Il luogo sacro

«Non avvicinarti! Togliti i sandali dai piedi, perché il luogo sul quale tu stai è una terra santa!»

Mi è tornato alla mente questo versetto dell’Esodo (3,5) alcuni giorni fa e ci ho riflettuto sopra per un po’. Mi è venuto spontaneo rapportarlo alla mia vita di coppia e mi sono chiesto: “Quante volte ti sei tolto i sandali? Quante volte hai tenuto presente che tua moglie è “luogo sacro”, cioè tempio di Dio?

Onestamente non molte volte, soprattutto perché per natura siamo egoisti e pretendiamo di essere amati e guardati solo come noi desideriamo, senza fare lo sforzo di togliersi i sandali, di prendersi del tempo, di stare seduti per riflettere su chi abbiamo davanti, tanto che molte coppie arrivano a domandarsi: “ma chi ho sposato?”  Invece, per grazia di Dio, ho scoperto che è bello soffermarsi anche solo ad osservare il/la nostro/a coniuge, prestare attenzione all’amore che mette nei gesti quotidiani, con quali parole e quali movimenti ama i nostri figli. I linguaggi del mondo maschile e di quello femminile, proprio perché sono due mondi differenti, non combaciano ed è quindi necessario fare questo sforzo per imparare la lingua dell’altro. Piano piano ho imparato che il modo di manifestare i sentimenti di Ilaria non è lo stesso del mio, ci è voluto tempo, litigi e discussioni, ma ora iniziamo a capirci (non sempre eh!), ho compreso che il suo è un altro linguaggio e mi dice le cose che vorrei sentire in un altro modo. E’ uno sforzo, è vero, ma ne vale la pena.

Tornando a Mosè e Dio, la lettura continua raccontandoci che Dio stringe un alleanza con Mosè per liberare il popolo di Israele dalla schiavitù dell’Egitto, ecco, da un ascolto attento, da un togliersi i sandali per rispetto alla sacralità del luogo, ne nasce una grande storia, simbolo di ciò che avviene quando due sposi accettano l’alleanza con Dio nel loro matrimonio.

Il tocco di Dio e l’arte dell’ascoltare

Prosegue la riflessione sui cinque sesnsi. In fondo alla pagina troverete il link per leggere le riflessioni già pubblicate.

L’udito

“Colui che ha fatto l’orecchio forse non ode?” (Sal 94,9).

“Nella mia angoscia invocai il Signore, gridai al mio Dio. Egli udì la mia voce dal suo tempio, il mio grido giunse a lui, ai suoi orecchi” (Sal 18,6).

L’orecchio esiste per ascoltare, cioè entrare in una profondità diversa dal semplice sentire. Posso alzare la voce anche ai massimi decibel, ma se non sono ascoltato l’effetto sarà inesistente. Basterebbe pensare alla grandezza della frase «…la fede nasce dall’ascolto…» (Rm 10) per comprendere che da un semplice atto della propria volontà, cioè prestare ascolto, si produce un risultato grandissimo: la fede, quella vera, quella cioè che non mi fa sentire schiacciato da nulla perché, ascoltando, sento e rispondo pienamente.

Quante volte manchiamo nell’ascolto e quanto invece ci lamentiamo di non essere ascoltati. Poi, sovente, ascoltiamo male distorcendo la realtà delle cose.

Ascoltare ed essere ascoltati è un’arte da imparare, da voler attuare perché forse è l’atto più difficile da mettere in pratica. Ascoltare è fare spazio perché se io occupo tutto non lascerò all’altro nessun contenuto per esprimersi. Ascoltare è tacere, soprattutto dentro. Spesso, arriviamo alle urla per farci sentire o per ascoltare meglio.

Il tocco di Dio e l'arte dell'ascolto

Il tatto

Mt 14,36: «E lo pregavano di poter toccare almeno l’orlo del suo mantello. E quanti lo toccavano guarivano»

Il tocco di Dio fa miracoli. “Il Signore stese la mano e mi toccò la bocca; e il Signore mi disse: «Ecco, io ho messo le mie parole nella tua bocca»” (Ger 1,9).

In diversi modi Dio tocca la nostra vita tanto che Daniele testimonia: “Colui che aveva l’aspetto d’uomo mi toccò di nuovo e mi fortificò”. (Dn 10,18).

Il tatto è come un tocco, un gesto di meravigliosa tenerezza. Passa attraverso le nostre mani mediante cui abbiamo possibilità di compiere gesti positivi o negativi. Quante volte diciamo che quella persona “non ha tatto”, cioè non ha toccato la nostra anima in modo tale da farci sentire nobili. Ecco, pensiamo a tutte le volte che il nostro toccare l’altro possa essere avvenuto con gesti non perfettamente consoni al rispetto della sua dignità. Un matrimonio è un esempio lampante del tatto. Quanti spintoni durante una litigata!

Può addirittura uscire fuori qualche schiaffo, per non parlare di qualche altra modalità violenta. Non andando assolutamente ad affrontare un tema tanto delicato, vogliamo solo soffermarci sull’importanza dell’uso del tatto. Il tocco di un medico come strumento di salvezza attraverso le sue mani. La carezza di un coniuge, l’abbraccio, il circondare per custodire, l’impastare per sfamare, il toccare per essere guariti, come coloro che sapevano che anche un solo lembo del mantello di Gesù avrebbe sanato la loro vita. Toccare il sacramento del matrimonio con la benedizione reciproca del marito e della moglie!

Cristina

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Articolo pubblicato per il blog di Annalisa Colzi  http://www.annalisacolzi.it/il-tocco-di-dio/