avevo l’università, e pensavo ancora alla prima cotta. Ho vissuto per diversi anni andando a messa, ma solo per inerzia Non pregavo mai per me, ma avevo un pensiero per gli ammalati, per i carcerati e per gli ultimi. Ho lasciato gli studi senza riuscire a laurearmi e iniziai a lavorare.  Nel frattempo mi si avvicinavano molti ragazzi, possibili matrimoni buoni, perché avevano professioni prestigiose e posizioni sociali ottimali, ma nessuno mai che riuscisse a sconvolgere il mio cuore. Oramai era divenuto di pietra. Il 29 gennaio 2012 la stessa amica unitalsiana mi ferma in chiesa e mi dice puntandomi il dito contro: Tu quest’anno vieni con me a Lourdes, non mi dire di no perché è tutto pagato.  Così, il primo maggio 2012 prendo l’aereo e vivo questa fantastica esperienza mistica. Ricordo che, quando mi sono trovata vestita in divisa davanti la grotta, ho pianto talmente tanto che non riuscivo a fermare i singhiozzi spezzati che uscivano dal mio corpo. Qualche giorno prima, mentre ero a fare il rosario, erano le 15, mi sento chiamare; una, due, tre volte. Girandomi non vedevo nessuno, ero sola, io con le mie preghiere, mi alzo e corro alle piscine. Entro mi spoglio e  faccio il bagno, una sensazione di ristoro e di pace è scesa immediatamente  su di me. Tornata a Palermo vedevo tutto in maniera diversa. Iniziai a pregare in maniera costante e incessante, finché mia madre entrò a far parte di una comunità carismatica di Rinnovamento nello Spirito Dopo la sua effusione (ndr preghiera sulla persona per chiedere un rinnovamento personale nello Spirito Santo), mi invita ad andare ad un incontro di preghiera. Certamente iniziai a ridere, stupidamente, perché mi sembravano tanti esaltati, e non faceva parte dalla mia idea di preghiera. Una ragazza si alzò e diede testimonianza della sua esperienza, come lo Spirito Santo l’aveva cambiata, mi feci una gran bella risata, ma dalla volta successiva volli partecipare alla preghiera. Io continuavo ad andare in pellegrinaggio a Lourdes, perché era diventato per me un momento necessario. Quando torno da Lourdes faccio il cammino di vita nuova prendendo l’effusione io stessa. Da quel momento la vecchia Francesca era morta e sepolta, e ne era nata una nuova, piena di fiducia e di amore per gli altri. Quell’anno, era il maggio 2014, fu per me un pellegrinaggio particolare, pieno di spiritualità, ma non era cambiata Lourdes, ero cambiata io. In quel pellegrinaggio conosco un ragazzone, Paolo. Inizio a parlare con lui e lui subito parla con me. A settembre dello stesso anno ho fatto un ritiro di giovani carismatici, e lì sono uscite un pò di “merde” (lasciatemi passare il termine) della mia vita passata, compreso un tentato suicidio. Dopo aver dato testimonianza della mia zavorra mi sentivo finalmente libera. Ad aprile 2015, Paolo, crea un gruppo Whatsapp di fratelli unitalsiani, dove tra i vari numeri c’era anche il numero di quello che diventerà mio marito. Da lì in poi ci sono stati diversi messaggi ,anche in privato, dovevamo incontrarci in varie occasioni ma sempre per un problema non era possibile. Quell’anno nel mese di maggio non sono potuta andare al pellegrinaggio, e così, partì nel mese di settembre,insieme ad Alessandro. Ci incontriamo alla stazione di Reggio Calabria e saliamo a Lourdes con il treno. Quel viaggio ha cambiato entrambi, perché Alessandro non entrava ad assistere alle cerimonie, e invece io ho gli imposto di seguirle. Un po’ sbuffava, ma alla fine pur di starmi vicino seguiva la messa. Un giorno il 29 settembre, mentre camminavamo, lui si ferma e mi dice quanto io  fossi una ragazza speciale, e che ero un dono del cielo.  Parlammo molto quel giorno. Il giorno seguente, mentre ero davanti la grotta da sola, iniziai a piangere, ma questa volta, un pianto di gioia, diverso dagli altri pianti. Giorno 3 ottobre 2015, Alessandro finalmente, sul traghetto per tornare in Sicilia alle nostre case, io a Palermo e lui a Marsala, mi fa la dichiarazione, usando parole che fino ad ora avevo solo letto sui romanzi d’amore. Certo, io un po’ stronza, non ho dato subito la risposta da lui desiderata, ma semplicemente detto: finalmente abbiamo partorito.  Vedevo lui titubante, non sapeva se dichiararsi.  Gli ho detto che avrei dovuto prendere le distanze da lui per qualche tempo per poter capire e decidere. A Lourdes eravamo stati dieci giorni 18 ore su 24  insieme. Quindi volevo capire se era una cosa per inerzia, oppure se era una cosa dettata dal cuore. Ebbene il 4 ottobre 2015 alle 00:17 ho dato la risposta che entrambi speravamo, e il 12 settembre 2017 siamo diventati marito e moglie Una cerimonia diversa dalle altre, dalle solite cerimonie nuziali. Prima di entrare in chiesa mi hanno preceduto i nostri amici unitalsiani vestiti da dame e barellieri. I fratelli e le sorelle della mia comunità carismatica, prima del rito del matrimonio, hanno invocato lo Spirito santo su di noi. Grazie all’opera dello Spirito Santo che ha cambiato me e il mio modo di pregare, e grazie alla Madonna di Lourdes che quando la andai a trovare mi pose davanti l’uomo della mia vita, come un suo dono.

Francesca

La Gospa ci ha fatto incontrare.

Oggi una testimonianza di due cari amici di Roma: Sergio e Lisa. Ho avuto poche occasioni di incontrarli. Sempre, però, occasioni molto belle e significative. Gli ho incontrati al family day di Roma nel 2016, al santuario di Ghiaie di Bonate e, in un’altra occasione, quando Sergio ci ha fatto un grande dono: ci ha portato a pregare sulla tomba di Chiara Corbella. Sergio, amico di tutti, accogliente, gentile e che si fa in quattro. Lisa, più introversa, ma forte e tenace. Una bellissima coppia. Ecco, di seguito, la loro testimonianza.
Ciao! Da dove iniziare? Era il lontano 2004, stavo preparandomi con un mio amico a partire per la GMG in Germania, non sapevo una parola di inglese figurarsi il tedesco. Il mio amico Massimo mi disse di non preoccuparmi, mi avrebbe aiutato lui a colloquiare. Un mese prima della partenza, che era programmata per il 15 agosto, una mia amica mi volle portare in un Santuario. Precisamente il Santuario delle Tre Fontane a Roma. Ricordo come fosse ieri quel posto che mi ha cambiato la vita, avevo fatto con Don Fabio Rosini i 10 Comandamenti, poi ero passato al Palatino nel gruppo dei Francescani dell’ OFS. Appena arrivato un pianto a dirotto mi fece capire che avevo avuto una chiamata. Anche la mia amica Enza aveva avuto lo stesso pensiero: mi disse che la Madre Celeste mi stava chiamando a lei. Ci volle un attimo, cambiai idea e chiamai il mio amico Massimo; gli dissi che mi dispiaceva, ma che non sarei più partito per la GMC in Germania e che, invece, sarei andato a Medjugorje. Nei giorni seguenti ricordo che non avevo il coraggio di partire da solo e chiesi a più amici, dei vari gruppi di preghiera che conoscevo, se c’era qualcuno disposto a venire con me. Ebbene, ad un certo punto, una mia amica mi rispose di si. Era Simona. Controllammo tramite il gruppo del Centro Maria, che organizza periodicamente i viaggi a Medjugorje, se c’era posto. Niente da fare,  ci eravamo mossi troppo tardi! Un bel giorno mi chiamarono dal Centro Maria e mi dissero che si, provvidenzialmente si erano liberati, all’ultimo momento, due posti per Medjugorje. Iniziò l’avventura; partimmo per la settimana della Gioventù Siamo venuti per adorarlo dal 1 al 6 Agosto 2005. I pullman, partiti da Santa Croce in Gerusalemme a Roma del Centro Maria, erano cinque. Un buon 85% dei pellegrini erano donne, noi uomini pochissimi. Viaggio bellissimo. Franco, l’organizzatore del pellegrinaggio, ci seguiva con le preghiere bellissime della Gospa, e con continui Rosari di avvicinamento a Medjugorje. Appena arrivati, prima tappa nella Chiesa di San Giacomo. Cosa mi accade? Pianto a dirotto, come era successo al Santuario delle Tre Fontane. Una cosa pazzesca, non riuscivo a fermare quel pianto, che ho sempre pensato fosse di liberazione. Maria mi stava preparando. Io ero andato lì, pur avendo 41 anni, non per cercare moglie, ma per chiedere che Maria mi desse la costanza nella preghiera, cosa che mi mancava e mi manca un po’ ancora oggi. Maria che ha fatto? Siccome conosce tutti noi, non ha fatto altro che donarmi una persona che prega molto, e l’ha fatta mia sposa.
Ho ancora le lacrime mentre scrivo. Ricordo che ero attorniato da donne in quel pellegrinaggio. Il mio problema era sempre lo stesso, era come vedere tante finestre che si aprivano e dietro ogni finestra c’era una ragazza, ero indeciso, mi piacevano tutte, in pratica non riuscivo a concentrarmi su una donna sola, anche perchè ero stato lasciato (anche e sopratutto per colpa mia) dopo quasi dieci anni di convivenza, ad un mese e mezzo dal matrimonio. Un giorno tra le tante ragazze che frequentavo in quel Paradiso terrestre noto una ragazza napoletana di nome Lisa. Allora lei aveva 30 anni ed io 41, era carina nei modi ed era molto bella (lo è ancora). Ci mettiamo a parlare per strada mentre ci avvicinavamo alla tomba di Padre Slavko, le chiedo: dove vai in vacanza quest’anno?  E lei: in Puglia. Io continuo: ahh! Pensa, anche io sono pugliese, i miei vivono ancora ad Ostuni, ma sono originario di Francavilla Fontana. Lei mi guarda, e mi dice: i miei hanno casa ad Ostuni da 15 anni! Allora io, marpione, le faccio: senti vuoi andare con me ad Ostuni quando torniamo a Roma? Lei accetta, ma poi, per vari motivi, non partiamo più insieme.
Torniamo a Roma e ci incontriamo prima in una pizzeria con amici. Io mi porto sette mie amiche e un amico. Lei arriva con la sua amica del cuore Daniela, che diventerà anche la nostra testimone di nozze. Non ti dico la faccia di Lisa quando ha visto il pavone Sergio con tutte quelle sue amiche. La serata finisce lì. Il giorno dopo, per un puro caso, lei non parte per Napoli, cosi ne approfitto e la invito a casa mia, nella tana del lupo. Lei accetta. La sua amica le dice che, secondo lei, si può fidare di me. Le preparo una bella cenetta con una mia specialità: gli schiaffoni al pomodoro con mozzarella filante. Un successone!
Mentre brindiamo accade la prima cosa strana: scoppia un porta candela di vetro per via del calore, lei si spaventa e mi abbraccia ed io faccio lo stesso. Lei mi dice: questo non è un abbraccio normale! Ed io: non so, volevo proteggerti.
Partiamo per le vacanze, entrambi con destinazione Ostuni. Ognuno per fatti propri. Una sera ci incontriamo lì, ad Ostuni. Facciamo una passeggiata lunghissima e, ad un certo punto, che faccio? Le chiedo se volesse venire a casa mia per presentarle mia mamma e lei accetta. Appena conosciute, praticamente mi mettono da parte, e cominciano a scambiarsi i Santini che avevano entrambe. Non vi dico la mia faccia!
Poi, dopo quelle vacanze, siamo tornati a Roma e ci siamo fidanzati. All’inizio avevamo pensato di trovare, per Lisa, una casa vicino alla mia, ma non si riusciva a trovare nulla. Cosi abbiamo deciso di vivere insieme e di sposarci al più presto.
Con la grazia di Dio e con la nostra grande forza d’animo, in quei sei mesi prima del matrimonio, siamo riusciti, sempre grazie a Dio, a rispettarci. Se me lo avessero detto 10 anni prima mi sarei messo a ridere. Non pensavo di farcela.
Un giorno vado a confessarmi e il prete non mi dà l’assoluzione perchè vivevamo insieme. Anche se ci rispettavamo. E’ stata la molla che ha smosso tutto. Quella sera stessa abbiamo deciso la data del nostro matrimonio. Io le dico primo settembre e lei, invece, il 25 Giugno 2006! Le dico: Emmhhh! Lisa quella era la data con cui dovevo sposarmi con l’altra ma se per te non ci sono problemi per me va benissimo.
Lei acconsente tranquillamente. Oggi facciamo parte della Comunità Maria di Roma e ricordo come fosse ieri il giorno in cui feci la testimonianza davanti a tutta la Comunità. Io per 5 anni dal 2000 al 2005 ogni volta il 25 Giugno piangevo pensando a quel matrimonio non andato a buon fine. Ebbene in quel momento mi resi conto come Dio aveva cambiato quel giorno dal più triste della mia vita al più bello della mia vita!
Abbiamo chiesto dei bambini a Maria e c’è li ha concessi: Gaia Maria 9 anni e Francesco 4 anni. Avevamo chiesto Francesco, essendo stato io francescano, e Gaia Maria, essendo Lisa da sempre facente parte della Comunità Maria.
Ci sono tante altre cose da dire ma non finirei più. L’ultima cosa: quando andammo a scegliere il ristorante ai Castelli al Domus Caesari il proprietario ci disse: troppo tardi, siamo già ad Aprile. Abbiamo tutto pieno fino a Settembre! Ho solo una data, se vi può interessare. Sapete qual’era la data? Il 25 Giugno!!!
Ricordo che gli dissi ”a malincuore”: va bene lo stesso l’importante e che ci fate un buono sconto tanto se non lo prendiamo noi ormai a due mesi da quella data chi si presenta per fermare il 25 Giugno.
E’ cosi fu un matrimonio bellissimo.
Grazie! Shalom
Sergio e Lisa

Un amore così grande

Oggi vi propongo una testimonianza molto forte. Una donna che è riuscita ad andare oltre gli errori. Una donna che non ha mai smesso di cercare tenacemente ciò che sentiva profondamente radicato dentro. Non sapeva cosa fosse, chi fosse, ma sentiva di doverlo cercare e trovare per essere felice. La verità esiste. La verità è Cristo. Lui ci salva, ci dona la vita, quella vera, ci dona un senso e una prospettiva eterna. Katia è andata oltre gli errori perchè l’amore è più forte di ogni male e quando lo incontri tutto trova senso. Katia ha trovato la strada.

A 17 anni, come tanti ragazzi di quell’età, non credevo in nessun Dio e non avrei mai immaginato che un giorno mi sarei ritrovata a parlare di fede in pubblico. Tutto ha avuto inizio quando, proprio a 17 anni, scoprii di essere incinta di un ragazzo con cui uscivo all’epoca. Mia madre decise che ero troppo piccola per mettere al mondo un figlio e abortii. Entrai però in un periodo di forte depressione, in cui mi sentivo in colpa per non essere riuscita a proteggere quella vita. Fu proprio in quel momento che iniziai a frequentare la parrocchia vicino casa, perché mi sentivo colpevole anche nei confronti di quel Dio in cui non avevo mai creduto prima. Tuttavia il mio cuore era ancora molto lontano da lui e lo immaginavo come un giustiziere, piuttosto che come un padre che mi amava. L’aborto aveva lasciato in me segni indelebili, la relazione con quel ragazzo si era conclusa e io avevo troppa paura di vivere altre relazioni. Fu in questo contesto che iniziai a uscire con delle ragazze e ad avere relazioni omosessuali. Per anni il mio rapporto tra fede e sessualità è stato tormentato, non mi sentivo libera, né accettata da Dio e dalla chiesa, nonostante in parrocchia avessi trovato supporto da parte delle persone. Mi avvicinai così al buddismo della Soka Gakkai, ma sentivo che non era quella la mia strada. In breve tempo abbandonai anche quella direzione. Un giorno scoprii “per caso” che alla mia parrocchia si svolgeva l’adorazione perpetua per un mese, così iniziai ad andarci ogni giorno e ripresi anche ad andare a messa. Un giorno, un gruppo di amici di fede evangelica pentecostale, mi ha invitato a un incontro di preghiera. Io stavo vivendo di nuovo un periodo di depressione, tristezza e mal di testa continui. Mi recai da loro solo per salutarli, non perché fossi davvero interessata. Quando però arrivai, mi sentii subito coinvolta in un clima di preghiera e di pace e finii per rimanere con loro tutto il giorno. Nel pomeriggio, un ragazzo che non conoscevo, salì sul palco e prese la parola. Disse che c’era una ragazza presente in sala e descrisse i sintomi che avevo.

“Vieni sul palco, perché oggi il Signore vuole guarirti!” Disse.

Io cercai di nascondermi tra la folla, mi dissi che forse non parlavano di me, però pensai che volevo accettare veramente Gesù nella mia vita, perché fino a quel momento lo avevo fatto in maniera molto superficiale. Il ragazzo riprese la parola, dicendo che sapeva che avevo appena pensato che volevo accettare Gesù e che, anche se mi vergognavo a salire sul palco, avrebbe pregato per me con tutta l’assemblea e ci invitò a ripetere tutti insieme: “Gesù, io ti accetto come mio Signore e Salvatore …” Avvertii una forte sensazione di calore e da quel giorno sono tornata a stare bene, senza più mal di testa … Iniziai anche a pregare Dio che mi facesse incontrare la persona giusta con cui costruire una relazione vera e poco dopo conobbi Francesco, con cui mi fidanzai pochi mesi più avanti. Francesco non era credente, ma io ho pregato molto per lui e, dopo circa quattro mesi che stavamo insieme, si è convertito. Il 30 settembre 2017 ci siamo sposati e oggi serviamo insieme Dio nel Rinnovamento nello Spirito, che è un movimento carismatico cattolico. Abbiamo deciso di dare lode a Dio e al suo “amore così grande”, scrivendo un libro testimonianza proprio dal titolo “Un amore così grande”. L’opera è in stampa proprio in questi giorni e il ricavato sarà devoluto a un’associazione pro-life.

 

Katia Pellegrinetti

Dio roccia nella tempesta.

Noi due così diversi eppure insieme da quasi 40 anni

Di questi, 10 anni di fidanzamento, dai banchi di scuola, nella stessa classe, l’adolescenza e la maggiore età, i primi impieghi lavorativi. Il tempo trascorso per arrivare alle nozze, fortemente desiderate e Dio fra noi o meglio come roccia su cui poggiare saldamente i nostri piedi consapevoli che quando sarebbero arrivate le tempeste potevamo aggrapparci alla solida roccia e non annegare.

Già, le tempeste.

Arrivarono ben presto e non ce le aspettavamo cosi travolgenti.

I primi figli, due femminucce una dopo l’altra. Il tempo che scorreva veloce e pienamente impiegato tra lavoro e famiglia, la nostra e quelle di origine

Gli impegni lavorativi incalzanti e con il timore sempre presente ed a volte asfissiante, di non farcela ad arrivare a fine mese o di perdere il lavoro stesso.

Per noi due, intanto, troppo poco tempo e in quel poco tanti scontri anche per futili motivi.

La roccia che avevamo individuato fin da prima di unirci in matrimonio ormai l’avevamo persa di vista. Eravamo andati troppo a largo nel mare della vita.

Ci siamo fermati raramente e spesso solo per interrogarci del perché stare ancora insieme noi due così diversi e per questo così distanti

Ognuno voleva affermare se stesso e indurre l’altro ad accettare le proprie pretese

Fra battaglie in veri campi minati e momenti di felicità ed affetto proprio come in campi fioriti, abbiamo voluto resistere ed avere pazienza, attendere che il tempo desse una risposta ai nostri perché. Non abbiamo voluto cadere nella tentazione della separazione, si lontani, distratti ma mai sconfitti

Abbiamo creduto nel nostro amore

Quando poi le nostre figlie, giovani frequentatrici del gruppo giovani della Comunità Missionaria di Villareggia ci hanno invitato ad un incontro con Dio, lo abbiamo ritrovato e capito che Egli non ci aveva mai abbandonato,

Si proprio così, finalmente la risposta ai nostri perché.

Il filmato della nostra vita di sposi era finalmente ben definito. L’avevamo invitato alle nostre Nozze come l’oste che deve portare il buon vino alla festa più importante e non farlo mancare mai. Noi avevamo, negli anni, finito il vino rischiando di bere solo acqua, di perdere la felicità dello stare insieme, di non fare più festa negli attimi in cui ci ritrovavamo, ma Dio è rimasto fedelmente al nostro fianco trasformando sistematicamente l’acqua in vino e la festa ricominciava

Oggi le battaglie continuano e nemmeno l’età ultra matura ha placato le nostre forze nel lottare contro. Sembrerebbe che nulla è cambiato e invece è cambiato tanto.

Abbiamo la certezza che se Dio è presente nella nostra vita di coppia, attraverso la Sua Parola, attraverso l’Eucarestia, grazie anche ad un percorso di formazione di coppie dove costantemente ci confrontiamo e ci sosteniamo a vicenda con le esperienze di ciascuno e con la Preghiera Comunitaria, nulla e’ impossibile, nulla può  fermare il nostro amore, ripartiamo ogni volta che si affievolisce il nostro affetto ed allora si rinnova il miracolo dell’essere più uniti proprio nella nostra enorme diversità.

Già il miracolo. Spesso restiamo meravigliati ed increduli nel sentire parlare di prodigiosi miracoli ma il nostro e quelle di tante coppie che nonostante tutto rinnovano ogni giorno il Si delle loro Nozze per restare uniti per sempre, e’ sotto i nostri occhi e merita davvero di essere gridato ai quattro venti. Ecco allora che il nostro sguardo resta rivolto al cielo per ringraziare Dio del grande dono che rappresenta lei per lui, lui per lei, interpreti del vero Paradiso terrestre.

Marco e Amelia.

Se mi sposo in Chiesa che mai potrà succedermi?!

Articolo scritto per il blog Amati per amare www.amatiperamare.it E’ deciso ci sposiamo l’8 dicembre del 2005, ad Assisi dopo 2 anni di fidanzamento casto. Ci sposiamo in Chiesa e celebrano tre frati. La Chiesa è il nostro porto sicuro. Apposta ci sposiamo in Chiesa, per avere certezze e le benedizioni giuste! Del resto siamo cristiani, abbiamo fatto un lungo cammino, corso per fidanzati, corso prematrimoniale, ritiri vari, padri spirituali, che mai ci potrà succedere?! Non avevamo capito assolutamente niente del passo che stavamo facendo e della consacrazione che stavamo abbracciando.

Una convinzione che spesso ci portiamo dietro dal fidanzamento al matrimonio, è che noi cristiani siamo intoccabili dalla separazione o dal divorzio. Siamo intoccabili dalle crisi pesanti. Il corso di preparazione al matrimonio lo abbiamo fatto con don Fabio Rosini. Durata circa 4 mesi con ritiro finale. Non ha fatto altro che cercare di dissuaderci dallo sposarci. Strano. Di solito un prete cerca di convincerti. Lui no. Lui, urlava che il 67% delle coppie laziali si separano. Che anche se sei cristiano e fai un cammino non hai idea di cosa combinerà tuo marito fra vent’anni, di come diventerà tua moglie fra dieci. Tradimenti, perversioni, violenze. Uno strazio di prospettiva. Una prospettiva con cui tutti dobbiamo fare i conti perché il matrimonio cristiano è indissolubile. Allora che significa che se ti sposi in Chiesa devi prenderti botte o tradimenti? Assolutamente no. I problemi vanno affrontati umanamente e spiritualmente in percorsi opportuni. Quello a cui voglio rendere testimonianza oggi è cosa ho vissuto nel mio matrimonio e come ho attraversato momenti in cui ho creduto che il Signore mi avesse mentito e fregato. Momenti in cui la crisi personale e di coppia sembrava avere la meglio su tutto. Don Fabio ci diceva che se non avessimo curato il nostro matrimonio come qualcosa di fondamentale più del lavoro, della realizzazione personale, della stabilità economica, più dei figli, degli hobbies, degli amici, non eravamo immuni dalla crisi o dalla separazione. Io invece ho cominciato il mio matrimonio prendendomi cura di me. Perché prima di allora forse non lo avevo mai fatto e questo mi ha portato a concentrarmi unicamente e completamente su di me perdendomi l’altro. In tutto questo ero anche agevolato da una moglie disponibile a farmi prendermi questa libertà. Nella Bibbia Dio ci dice che è nostro scudo, nostra difesa e nostro aiuto ma questo non vuol dire che siamo esenti da dolori, sofferenze e prove. Soprattutto le prove, quelle in cui sei chiamato a scegliere, e a prenderti la responsabilità del tuo peccato o del tuo amore. NEMMENO DIO TI PUO’ TOGLIERE LA RESPONSABILITA’ CHE HAI DI CUSTODIRE IL TUO MATRIMONIO!!! E tutti quei cristiani ferventi che si sono sposati in chiesa e si sono separati?! Che è successo Dio li ha abbandonati?! Un Frate mi diceva che Dio senza di te non ti salva! Questa storia della libertà e della responsabilità all’inizio del mio cammino non la capivo. Ero ancora immaturo e preferivo pensare a Dio come uno che fa al posto mio: io sono la nave e Lui sta al timone, fa tutto Lui, guida lui e io mi rilassi. Quando mi sono sposato non passa neanche un mese e si scatena l’inferno. Il nostro matrimonio comincia ad andare a picco: litigate feroci, incomprensioni estenuanti. Sembrava che parlassimo due lingue diverse non riuscivamo a comunicare e a capirci. Ci stavamo facendo veramente male. Non c’era quasi più nulla di quella fighissima coppia sposata ad Assisi nel coro degli angeli, fra frati e suore. E Dio dove sta? S’è preso una vacanza da noi?! Mio rifugio… mia salvezza… parole che non mi dicevano più nulla. Dio è rimasto li a guardare come un sadico e non interviene per cambiare le cose. Mi sento abbandonato ma soprattutto incompreso. Soffrivo profondamente ma non lo davo a vedere (come la maggior parte dei maschi che non devono chiedere mai!). Vivevo un dolore e una sofferenza incredibili e pensavo che fosse mia moglie la causa! Sarei voluto fuggire. E forse certe volte lo facevo. Fuggivo da lei, dalla relazione, dal dialogo, perché esisteva solo il mio disagio, le mie esigenze e ciò che sentivo. E se fosse una grazia?! Dice don Fabio Rosini. E se in quello che ti sta capitando non c’è nulla di sbagliato ma è Dio che sta cercando di parlarti e farti diventare uomo? Oggi vedo questa parola come un dono ma lì e allora, quello che mi stava capitando era una tortura. Non si è trattato di mesi ma di anni. Ci sono voluti anni prima di realizzare quel desiderio che avevo condiviso durante il nostro matrimonio in una pubblica testimonianza. DIVENTARE UN VERO UOMO. Ma per fare un vero uomo ci vuole una VERA DONNA. Così grazie alla caparbietà di mia moglie che ha saputo affrontare la nostra crisi senza arrendersi mai, andando oltre il suo e il mio dolore, oltre le feroci litigate, oltre le ragioni, abbiamo recuperato il nostro matrimonio. Ci siamo fatti aiutare spiritualmente e umanamente prendendo in mano la nostra vita e ho dovuto con molto dolore vedere come i miei Peccati e le mie difficoltà affettive pesavano su Claudia. Gradualmente ho cominciato a scorgere la presenza di Dio che è l’Emanuele Dio-con –noi, che non stava affatto a guardare, ma mi stava aspettando, e mi stava dando il tempo di capire che cosa significasse realizzare quel mio desiderio: diventare un vero uomo, uno che sta al timone della propria famiglia prendendo responsabilità di sé e dell’altro. Mi mostrava le mie ferite, e la mia incapacità di tenere il peso di mia moglie proprio quando lei ne aveva più bisogno. Io l’amavo ma non sapevo dimostrarlo, non scorgevo le parole, i gesti giusti che potessero farla sentire amata. Perché ero troppo preso da me stesso e dalle mie ferite. Tutto preso dal mio desiderio di riscatto, non avevo capito che sposarsi è consacrarsi a Dio nell’amore a quella donna e a quell’uomo, per tutta la vita. Farla sentire amata ogni giorno. Ma per fare questo passaggio avevo bisogno di sentirmi amato e voluto bene in quel buco nero affettivo che la mia storia aveva creato. Un vuoto che ne Claudia ne nessun altro può colmare. Solo Dio. A volte le nostre ferite ci portano ad arrogarci il diritto di essere amati e questo ci fa perdere lo scambio e la reciprocità. Si chiama ferita narcisistica. Ci chiude in noi stessi e si esclude l’altro dall’amore, mentre per noi pretendiamo tutto. Lavorando con una psicoterapeuta su quelle ferite ho trovato me stesso, mi sono rinnamorato di Dio in modo adulto, non come un bambino che frignava, ma un uomo che desidera una relazione. Ho cominciato a guardare mia moglie scoprendo che IL MATRIMONIO E’ UNA MIA RESPONSABILITA’. La mia responsabilità è stato scegliere di curare le mie ferite piuttosto che scaricarle nella relazione con mia moglie o di lasciarla per dare libero sfogo alle mie rivalse. E la tua responsabilità qual’è?! Pensaci. Scegli BENE. La Grazia di Cristo mi ha accompagnato facendomi incontrare le persone giuste e i percorsi adatti a me. Si un matrimonio cristiano può finire! Nessuno è esente a questo rischio. Perchè siamo liberi, LIBERI DI SCEGLIERE che il male, il peccato e il dolore abbiano l’ultima parola. Se non curiamo il nostro rapporto con Dio, con noi stessi e con nostra moglie o marito, se non ci rinnamoriamo di Dio vivendo da FIGLI AMATI non sapremo mai di cosa abbiamo veramente bisogno per vivere una vita piena e nella gioia. IL MIO MATRIMONIO PUO’ DURARE TUTTA LA VITA se riverso tutto l’amore di cui sono capace su Claudia, se la metto al primo posto, se mi prendo cura di me per prendermi cura di lei. Non c’è bisogno di essere forti, ma di essere alleati con IL FORTE (cit. D. F. Rosini) e avere il coraggio di scegliere affrontando i problemi, perché la VITA e l’AMORE abbiano l’ultima parola.

Claudia e Roberto.

La strada per il paradiso

Oggi pubblico una bellissima, accorata e autentica testimonianza di Rosella, che nonostante stia vivendo il suo matrimonio nella sofferenza e nell’abbandono, continua a sperare aggrappandosi al sacramento e a Gesù.

 

Nella mia situazione la lettura di altre esperienze simili mi permette di rielaborare la mia e lo scrivere, prendendo spunto da altre storie, a volte mi aiuta a rendere meno “vano” questo dolore. Allora ho scritto. ” Mi attraggono gli articoli in cui si parla di matrimonio, e di ciò che il matrimonio porta con se gioia, speranza, amore, fatica, fedeltà, dolore. Mi attrae conoscere, per quanto possibile, come le coppie vivono la vita matrimoniale o, purtroppo, la fine di quella vita e anche ciò che rende possibile una unione salda o quello che può determinarne la fine. Parlare della gioia, dell’innamoramento, di amore ricambiato, di emozioni, di scelte condivise, di progetti è facile Ma parlare del dolore è un’altra cosa. L’argomento “dolore” in alcuni di questi articoli, attira la mia attenzione. Perché il dolore è difficile da raccontare e ancora più difficile da digerire. In più sono gli articoli più soggetti ad un vissuto personale anche se leggendo ci si rende conto che le dinamiche sono più o meno le medesime. Difficile dare un senso al dolore, l’unico senso che si riesce a vedere nel dolore è toglierselo più rapidamente possibile di “dosso”. Direi togliere “la pelle rivestita di dolore” per metterne a nudo una “nuova” . Specie se questo dolore lo si deve affrontare in solitudine. Durante questo periodo di Quaresima, la Chiesa, con le letture, il Vangelo, le meditazioni, ci parla di conversione, di pentimento, di rientrare in se stessi, di “potature”. Meditando questo, non ho potuto fare a meno di pensare a come sono stata “potata” io nel mio matrimonio. Una potatura quasi alla radice. Non perché “iellata” ne tantomeno perché “benedetta” dal dolore (inteso come purificazione). Non mi sento ne da compatire, né da ammirare, ne da biasimare. Sono semplicemente una donna alla quale la sorte ha riservato un dolore comunissimo a tantissime donne e uomini, che cerca di vivere come Gesù comanda ed insegna. E, volendolo fare, non posso che percorre la strada che ho preso sin dall’inizio della potatura, consapevole che è quella la sola strada che mi potrà portare, alla pace, alla gioia qui e soprattutto per l’eternità. I rami potati sono stati molti durante la mia vita, ora ne ho consapevolezza, ma il più importante, quello che dava un senso alla “vocazione” della mia vita, è stata la potatura più dolorosa. Attaccata alla Vite (e alla Vita) è rimasto un moncone che continuo a percepire come vivo, dove continua a scorrere la linfa vitale anche se ancora non compare il nuovo tralcio e tanto meno il frutto o i frutti: la fedeltà al sacramento del mio matrimonio. Lui, mio marito, è andato via. Dopo aver subito, pianto, elaborato, pregato, aver chiesto a destra e manca consigli, aiuti, preghiere, ascolto, una sola è stata la risposta (che al momento ho chiara davanti a me) anche se faccio fatica ad esprimerla: lui non ritorna. Lui ama un’altra. Lui pensa che sia io la responsabile della sua infelicità e della nostra separazione. Lui è convinto che amare non sia una decisione ma piuttosto un’emozione. Lui che proprio per questo non mi ama più. Anzi a volte mi detesta ma, più ancora, ostenta indifferenza. Questo ha completamente scompaginato quel libro che io e mio marito avevamo progettato e pensato di poter scrivere insieme. (Forse perché a lui piace leggere soprattutto gialli e quindi ha voluto provare a scrivere un altro libro…) . Ma il matrimonio, che implica una scelta radicale, è anche questo ed forse proprio qui la sua bellezza: riuscire quando si presentano le difficoltà, a prendersi per mano, anche quando sembra che non ci sia più speranza, guardarsi negli occhi e magari con un po’ di insicurezza, dirsi: “insieme ce la faremo”. E’ qui che il sacramento del matrimonio rivela l’immensità e la potenza che viene da Dio e che permette agli sposi, anche nelle situazioni più assurde ed umanamente incomprensibili, di sperare perché niente è impossibile a Dio. La speranza, quella vera, è frutto di sofferenza profonda e di lotta che si vince se si combatte insieme. Invece lui è andato avanti con il suo cuore cieco e non disposto a lottare per paura di fallire. Più facile ricominciare con un nuovo amore dove si può dare il meglio di se e farsi “vittime”. Se lui sia felice oggi non lo posso sapere, dai nostri sporadici incontri, mi sembra non sereno e persino trasandato, non pensate (forse in parte sarà anche vero) che sia un’alibi che mi racconto per sperare ancora. Posso dire con certezza se io sono felice: io non sono felice. E forse non è la felicità che cerco, ora. Sarei troppo ambiziosa. Cerco e prego per la gioia e la serenità e la pace dei nostri figli,(per i quali eravamo la pace, la stabilità e la sicurezza e che, all’improvviso si sono ritrovati senza più niente di tutto ciò e il loro mondo è diventato scuro instabile e tristemente doloroso; figli orfani di genitori viventi), ed oggi anche dei nostri nipoti e anche per me. Non smetto mai di chiedere perdono per il male che anche io, non solo mio marito, ho procurato loro con la mia sofferenza. Per lui chiedo, ormai da tempo, a Dio l’impossibile: la conversione. Non solo per lui, ma anche per colei che ha contribuito a tutto questo, E lo faccio con sempre maggiore determinazione e convinzione. L’amore che nutro ( nel senso proprio che lo alimento) per lui questo mi chiede: cercare di mostrargli ancora e nonostante tutto il volto misericordioso di Dio, un Dio che è oceano di misericordia, prima che di giustizia. Verrà anche la Sua giustizia ma la temo ancor più per me, peccatrice e miserabile che non posso non chiedere per lui (mio marito) un diluvio di misericordia. Ancora e ancòra, avverbio e sostantivo, ancora come promessa senza spergiuro. L’ancòra come attracco sicuro, se mai lui volesse tornare, l’ho gettata ai piedi della Croce. Non ho mai tolto la fede dal dito. L’ho fatto per almeno due motivi: il primo è ricordare ogni giorno a me e al Signore il mio giuramento. Si lo ricordo anche al Signore,: “Gesù ricordati, ho promesso davanti a Te, Tu mi sei Testimone che gli sarai stata fedele sempre, nella gioia e nel dolore, nella salute e nella malattia, che lo avrei amato e onorato tutti i giorni della mia vita”. Proprio così, specialmente quando mi viene la tentazione di pensare male di lui, di farmi atterrire dal pensiero di loro due insieme. Il secondo motivo è che si tratta di un segno che non “esibisco” ma che “mostro”. Mostro a coloro che conoscendo la situazione, di moglie tradita e abbandonata, la prima cosa che dicono “non è giusto che soffri”,” pensa a rifarti una vita, te lo meriti”, “trovati un compagno”. La fede al dito risponde per me. Questo mi da la libertà, inimmaginabile, quando mi trovo in compagnia o quando conosco nuove persone, di essere disponibile, accogliente, sorridente anche afflitta a volte, senza incorrere in malintesi del tipo “questa ci vuole provare” o, al contrario, “ quasi, quasi ci provo”. A volte la fatica di indossarla (la fede), si fa sentire. Il pensiero di sfilarla si insinua. Poi penso al significato che racchiude, al fatto che lui fece farle da un’orefice di una forma un po’ bizzarra: quadrata, e tutto torna a posto. Quel piccolo segno al mio dito sta a significare che lui è mio ed io sono sua. Davanti a Dio lo saremo per sempre e il mio cuore si riempie di nuovo di speranza, speranza che non delude. Questa è la mia particolare palestra. Una palestra dove ci si rinforza in pazienza, perdono, misericordia, speranza Ancora oggi sono più che mai convinta che non esistono coppie perfette o perfetti matrimoni, ma che esiste la decisione di fare di un matrimonio imperfetto un matrimonio felice permettendo a Dio di essere fedele alla promessa. E nella sua promessa, alla nostra. Qualcuno ha detto: “La strada per il paradiso, per noi due, ormai è la stessa e dobbiamo farla per forza insieme, altrimenti in paradiso non andremo né lui ne io. Questa è quello che si chiama la grazia del sacramento del matrimonio”. Vorrei che le mie parole potessero aiutare qualcuno che magari cerca una parola, un senso a ciò che gli sta capitando. Una preghiera per me.

Rosella

Amare con il tuo amore.

Signore Dio e mio Gesù .. – Mi sento come presa a schiaffi da Te o mio Signore, nella bocca, sulla lingua e in faccia e perfino nel cervello. Mi aiuti a distruggere tutto il mio ideale. Mi alleni nella prova per accettare io i tuoi precetti. E cioè che tutto quanto mi viene donato è degno dell’ amore perché da Te viene, Te, che Sei l’ Amore. Perché io accolga l’Amore con amore, quello “limite” che viene da me, nella sua forma umana con tutta la sua miseria , la mia, la mia povertà, i limiti. Perché Tu Ami, Tu sei Amore. Tu insegni ad amare così tanto bene che vedo la Grandezza e l’ immensità del Tuo “amore”. Tu nell’ infinito, Tu che accogli tutti. Tutte le creature da Te sono create e tutte in Te sussistono. – Siamo così tanto piccoli e nonostante le nostre miserie Tu ci guardi con infinito amore. Siamo esseri infinitesimamente piccoli e Tu ci ami così come siamo. Così imperfetti, pieni di errori, pieni di giudizio umano e razionale, pieni di gente che deve aprirsi alla Tua Presenza Grandezza Potenza Sapienza. IO QUESTO OGGI LO VEDO MOLTO CHIARO. Noi possiamo imparare. Ma solo Tu sei il nostro più grande maestro dell’Amore. A Te dobbiamo volgere il nostro sguardo. Te dobbiamo conoscere per contemplare ed amare come Tu solo fai. Per accrescere la nostra competenza nel donarci all’ Amore, e cioè di accogliere come Tu fai mettendoci tutti nella terra, quanto Tu stesso ci doni, affinché noi possiamo amarlo come fai Te. Per donarci quindi all’Amore con amore. – Attingendo alla grandezza del Tuo Amore possiamo accrescere il nostro stesso amore per essere sempre più simili a Te nell’ Amare. – Tu mi sbricioli l’involucro che ciascuno di noi ci mettiamo per convivere socialmente, per creare relazioni, per accettare il prossimo “a modo mio”, per chiudere i battenti laddove fermiamo il flusso dell’ amore. Questa scelta che ci dai in libertà è quella che definisce la nostra appartenenza a Te. O con Te o non con Te. Uniti a Te che ci unisci al Padre Nostro, Che Ti ha mandato, affinché noi lo conosciamo. – E davanti a sí tanta piccolezza ecco, emerge la Tua immensa Bontà Misericordiosa e ci ridoni a Te nella nuova possibilità di Amare come Te. – Mi accontenti e mi esaudisci con la Tua Bellezza e mi insegni ad amarla tutta anche laddove non è più bellezza agli occhi miei. – Mi sento invitata ad amare come Te tutto quello che ho. AMARE CON IL TUO AMORE. Che è quello senza limiti. Sento che mi vuoi istruire all’ Amore, per perfezionarlo, per non personalizzarlo, per non sceglierlo esclusivamente a modo mio. Ma per accoglierLo ed AmarLo. Per essere pronta a saperlo fare. L’ Amore. Te. Te che sei in ogni cosa. Te che mi vuoi portare a Te, al Bello del più bello che ci possa essere sulla Terra e oltre la Terra. Guardarlo e accettarlo in tutte le sue forme e le sue manifestazioni. Perché Tu mi vuoi Grande nell’ Amore. Perché Tu mi Ami più di ogni altra cosa o persona qui sulla Terra. Tu mi Ami e vuoi tutto il Bene per me. Ti lodo Signore e Ti ringrazio. Onore e Gloria nei secoli dei secoli.

Amen.

Isabella

La libertà di essere donna

Sogni, ambizioni, grandi progetti…hanno sempre fatto parte della mia vita. Fin da piccola sognavo il principe azzurro e una famiglia felice con tanti bambini. Ma con il trascorrere degli anni cominciai a credere che la cosa più importante fosse quella di affermarmi nel mondo del lavoro diventando una persona di successo. Così iniziai il mio percorso universitario buttandomi a capofitto nello studio. Continuavo a fare un esame dopo l’altro protesa verso il raggiungimento di un unico obiettivo, conseguire la laurea e dedicarmi alla mia professione. Ma, ben presto, il Signore iniziò a stravolgere tutti i miei progetti e fu proprio da quel momento in poi che la vita cominciò a sorprendermi davvero. Il cammino di fede che ormai da anni condividevo insieme al mio ragazzo cominciò ad illuminare le nostre scelte di vita alla luce del vangelo. Era giunto il momento di dare compimento al nostro lungo fidanzamento, così ci sposammo e in brevissimo tempo arrivarono tre splendidi bambini. Come in tutte le famiglie, però, non tardarono a presentarsi le prime difficoltà, le incomprensioni, i momenti di stanchezza e di ribellione. Inoltre, l’impossibilità di conciliare le proposte lavorative con la vita da mamma crearono in me uno stato di profonda frustrazione.

Quale era, allora, il senso delle rinunce, dei sacrifici, delle notti trascorse a studiare pur di superare un esame…per poi fare la casalinga? Mi ritrovai, quindi, ad essere mamma e moglie a tempo pieno quasi costretta da un destino beffardo che mi aveva portata su strade completamente diverse: lavare, cucinare, stirare e poi ancora soccombere ai bisogni e alle necessità di tutti i membri della famiglia, a cominciare dal più piccolo che piangeva almeno ogni due ore, reclamando la poppata e il cambio del pannolino, per finire al più grande (ovvero al marito) che, visti i miei numerosi impegni si sentiva sempre più trascurato. Questa vita mi stava veramente stretta, soprattutto quando mi confrontavo con le mie amiche di sempre che continuavano a vivere senza progetti impegnativi, tutte prese dalla propria realizzazione personale. Non riuscivo ad accettare la perdita della libertà, il mio desiderio di indipendenza e di autorealizzazione diventava sempre più forte, sentivo monotone e senza valore le mie giornate. Dio, a cui spesso mi rivolgevo, non poteva avermi ingannata…e così un giorno entrando in chiesa ascoltai la parola di S. Paolo (Efesini 5, 21-33) che mi mise profondamente in crisi. Rimasi scandalizzata perché parlava di sottomissione…stavo per andare via quando ascoltai il seguito: “…sì, è vero, la donna è chiamata a stare sottomessa al marito nel senso che è lei che regge la famiglia così come le fondamenta reggono una costruzione. La sua maternità la porta ad amare gratuitamente, a donarsi, a sostenere…se viene meno ciò che è alla base tutto crolla! Quando la donna, che per natura è chiamata all’accoglienza e al dono di sé, rinuncia a questa vocazione la famiglia è in pericolo, tutta la società è in pericolo! Perciò voi mariti onorate e amate le vostre mogli    come Cristo ha amato la Chiesa!”. Queste parole mi riempirono il cuore di gioia e soprattutto mi aiutarono a dare un senso a tutte le piccole cose che scandivano la mia giornata. Il pranzo da preparare, i panni da stendere, i piatti da lavare non furono più gesti vuoti ma piccoli mattoncini di amore domestico che, passo dopo passo, ci aiutarono a rinforzare le fondamenta della nostra famiglia. E mi accorsi che perdendo di vista, anche per un attimo, quella luce che solo la Parola di Dio poteva dare alla nostra piccola chiesa domestica, il sogno di un matrimonio felice poteva trasformarsi in un vero e proprio incubo.

Le minacce sono sempre tante e spesso si insinuano in modo subdolo nei rapporti familiari ma noi spose cristiane siamo chiamate ad essere le custodi dell’amore coniugale. Quando una donna scopre il valore della sua maternità, comprende di aver scelto la parte migliore e si rende conto di essere veramente libera: libera nella vocazione di dare, accogliere, custodire la vita…e per una donna non può esistere gioia più grande!

Mary

Elisa ha sconfitto la morte.

Ho conosciuto la storia di Elisa da poco. Le storie come la sua non sono pubblicizzate come meritano e spesso finisce che molti non le conoscano. E’ strano perchè è una di quelle storie che dona respiro al nostro mondo asfittico, una prospettiva e un orizzonte che guardano all’infinito che poi è il desiderio più profondo di ogni uomo. E’ una storia cristiana ma prima ancora umana vera ed autentica. E così mentre vengo messo a conoscenza di ogni particolare del divorzio di Angelina e Brad, solo il post di uno dei miei amici di facebook mi ha regalato questa storia che, seppur racconta la storia di una giovane moglie e mamma morta prematuramente, apre alla speranza e alla luce. Questi sono i miracoli di Dio e di chi si fa suo strumento.

La sua storia la potete leggere a questo link.

Quello che mi preme condividere con tutti e la sua ultima lettera, una sua eredità spirituale per la sua famiglia ma che come tutte le opere che profumano di Dio si rivolge a tutti noi.

Luca, hai visto? Ce l’ho fatta ad esserti fedele sempre, ad amarti e onorarti tutti i giorni della mia vita. La mia assenza ti strazierà, non sai come mi dispiace, però è il segno che ce l’hai fatta anche tu. Abbiamo mantenuto la promessa fattaci davanti a Dio e in lui quasi 12 anni fa. Sei un uomo di parola, sposo mio. Questa è fatta: missione compiuta. Proseguiamo con la prossima, adesso: io dal cielo, tu dalla terra. Che il nostro amore sia fecondo e generi figli liberi e capaci di amare; loro parleranno anche di noi e per noi.

Chiara, Francesco, Maria, ascoltate la mamma: io ho visto che Gesù è vincitore della morte. Io l’ho visto vivo oltre la tomba. L’ho visto vivo quando mi ha liberato dalle schiavitù della mia giovinezza, dal rischio di sprecare la mia vita. Anche voi potete vivere senza perdere tempo, facendo il bene senza stancarvi mai. L’ho visto vincitore quando mi ha liberato dall’egoismo, per rendermi capace di vivere per voi. Io ho visto Gesù vivo quando tutto il sangue, tutta la vita usciva dal mio corpo: la sua presenza – e accanto a lui c’era la mia amica Chiara Corbella – mi ha fatto trasalire. In quell’istante il sangue e le lacrime hanno smesso di scappare, e io ho visto che siamo nati e non moriremo mai più.

Famiglia mia carissima, mamma, papà, Alessandro, amici tutti: io ho fatto l’esperienza che l’ultima parola non è morte, ma vita in Dio, e così ve la trasmetto, con la mia ultima parola: Maddalena. Lei è annuncio di Risurrezione.

Luca mio, coi nomi dei figli abbiamo fatto un centro perfetto, non trovi?!

 

Lasciati amare da me!

Oggi condivido con tutti voi una testimonianza. Una testimonianza semplice, una testimonianza di un matrimonio fallito, una testimonianza che dovrebbe raccontare di dolore e risentimento verso Dio e verso il mondo. Invece il dolore c’è, non è cancellato, ma è superato dalla fede e dalla speranza. Questa testimonianza scritta con un linguaggio semplice e confidenziale trasmette proprio questo. Una grande fede e speranza in Dio, che nonostante i nostri errori e il nostro libero arbitrio continua ad amarci sempre senza posa. Grazie Chiara, oggi ci hai insegnato qualcosa e ci hai mostrato la grandezza del matrimonio. Fedele fino alla croce nella certezza che Dio non  ci abbandona mai.

Ecco la testimonianza di Chiara, l’ho lasciata così come mi è arrivata, perchè anche la premessa iniziale è bella e utile.

 

Allora ..veniamo a noi..quello che mi chiedi è “woooow”! Una cosa grande per me, scrivere un articolo, anche perché l’argomento è davvero vasto (e parlo della mia esperienza) sono 4 anni di dolore, deserto, discernimento, purificazione molto lunghi che mi hanno condotto alla gioia. Posso, se sei d’accordo, provare a tirare giù le situazioni più importanti e ciò che hanno significato nella mia esperienza. Quello che volevo passare nel post è che Dio vuole sempre fare una storia con noi ed anche quando ci mettiamo in situazioni difficili perché siamo stati distanti, perché non siamo stati al suo cospetto, lo abbiamo tenuto fuori dalle nostre scelte..quando noi gridiamo a Lui, ovunque siamo finiti, Lui ci viene a prendere..e ci conduce sulla sua strada. Questo vale per chiunque gli apra il cuore. Nei figli è tutto vero che non fanno l’esperienza “più giusta” cristianamente parlando ma, se avviene che almeno uno dei due genitori fa spazio a Dio nel suo cuore e si appella alla Misericordia di Dio per mezzo del sangue di Cristo, vedono questo e vivono il Vangelo (“Io sono come luce venuta nel mondo, perché chiunque crede in me non rimanga nelle tenebre. Se qualcuno ascolta le mie parole e non le osserva, io non lo condanno; perché non sono venuto per condannare il mondo, ma per salvare il mondo. Chi mi respinge e non accoglie le mie parole, ha chi lo condanna: la parola che ho annunziato lo condannerà nell’ultimo giorno” Gv 12,46-48). In che modo si vive il Vangelo? Innanzi tutto nello stringere una nuova alleanza che comporta la fedeltà alla promessa, la riconciliazione mediante il sangue di Cristo quindi essere consapevoli di essere stati riscattati con il Suo sangue (i sacramenti) e infine seguire e mettere in pratica l’Amore al nemico attraverso l’ascolto della parola e la preghiera..in guerra ci si va ben muniti. Eh sì, l’ex coniuge è un vero e proprio nemico ancora più forte di quando si è in una coppia conflittuale, perché la legge che dovrebbe tutelare, in realtà separa e permette ancora meno il dialogo per non parlare delle famiglie di origine, degli amici o dei nuovi compagni..tutto sembra concorrere a separare sempre di più. I figli vivranno una scissione vera e propria perchè vedranno due “verità” (i bambini tendono a “normalizzare” qualsiasi realtà e a dare per vero tutto ciò che vivono. Vallo a spiegare ad una bimba di 3 anni chi è il vero Dio, ma ho fiducia che lo capirà molto presto) e quindi a confusione. Di queste due verità solo in una si sentono “in pace” allora il compito è di rimanere aggrappati alla croce perché solo nella croce c’è la risurrezione, solo nella morte c’è la Vita Eterna. Nella pratica significa morire nella carne e fare spazio allo Spirito di Dio. Questo donarsi giorno dopo giorno, cercando il dialogo, lottando contro la tentazione della distruzione dell’altro (che poi è distruzione di se stessi), a gli occhi di un bambino è dare testimonianza che si può amare in quella situazione, che se un matrimonio (umano) è finito, con Dio l’amore non finisce! E si cresce..e cresce il seme dell’amore. Una domanda che mi ha posto mia figlia è stata:” perché te e papà non vi amate più e papà ama un’altra?” Bella domanda mi veniva da rispondere..pensandoci su e pregandoci ancora più su mi ha fatto riflettere che l’amore non è roba nostra è roba di Dio, noi “scimmiottiamo” un amore ma altro non è che assecondare istinti e passioni che durano il tempo che impiega un fiammifero per bruciare. Che Dio è discreto e ti lascia LIBERO, non ti chiede nulla in cambio, anzi ti vorrebbe dare, ma spesso siamo noi a rifiutare il Suo Amore. Per cui se un figlio dice il suo “No” Dio lo rispetta.. Amare è anche rispettare. Quanti “No” ho detto a Dio..! E lui non si è mai arreso con me, per niente! Anzi mi ha corteggiata, mi ha dato giorno dopo giorno ciò che pensavo fosse la mia felicità fino a quando sono stata io a chiedergli “Cosa posso fare per dimostrarti il mio amore per te?” E Lui ha risposto chiaro:”Lasciati amare da me! Ho grandi progetti per te, non avere paura!” Se ha corteggiato così me, cosa mi dovrebbe far pensare che non desideri lo stesso anche per il padre di mia figlia? E per mia figlia? Per cui essere in Cristo significa agire nel bene, significa chi è stato amato per primo, dia l’esempio. Ora dove mi condurrà questa strada lo scoprirò man mano che la percorro. Ad oggi il Signore ha usato misericordia con me ed ha fatto verità nella mia vita: di fatto il mio matrimonio cristiano non è mai stato in essere e anche questo dovrò, negli anni, trovare il modo di spiegarlo a mia figlia. E non ultimo in me comprendere cosa sia un matrimonio cristiano e continuare a lavorare sulle mie ferite che, può sembrare strano, ma questo “amore al nemico” è parecchio curativo..! Fa più bene a me!  Inoltre, se noi genitori abbiamo un briciolo di fede, sappiamo che i nostri figli sono di Dio. Per cui se Dio vorrà con Nicole fare una storia grande lo farà..purché lei dica il suo “Si” (personalmente spero che lo dica forte e chiaro da subito e non come il mio nel tempo..). Come prevenire un “non matrimonio”? (E qui sarò un pò critica ma banale ) Se un sacerdote per essere pronto a ricevere questo sacramento necessita di un percorso lungo oltre 5 anni di discernimento, preghiera e parola, come può chi si avvicina al sacramento del matrimonio essere pronto con 14 incontri? Spesso i pretendenti sposi pensano di essere vicini a Dio ma frequentemente non è così.. Purtroppo! Mi rendo conto che non è possibile avere corsi prematrimoniali più lunghi perché molti vengono anche contro voglia ma credo sia fondamentale puntare sul discernimento, concentrare l’attenzione dei giovani a comprendere a che punto sono e ci vuole molta intuizione dei sacerdoti e catechisti per comprendere se quei giovani sono nella Verità oppure no. Spero di aver dato una testimonianza chiara. Ti ringrazio.

Chiara

Con Gesù tutto è possibile

Oggi condivido con voi la testimonianza di Rosella, che racconta tutto il dolore del tradimento e la forza della fede. Una testimonianza luminosa.

A un’amante

Mai, come dopo aver saputo il tuo nome, mi sono resa conto di quante persone, bambine, donne, lo portassero. Ogni volta che sentivo pronunciare il tuo nome mi venivano i brividi. Ancor di più, era come se un coltello si rigirasse nella mia carne.

Scoprii che molte persone che mi circondavano e che mi capitava di incontrare portavano quel nome: la mia vicina di casa, la nipotina di un’altra vicina, colleghe d’ufficio. Il top lo raggiunsi quando il suo nome, in una coppia con cui avemmo dei colloqui, scoprii essere lo stesso tuo.

Non potei fare a meno di andare con la mente, senza volermi in niente paragonare alla grandezza e santità di S. Pietro, ai due episodi del Vangelo di Giovanni: Il primo quello in cui Gesù disse a Pietro:” prima che il gallo canti mi avrai rinnegato tre volte..” e l’altro la domanda posta da Gesù a Pietro sempre tre volte:” Mi ami tu più di costoro?” . Come Gesù aveva voluto guarire il dolore di Pietro per il suo rinnegamento così Gesù, voleva riconciliarmi con un nome che non aveva niente a che fare con la persona che lo portava.  Lui sa sempre come guarire le ferite.

Perché questo nome, o tu che lo portavi, doveva  suscitare in me  brividi? Perché tu eri “l’altra”. Forse l’altra me.

Onestamente posso dire di non averlo capito, di non saperlo. Forse avrei dovuto giacché nell’ufficio, dove tutti e tre lavoravamo, era di dominio pubblico. Chissà forse reso di dominio pubblico proprio da te nella perfida speranza che lo venissi a sapere, come poi è stato.

Non capii, anche se mi urtai, neanche quando in occasione di un’elezione interna all’ufficio, vi vidi seduti allo stesso tavolo e percepii tra voi un’intimità “anomala”, il tuo ginocchio sotto la scrivania che si strusciava al suo o, quando ci capitava di incontrarci in ufficio, evitavi il mio sguardo e il saluto…

Non permisi al pensiero, che potesse esserci qualcosa di più tra voi, di farsi strada nella mia mente e nel mio cuore. Non mio marito, non io. Non Noi.

Poi arrivò quella mattina terribile in cui lui mi disse che mi voleva bene, tanto ma che non mi amava più. Sono quasi morta quel giorno, ma lui, “buono”, è rimasto. Mi diceva che non c’era nessun’altra e che comunque il problema non sarebbe stato quello.

Ma tu c’eri già e stavi tessendo la tua tela. Se il problema non era quello, “quello” diveniva il problema più grande.

Io credevo, (e credevo che anche per lui fosse stato lo stesso vista la sua passata esperienza e visto tutte le cose che mi aveva raccontato), che noi avessimo costruito sulla roccia un rapporto saldo, ci ho creduto davvero. Eppure, a poco a poco, tra di noi non c’era più il dialogo di una volta, le giornate trascorrevano nella routine più totale tra lavoro e impegni vari, schiacciati dai tanti problemi di famiglia, dei figli, gestione della casa, il lavoro, forse perché avevamo dato per scontato il nostro amore. Le nostre lunghe chiacchierate erano un lontano ricordo. La cosa che ci riuniva e ci dava una sferzata di energia era il programmare i viaggi con il camper che lui aveva così fortemente voluto e che io avevo imparato ad amare.

Sai, avevo cercato di farmi comprendere da mio marito, provato a chiedergli aiuto per capire con lui quali erano le difficoltà che percepivo. Ma lui, irritato, mi rispondeva che ero un’ingrata e insoddisfatta perché avevo tutto e anche di più. Ed io mi sentivo in colpa per essere “ingrata” e “insoddisfatta”. E i muri del silenzio e dell’incomprensione si alzavano separando il dialogo da noi. Per poi scoprire che, sì, avevamo anche di più: un’altra donna tra di noi. Tu.

Una donna che ascoltava le sue lamentele, che non creava problemi, che consolava, che amava, che si faceva consolare a sua volta. Quella con cui trascorrere ore “serene” senza problemi ………. Quella che, pur essendo moglie e madre, anziché dirgli che per una donna è facile e rientra nella normalità essere presa dalle incombenze dei figli, della casa, della vita quotidiana e non per questo un marito diveniva meno importante, ha invece approfittato della nostra crisi per affondare ancora di più la mia figura, il mio ruolo.

Mi ha ferito a morte e lui, che aveva promesso di difendermi, non ha fatto nulla anzi, quasi coscientemente ti ha procurato “l’arma”: la conoscenza di me (a suo modo).

Non ti sei fatta nessuno scrupolo, tu donna, moglie e madre.

Cosa ti passava per la testa, cosa ti passa per la testa oggi, quando hai voluto dare, un piccolo aiutino perché le cose precipitassero secondo i tuoi disegni? Che cosa provavi? Hai mai provato sensi di colpa?

Telefonate di notte, chiaramente silenziose. Telefonate non appena lui usciva da casa, sempre silenziose. Passeggiare sotto la nostra casa con tua figlia per “mimetizzare” la tua presenza. Venire a controllare se la sua auto era sotto casa senza preoccuparti se io ti potessi vedere.

Certo anche lui avrà raccontato cose terribili su di me! Me lo chiedo sempre: “Cosa ti ha raccontato di me, della nostra vita, della nostra famiglia, insomma del nostro quotidiano?” Mi piacerebbe saperlo. Sapere veramente quanto mi conoscevi  e quanto conoscevi della nostra vita? Avrai visto le foto della nostra vita? Ti siamo sembrati una famiglia infelice? Non credo che tu lo possa dire.

Abbiamo continuato a vivere lui era diventato un’altra persona. Cattiva, irritabile, si spazientiva anche con i bimbi che adorava. Per non dire con me. Ma tu sapevi, a te raccontava il suo “inferno”, ma non ti raccontava il nostro.

Quando poi ho saputo della vostra “pubblica” relazione, ho capito il perché era così distante, perché quando tornava a casa, era sempre stanco e irritato, perché trovava da ridire su tutto ciò che fino a poco prima era perfetto per lui, perché non volesse più che andassimo insieme al lavoro e neanche tornare insieme: lo accompagnavi tu, anzi gli facevi guidare la tua macchina. Io volevo stargli vicino, ma non me lo permetteva: aveva te vicino.

Ed io non sapevo. Non sapevo chi era il mio più grande nemico, quello vero.

E’ stata una “guerra” molto disonesta da parte di lui e tu da “parassita” ne hai tratto vantaggio.

Volevate che perdessi.

Tu, continuavi a tessere la tela: predisponevi la tua separazione e incitavi, più o meno velatamente, lui a fare altrettanto anche con bigliettini del tipo “Per me sei stato come una bottiglia di champagne…” o “ sperando in un tuo repentino risveglio….”. Che io trovavo.

Certo trovavo perché cercavo, ma ogni donna e anche ogni uomo farebbero lo stesso e lo sai, anche tu lo avresti fatto. Chissà se lo fai ora? Per sicurezza “s’intende”.

Quando facevi questo, pensavi all’effetto devastante e travolgente che avresti procurato sulla vita di varie persone: la mia, quella di mio marito, quella dei miei figli, quella dei nostri genitori e familiari e dei nostri amici (quelli veri gli altri te li ho regalati volentieri)?

Ancora oggi per me è strano pensare che quell’uomo che ho amato così tanto, e che amo ancora oggi così tanto, ebbene si, e che conoscevo così intimamente aveva un’altra donna senza che io sapessi nulla.

Quell’anno a capodanno andammo a sciare con degli amici, e tu ti risentisti. Così tanto che avesti l’ardire di chiamare a casa chiedendo di lui e chiedendo anzi, ordinando, di farti richiamare. Ancora non sapevo.

Una collega in seguito ci offrì di trascorrere una settimana in un posto meraviglioso, che a mio marito piaceva moltissimo, e tu ti sei sentita in dovere di dire in giro che “le cose tra noi erano rotte e pertanto non si sarebbero riaggiustate”. Quanto eri certa di questo? Quanto avevi timore del contrario visto che avevi già avviato il processo della tua separazione?

Sapevi cosa aveva bisogno di sentirsi dire una donna perché il suo matrimonio arrivasse al capolinea, ancor più sapevi cosa aveva bisogno di sentirsi dire mio marito perché scendesse dal “tram” del nostro matrimonio per salire su quello di una relazione “illegale”, adultera.  Ed è quello che hai fatto colpo dopo colpo, senza ripensamenti, senza rimorsi.

Sono quasi impazzita dal dolore, tu lo sai bene. Ma hai saputo anche qui dirgli le cose giuste e fargli vedere che con il mio comportamento lo stavo “incatenando”.   Le cicatrici che sono rimaste nel mio cuore e in quello dei miei figli e delle persone a noi vicine, rimarranno per sempre.

Uscita dal pozzo di dolore in cui mi avevate gettato, ho cominciato anche io a cercare di ricostruire. Lui era disponibile a intraprendere un percorso di riavvicinamento, ma tu gli stavi con il fiato sul collo, non lo mollavi continuavi a dirgli cose che non lo distraessero da te e dal tuo fine ultimo. (Questo tuo comportamento come lo definiresti?  Incastrarlo?)

Infatti, veniva, qualche volta sincero, qualche volta si capiva chiaramente che ti aveva appena vista.

Abbiamo trascorso anche vacanze insieme ma, si capiva, quando tu eri assente-presente: lui diventava di nuovo cattivo e scostante; quando eri lontana per un periodo più lungo, tornava a essere la persona che avevo conosciuto. In quei periodi voleva sinceramente che le cose andassero bene con la moglie e i figli.

Ma per queste cose ci vuole tempo e pazienza, tu non gli hai dato ne l’uno ne l’altro.

In questi periodi  tu avresti potuto scegliere: lasciarlo andare avanti perché il suo matrimonio riuscisse o togliergli tutto, si perché questo tu hai fatto, . Hai scelto la seconda opzione. D’altronde non potevi fare altrimenti, fredda e calcolatrice, tu ti eri separata anzi, avevi anche divorziato.

A volte penso a quanto tutto questo sia stato un suo tentativo di trovare in te quello che aveva perso in me, (data, allora, anche la nostra somiglianza fisica, almeno da lontano); quando c’eravamo conosciuti io, ero magra, mora, capelli semicorti, calze nere sexy, trucco accurato, smalto… Nel tempo certo avevo perso qualcosa nella linea, nella cura dell’aspetto della persona perché protesa a dare tutto per i figli, i nostri figli. Avrebbe dovuto amarmi  totalmente anche in questa versione, perché è proprio in questa versione che si entra nella realtà del matrimonio, quando è finita la freschezza della passione. La passione. Anche qui ce ne sarebbe da dire. L’ha fatto, mi ha amato ma ha preferito amare più se stesso e cercare quella ragazza che non ero più io in quel momento, in un’altra persona.
Tutto quello che tu hai dovuto fare, è stato ascoltarlo, dargli quello che diceva di non avere, e poi era tuo.

Ti capisco, anche con me ha usato le stesse dinamiche e mi sono innamorata di lui. Di un amore che non è finito con le difficoltà e con i tradimenti.

Non contenta hai cercato, e ancora stai cercando, di dividere ciò che resta di importante e prezioso della nostra famiglia: i nostri figli. Tre. Si tre.

Ti permetti, e ti è permesso da mio marito e padre dei miei figli, di parlare male di me a loro. Di quello che io ho fatto a te. Io, donna tradita, umiliata, ferita, ho fatto a te.

Ci sarebbe da ridere se non fosse completa mancanza di senso del pudore da parte tua.

Potrei aver sbagliato in alcune reazioni, ma le mie sono state tutte alla luce del sole, tu , come i figli delle tenebre, hai, e stai, manovrando nelle tenebre.

Tu non sei la vittima. Mi spiace per te se volevi anche questa parte in questa tragedia.

Hai avuto l’ardire di dire che mio marito e il padre dei miei figli, è il grande amore della tua vita. Ti ripeto la risposta che ti è stata data: “Peccato che era anche il grande amore della vita di …..….”, ed io aggiungo, il grande amore dei suoi figli a cui hai tolto la parte migliore del loro papà.

Oggi hai tolto anche la parte migliore di un nonno, ai suoi nipotini.

Non m’interessa incolpare qualcuno e non penso di essere capace di odiare. Non è importante di chi sia stata la colpa.

Voglio dirti una cosa però, io ancora oggi amo mio marito, il mio sposo e non lo  amo perché è un mio “possesso”, o perché mi sono incaponita, non è più, e da tempo, l’età per queste schermaglie. Io ho imparato ad amare essendo amata da Colui che è l’Amore e che ha avuto per me un amore e una misericordia che ancora oggi si manifestano nella mia fragilità.

Avendo io provato questo Amore non posso che riamare allo stesso modo: senza confine, pregiudizi o giudizi. Usando la stessa misericordia che mi è stata e mi è usata, per la persona che amo. Lo amo in Cristo.

E’ difficile, infatti, senza il Suo aiuto e il suo amore non avrei potuto. E’ facile perché con il suo aiuto gli anni passavano sembrandomi giorni, perché con Lui tutto è possibile.

Rosella.

Tra la testa e il cuore.

Ho ricevuto questa luminosa testimonianza da parte di Federica e Alessandro. Grazie cuore e che la vostra unione sia sempre benedetta e protetta da Gesù e Maria.

Siamo Federica e Alessandro.
Io ho 33 anni, sono originaria di Palermo, ma vivo a Firenze da sei anni, dove mi sono trasferita per lavoro. Sono disabile dalla nascita: ho una emiparesi laterale sinistra, che comporta un uso limitato della mano sinistra, ed ho qualche difficoltà nel muovermi, sebbene cammini ed usi i mezzi pubblici per spostarmi.
Alessandro ha 42 anni ed è di Novara, dove vive e lavora nella ditta di famiglia.
Ci siamo conosciuti circa quattro anni fa, su un gruppo Facebook dedicato a Claudio Baglioni, il nostro cantante preferito.
Fui io a chiedergli l’amicizia, ma il nostro “rapporto” non è mai decollato, perché dopo aver parlato con Alessandro (erroneamente, lo ammetto), in modo superficiale, non lo avevo trovato interessante.
Lui però continuava a scrivermi, a chiedermi come stavo, ed io gli rispondevo molto vagamente.
Nel frattempo io ero impegnata in una storia, finita a novembre 2014.
A novembre 2015 acquistai un biglietto riservato ai portatori di handicap del concerto dei Capitani Coraggiosi, Baglioni e Morandi, che mi dava la possibilità di portare con me un accompagnatore. Così scrissi un post su Facebook chiedendo se qualcuno avesse voglia di venire con me ed Alessandro si offrì. All’inizio ero un po’ titubante, e speravo si tirasse indietro, cosa che fece per diversi motivi, ma risolte le questioni mi disse che alla fine poteva venire con me.
Cominciammo a sentirci spesso, a parlare, finché un giorno Alessandro mi disse che si era innamorato di me già da tempo, che mi seguiva da lontano, leggendo i miei post. Non gli interessava della mia disabilità, sentiva che il mio cuore era puro, che avevo bisogno di amore ed ero pronta a darne. In quel momento qualcosa dentro il mio cuore si sciolse: era come se avessi un nodo che quella dichiarazione fece sparire.
Parlando, Alessandro mi disse che grazie ai miei post su Facebook riguardanti la fede cattolica, voleva riavvicinarsi alla Chiesa, riaccostarsi ai sacramenti (cosa che fece il giorno del concerto): aveva smesso di andare in chiesa da parecchio tempo, pur essendo stato chierichetto e animatore in oratorio, senza un vero motivo. Alessandro mi ha chiesto anche di andare a messa tutti i giorni: se siamo insieme riusciamo a farlo, ma se siamo soli è un po’ più difficile, per i diversi impegni. Siamo di stimolo l’uno all’altro, anche se sarebbe ottimale andare sempre a messa. Abbiamo preso comunque la buona abitudine di pregare insieme ogni giorno: alle 15 seguiamo su Tv2000 la Coroncina alla Divina Misericordia, alle 18 seguiamo il S. Rosario da Lourdes e la sera prima di dormire, per telefono.
Un giorno Alessandro mi disse che dopo essere venuto a Firenze, sarebbe andato a Perugia per una breve vacanza, e per visitare Assisi. Gli dissi che sarei andata con lui: volevo portarlo a Collevalenza, al Santuario dell’Amore Misericordioso, per fargli fare l’immersione nelle piscine. Io sono devota della Beata Madre Speranza di Gesù, sono volontaria al Santuario, e sto facendo un percorso per diventare Laica dell’Amore Misericordioso.
Ritenevo fosse un buon modo di rinnovare le promesse battesimali e riprendere il cammino della fede.
Ci andammo il 3 marzo 2016, e facemmo l’immersione, dopo aver pregato sulla tomba di Madre Speranza, dove Alessandro avvertì la presenza della Madre sorridente. In Basilica, davanti una statuetta del Bambino Gesù dalla storia miracolosa, avvertì una voce che gli diceva: “Bentornato!”
Durante l’immersione io chiesi al buon Gesù di farmi capire se Alessandro fosse la persona che Lui aveva scelto per me e per cui avevo pregato tanto.
Alessandro si era sentito molto più sereno e leggero durante l’immersione.
Il giorno dopo andammo ad Assisi e assistemmo alla Santa Messa nella Basilica Inferiore. Durante l’omelia incentrata sul comandamento dell’Amore io mi sentivo il cuore piccolo piccolo, come se qualcuno me lo stringesse, e qualcosa dentro di me che mi diceva: “tu non puoi amarlo! Tu non puoi amarlo!” Mi voltai verso Alessandro, e vidi che aveva gli occhi spalancati e terrorizzati. Alla fine della Messa mi disse che si era sentito il cuore esplodere, e aveva avuto la sensazione di qualcuno che gli dicesse: “Non dovete ascoltare le parole del sacerdote!”. Capimmo che era stato un attacco del Maligno… e se era un attacco del Maligno, allora il Signore voleva che stessimo insieme! Comprammo due Tau, li facemmo benedire e da quel giornoli portiamo sempre al collo.
Abbiamo cominciato la nostra storia e da allora subiamo attacchi continui. Siamo stati attaccati da persone che criticano il nostro rapporto e che cercano di dividerci, e Alessandro a volte ha la sensazione che il Maligno gli dica che dobbiamo lasciarci perché il nostro non è amore. Di contro il Signore ci manda delle persone che ci aiutano a non cedere, o attraverso le omelie dai sacerdoti che sembrano rivolte a noi.
Un esempio. Siamo tornati a Collevalenza, perché io dovevo partecipare all’incontro mensile dell’Associazione Laici dell’Amore Misericordioso, e siccome Alessandro doveva venire a trovarmi siamo andati insieme. Io sarei dovuta andare a Collevalenza la settimana prima, da sola, ma l’incontro era stato rimandato all’ultimo. Vidi nello slittamento dell’incontro il segno che Alessandro doveva venire con me.
Quel fine settimana a Collevalenza accaddero diversi episodi.
Arrivati a Collevalenza andammo subito sulla tomba della Madre, e Alessandro avvertì di nuovo la sua presenza e la sensazione che gli dicesse: “Vi attendevo!”.
Ho spinto Alessandro a svolgere il servizio alle piscine, mentre io svolgevo servizio come guida nella casa della Madre. Alessandro ha capito cos’è il servizio al prossimo.
Abbiamo conosciuto un sacerdote molto in gamba che ci ha fatto capire diverse cose.
Mentre parlavamo, questo sacerdote ha detto una cosa che ci colpì molto. Disse, senza sapere del concerto, che tra me e Alessandro io ero la testa ed Alessandro il cuore… io e Alessandro ci guardammo ed esclamai che era stato lo Spirito Santo a fargli dire quelle parole. Gli parlammo del concerto e della canzone “Capitani Coraggiosi” che simboleggia la nostra storia. Recita così: “tra la testa e il cuore, capitani coraggiosi noi”. L’incontro tra la testa e il cuore che si completano!
Don Giuseppe ci disse anche che vedeva luce tra noi, e che gli attacchi del Maligno sarebbero arrivati soprattutto a me, perché ero stata uno strumento del Signore per far riavvicinare Alessandro, e mi disse che se la mia fede dovesse vacillare crollerebbe tutto, perché crollerebbe anche Alessandro. Ci ha suggerito di farci seguire da un direttore spirituale, che per fortuna abbiamo trovato, e per il quale avevo pregato.
Quel sabato, a Collevalenza era arrivata una nostra carissima amica, che da Roma organizza pellegrinaggi, e volle che raccontassimo ai pellegrini che erano con lei la nostra storia. I pellegrini stavano ad ascoltarci, e capimmo che la nostra missione è testimoniare il Vangelo attraverso il nostro amore.
Abbiamo capito anche che dobbiamo divulgare il carisma dell’Amore Misericordioso e per questo abbiamo creato il gruppo Facebook “L’Amore Misericordioso nella famiglia sulle orme di Madre Speranza”

(https://www.facebook.com/groups/1778368439049320/?fref=ts)

Accompagnati teneramente (2 parte)

 

CERCAVO LA MIA STRADA

Due mesi dopo, incontrai per la prima volta padre Pancrazio che non trattai mai come un indovino – ci tiene a sottolineato Annalisa – ma mi rivolsi a lui con molta delicatezza, gli parlai della mia vita e gli domandai di poter fare un’esperienza con la comunità per capire se il Signore mi stava chiamando alla consacrazione. E così feci. Gli ultimi due giorni, venne anche Domenico. Ero ancora combattuta, perchè da una parte sentivo il desiderio di diventare suora e dall’altro l’amore per il mio ragazzo. Ero molto confusa e solo una persona poteva aiutarmi: padre Pancrazio che mi ha accompagnata lungo il cammino, ma senza interferire nella scelta. Una sera gli domandai di poter rimanere ancora un altro po’ con loro. Lui con tono chiaro ed autorevole:”Annalisa vai a casa…devi tornare a casa per sentire se ti manca la fraternità. Seguii il suo consiglio. Continuai a pregare e a portare avanti i miei impegni. All’epoca lavoravo e studiavo giurisprudenza.Pian piano , a frequentare Casa Betania, ho visto con più chiarezza la mia strada grazie all’incontro con tante famiglie, ai loro cenacoli di preghiera, ai pellegrinaggi che organizzavano. Così è maturato dentro di me il desiderio di sposarmi. Fondamentale è stata la presenza di padre Pancrazio (al secolo Nicola Gaudioso, Ndr.). Ricordo molto bene – racconta Annalisa – quel caldo pomeriggio di maggio, quando gli abbiamo confidato che sentivamo la chiamata al matrimonio. Il suo viso si è illuminato di gioia: “Coraggio, padre Pio diceva sempre ai fidanzati di sposarsi in minimo 6 mesi e massimo due anni” aggiunse: “L’uomo non è stato creato per sposarsi o consacrarsi, ma per conoscere, servire e amare Dio. C’è chi lo fa con la consacrazione chi col matrimonio, voi fatelo da sposati con quest’ordine. Dio, la famiglia e infine il lavoro”. I miei genitori non la presero bene,  avevo ventisei anni e non avevo ancora finito l’università. Anche questa volta padre Pancrazio mi fu di grande aiuto. Sentiva che lo studio in quel momento non mi avrebbe portato da nessuna parte. Mi ero iscritta alla facoltà di giurisprudenza solo per far contento mio padre ma non desideravo diventare avvocato.L’idea non mi appagava per nulla.Mentre volevo tanto una famiglia, fare la moglie e la mamma.Mi sentivo sovraccaricata, non sapevo più che cosa scegliere”.

“UNA COMPAGNIA PER LA NOSTRA VITA”

E padre Pancrazio si espresse in questi termini: “Mai sacrificare un valore più grande per uno più piccolo. Non puoi fare tutte e tre le cose: studio, lavoro, famiglia. Ora pensa a sposarti e a lavorare, Ho continuato a  per lo studio hai tempo, e potrai farlo meglio quando lo sentirai un bene per te stessa, e non un’imposizione”. Ho lasciato l’università. Ho continuato a lavorare nell’azienda di famiglia e con Domenico abbiamo fissato la data del matrimonio. A un tratto ho sentito che ogni cosa aveva trovato il giusto posto. E ho provato un gran sollievo, il padre ci ha guidato a Gesù come solo lui sapeva fare. Ci ha preparato – prosegue Annalisa – ad affrontare un’avventura, una vocazione così grande come il matrimonio. Ci ha incoraggiato soprattutto nei momenti della prova che non sono mancati. Ma si sa che i progetti di Dio, sono sempre attaccati, e tanti sono gli ostacoli da superare.  Dopo due lunghissimi anni passati a preparare il nostro sì a Dio tra Casa Betania, Medjugorje e il corso prematrimoniale, finalmente la mattina del 2 giugno 2011 nel Santuario di Sant’Antonio a Bari, Domenico ed io ci siamo uniti con Gesù davanti a cinque sacerdoti tra cui non poteva mancare padre Pancrazio. Poco dopo siamo diventati oblati della fraternità francescana di Betania, il 25 marzo giorno dell’Annunciazione, rinnoviamo le promesse. Il Signore ci ha donato due bellissime bambine: Miriam (è stato padre Pancrazio a scegliere il nome) ed Elisabetta Maria, nata tre anni dopo. Entrambe le nostre figlie sono state consacrate da lui a Maria Santissima. E pochi mesi dopo la nascita della nostra ultima figlia, il 3 gennaio 2016, il religioso è nato al cielo. Mi ricordo che nel suo ultimo colloquio mi disse: “Farò più di prima”.Penso sentisse che il momento di lasciarci era vicino. Lui è stato capace di insegnarci l’amore di Dio, il suo cuore si è consumato tutto per amore verso il prossimo e noi sentiamo la responsabilità di rendere fruttuoso quello che ci ha donato. Siamo chiamati a testimoniare che la santità non è un cammino solo per alcuni, ma per ognuno di noi, e consiste nel fare in modo straordinario tutte le piccole cose di ogni giorno. Il suo motto era: “Vivere bene per morire bene”. “Oggi sono una moglie e una mamma felice, vivo la mia vocazione impegnandomi ogni giorno, e cerco di fare il bene nel mio lavoro, in fraternità , in alcuni momenti sbagliando, a volte facendo un passo indietro, ma sempre tenendo lo sguardo su di Lui”.

Qui l’articolo finisce. Voglio aggiungere una mia personale sensazione. Mi riconosco in tanto di quello che Annalisa ha testimoniato. Riconosco gli errori di gioventù, riconosco l’importanza di incontrare la persona giusta con cui progettare una famiglia, e riconosco l’importanza  di trovare una guida saggia che ci ha permesso di mettere ordine e di individuare le priorità. Un padre che ci ha condotti al Padre, e che quando ci ha lasciato per  salire al cielo, ci siamo accorti di non essere più le persone fragili che eravamo quando lo incontrammo, ma avevamo imparato, come ricorda Annalisa, ad avere sempre lo sguardo su di Lui, e quindi, ad essere capaci di affrontare le difficoltà della vita e le fragilità che ognuno di noi nasconde dentro.

Ora sono sicuro che padre Pancrazio (che abbiamo conosciuto anche io e Luisa) e padre Raimondo (colui che ci ha insegnato tutto) sono lì con Gesù e Maria a intercedere per noi e a volerci bene più di prima.

Accompagnati teneramente (1 parte)

Oggi posto la prima parte della testimonianza di Annalisa e Domenico, due sposi di Bari. Ho avuto occasione di scambiare due battute con Annalisa e ho percepito in lei la consapevolezza della bellezza del matrimonio e il desiderio di appartenere sempre più a Gesù attraverso il suo sposo, per avere una vita personale e di coppia sempre più piena e vera.

Questa lunga testimonianza, che inizio oggi a pubblicare, è tratta dalla rivista “La presenza di Maria  a Medjugorje” ed è stata scritta da Simona Amabene. Ringrazio di cuore Annalisa e suo marito Domenico che hanno voluto condividere con tutti noi questa storia meravigliosa di conversione e di amore.

 

Annalisa ricorda ancora l’emozione della sua prima comunione ricevuta nel Santuario di Sant’Antonio a Bari: “Sentivo un trasporto speciale verso Gesù. Ero felicissima!”. Poi cresce. E ormai adolescente, una notte, fa un sogno: “Ero avvolta come in una nuvola di pace. Tutto era così bello, un’infinità di petali di rosa volavano ovunque. All’improvviso vedo ingigantirsi la statua della Madonna di Lourdes che si trovava nel nostro giardino, e stava per cadere giù dal muretto, ma io corro e l’afferro. Poi mi appare un volto illuminato da una luce intensa e con voce dolcissima: “Non farmi cadere ti prego”.E mi sveglio. Rimango turbata. Solo dopo un po’ di tempo, comprenderò il significato di quella visione”. Come accade a tanti ragazzi, Annalisa si lascia trascinare da una compagnia sbagliata. Si innamora di un giovane benestante con il vizio dell’alcool, delle canne, con cui finisce a fare serate in discoteca sino a tardi. “Lui era di Milano, ci vedevamo solo nel fine settimana a Bari, o io salivo a casa sua. Avevo diciotto anni, assaporavo il gusto della prima libertà concessa dai miei genitori e come spesso accade ti fai prendere la mano. Dopo un anno ci siamo lasciati. Mi sentivo sola e triste -ricorda Annalisa- e sfogavo il mio dolore nel fumo e nelle cattive abitudini che avevo imparato dal mio ex ragazzo. La mia vita era il vuoto più assoluto, buia come la notte. E fu così fino a quando, a una serata universitaria, incontro Domenico, anche lui di Bari. I nostri sguardi si sono incrociati, e ho sentito che non potevo andarmene senza conoscerlo. E’ stato un vero e proprio colpo di fulmine. Ci siamo scambiati i numeri di telefono. Dopo due giorni ci siamo rivisti. E’ nata così la nostra storia d’amore! Come un angelo è apparso nella mia vita e mi ha aiutato a smettere di bere e di fumare, mi ha salvato dai vizi e da una vita senza senso. Solo oggi, a distanza di anni, capisco il progetto di Dio”

“UNA LETTURA MI HA PORTATO CONSIGLIO”

Con Domenico, Annalisa vive un periodo spensierato, della sua giovinezza, sono felici! Lui la protegge e la consiglia. E lei è sempre più innamorata. Ma il loro amore doveva perfezionarsi per volare in alto. “Nel 2007 mia madre si reca per la prima volta a Medjugorje. Era settembre. Io la prendevo in giro perchè mi parlava sempre di Radio Maria e padre Livio. Ma io non la ascoltavo proprio. Ma accadde qualcosa di davvero particolare. Mentre lei era in pellegrinaggio, sento l’impulso di leggere il libro di Antonio Socci Mistero Medjugorje che si trovava nella libreria di casa. Lo feci di nascosto dal mio fidanzato , da mio fratello, che sapevano quanto fossi scettica sull’argomento. Che figura avrei fatto! Non riuscivo a interrompere la lettura, me lo sono portato anche al lavoro. In due giorni l’ho finito. L’effetto è stato travolgente. A un tratto ho aperto gli occhi e ho sentito il fortissimo desiderio di andare a Medjugorje. Chiamo mia mamma al telefono, le chiedo di portarmi una corona del rosario da quella terra benedetta. E dissi a Maria: “Se tu vorrai, mi farai venire da te!” Iniziai a pregare ogni giorno il santo Rosario. Era la mia nuova forza! Poi a novembre di quello stesso anno, arriva l’occasione tanto attesa da me e Domenico, di partire in pellegrinaggio con un gruppo. Il signore fa perfette tutte le cose e chiamò a nuova vita anche il mio ragazzo. E’ stata una meraviglia! Abbiamo sperimentato la gioia di essere amati per quello che siamo, pieni di peccati, fragili e umani. Ricordo l’atmosfera, l’allegria, i canti, le preghiere, le adorazioni. E’ iniziato il nostro sì a Gesù. E da allora sono arrivati fiumi di Grazie.

UN INCONTRO DECISIVO

“Quando siamo tornati a casa, la nostra vita non era più la stessa. Gesù e Maria ci avevano trasformato. Non potevamo tacere un amore così grande. E con entusiasmo abbiamo organizzato gruppi di preghiera coinvolgendo altre persone. Ogni giorno recitavamo tutti insieme il Rosario, la coroncina alla Divina Misericordia e i sette Pater Ave e Gloria. Intanto sentivamo anche il desiderio di amarci come Dio ci insegna per la nostra vera felicità. Abbiamo fatto voto di castità.In attesa di capire cosa volesse da noi il Signore. Sentivo da una parte il desiderio di seguire Dio in maniera totale, ma allo stesso tempo provavo un grande sentimento per Domenico. Durante la Santa Messa, la recita del Rosario, chiedevo al Signore la Grazia di farci capire che cosa voleva fare con  noi. Molto importanti furono le preghiere davanti al crocefisso di San Damiano, a cui rivolgevo la stessa preghiera di San Francesco: “Signore cosa vuoi che io faccia?”Un giorno, nel mio negozio di dolci e caramelle in centro a Bari, conosco per caso sorella Cristina. Mi racconta della loro Fraternità Francescana di Betania composta da fratelli e sorelle consacrati a Dio, della loro spiritualità mariana, del loro carisma di preghiera e accoglienza molto legata a Medjugorje (dove peraltro la veggente Marija ha avuto l’apparizione più lunga in assoluto), e del loro fondatore, padre Pancrazio, figlio spirituale di san Pio da Pietralcina che a Terlizzi (Bari), nella casa madre, riceveva chiunque avesse bisogno di un consiglio. Inoltre, grazie ai doni ricevuti per bontà divina, aiutava tanti a trovare la loro strada. Così a settembre 2008 decisi di andare per la prima volta a conoscere questa realtà religiosa. Era una vera oasi di pace e nel mio cuore sentii una voce che mi diceva, questa è casa tua. E lo era davvero, ma non nel modo che allora immaginavo”.

Continua……..