Una barca nella tempesta. Lettera di Papa Francesco agli sposi.

Eccoci al quarto appuntamento con la lettura e l’analisi della lettere che Papa Francesco ha rivolto alle famiglie poco tempo fa. Per chi volesse leggere o rileggere le precedenti riflessioni lascio di seguito i link.

Proseguiamo ora con la lettura della lettera. C’è un altro passaggio molto importante nel quale il papa evidenzia la forza del sacramento, sacramento in cui è presente Cristo stesso. Per farlo usa un’immagine evangelica molto significativa.

La vocazione al matrimonio è una chiamata a condurre una barca instabile – ma sicura per la realtà del sacramento – in un mare talvolta agitato. Quante volte, come gli apostoli, avreste voglia di dire, o meglio, di gridare: «Maestro, non t’importa che siamo perduti?» (Mc 4,38). Non dimentichiamo che, mediante il Sacramento del matrimonio, Gesù è presente su questa barca. Egli si preoccupa per voi, rimane con voi in ogni momento, nel dondolio della barca agitata dalle acque. In un altro passo del Vangelo, in mezzo alle difficoltà, i discepoli vedono che Gesù si avvicina nel mezzo della tempesta e lo accolgono sulla barca; così anche voi, quando la tempesta infuria, lasciate salire Gesù sulla barca, perché quando «salì sulla barca con loro […] il vento cessò» (Mc 6,51). È importante che insieme teniate lo sguardo fisso su Gesù. Solo così avrete la pace, supererete i conflitti e troverete soluzioni a molti dei vostri problemi. Non perché questi scompariranno, ma perché potrete vederli in un’altra prospettiva.

Solo abbandonandovi nelle mani del Signore potrete affrontare ciò che sembra impossibile. La via è quella di riconoscere la fragilità e l’impotenza che sperimentate davanti a tante situazioni che vi circondano, ma nello stesso tempo di avere la certezza che in questo modo la forza di Cristo si manifesta nella vostra debolezza (cfr 2 Cor 12,9). È stato proprio in mezzo a una tempesta che gli apostoli sono giunti a riconoscere la regalità e la divinità di Gesù e hanno imparato a confidare in Lui.

In questo passaggio il papa evidenzia due aspetti costitutivi di ogni matrimonio in Gesù: la forza e la fragilità. Il connubbio tra forza e fragilità. La forza di Cristo che può salvarci da ogni situazione e la fragilità di noi sposi che spesso non ci sentiamo in grado di portare in salvo la nostra famiglia. Il Papa paragona ogni matrimonio ad una barca che deve affrontare le tempeste della vita. Tempeste che a volte ci fanno davvero temere di non farcela. Tempeste che sembrano essere più forti di ciò che possiamo dare o che possiamo fare. Ci siamo sentiti un po’ tutti, credo, come gli apostoli citati dal Santo Padre. Almeno una volta nella vita penso sia capitato a tutti di sentirsi deboli e inadeguati di fronte a un problema o una situazione difficile. Come fare? Il Papa ci offre alcuni suggerimenti che mi sento di condividere. Luisa ed io possiamo offrire la nostra personale testimonianza per confermare quanto suggerisce Papa Francesco.

Sono convinto che tanti matrimoni falliscono, e ne falliscono davvero tanti, non perché quegli sposi siano stati peggiori di noi. Tanti matrimonio si rompono anche se i due sposi all’inizio ci credevano. Sono convinto che tanti sposi che poi falliscono siano partiti meglio di noi, più attrezzati e pronti di noi.  Ma poi? Non hanno lasciato spazio a Dio. Troppo pieni e sicuri di sé. Troppo illusi che nulla avrebbe potuto scalfire la loro felicità. Spesso quando le cose vanno bene, si monta in superbia. Si crede di essere i soli artefici della propria felicità e del proprio matrimonio. Si lascia sempre meno spazio a Dio, perché non serve. Le scelte di ogni giorno, quelle facili e quelle più importanti, saranno sempre più orfane di Dio, anche se quella coppia magari va a Messa la domenica. Tanti non si sposano per paura del per sempre e molti che si sposano credono di poter ottenere quel per sempre senza l’aiuto di Gesù. Entrambi questi atteggiamenti non sono buoni. Perchè poi arriva la crisi e  tanti crollano, perché non sono capaci di aprirsi alla Grazia, il cuore è troppo pieno di sè, del loro modo di pensare e di agire e Dio non può aiutarli. Noi non abbiamo corso questo rischio. Non perchè non abbiamo avuto crisi. Anzi la prima davvero profonda è avvenuta dopo solo due anni di matrimonio. Ciò che ci ha salvato è che siamo stati sempre consapevoli della nostra povertà. Ci siamo affidati con fede e riconoscenza al nostro Dio. E’ sempre stato un sostegno, una presenza viva, una persona a cui chiedere, con cui arrabbiarsi e da ringraziare. Il nostro cuore non è mai stato pieno di noi, perché conoscevamo la nostra pochezza. Io non ero stato capace di portare in salvo la mia vita quando ero da solo, sempre inadeguato in tante situazioni, figuriamoci se mi sentivo capace di custodire una famiglia. Così da due persone cresciute piene di complessi, di ferite e di paure è nata una famiglia che non si tira indietro, che si è aperta alla vita concependo 5 figli, una famiglia che ha avuto i suoi momenti difficili, di aridità, di incomprensione. Noi però non abbiamo mai fatto affidamento solo sulle nostre forze, eravamo consapevoli che avremmo fallito prima e peggio degli altri. Ci siamo affidati a Dio, abbiamo creduto in Lui, alle sue promesse e la tempesta si è sedata. Ci siamo ritrovati più forti di prima.

Dio vuole rivelarsi ad ognuno di noi. Rivelarsi cioè riversarsi, farsi conoscere. Nella Bibbia la conoscenza implica un entrare nell’altro, divenirne parte. Dio vuole fare questo con noi, sta a noi riconoscerci poveri, per far posto a Lui e alla sua Grazia.

Antonio e Luisa

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