La Grazia più grande è che lo abbia compreso mio padre.

Il giorno del matrimonio è un giorno da tutti desiderato, atteso, preparato nei minimi dettagli…Anche per me ed Alessandro è stato così. Avevamo tanto desiderato sposarci al Santuario dell’Amore Misericordioso di Collevalenza, e grazie all’aiuto di una delle mie due testimoni e della sua mamma, siamo riusciti ad organizzarlo e a sposarci il 31 agosto.
E’ stata una giornata perfetta. Sembrava sarebbe stata una giornata piovosa. Mentre mi preparavo la truccatrice si era sorpresa del fatto che io non fossi agitata, ma a me non importava del vento che soffiava forte e del temporale che sembrava dovesse scatenarsi da un secondo all’altro. Quando stavo per fare il mio ingresso nella cappella del Crocifisso, il vento era cessato, e nessun temporale si è scatenato.
Abbiamo ricevuto tanti complimenti, non solo per la scelta della chiesa o della location, ma anche per la celebrazione, che è stata molto sentita e partecipata. Una cosa che ha colpito molto gli invitati è stata l’omelia di don Silvio. Noi avevamo scelto come brano del Vangelo la parabola del Padre Misericordioso, e don Silvio ha centrato l’omelia sulla figura del vitello grasso (leggete qui articolo precedente). Don Silvio ci ha fatto i complimenti per la celebrazione, perchè non si è limitata ad una semplice, seppur bella, cerimonia, sterile e priva di contenuti. Anche Don Giuseppe si è complimentato per il fatto che quel giorno fossimo riusciti a ritagliarci insieme a lui e a Don Silvio uno spazio per la preghiera.
Chi è rimasto stupito più di tutti però è stato mio padre. Già qualche sera prima del matrimonio, quando la mia testimone Lucia ci ha invitati a casa sua per farci vedere alcuni “fai da te” che lei e sua madre avevano preparato per il matrimonio, e per consegnarci i loro regali, lui si era stupito di tutto quello che avevano fatto, della loro accoglienza, e del grande affetto che avessero per noi. Era rimasto stupito anche del fatto che Maria Luisa non smetteva di complimentarsi di come avessimo organizzato tutto. Il giorno del matrimonio mio padre era felice, perchè tutto era andato bene, e soprattutto (cosa alla quale lui teneva molto) avevamo mangiato bene. Nei giorni successivi avevamo ricevuto tanti messaggi di auguri e di complimenti.
Il 4 settembre io e Alessandro siamo partiti per il nostro viaggio di nozze in giro per l’Europa: Parigi, Praga e Vienna. E’ stato un bel viaggio, ci siamo divertiti e abbiamo visto tanti luoghi. Siamo rientrati il 20, giorno in cui tutto è cominciato, per terminare appena 48 ore dopo…
Mio padre aveva la febbre da mercoledì, ma non molto alta, per cui si pensava ad una banale influenza, Venerdì però le sue condizioni sono peggiorate, tanto da rendere necessaria la corsa al pronto soccorso, dove si sono resi conto della grave infezione che aveva.
Il giorno dopo mio fratello mi ha chiamata, per dirmi di partire subito per Palermo, perchè la situazione era critica. Domenica siamo andati a trovarlo, ed io e Alessandro abbiamo pregato, affidandolo a Madre Speranza. Avrei voluto versargli sulla testa un po’ di acqua di Collevalenza, ma mio fratello mi ha chiesto di non farlo, per non rischiare di causare ulteriori infezioni. Ho potuto farlo solo quando è stata allestita la camera ardente, e anzi mio fratello mi ha detto di mettere una boccetta di acqua nella bara “così la Madre lo protegge…”
Subito dopo che tutti i parenti, arrivati da Milano e da Roma, lo hanno salutato, mio padre è volato in cielo.
Martedì 24 si sono svolti i suoi funerali, nella parrocchia che i miei genitori frequentano. La chiesa era gremita di parenti, ex colleghi di lavoro, amici e parrocchiani.
Il vangelo proclamato parlava della misericordia, perciò io e Alessandro ci siamo guardati, perché abbiamo visto che il cerchio si è chiuso. Il parroco dopo aver parlato di mio padre, del suo rapporto con gli altri parrocchiani, del fatto che quando partecipava ai viaggi parrocchiali era quello che trascinava il gruppo, insieme ad altri, ha parlato della vita di famiglia, dicendo che l’ultimo atto della vita di mio padre è stato il mio matrimonio.
Anche don Giuseppe mi ha confermato che mio padre era felice quel giorno, nonostante il suo iniziale scetticismo. E mia madre mi ripete che mio padre diceva che eravamo stati bravi, anche se lui non me lo ha mai detto perché non esternava i propri sentimenti.
Qualche giorno dopo il matrimonio, una mia carissima amica mi scrisse che il matrimonio era stato fonte di tante grazie, perché in molti hanno capito il messaggio di Madre Speranza, il cui motto era “tutto per Amore”, e dell’Amore Misericordioso. Ma la grazia più grande è stata che lo abbia compreso mio padre.

Federica Gagliardo

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Cosa mi porto di quest’anno?

Ogni volta che si fa prossima la fine dell’anno viene quasi naturale riflettere su quello che è stato. Su quello che sono stato io. E’ stato un anno buttato oppure mi è servito per maturare un po’ di più, per imparare un po’ di più ad essere uomo? Per imparare un po’ di più ad amare e ad accogliere l’amore della mia sposa? Come sono stato con i miei figli? Sono stato capace di essere una guida e un padre decente? Sono stato soprattutto capace di trasmettere loro uno sguardo che va oltre l’immanente? Uno sguardo che apre all’amore eterno, incondizionato e misericordioso di Dio? Questa è la dote che mi porterò nel nuovo anno. Solo l’amore. L’amore naturale come padre e come sposo e l’amore divino a cui rivolgere lo sguardo. Null’altro è importante. Ecco perchè ciò che mi porterò nel nuovo anno non saranno i successi lavorativi, il libro pubblicato, le ospitate in televisione e i soldi che ho nel conto corrente (che sono peraltro molto pochi). Tutti ricordi molto belli, ma che non fanno ricchezza umana e spirituale. Ciò che mi porterò sono le carezze di mia moglie. Mi porterò i suoi perdoni per me e i miei perdoni per lei. Mi porterò i litigi con i nostri figli che mi hanno permesso di comprenderli meglio e di rettificare il mio atteggiamento sbagliato con loro. Mi porterò i momenti difficili affrontati insieme che ci hanno reso più forti. Mi porterò i suoi pianti e i suoi sorrisi. Mi porterò le sue parole e suoi silenzi. Mi porterò i momenti speciali, ma forse ancor di più quelli che non hanno avuto niente di speciale se non la sua presenza. Mi porterò gli incontri bellissimi che mi sono stati donati da Dio attraverso questo blog, credo come centuplo in ricompensa della fatica che mi costa curarlo. Penso a Claudia e Roberto. Due persone che non abbiamo visto che per poche ore, ma che ci sono già dentro il cuore. Cristina che ci ha trasmesso tanta forza, convinzione e fede. Donna eccezionale. Penso a Marco che nella sua semplicità ed umiltà ci ha accolto come fratelli. Penso alle tante persone che hanno condiviso le loro gioie e i loro dolori con noi. Penso alle persone incontrate durante i nostri corsi. Mi porterò la loro gioia e le loro lacrime alla fine del corso. Mi porterò le loro testimonianze che mi hanno commosso. Mi porterò tutto questo con la convinzione che non sia stato un anno buttato, ma un anno speso bene. Un anno che mi ha permesso di scoprire un pochino di più l’uomo che sono e che mi ha avvicinato così alla verità e al mio Dio. Nonostante tutte le mie cadute e i miei peccati. Quelli però non me li porto dietro. Quelli li ho lasciati al confessore, li ho lasciati a Gesù che ha già pagato per me.

Antonio e Luisa.

Educarla all’amore

Oggi festa del papà voglio scrivere due parole sul rapporto tra padre e figlia. Io ho la grazia di aver quattro figli per casa. Solo una di questi è femmina. Maria, la mia terza. Oggi ha 11 anni. In questo articolo parlo del mio rapporto con lei e di quello che ho compreso essere importante. Ho una grande responsabilità come genitore maschio nei suoi confronti. Io sono per lei il primo e più importante confronto con il mondo maschile. C’è un rapporto molto stretto tra di noi. Cerca coccole, conferme, tenerezza. Cerca sicurezza e regole. Io che sono il primo ad avere mille dubbi, mille fragilità e mille insicurezze, visto con i suoi occhi sono un super uomo. Sono quello che fa le cose giuste e che protegge la famiglia. Ne è così convinta che quando sbaglio e per nervosismo o rabbia la tratto male, leggo la delusione, e quasi la paura di perdere certezze, nel suo sguardo. Non capita spesso, ma è successo. Per questo è importante ammettere gli errori, anche con i figli. E’ giusto rilevare i comportamenti sbagliati. L’educazione è anche correzione. Non è giusto invece che la nostra incapacità, la nostra frustrazione e la nostra povertà ricada sui figli. Chiedere scusa è il più importante e forse l’unico modo che può colmare la distanza e rassicurare che nulla è cambiato. E’ importante che mia figlia comprenda alcune importanti lezioni e che le assimili. Non sono concetti che posso insegnarle con discorsi o filippiche. Sono verità che può assimilare quasi per osmosi dal mio comportamento.

E’ importante capisca che io sono suo padre, ma che c’è un altro Padre che la ama molto più di quello che riuscirò mai a fare io. E’ importante che capisca che lei è preziosa e merita rispetto. Lei ha una dignità che nessun uomo ha il diritto di calpestare.

In me comprende il Padre

Dio è Padre. Come si può spiegare questo a dei bambini? Non si può. Si può solo mostrare cosa significhi e come si concretizza l’amore paterno di Dio. Per il figlio, in questo caso maschio o femmina non fa differenza, l’idea di Dio è molto influenzata dal rapporto che instaura con il papà. Un padre violento o che non è capace di incoraggiare il figlio porterà il figlio a pensare a Dio con paura e non con fiducia. Un padre incapace di amare il figlio sempre, ma che condiziona l’amore al comportamento o ai risultati del bambino, facilmente porterà il piccolo a farsi un’idea di Dio come qualcuno sempre pronto a giudicare e a condannare. Queste sono convinzioni che si radicano nella profondità delle persone, e che poi, anche da adulti, è molto difficile modificare. Mi rendo conto di questa grande responsabilità che mi è stata affidata da Dio stesso. Nel matrimonio sono consacrato ad essere educatore dei figli, consacrato a riconsegnarli a Lui. E’ un vero è proprio ministero. Per questo è importante chiedere scusa quando si sbaglia. Chiedere scusa a loro e a Gesù. Perchè capiscano che il Padre che tutto può e che non sbaglierà mai è solo Dio.

Da me comprende la sua preziosità

Questo secondo punto non è meno importante del primo. Di questi tempi, forse, è anche più urgente e necessario. Lei deve comprendere da me come una donna deve essere considerata, curata e rispettata da parte di un uomo. E’ importante certamente come io mi rapporto con lei. E’ importante quanto io riesco a darle tenerezza, la giusta parola, mi accosti a lei con la sensibilità dovuta e tutte queste belle e giuste cose. Ma c’è qualcosa di altrettanto importante che lei osserva e di cui si nutre. Lei guarda come io tratto sua madre, la mia sposa. Lei osserva tutte le volte che ci abbracciamo, tutte le volte che ci baciamo, tutte le volte che le faccio un complimento, che la ascolto, che la vedo stanca e cerco di fare di più per sollevarla da qualche impegno. Lei guardando me e Luisa si sta costruendo una sua idea precisa di come dovrà essere la persona da amare. Si sta facendo un’idea di cosa significa amare e essere amati. Si sta costruendo una consapevolezza di quanto sia preziosa in quanto donna. Spero e prego affinché l’amore che cerco di mostrarle ogni giorno,  e l’amore manifestato  tra me e Luisa di cui lei è spettatrice, possa aiutarla a non svendersi a uomini che non hanno nessuna intenzione di amarla, ma solo di usarla. Spero che possa comprendere che nessuno merita il suo dono totale  se non chi mostra di volersi donare a sua volta totalmente a lei nel matrimonio.

Antonio e Luisa

Benedetto deserto

Subito dopo lo Spirito lo sospinse nel deserto
e vi rimase quaranta giorni, tentato da satana; stava con le fiere e gli angeli lo servivano.
Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù si recò nella Galilea predicando il vangelo di Dio e diceva:
«Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete al vangelo».

Oggi non voglio soffermarmi su tutto il Vangelo. Solo su una parola. Il deserto. Il deserto è importante nel cammino spirituale delle persone. Almeno per la maggior parte di esse. Sicuramente per me lo è stato. Il deserto non è un luogo geografico. Il deserto è, prima di tutto, un’esperienza del cuore umano.  Il deserto è presente costantemente nella Parola. E’ presenta nell’Antico Testamento. In tantissimi passaggi.  Il deserto è pure luogo di connessione tra l’Antico e il Nuovo Testamento, tra l’ultimo dei profeti, Giovanni il Battista, e Gesù, colui che inaugura il nuovo regno.  Il deserto è luogo di purificazione, non solo di aridità e di sofferenza. La quaresima ci ricorda che il deserto può essere un’occasione di rinascita e di ricerca di senso. Il deserto è luogo dove fare finalmente i conti con se stessi. Il deserto è sentirsi bisognosi, ma senza avere nulla da dare in cambio. Il deserto è desiderio di senso, ma senza avere idea del perchè sei vivo. Il deserto è desiderio di essere amato con la consapevolezza di non meritare amore.

Una ricerca di senso, una ricerca di amore, ma dell’amore pieno ed autentico, non di surrogati che ne sono solo una pallida immagine. L’amore quello che nutre, che disseta, che una volta sperimentato non puoi farne a meno,  perchè non c’è nulla che sia altrettanto bello e grande, non c’è nulla di altrettanto autenticamente umano e divino.  Sono dovuto passare dal deserto, dall’aridità dell’anima e del cuore. Ho dovuto fare esperienza della fame e della sete e della mia incapacità di sfamarmi e dissetarmi da solo. Ho tradito la legge di Dio, di conseguenza ho tradito le persone e me stesso, l’ho fatto nel mio cuore e questo mi ha allontanato, mi ha fatto smarrire nel deserto fino quasi a perdere ogni speranza di poterne uscire. Per comprenderlo ho dovuto abbandonare le mie convinzioni, il mio comodo nulla, la mia vita fatta di certezze di carta. Ho abbandonato il mio Egitto che era vita sicura, ma vita di schiavitù con le catene che stringevano le caviglie. Le schiavitù dell’egoismo e della falsa morale, dove amore era una parola vuota, che nascondeva  una falsità e una meschinità nelle sue pieghe e che non voleva abbracciare la croce, mai. Ho lasciato tutto per non disperarmi, mi sono incamminato nel deserto e ho incontrato serpenti e scorpioni. Ho incontrato il veleno della sofferenza e i morsi del peccato, ma non mi sono arreso. Mi sono umiliato, ho riconosciuto la mia debolezza e la mia inadeguatezza. Ho riconosciuto di aver bisogno del Padre ed è in quel momento che mi sono finalmente aperto all’amore, alla misericordia, alla tenerezza e alla fedeltà di Dio, che non ha mai smesso di accompagnarmi, discretamente, ma facendo sempre il tifo per me, e sostenendomi se appena gliene davo la possibilità di farlo. Questo mi ha permesso di uscire dal deserto e trovare la fonte dell’acqua e il nutrimento per il mio corpo e il mio Spirito, mi ha permesso di riamare e accogliere l’amore di un’altra creatura imperfetta e fragile come me. Solo quando ho affrontato il deserto e ne sono uscito diverso e finalmente consapevole dell’amore sperimentando il perdono amorevole di un Padre tenero, solo dopo tutto questo, sono stato pronto e capace di amare la mia sposa. Benedetto deserto.

Antonio e Luisa

Sposi profezia della vita intima di Dio. (La profezia del matrimonio 7 puntata)

Cerchiamo ora di approfondire gli aspetti concreti della profezia che ci costituisce e che è nostra missione e impegno quotidiano.

La verità della profezia del matrimonio è costituita da cinque aspetti principali.

Profezia della vita intima di Dio

Il primo aspetto della nostra missione è l’essere profezia della vita intima di Dio. Dio chi è? Sappiamo che Dio è amore. E’ un Dio solitario? No, è un Dio trinitario. Sono tre persone che formano una comunità. Una comunità divina, ma costituita da tre persone distinte. Non si confonde il Padre con il Figlio. Padre, Figlio e Spirito Santo non si annullano tra di loro. Sant’Agostino spiegava questa realtà comunitaria dicendo che il Padre è l’amante, il Figlio l’amato e lo Spirito Santo l’amore, che tiene unito il Padre con il Figlio. La Trinità è una realtà troppo grande, avvicinabile solo con grande approssimazione per noi, ma una cosa è certa: è una comunità di amore e di vita. Ecco l’analogia con la famiglia cristiana. Quando si dice che gli sposi sono icona della Trinità, si intende proprio questa analogia. Vedendo una famiglia si vede (si dovrebbe) Dio, o meglio, un riflesso di Dio, come una scintilla può essere immagine del Sole. Quindi noi sposi raccontiamo nel modo che abbiamo di amarci, di servirci e di prenderci cura l’uno dell’altra la vita intima di Dio. Noi siamo sacramento vivente proprio per mostrare questa intima comunione trinitaria nella nostra vita di sposi. Lo Spirito Santo è l’amore che unisce il Padre al Figlio. Questo rende ancora più evidente quanto sia importante per noi sposi mantenere l’amicizia con lo Spirito Santo. E’ lui che permette una comunione autentica tra di noi. Così come è il vincolo dell’amore di Dio nella Trinità stessa.

Papa Francesco al riguardo scrive in Amoris Laetitia:

Il matrimonio è un segno prezioso, perché «quando un uomo e una donna celebrano il sacramento del Matrimonio, Dio, per così dire, si “rispecchia” in essi, imprime in loro i propri lineamenti e il carattere indelebile del suo amore. Il matrimonio è l’icona dell’amore di Dio per noi. Anche Dio, infatti, è comunione: le tre Persone del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo vivono da sempre e per sempre in unità perfetta. Ed è proprio questo il mistero del Matrimonio: Dio fa dei due sposi una sola esistenza».[119] Questo comporta conseguenze molto concrete e quotidiane, perché gli sposi, «in forza del Sacramento, vengono investiti di una vera e propria missione, perché possano rendere visibile, a partire dalle cose semplici, ordinarie, l’amore con cui Cristo ama la sua Chiesa, continuando a donare la vita per lei».

Il Papa ci ricorda che questa manifestazione dell’amore di Dio è reso visibile dagli sposi nelle piccole cose di ogni giorno, in una vita ordinaria. Così attraverso una carezza, un bacio, una parola di conforto mostriamo l’amore di Dio che si fa tenero. Ordinare la casa, alzarsi a prendere una bottiglia d’acqua in cucina durante la cena, alzarsi dal letto quando il bimbo piange sono gesti di servizio che se fatti per sgravare l’altro diventano l’amore che si fa dono e cura. Non rispondere a una provocazione e al contrario comprendere che i modi sgarbati del marito o della moglie nascondono un malessere e rendersi ancora più amorevoli è l’amore che si fa misericordia e accoglienza. In una vita ordinaria possiamo rivelare la grandezza dell’amore di Dio e vivere il nostro rapporto secondo le modalità e le dinamiche della Trinità, trasformando la nostra vita in una epifania di Dio.

Antonio e Luisa

1 puntata Chi è il profeta 2 puntata Gli sposi rivelano che Dio è amore 3 puntata L’amore di Dio: per primo, per sempre e per tutti 4 puntata Missionari dell’amore 5 puntata Lo Spirito: comandamento ed impulso. 6 puntata Un aquilone che vola alto nel cielo

Padre d’infinito amore tu solo conosci

 

Padre

Padre d’infinito amore

Tu solo conosci questo cuore

Padre che sei buono

Insegnami Tu il perdono

Che io possa tuffarmi nel tuo infinito abbraccio

Che Tu possa slegare l’insidioso laccio

Che io possa fidarmi della tua solidità

Che Tu possa cambiare la mia infedeltà

Che io possa buttare la mia rete a destra

Che tu possa sanare la fame che mi resta

Padre d’immenso amore

Padre della mia vita

Padre che hai riscattato

In un battito di ciglia

Questa tua amata Prediletta Prodigiosa Figlia

Cristina

Articolo pubblicato anche sul blog di Annalisa Colzi http://www.annalisacolzi.it