Non sono un brigante ma lo sposo di mia moglie.

Da questa domenica non saremo più solo Luisa ed io a scrivere il commento al Vangelo, ma beneficeremo dell’aiuto e della preparazione di fra Andrea Valori. Un commento scritto a sei mani, arricchito dal diverso stato di vita e vocazione che ognuno di noi ha scelto e vive. Oggi la liturgia ci propone il Vangelo del Buon Pastore. Fra Andrea ci invita a riflettere su diversi aspetti. Noi ci focalizziamo solo su uno di questi diversi punti. Sulla porta. Gesù è la porta. Cosa vuol dire? Leggiamo il passo del Vangelo di Giovanni:

Allora Gesù disse loro di nuovo: «In verità, in verità vi dico: io sono la porta delle pecore. Tutti coloro che sono venuti prima di me, sono ladri e briganti; ma le pecore non li hanno ascoltati.Io sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvo; entrerà e uscirà e troverà pascolo. Il ladro non viene se non per rubare, uccidere e distruggere; io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza».

Chi sono i falsi pastori, i briganti, i lestofanti? Non sono solo, come verrebbe naturale pensare, persone al di fuori della coppia. Non è detto. Il ladro potrebbe essere anche parte della coppia. Cosa ruba il ladro? Cosa può rubarci il nostro coniuge quando si comporta da ladro e non entra dalla porta di Gesù, ma si arrampica ed entra così nel recinto della nostra vita? Ci ruba il coraggio di essere noi stessi. Magari sono io che rubo alla mia sposa il coraggio di diventare pienamente la donna che può diventare, di credere nella meraviglia che è e magari ne faccio cosa mia. Io sono convinto di questo. Se non avessi incontrato Gesù, quindi se non fossi entrato nella vita di mia moglie attraverso la porta che Lui mi ha mostrato, non sarei stato capace di amarla. Avrei cercato di farla mia, avrei cercato di farla diventare ad immagine e somiglianza di come io volevo che fosse. Perchè quando non riconosciamo che abbiamo in noi l’immagine del Creatore, non la riconosciamo neanche nella persona che abbiamo sposato e cerchiamo di trasformarla come noi vogliamo. Invece passare per la porta del Buon Pastore significa riconoscerci figli. Significa che riconosco nella mia sposa una figlia di Dio e il mio compito non è di farla diventare come io voglio, ma come Lui desidera che sua figlia diventi. Che diventi pienamente donna. Con il mio sguardo, con la mia voce e con il mio amore posso aiutarla ad amare ciò che è. Non è meraviglioso? La cosa bella è, che se mi abbandono all’amore e non al possesso, lei diventa veramente bellissima, molto più di quanto avrei potuto sperare. Quindi cari sposi non entrate come ladri nella vita l’uno dell’altra, ma entrate dalla porta di Gesù e Lui, attraverso quella porta vi mostrerà un orizzonte eterno. Vedrete nella vostra sposa e nel vostro sposo quella meraviglia che può venire solo da una persona realizzata nella volontà di Dio.

Antonio e Luisa con fra Andrea

Cliccate qui per entrare nel gruppo whatsapp

Iscrivetevi al canale Telegram

Di seguito il commento al Vangelo di fra Andrea da cui abbiamo preso spunto

Una “bastonata” non fa mai male, se ci dona una Promessa, serve a Risorgere!

Una delle bugie anestetiche più frequenti, che raccontiamo alla nostra vita, alle nostre scelte, alle vicende e che riguarda noi o le persone più care, è proprio quella di credere, in modo gobbo, che noi, lui o lei possa realmente cambiare. Addirittura, spesso deleghiamo ad un sacramento come il matrimonio il dovere di fare ciò che la solo grazia e libertà insieme possono fare: cambiare il cuore di qualcuno. Eppure, correggere i nostri difetti, smussare gli spigoli del nostro carattere, insomma diventare migliori è ciò che fin da piccoli ci è stato insegnato, ciò che la letteratura teologica e la predicazione cristiana ci invita a fare, ma qualcosa sembra andare sempre nel verso opposto. Forse perché l’uomo, la donna, la coppia non ha nel proprio DNA specifico il dover cambiare ma bensì il desiderio di voler risorgere: ecco cosa cambia un uomo, la risurrezione, anzi il Risorto! Nella scorsa riflessione ci siamo interrogati sul personaggio di Giuda. Giuda tradirà e si pentirà andando dai sommi sacerdoti dicendo di aver tradito sangue innocente (cf. Mt 27,4) usando un espressione molto forte: io ho consegnato un sangue che non meritava nessun castigo, una carne che non andava sacrificata. I sacerdoti gli risponderanno con un secco su opsei e cioè te la vedrai tu con te stesso d’ora in poi! Sappiamo tutti quale sarà la fine di Giuda, la fine di un uomo che deve vedersela da solo con il male che ha fatto, un uomo che forse voleva cambiare ma non ha trovato le persone giuste. E Pietro?!
Pietro non l’ha fatta molto diversa, tanto che lo stesso Gesù gli predice il suo tradimento con queste parole testuali: prima che il gallo canti mi rinnegherai tre volte, aparneomai, ossia per tre volte dirai NO, rigetterai tutto quello che siamo cf. Mt26,34. Più avanti l’apostolo dirà: “non lo conosco”, non l’ho mai conosciuto nel mio passato quest’uomo non c’è, e se c’è stato non conta nulla per me! Quante volte la rabbia verso la persona che ci è accanto, rabbia comprensibile poiché insanguinata di amore, ci ha fatto desiderare che nulla fosse mai esistito, ci ha fatto rimpiangere di averlo, averla, mai amata o amato.
Ma Pietro risorge, Pietro cambia, Pietro inizia a piangere come una fontana, i suoi occhi si incontrano con quelli del maestro e non si sente dire da quello sguardo che adesso erano affari suoi. Quelle palpebre si chiudono solo per il dolore di chi prova dolore del peccato e poi si riaprono per donare all’amico un nuovo Sabato, una nuova creazione, una Promessa: ora sei risorto perché hai capito che puoi sbagliare e che il mio amore è più grande del tuo errore. Una bella “batosta”, una “palata nei denti” che ci mette “ko” nella vita non fa mai male, può essere salutare, questo non significa andarsela a cercare, ma non presumere di noi stessi e degli altri ci conduce giorno per giorno in quel cammino che si chiama conversione, anzi Risurrezione! Pietro sbaglierà molte altre volte, se ne andrà a pescare, verrà rimproverato da Paolo (cf Gal 2), cercherà secondo la tradizione di scappare da Roma durante la persecuzione del 64 d.C., ma ormai Pietro è cambiato, Pietro è risorto lui è il vero penitente, il vero apostolo di Cristo. In ebraico pentirsi è di solito espresso con il verbo shuv, che vicino ad un altro verbo può aver un valore continuativo\ingressivo: cominciare di nuovo. Pietro è un penitente, un uomo nuovo, un risorto perché sa che vicino ad ogni errore e peccato, dovrà sempre accostare il verbo shuv: continuare ad amare e amare sempre di nuovo. Una coppia, un NOI risorto vive di questa potenza e non è più lo stesso di prima è Risorto, risorge ogni giorno, è passato dalla morte alla vita!

Fra Andrea Valori

Cliccate qui per entrare nel gruppo whatsapp

Iscrivetevi al canale Telegram

Iscrivetevi alla nostra pagina facebook

Iscrivetevi alla pagina facebook dell’intercomunione delle famiglie

Solo Giuda ha tradito? Il tradimento nella coppia.

Troppo facile prendersela con qualcuno! Il Mistero di Giuda il traditore! In questi giorni i personaggi dei vangeli narrati dalla liturgia sono molteplici. Uno dei più difficili da capire, da tollerare e anche da accogliere nel mistero dell’amore è proprio un traditore. Un uomo come Giuda che portava nel suo nome la gloria delle profezie della sua tribù (cf. Gn. 49), un uomo che conosceva gli illustri del tempo ed era conosciuto da loro, un uomo che aveva lo spunto in più, il passo giusto e superiore agli altri tanto da poter amministrare la cassa e averne anche giurisdizione: “Alcuni infatti pensavano, poiché Giuda teneva la borsa, che Gesù gli avesse detto: “Compra le cose che ci occorrono per la festa”, oppure che dovesse dare qualcosa ai poveri”. Gv.13,29 .
Ma da cosa viene il tradimento, perché tradiamo, perché iniziamo a credere che la persona per la quale abbiamo vissuto ora è nostro nemico? Perché Giuda tradisce Gesù?
Perché i suoi fratelli Apostoli tradiscono lui? Si anche i discepoli tradiscono lui. Tradire infatti può anche significare lasciare che qualcuno che amiamo si faccia del male, tradire può significare anche lasciar solo chi ha bisogno di perdonarsi.
Gli undici avevano commesso un errore, avevano scelto la strada più facile, una strada in discesa anche se tinta di austerità obbediente, una presunta comunione che trafigge con il pungolo della colpa: erano stati così vicino al maestro da non aver imparato nulla, ma soprattutto così stretti a lui da aver allontanato qualcuno!
Perché gli apostoli tradiscono Giuda!? Perché per loro era un ladro! Cf. Gv 12,6.
Il vangelo usa questa espressione riferita alla ruberia di Giuda: oti kleptes en, che potremmo interpretare: è sempre stato uno che nascondeva tutto! Lui è uno che non è mai se stesso, e soprattutto uno che non la pensa come noi!
Nella coppia il tradimento nasce proprio da qui, spesso non è colpa di uno solo, ma di quella carne sola dove una parte ha deciso di non poter essere più se stessa, di non poter parlare, confidarsi perché essere se stessi significa soffrire troppo, e tradire è l’unico modo per difendersi: abissale come un baratro è il cuore umano! C’era un’altra domanda:” Perché Giuda ha tradito Gesù? A tale domanda non abbiamo dato risposta, semplicemente perché non è la domanda più importante!
L’importante è risposta giusta e cioè che Gesù ha sofferto per Giuda e con Giuda. Gesù ha sofferto per una persona che amava e che stava rifiutando l’amore. Gesù non ha smesso di chiamarlo amico! Gesù non l’ha mai giudicato ma l’ha sempre accolto per quello che era! Il maestro ci doni la grazia di capire che prendersela con qualcuno è troppo facile e lasciare che chi amiamo sia se stesso è il fascinoso rischio dell’amore e la grandezza impavida del Risorto: di una coppia che ama come carne Risorta!

Fra Andrea Valori

Cliccate qui per entrare nel gruppo whatsapp

Per acquistare il libro Sposi sacerdoti dell’amore cliccate qui

Per acquistare il libro L’ecologia dell’amore cliccate qui

Iscrivetevi al canale Telegram

Iscrivetevi alla nostra pagina facebook

Iscrivetevi alla pagina facebook dell’intercomunione delle famiglie

Il mistero eucaristico celato nella coppia.

Un bellissimo articolo di fra Andrea, esperto di studi biblici e Terra Santa.

Il triduo di passione morte, sepoltura, e risurrezione è il centro dell’anno liturgico, della vita cristiana e, se lo scandagliamo nella sua profondità, anche il centro della vita di coppia. Questo fulcro raccoglie in se un trittico di particolarità che segnano il mistero eucaristico celato nella coppia. “L’Eucaristia, sacramento della carità, mostra un particolare rapporto con l’amore tra l’uomo e la donna, uniti in matrimonio. Approfondire questo legame è una necessità propria del nostro tempo (Sacramentum Caritatis 27). Partendo da queste parole del magistero riflettiamo sul vivere eucaristico come sorgente dei tre misteri in uno, che celebrano il tempo, il rapporto, l’amore della coppia.

Il tempo: Nel Venerdì Santo si inizia la liturgia con una prostrazione e un silenzio introitale che assurge alla solennità laconica della celebrazione della passione. Questo silenzio è il preambolo di ogni sacrificio, di ogni momento che precede qualcosa di difficile da affrontare o da dover scegliere. Secondo la narrazione di Giovanni evangelista la crocifissione avveniva proprio mentre gli agnelli venivano sgozzati per la Pasqua, e tale rito ci rimanda agli echi vetero testamentari del sacrifico di Isacco, il quale Dio chiese a suo padre Abraham. La notte che precede quel sacrificio è una notte silenziosa di cui la scrittura non dice nulla, non parla, non dona dettagli se non quello di poter immaginare e capire il dramma di un padre, il dubbio di un credente, la forza di un giusto che raccoglie tutte le sue energie per compiere ciò che Dio chiede, ma che è sicurò Dio non vuole: Il Signore provvederà per il sacrificio. La passione croce e morte è il mistero dell’uomo e della donna che sanno vivere l’uno nel tempo dell’altro con lo stile del silenzio, un silenzio che sa comprendere oltre le parole, di sguardi che si sanno intendere, di una notte dove l’altro non può essere lasciato solo nel decidere, nel suo dubbio e nel suo dolore. In Gn 1,27 Dio crea l’adamo maschio e femmina, la parola maschio-zacar e affine alla parola zicaron-memoriale di Es 12,14. Tutto ciò dice come il tempo e il ricordo sono il maschile della coppia, ma perché il tempo e il ricordo non siano rimpianto e rancore questo maschile ha bisogno del femminile-nekevah da nakav-porre in risalto, dare fiducia alla fede, dare vigore alla forza. La croce per essere amore è fatta sempre di un maschile e di un femminile, Abraham in quella notte ha avuto bisogno di Sarah, Gesù su quel patibolo ha avuto bisogno di Maria.

Il Rapporto: Secondo mistero e sacramento di amore è quello della sepoltura. Gesù è morto, quel sepolcro freddo, spigoloso, umido e austero, ha trovato prematuramente un ospite. Quelle bende e quel sudario sono ormai adagiate su un corpo trafitto dal rigor mortis. I vangeli narrano ancora dei piccoli sforzi umani per esorcizzare l’avvenuto, le donne che vanno sul posto quando ancora era buio, la Maddalena che piange perché non capiva ancora cosa era successo, Giuseppe d’Arimatea che precedentemente aveva offerto la sua influente competenza, dà ospitalità al cadavere del Signore e da ultimi gli apostoli che corrono vedono, credono ma non capiscono. Nella iconografia vediamo spesso il mistero della sepoltura legato alla discesa negli inferi da parte di Cristo, il quale libera per prima la coppia originaria Adamo ed Eva. La sepoltura con il suo mistero freddo, silenzioso, dove il Verbo della vita parla attraverso la sua funebre loquacità, indica che il rapporto nella coppia viene salvato, diventa mistero, quando i piccoli sforzi di ogni giorno hanno il coraggio di non pretendere nulla ma di essere gratuiti; quando hai il coraggio di accogliere che davanti a te hai una persona fredda e resa tale dal suo dolore, dalle trafitture ricevute al lavoro, dalle percosse del malessere che prova verso se stesso. Relazione è gratuità, il mistero della sepoltura è il coraggio di questa gratuità.

L’amore: Nessuno ha visto la risurrezione, nessuno è stato spettatore di essa, ci sono stati testimoni del risorto lo hanno visto, toccato, mangiato con lui. Così è l’amore tra uomo e donna, nessuno l’ha visto ma ciò che si può vedere sono i gesti, i segni di questo amore che fanno sentire l’altro amato e rendono visibile l’invisibile, concreta l’astrazione. I vangeli ci raccontano di alcuni incontri fatti che recitano la sinfonia di questo amore. Davanti al sepolcro Maria Maddalena pronuncia quelle parole: Hanno portato via il mio Signore. La consistenza dell’amore si rivela in gesti che dicono, e fanno dire: allora io sono veramente suo, sono veramente sua. Nella coppia si è veramente l’uno dell’altra quando lo si è liberamente l’uno dell’altra. Gesù dona la tonalità di questa libertà: pronuncia il nome “Maria”.

La risurrezione esplode nell’amore di coppia quando il sepolcro di un dolore condiviso, consapevole che peggiore della morte è il dolore che la precede, dona la forza di pronunciare il nome dell’altro con quella dolcezza che liberà l’altro perché in esso si libera l’amore di Dio. Chi ama pronunciando il nome dell’altro con l’intenzione di amarlo come Dio lo ama, sta donando a chi ama, non più se stesso, ma l’Amore in persona: Gesù morto e risorto per noi!

fra Andrea Valori

Cliccate qui per entrare nel gruppo whatsapp

Per acquistare il libro Sposi sacerdoti dell’amore cliccate qui

Per acquistare il libro L’ecologia dell’amore cliccate qui

Iscrivetevi al canale Telegram

Iscrivetevi alla nostra pagina facebook

Iscrivetevi alla pagina facebook dell’intercomunione delle famiglie