Cosa mi manca per essere santo? E’ una domanda che tutti dovremmo farci.

Oggi vi scrivo qualcosa di personale, ma credo che possa essere utile anche ad altri. Credo sia un problema molto comune. Il mio padre spirituale mi ha assegnato un compito. Purtroppo non sono stato molto costante nell’eseguirlo, ma ha portato ugualmente i suoi frutti. Mi ha consigliato di mettermi in ascolto di Gesù davanti al Santissimo. Un quarto d’ora tutti i giorni. Sembra un compito abbastanza semplice. Un quarto d’ora passa in fretta. Invece ha colto nel segno. Faccio fatica ad entrare in relazione con Lui. La testa mi si affolla di tante altre cose. Perchè me lo ha chiesto? Perchè nonostante tutto quello che scrivo e che cerco di vivere non sono nella pace. C’è ancora qualcosa che mi impedisce di fare quel salto di qualità che distingue la persona che ha davvero fede in Gesù da chi è ancora non riesce. Eppure ho capito tante cose, ho una moglie che mi ama incondizionatamente. Ho incontrato persone sante che mi hanno indirizzato verso il bene. Ho sperimentato la potenza di Dio nella mia vita attraverso i sacramenti e il matrimonio in particolare. Eppure cosa mi manca? Perchè non riesco ad andare oltre? Perchè non riesco ad essere tutto di Gesù? Padre Andrea mi ha chiesto di riflettere proprio su questo. Davanti a Gesù, mettendomi a nudo, senza cercare scuse, ho trovato anche la risposta. La risposta è in un episodio evangelico.

Tu conosci i comandamenti: Non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non dire falsa testimonianza, non frodare, onora il padre e la madre».
Egli allora gli disse: «Maestro, tutte queste cose le ho osservate fin dalla mia giovinezza».
Allora Gesù, fissatolo, lo amò e gli disse: «Una cosa sola ti manca: và, vendi quello che hai e dallo ai poveri e avrai un tesoro in cielo; poi vieni e seguimi».
Ma egli, rattristatosi per quelle parole, se ne andò afflitto, poiché aveva molti beni.
Gesù, volgendo lo sguardo attorno, disse ai suoi discepoli: «Quanto difficilmente coloro che hanno ricchezze entreranno nel regno di Dio!».

La risposta è esattamente questa. Io non sono capace di lasciare tutto per Gesù. Non voglio perdere ciò che ho. Chiara Corbella diceva che tutto è Grazia. Diceva che il contrario di amore non è odio, ma il possesso. Ecco io non riesco a mollare il possesso di quello che ho. La mia famiglia, la mia sposa, la mia casa e tutto il resto. Tutte ricchezze importanti e da custodire. Non devono però nascondere una povertà di fondo. Una povertà profonda. La ricchezza più grande e l’unica davvero fondamentale è l’amore di Dio. Amore che diventa autentico e pacificante quando è nutrito in una relazione con il Signore. Non si può amare Dio se non lo frequentiamo, se non lo conosciamo e se non riusciamo ad instaurare una vera relazione d’amore con Lui. Il mondo ha perso questa capacità. Almeno il mondo occidentale. Io non sono ancora riuscito ad averla fino in fondo. La differenza tra me è una santa dei giorni nostri come Chiara Corbella è in questo. Una differenza, che sembra piccola, ma che mi pone ad anni luce dalla sua santità. Non basta una vita buona. Non basta. Non basta al giovane ricco del Vangelo come non basta a me. Ringrazio padre Andrea per avermi costretto a mettermi davanti alla mia miseria. Adesso so il lavoro che devo fare. Adesso so che devo perfezionare, curare, nutrire la mia relazione con Gesù. Adesso ho capito che devo lasciare sempre più non solo il peccato, ma anche la mia debolezza che mi spinge a fare delle cose belle che Dio mi ha donato il senso di tutto. E’ un’illusione. Tutto quello che è di questo mondo è destinato a finire e a non lasciare che polvere. Tutto è destinato a finire se non inserito in amore più grande, in un amore eterno e senza fine. L’amore di Dio. Per il nuovo anno mi aspetta un duro, ma mi auguro proficuo lavoro.

Ultimo consiglio che mi sento di darvi: cercatevi un padre spirituale se non lo avete. Questo mondo è duro. Da soli non è facile discernere e crescere nella fede, nell’amore, nella speranza  e nelle nostre potenzialità di uomini.

Antonio e Luisa

 

Cosa mi porto di quest’anno?

Ogni volta che si fa prossima la fine dell’anno viene quasi naturale riflettere su quello che è stato. Su quello che sono stato io. E’ stato un anno buttato oppure mi è servito per maturare un po’ di più, per imparare un po’ di più ad essere uomo? Per imparare un po’ di più ad amare e ad accogliere l’amore della mia sposa? Come sono stato con i miei figli? Sono stato capace di essere una guida e un padre decente? Sono stato soprattutto capace di trasmettere loro uno sguardo che va oltre l’immanente? Uno sguardo che apre all’amore eterno, incondizionato e misericordioso di Dio? Questa è la dote che mi porterò nel nuovo anno. Solo l’amore. L’amore naturale come padre e come sposo e l’amore divino a cui rivolgere lo sguardo. Null’altro è importante. Ecco perchè ciò che mi porterò nel nuovo anno non saranno i successi lavorativi, il libro pubblicato, le ospitate in televisione e i soldi che ho nel conto corrente (che sono peraltro molto pochi). Tutti ricordi molto belli, ma che non fanno ricchezza umana e spirituale. Ciò che mi porterò sono le carezze di mia moglie. Mi porterò i suoi perdoni per me e i miei perdoni per lei. Mi porterò i litigi con i nostri figli che mi hanno permesso di comprenderli meglio e di rettificare il mio atteggiamento sbagliato con loro. Mi porterò i momenti difficili affrontati insieme che ci hanno reso più forti. Mi porterò i suoi pianti e i suoi sorrisi. Mi porterò le sue parole e suoi silenzi. Mi porterò i momenti speciali, ma forse ancor di più quelli che non hanno avuto niente di speciale se non la sua presenza. Mi porterò gli incontri bellissimi che mi sono stati donati da Dio attraverso questo blog, credo come centuplo in ricompensa della fatica che mi costa curarlo. Penso a Claudia e Roberto. Due persone che non abbiamo visto che per poche ore, ma che ci sono già dentro il cuore. Cristina che ci ha trasmesso tanta forza, convinzione e fede. Donna eccezionale. Penso a Marco che nella sua semplicità ed umiltà ci ha accolto come fratelli. Penso alle tante persone che hanno condiviso le loro gioie e i loro dolori con noi. Penso alle persone incontrate durante i nostri corsi. Mi porterò la loro gioia e le loro lacrime alla fine del corso. Mi porterò le loro testimonianze che mi hanno commosso. Mi porterò tutto questo con la convinzione che non sia stato un anno buttato, ma un anno speso bene. Un anno che mi ha permesso di scoprire un pochino di più l’uomo che sono e che mi ha avvicinato così alla verità e al mio Dio. Nonostante tutte le mie cadute e i miei peccati. Quelli però non me li porto dietro. Quelli li ho lasciati al confessore, li ho lasciati a Gesù che ha già pagato per me.

Antonio e Luisa.