Il buon samaritano (Una lettura sponsale) – 2 parte

Lc 10,30 Gesù allora rispose e disse: “Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gerico e cadde nelle mani dei ladroni
Veniamo ora all’uomo malcapitato che scende da Gerusalemme a Gerico. Quale senso si trova dentro questa direzione e cosa possiamo trovare in essa come rivelatrice di un’interiorità in balia del dissenno. Il tale si dirige a Gerico, troppo spesso vista semplicemente come la città icona del peccato e dunque di primo impatto potremmo affermare che l’uomo cade in balia dei perdoni a causa del suo peccato. Spesso nella Scrittura lectio facilior-la cosa più facile. non è la via più giusta da imboccare rispetto alla lectio-difficilior-la cosa più difficile.
Partiamo dal nome della città di Gerico che proviene dalla radice yrḥ che significa luna o mese. Non la stessa parola ma un concetto analogo viene usato in Es 12,2 quando viene Dio inizia ad istruire Israele su come avverrà la propria liberazione e come dovranno celebrarla. Altro particolare che possiamo notare, attingendo alla tradizione rabbinica, la radice yrḥ e la radice yrh-indicare-insegnare da cui poi viene la parola Torah, sono molto simili e anche facilmente associabili da un punto di vista fonetico. Al netto di tali dettagli capiamo che Gerico non è la città del peccato ma di una legge che è veramente se stessa perché conduce, accompagna e libera. Quando però abbiamo lo spirito abbattuto è facile equivocare la più bella e santa delle cose, come aver bisogno di amore, e cercarlo nel suo surrogato. Gerico è anche la prima città della conquista, dove una prostituta salvò gli esploratori del popolo e ne favori la presa. Una prostituta salva il popolo, dunque Gerico può apparire il luogo dove puoi essere trattato bene, senza supponenza dove vige il mal comune mezzo gaudio, poiché se siamo tra peccatori almeno nessuno ti giudica, se siamo tutti dei falliti almeno non c’è nessuno che ti tratta come tale. Quest’atteggiamento e di chi ormai non ha più voglia di lottare per difendere la sua dignità, di chi non ha più il coraggio di chiedere perdono, di chi ormai ha deciso di credere agli insulti e quindi fermo di andarsene, dove pensa possa essere peccatore tra peccatori per sentirsi un po’ amato.

Quando la vita di relazione diventa una legge che schiaccia, invece di accompagnare e liberare, chi vive la relazione può cadere nell’errore di credere nel giudizio posto su di lui e vedere nel peccato una via di fuga, una chiusa dietro la quale proteggersi.
33Invece un Samaritano, che era in viaggio, passandogli accanto lo vide e n’ebbe compassione[…] 35estrasse due denari e li diede all’albergatore, dicendo: Abbi cura di lui e ciò che spenderai in più, te lo rifonderò al mio ritorno.
Questo gesto del Samaritano sembra qualcosa di scontato se guardiamo il suo agire precedente, appare come qualcosa che suona normale per la nostra odierna modernità abituata a pagare l’albergazione, ma se ci caliamo nel contesto di chi scrive e racconta questi versetti sono a dir poco innovativi e gestanti in se stessi la strada e la direzione che il Samaritano traccia per chiunque ha scelto di amare: tutti i personaggi di questa parabola seguono un strada, il Samaritano ne traccia una nuova!

Nella società antica l’accoglienza era qualcosa di sacro, ospitare il forestiero era come dare ospitalità a Dio, tanto che nella scrittura troviamo lo stesso Abramo contrapporsi agli uomini di Sodoma poi che è l’uno accolse l’angelo del Signore cf. Gn 18, mentre gli altri non accolsero il Signore ospite di Lot cf Gn 19: il peccato di Sodoma era anche la mancanza di accoglienza.
Se questa sacralità riempie la realtà dell’accoglienza possiamo immaginare quanto fosse dissacrante pagare per essere ospitati. Un ulteriore conferma sulla situazione di pagamento ci viene dalla parola usata da Luca per indicare l’albergo e cioè pandocheion, il quale si differenziava dal katalumata-alberghi non commerciali.
Tale particolare ci apre ad una realtà intrinseca del cuore misericordioso, egli paga ciò che sarebbe dovuto, rompe gli schemi disinteressandosi se la cultura o il pensiero dominante rilevi il suo gesto come uno scendere a patti con ciò che è inteso come sacrilego. La persona magnanime rischia per cambiare le cose, poiché è bello pensare che la promessa di ritornare per poi estinguere il debito possa aver incontrato un cambiamento nell’albergatore facendolo diventare uomo di accoglienza gratuita.
Spesso nelle nostre scelte generate e generanti misericordia possiamo trovarci davanti alla necessità di dire al “si è sempre fatto cosi” stai sbagliando, o mettersi contro a chi crede ciecamente di essere nel giusto, non ponendosi più il problema del giusto o sbagliato, ma vivendo nella verità di chi ritiene la persona il fine e il sommo bene. Essere misericordiosi in famiglia e nella coppia significa fare scelte incomprensibili, magare da parte della tua famiglia di origine, e porre chi ami sempre al centro del tuo cammino: “ne ebbe compassione” v.33, splachizomai e cioè ne fu toccato fino alle viscere. Ma dopo ciò arriviamo da dove avevamo cominciato: “Diversi anni fa usci un film commedia incentrato sulla mutevolezza del “destino” determinata dalla imprevedibilità di ciò che può accadere: la “sliding door” un porta scorrevole che si apre piuttosto che chiudersi può cambiare la vita”.
Bhe la vita di chi crede in Gesù di Nazareth non è mai una “sliding door” non un caso che cambia la vita ma una scelta: amare e lasciarsi amare da chi vuole tracciare una via nuova che rende nuove tutte le cose! Cf Ap 21,5

Fra Andrea Valori

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