Il Papa vuole curare l’idropisia del cuore.

Un sabato Gesù si recò a casa di uno dei capi dei farisei per pranzare ed essi stavano a osservarlo. Ed ecco, davanti a lui vi era un uomo malato di idropisìa. Rivolgendosi ai dottori della Legge e ai farisei, Gesù disse: «È lecito o no guarire di sabato?». Ma essi tacquero. Egli lo prese per mano, lo guarì e lo congedò. Poi disse loro: «Chi di voi, se un figlio o un bue gli cade nel pozzo, non lo tirerà fuori subito in giorno di sabato?». E non potevano rispondere nulla a queste parole.

Questo Vangelo è una provocazione troppo bella per non accoglierla. Ho subito pensato a Papa Francesco. Papa Francesco tanto attaccato e poco compreso da tante persone. Ammetto che ho fatto fatica anche io. Non comprendevo dove volesse arrivare. Poi mi sono informato, ho ascoltato diverse opinioni, alcune a  favore altre contrarie. Ho combattuto contro me stesso. Le mie convinzioni e pregiudizi. Ho raggiunto una nuova consapevolezza. La dottrina e il magistero non sono cambiati. Certo ci sono tante spinte, soprattutto interne alla curia romana, che premono e pressano. Il Papa non cede. La dottrina e il magistero non sono cambiati. Amoris Laetitia, perchè è sul matrimonio che mi sono concentrato, è un documento meraviglioso. Approfondisce e prosegue la via di Giovanni Paolo II e del Concilio Vaticano II. Il matrimonio non ne esce ridimensionato. Tutt’altro. Vi assicuro che ho letto il libro del card. Kasper sul matrimonio.  Il Papa non ha preso quasi nulla di quel libro (fortunatamente) che effettivamente riduceva di molto il significato sacramentale delle nozze cristiane. Kasper, indicato come il vero vincitore del Sinodo. Non è vero. Porto solo un esempio della grandezza di Amoris Laetitia. Papa Francesco finora è il primo e unico pontefice che ha scritto nero su bianco, su un documento ufficiale, una verità fino ad ora solo ipotizzata. Un documento che è la sintesi di due sinodi. Ha scritto che il rapporto fisico degli sposi è parte integrante del sacramento. Dopo sessant’anni dal Concilio ci siamo arrivati. Neanche san Giovanni Paolo II l’aveva detto così chiaramente. L’aveva fatto intendere, ma non detto o scritto. Il rapporto fisico non è solo qualcosa di necessario per rendere valido ed efficace il matrimonio, ma è parte di un sacramento. Vi rendete conte della dignità e importanza riconosciuta a questo gesto, spesso tollerato e sottovalutato?

Tornando al Vangelo ho voluto fare una verifica. Che malattia sia l’idropisia. Ecco cosa ho trovato:

L’idropisia consiste nell’accumulo di liquidi nei tessuti interni. Non è una vera e propria malattia, ma un sintomo che accompagna altri problemi di salute, come le malattie dell’apparato circolatorio e dell’apparato digerente o difficoltà nel funzionamento dei reni.

Le parole nel Vangelo non sono mai scritte a caso. C’è solo il necessario, niente di superfluo. Riportare il nome della malattia curata da Gesù è quindi importante. E’ troppo significativo. L’acqua segno dell’amore, della vita e della Grazia che resta all’interno e non riesce ad uscire, a liberarsi, a scaturire dalla persona. Il desiderio di amore che resta inespresso per incapacità di aprirci all’altro/a, ma solo di usarlo. Questo provoca problemi soprattutto ad alcuni organi tra cui i reni. Reni che filtrano il sangue e lo purificano. Gesù guarisce dall’incapacità di amare. Gesù guarisce da chi non riesce a purificare le proprie relazioni, il proprio sguardo, la propria propensione che lo porta all’incontro, al dono e all’accoglienza dell’altro. Lo fa di sabato. Andando apparentemente contro la dottrina, la legge.

Papa Francesco opera così. Va da quelle coppie e quelle persone che soffrono di idropisia. Che non sono capaci di amare e di donarsi. Che hanno matrimoni feriti, sofferenza alle spalle. Gente incapace di amare e per questo infelice e alla ricerca della pienezza. Persone che si stanno uccidendo nello spirito. Le periferie esistenziali. Le povertà del nostro opulento mondo occidentale. E si abbassa. Sembra dimenticare la legge. Non è così. Il Papa conosce la legge e la ama. Comprende però che quello non è il momento di proporla, perchè bisogna rispettare la persona che non è in grado di accoglierla in quel momento. Bisogna prima guarire il cuore. Allora l’accompagna con l’obiettivo di prepararla, educarla amorevolmente ad accogliere il progetto di Dio su di lei. Accogliere la Verità e la vita piena. Il Papa ha ragione. C’è un unico grande pericolo. Servono sacerdoti santi. Sacerdoti che mettano in pratica questa modalità suggerita dal Papa e che non diventino semplici dispensatori di sacramenti a chiunque li chieda.

Proprio in questi giorni sono arrivate le parole del Card. Muller che mi confermano nella mia nuova consapevolezza.

Una analisi accurata mostra che il Papa in Amoris laetitia non ha proposto nessuna dottrina da credere in modo vincolante che stia in contraddizione aperta o implicita alla chiara dottrina della Sacra Scrittura e ai dogmi definiti dalla Chiesa sui sacramenti del matrimonio, della penitenza e della eucarestia.Viene confermata, al contrario, la dottrina della fede sulla indissolubilità interna ed esterna del matrimonio sacramentale rispetto a tutte le altre forme che lo «contraddicono radicalmente» (AL 292) e tale dottrina viene messa a fondamento delle questioni che riguardano l’atteggiamento pastorale da tenere con persone in relazioni simili a quella matrimoniale. Cliccate qui per leggere tutto l’articolo

Il Papa ha bisogno del sostegno della Chiesa, di tutti noi.

Antonio e Luisa

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Lo Spirito: comandamento ed impulso.

Dopo quanto scritto nelle precedenti puntate, ora possiamo sintetizzare e dare una risposta certa alle nostre domande esistenziali. Cosa ne faccio della mia vita? Perché tutta questa fatica? Che peso questa sofferenza. Come faccio a superare questa disgrazia? La risposta è solo una: vivi l’amore e diventa ciò che sei. Perfeziona sempre di più l’intima unione di vita e di amore con il tuo sposo o la tua sposa. Ogni famiglia, se la andiamo ad osservare nel vissuto particolare, è diversa ed è unica come le persone che la compongono. E’ diversa per componenti, per condizione sociale ed economica, per salute, per dinamiche interne e rapporti relazionali. Indipendentemente da tutte queste differenze, che caratterizzano e rendono uniche ogni famiglia, tutte hanno un denominatore comune: questa chiamata, questa missione che chiede di vivere l’amore in ogni specifica storia familiare. Questo significa che devo guardare alle altre famiglie, ammirarle, e gustare il loro amore, ma non devo cadere nel tranello di credere che per essere felice e realizzato nella mia relazione, nella mia missione, devo fare le loro stesse cose e vivere nello stesso loro modo. Noi sposi dobbiamo trovare la nostra santificazione, la realizzazione della nostra missione, partendo da ciò che siamo e da ciò che caratterizza la nostra famiglia. Magari non possiamo mostrare una famiglia perfetta. Viviamo sofferenze e dolore, ma attraverso quella situazione Dio può comunicare al mondo un aspetto del suo amore. Diventiamo profeti autentici e unici di una realtà che  possiamo mostrare e profetare solo noi. Ci sarà la famiglia che accoglie il figlio disabile nella gioia e nella gratitudine, la famiglia che si prende cura delle persone anziane e malate, la famiglia che vive il lutto, la famiglia che vive l’abbandono, quella che ha tanti figli e quella che non riesce ad averne. Tutte queste famiglie possono esprimere una caratteristica dell’amore divino. Sposi che portano una profezia diversa, ma espressione dello stesso amore che è immagine di quello di Dio. Tante piccole luci che unite in un’unica fiamma mostrano il volto di Dio. C’è la famiglia che nella difficoltà tira avanti, che non smette di crederci, che supera difficoltà importanti non perdendo mai l’unità, e che magari si sente terribilmente imperfetta rispetto ad altre che vede e che ammira. Quella famiglia può essere strumento di Dio per altre coppie che vivono situazioni similari. Quella famiglia può essere la profezia di un amore perseverante nelle difficoltà. Termino con un esempio che può chiarire questo concetto. L’amore di Dio è infinito, ma per praticità limitiamolo a qualcosa di contenibile seppur grandissimo. L’amore di Dio è come una riserva d’acqua contenuta all’interno del Monte Bianco. Come se il Monte Bianco fosse vuoto al suo interno e riempito di acqua. Ne può contenere una quantità grandissima. Il monte non è però un vulcano e non ha modo di far traboccare questa acqua. Ha bisogno di sorgenti. Noi famiglie cristiane (in primis) abbiamo questo compito, questa missione, far sgorgare l’amore di Dio che resterebbe altrimenti inutile e rinchiuso in un luogo inaccessibile. Credendoci e vivendo il nostro amore diveniamo sorgente che libera un rivolo d’acqua che può raggiungere persone e luoghi a noi sconosciuti. L’amore non ci appartiene, può solo essere donato e accolto.

Dobbiamo vivere l’amore che si riverserà sui figli, sui parenti, sugli amici, sulla comunità parrocchiale, nel luogo di lavoro. Questa è la nostra missione e impegno prioritario per la nostra vita. Invisibilmente, ma in modo percettibile e concreto il nostro amore potrà raggiungere tanti luoghi aridi e dissetarli con l’amore di Dio. Tanti luoghi che ne hanno una necessità impellente ed estrema.

Quindi per concludere cosa dobbiamo fare? Ascoltiamo ancora San Giovanni Paolo II in Familiaris Consortio:

Il dono dello Spirito è comandamento di vita per gli sposi cristiani, ed insieme stimolante impulso affinché ogni giorno progrediscano verso una sempre più ricca unione tra loro a tutti i livelli – dei corpi dei caratteri, dei cuori, delle intelligenze, e delle volontà, delle anime (cfr. Giovanni Paolo PP. II, Discorso agli Sposi, 4 [Kinshasa, 3 maggio 1980]: AAS 72 [1980], 426s), – rivelando così alla Chiesa e al mondo la nuova comunione d’amore, donata dalla grazia di Cristo.

Abbiamo detto in precedenza che siamo chiamati e mandati per questa particolare missione e profezia che Dio ci affida attraverso il sacramento del matrimonio. Lo Spirito Santo che ci è donato diventa comandamento di vita. Dobbiamo collaborare con lo Spirito Santo, accoglierlo in noi oppurre non possiamo vivere da sposi cristiani. Spirito che è sostegno, ma anche impulso, pungolo, provocazione che ci chiede un continuo progredire nel diventare ciò che siamo. Uno Spirito che ci chiede di svegliarci, di aprire gli occhi e di rimboccarci le maniche. Chi meglio dello Spirito Santo, che è unione e relazione può aiutarci a progredire nella nostra unione ed amore? Le coppie di santi che ci sembrano così perfette ed inarrivabili non sono più brave e migliori di noi, ma sono sicuramente più furbe. Hanno capito che dovevano lasciar fare allo Spirito Santo e così hanno raggiunto livelli altissimi. Cosa che tutt:i possono raggiungere se si fanno furbi come loro.

Chiara Corbella diceva: “Chiedo a Dio la Grazia di vivere la Grazia”. Chiara aveva capito e viveva in pienezza la sua missione. Era davvero molto furba e per questo aperta all’azione dello Spirito. Non era meglio di noi, o meglio lo era diventata perchè più furba di noi.

Antonio e Luisa

1 puntata Chi è il profeta 2 puntata Gli sposi rivelano che Dio è amore 3 puntata L’amore di Dio: per primo, per sempre e per tutti 4 puntata Missionari dell’amore

Missionari dell’amore (La profezia del matrimonio 4 puntata)

Gli sposi, senza bisogno di nessun mandato esplicito, ma in virtù del loro battesimo e della consacrazione ricevuta nel sacramento del matrimonio, nel vivere quotidianamente il loro amore, portano a perfezionamento la loro immagine e somiglianza con Dio. Essi irradiano e illuminano il mondo con il loro amore. Detto in altre parole, vivendo la nostra vita di tutti i giorni, semplicemente essendo sposi e genitori in modo autentico, siamo capaci di irradiare intorno a noi la luce dell’amore di Dio. La nostra missione profetica coincide con il nostro essere sposi, con la nostra identità di sposi. Nei momenti in cui viviamo la nostra coniugalità e la nostra genitorialità, in quel momento stesso in cui stiamo vivendo ciò che siamo, profetizziamo l’amore stesso di Dio. La nostra è una missione incarnata nella nostra stessa identità.

Leggiamo, per capire meglio, un altro passo scritto da Giovanni Paolo II in Familiaris Consortio:

Nel disegno di Dio Creatore e Redentore la famiglia scopre non solo la sua «identità», ciò che essa «è», ma anche la sua «missione», ciò che essa può e deve «fare». I compiti, che la famiglia è chiamata da Dio a svolgere nella storia, scaturiscono dal suo stesso essere e ne rappresentano lo sviluppo dinamico ed esistenziale. Ogni famiglia scopre e trova in se stessa l’appello insopprimibile, che definisce ad un tempo la sua dignità e la sua responsabilità: famiglia, «diventa» ciò che «sei»!

Risalire al «principio» del gesto creativo di Dio è allora una necessità per la famiglia, se vuole conoscersi e realizzarsi secondo l’interiore verità non solo del suo essere ma anche del suo agire storico. E poiché, secondo il disegno divino, è costituita quale «intima comunità di vita e di amore («Gaudium et Spes», 48), la famiglia ha la missione di diventare sempre più quello che è, ossia comunità di vita e di amore, in una tensione che, come per ogni realtà creata e redenta troverà il suo componimento nel Regno di Dio. In una prospettiva poi che giunge alle radici stesse della realtà, si deve dire che l’essenza e i compiti della famiglia sono ultimamente definiti dall’amore. Per questo la famiglia riceve la missione di custodire, rivelare e comunicare l’amore, quale riflesso vivo e reale partecipazione dell’amore di Dio per l’umanità e dell’amore di Cristo Signore per la Chiesa sua sposa.

Ogni compito particolare della famiglia è l’espressione e l’attuazione concreta di tale missione fondamentale.

Partiamo da questa ultima frase: Ogni compito particolare della famiglia è l’espressione e l’attuazione concreta di tale missione fondamentale.

Ogni attività che andremo a fare e ad operare all’interno e all’esterno della famiglia si rifà alla nostra missione particolare e profezia specifica: sii amore, vivi l’amore, sii una comunità d’amore, sii una comunione di persone, marito e moglie ed eventualmente figli, dove questo amore deve essere ben visibile, deve essere bello. Un amore che provochi nostalgia e una sana “invidia”, una voglia di emulazione. Deve essere luminoso, un riflesso dell’amore stesso di Dio, perché se tu vivi questo, se la tua priorità di marito o di moglie è questa, tutto il resto andrà a collocarsi di conseguenza nella giusta prospettiva. Ogni nostra attività, impegno, servizio all’interno della comunità, del movimento, del gruppo o della società civile sarà autenticamente espressione di un amore vero e ne trarrà forza e credibilità da quell’amore che è al contempo nostra identità e nostra missione. Comprendere questa nostra missione non è un peso, ma al contrario è liberante, perché se io divento consapevole di questo, di quella che è la mia missione fondamentale, e indirizzo le mie energie di sposo in questa direzione non sbaglio bersaglio. Farò come tutti errori dovuti alla mia fragilità e limitatezza, ma non sbaglierò obiettivo, meta e strada. Non avere coscienza di questo invece, mi farebbe rischiare seriamente di prendere strade tortuose e storte dove faticherei invano. Invano ci alziamo di buon mattino, invano andiamo a lavorare e a sudare, invano ci stanchiamo. Tutto diventa vano perché non lavoriamo per la missione che Dio stesso ci ha affidato, ma per qualcos’altro che noi ci siamo dati come fine e senso, ma che non è il nostro fine e il nostro senso. La priorità deve essere sempre diventare ciò che siamo: un’intima comunità di vita e di amore. Giovanni Paolo II non ha parlato solo di amore, ma ha volutamente scritto: “di vita e di amore“. Vita concreta, di tutti i giorni, che si deve vedere. Solo se diventeremo sempre più ciò che siamo potremo vivere una vita non esente da fatica e da difficoltà, ma piena di significato, pace e gioia.

Antonio e Luisa

1 puntata Chi è il profeta 2 puntata Gli sposi rivelano che Dio è amore 3 puntata L’amore di Dio: per primo, per sempre e per tutti

Gli sposi rivelano che Dio è amore (La profezia del matrimonio 2 puntata)

L’introduzione di ieri ci permette di andare a riflettere ora sul nostro particolare profetismo di sposi, che si innesta sul nostro profetismo battesimale. Per introdurre il nostro particolare profetismo partiamo da un’immagine. Partiamo da una frase di sant’Agostino che dice più o meno così:

Se tutte le Bibbie del mondo andassero distrutte, e di queste Bibbie ne restasse solo una. Se di quest’unica Bibbia rimanesse una sola pagina. Se di questa sola pagina rimanesse un unico versetto, quello della prima lettera di Giovanni, dove è scritto: Dio è amore. Se restassero solo queste tre parole, tutta la Bibbia sarebbe salva.

Con questo Sant’Agostino voleva far capire qual era il fulcro della rivelazione cristiana e quello a cui intorno ruota tutta la Parola di Dio.

Potremmo parafrasare questa intuizione di Agostino non solo per quella che è la Parola rivelata (la Bibbia), ma anche per quella che è la Parola naturale: l’umanità.  Potremmo quindi dire:

Se per qualche cataclisma tutta l’umanità andasse distrutta, ma rimanessero soltanto due persone e queste due persone fossero uno sposo e una sposa che si amano, tutta l’umanità sarebbe salva.

Questo perché attraverso quella coppia Dio potrebbe continuare a rivelare se stesso e il suo amore. Questa è la nostra profezia di sposi, profezia specifica scaturente dalla Grazia e dalla consacrazione conseguente al sacramento delle nozze. Noi sposi riveliamo e manifestiamo al mondo l’amore di Dio.

San Giovanni Paolo II commentando il capitolo secondo della Genesi scrisse nella Familiaris Consortio:

Dio ha creato l’uomo a sua immagine e somiglianza (cfr. Gen 1,26s): chiamandolo all’esistenza per amore, l’ha chiamato nello stesso tempo all’amore.

Dio è amore (1Gv 4,8) e vive in se stesso un mistero di comunione personale d’amore. Creandola a sua immagine e continuamente conservandola nell’essere, Dio iscrive nell’umanità dell’uomo e della donna la vocazione, e quindi la capacità e la responsabilità dell’amore e della comunione (cfr. «Gaudium et Spes», 12). L’amore è, pertanto, la fondamentale e nativa vocazione di ogni essere umano.

In quanto spirito incarnato, cioè anima che si esprime nel corpo e corpo informato da uno spirito immortale, l’uomo è chiamato all’amore in questa sua totalità unificata. L’amore abbraccia anche il corpo umano e il corpo è reso partecipe dell’amore spirituale.

La Rivelazione cristiana conosce due modi specifici di realizzare la vocazione della persona umana, nella sua interezza, all’amore: il Matrimonio e la Verginità. Sia l’uno che l’altra nella forma loro propria, sono una concretizzazione della verità più profonda dell’uomo, del suo «essere ad immagine di Dio».

Matrimonio e verginità consacrata sono le due strade che Dio ha scelto per poter comunicare il suo amore, perché l’uomo possa dire l’amore di Dio. Perché Dio possa riprodurre se stesso e il suo amore nel mondo. Sicuramente in ombra, in modo imperfetto e limitato, ma questa analogia e somiglianza c’è, nonostante il peccato originale. Il matrimonio è, come abbiamo visto in tutte le precedenti puntate, una realtà naturale non introdotta da Cristo, Cristo ha invece introdotto, nella logica del suo amore redento, la seconda via: la verginità consacrata.

La vocazione alla verginità consacrata e il matrimonio sacramento sono due risposte all’amore di Dio entrambe importanti, entrambe necessarie e complementari tra loro. L’una completa l’altra. I consacrati cosa dicono al mondo e di conseguenza a noi sposi? Cosa ci mostrano? Ci ricordano che non siamo fatti solo per questa terra, che la nostra vita in questa terra è un cammino verso l’abbraccio con Cristo, verso le nozze eterne con Cristo, e loro ne sono anticipatori e profeti. Noi sposi cosa possiamo insegnare al mondo, e di conseguenza ai consacrati? La nostra è forse, come alcuni credono, una vocazione meno importante, per quelle persone chiamate a una vita ordinaria e meno santa?  Nient’affatto. La nostra è una vocazione necessaria e importante tanto quanto quella sacerdotale. Noi mostriamo ai nostri fratelli consacrati come devono amare Cristo se vogliono essere uniti sponsalmente con Lui già da questa terra. Guardando come noi sposi ci amiamo, possono capire tanto della loro sponsalità.  Loro ci indicano il fine della nostra vita, noi indichiamo loro il modo. Due vocazioni entrambe meravigliose. Il signore ci ha dato doni diversi affinchè ognuno di noi possa rispondere alla sua chiamata all’amore. Entrambe necessarie e forse la Chiesa attraverso i suoi documeti, il Concilio vaticano II e i sinodi, ci sta dicendo che in questi anni la profezia degli sposi è quanto mai necessaria e decisiva. La Chiesa non ci sta chiedendo come compito primario quello di fare tante opere di misericordia o di servizio per la nostra comunità e per i bisognosi che ci sono accanto. Certo è importante offrire il nostro tempo e il nostro impegno per la comunità, ma non è la prima cosa. Non è il nostro compito, ma una conseguenza del nostro compito più importante. La Chiesa ci chiede di amarci in modo autentico e credibile per poter essere profezia per la nostra comunità e per tutte le persone che incontriamo dell’amore di Dio. Chi vede come ci amiamo dovrebbe capire qualcosa di Dio e del Suo amore. Il nostro compito è quello di essere un Kerigma vivente dell’amore di Dio. Il Kerigma che annuncia che ogni persona è amata in modo unico, tenero e fedele da Dio. Noi siamo questo e sarebbe un vero peccato snaturare la nostra vocazione. Fare tanto per la comunità a discapito del nostro rapporto sponsale non è cosa gradita a Dio. Ogni impegno e servizio che vogliamo donare alla nostra comunità deve essere concordato con il nostro sposo o la nostra sposa e non deve compromettere o impoverire la nostra relazione. Ogni gesto di servizio deve scaturire dall’amore che generiamo nella nostra coppia, e non deve diventare modo per cercare altrove la gratificazione e l’amore che non siamo capaci di trovare nella nostra casa.

Antonio e Luisa

1 puntata Chi è il profeta

 

Sposi: ministri di un sacramento! (12 puntata corso famiglie Gaver 2017)

Ora, e solo ora, dopo aver approfondito l’amore, il matrimonio naturale e l’amplesso fisico, dopo dieci puntate già pubblicate, abbiamo messo le basi per poter introdurre il sacramento del matrimonio. Partiamo da un concetto basilare, anche solo come ripasso: cosa è un sacramento? Il sacramento sono gesti, parole e azioni scelti da Cristo per trasmettere a noi uomini i doni del suo amore salvifico, redentivo e misericordioso. Sono doni che ci rendono creature nuove, che ci rendono capaci di vivere come figli di Dio. Il sacramento indica una realtà invisibile sì, ma una realtà operante. Il primo dono fondamentale di ogni sacramento è lo Spirito Santo, da cui poi scaturisce ogni dono particolare e peculiare di ogni sacramento. I gesti, le parole e le azioni che costituiscono un sacramento sono sempre compiute da Cristo attraverso persone che sono abilitate a questo scopo. Normalmente è un sacerdote,  nel matrimonio sono gli sposi stessi. Come gli sposi? Sì, sono proprio gli sposi che in virtù del sacerdozio comune (dono del battesimo) possono donarsi l’uno all’altra. Lo sposo si dona ed è Cristo che lo dona alla sposa e viceversa. Il sacerdote è solo un testimone. Gli sposi sono ministri, sono offerenti e al tempo stesso offerta. Gli sposi sono coloro che celebrano, ma anche la realtà del sacramento che, attraverso il dono, rende gli sposi stessi nuovi, trasformati e perfezionati nel loro amore, nella loro capacità di essere, di vivere, di donare e di accogliere l’amore.

Il matrimonio naturale, il patto naturale degli sposi, il dono esclusivo, totale e per sempre, realizzato in Cristo e per Cristo, diventa sacramento. Questa verità ci apre a una grandezza e a una bellezza incredibile, di cui spesso non siamo neanche consapevoli, ma nel proseguo vedremo di approfondire.

Sposarsi in Cristo modifica l’amore coniugale, non nelle sue caratteristiche naturali, che vengono al contrario consolidate e perfezionate (i 5 pilastri approfonditi nel matrimonio naturale), ma nella sua struttura esistenziale. Cosa significa? Siamo abilitati da Cristo in virtù del nostro battesimo e della consacrazione sponsale ad essere segno, immagine dell’amore di Dio, diventiamo profeti dell’amore. Siamo mezzo di salvezza, in primis l’uno per l’altra, ma anche per i nostri figli e per le persone che ci stanno vicine.

Il rito del sacramento, come già anticipato, si basa sul patto naturale, quindi è costituito da due fasi. Lo scambio del consenso: Io Antonio accolgo te Luisa e con la Grazia di Cristo prometto di esserti fedele sempre……

Il patto naturale, con cui esprimiamo la volontà di essere uno e per sempre,  si arricchisce della forza di Cristo, della Grazia, dello Spirito Santo, non è più un patto tra due persone, ma tra tre. Ribadiamo e sottolineiamo che il matrimonio non è concluso e non è efficace solo con il consenso dei cuori e la dichiarazione di volontà, ma serve l’unione dei corpi che sigilla e rende efficace il sacramento. Ogni rapporto sessuale è la riattualizzazione del primo (quello che ha instaurato il matrimonio), è il tramite che ci permette di accogliere lo Spirito Santo effuso con il sacramento. Con il primo rapporto ecologicamente svolto (in vagina e senza barriere fisiche come il preservativo), l’unione dei corpi (il dono del seme della vita e l’accoglimento dello stesso) unisce indissolubilmente i cuori dei due sposi che da quel momento ameranno Dio con un cuore solo. Con il primo rapporto i cuori degli sposi saranno riempiti dei doni di nozze di Dio.

Le parole e i gesti che costituiscono il sacramento del matrimonio non sono solo quelli che si svolgono durante il rito del matrimonio in chiesa davanti al sacerdote, ai testimoni e agli invitati, ma anche quelli che si celebrano nell’intimità del talamo nuziale. Gesti sacri e che aprono alla forza di Dio in noi. Ecco perchè abbiamo dedicato ben 4 puntate alla liturgia dell’amplesso fisico, perchè di vera e propria liturgia sacra si tratta e come si può dissacrare una Messa così si può dissacrare una riattualizzazione del sacramento tra due sposi. Ecco perchè è importante prepararla bene, non rispettare l’ecologia dell’amplesso fisico significa compiere un sacrilegio a Dio.

Capite quanto si sbaglia  a vedere e vivere l’intimità sessuale come qualcosa di sporco?

Alla luce di quanto abbiamo detto fino ad ora, per mostrare che non siamo sognatori che si inventano realtà che non esistono6 e che le nostre convinzioni ed insegnamenti si reggono sulla forza e verità del magistero della Chiesa, cito il n 75 di Amoris Laetitia, dove Papa Francesco esprime sinteticamente tutto quello che abbiamo approfondito:

Secondo la tradizione latina della Chiesa, nel sacramento del matrimonio i ministri sono l’uomo e la donna che si sposano,[70] i quali, manifestando il loro mutuo consenso ed esprimendolo nel reciproco dono corporale, ricevono un grande dono. Il loro consenso e l’unione dei corpi sono gli strumenti dell’azione divina che li rende una sola carne. Nel Battesimo è stata consacrata la loro capacità di unirsi in matrimonio come ministri del Signore per rispondere alla chiamata di Dio.

Cito Papa Francesco perchè Amoris Laetitia è l’utima riflessione di un cammino iniziato con il concilio vaticano II. Papa Francesco è il primo pontefice che scrive nero su bianco e chiaramente che l’unione dei corpi è parte del sacramento. Non qualcosa di necessario che avviene dopo, ma parte integrante e fondante del sacramento. Ci sono voluti quasi sessant’anni, ma ci siamo arrivati. Giovanni Paolo II lo ha accennato e fatto intuire, ma non lo ha mai scritto così chiaramente.

Cosa importantissima da dire è che il matrimonio sacramento perdura nel tempo, non si esaurisce mai, fino alla morte di uno dei due sposi. E’ un sacramento perenne. Gli sposi sono sacramento perenne, nel loro amore è ospitata la presenza costante di Cristo vivo e reale. Cristo non abita nello sposo, non abita nella sposa, ma abita il noi dei due. L’amore degli sposi diventa sacer.  La loro vita diventa sacramento perenne e presenza costante di Cristo nel mondo e nella storia. C’è la presenza autentica e reale di Cristo nel nostro matrimonio, lui opera in noi, con noi e attraverso di noi, per mezzo del suo Spirito. Vivere bene il nostro matrimonio significa offrire un culto gradito a Dio, significa fare un sacrificio a Dio. Vivere bene il nostro matrimonio è la prima cosa che Dio ci chiede e si aspetta da noi, tutto il resto viene dopo. Servizi, parrocchia, gruppi di preghiera e tutte queste belle attività vengono dopo. Se dedicarsi a queste attività significa trascurare il matrimonio, stiamo sbagliando completamente.

Proseguiremo la prossima  puntata con i doni che Dio abbondantemente effonde nei nostri cuori per il sacramento del matrimonio.

Antonio e Luisa

Prima puntata La legge morale naturale 

Seconda puntata Chi sono? Perchè vivo?

Terza puntata Io personale, spirito e corpo.

Quarta puntata Anima e corpo: un equilibrio importante

Quinta puntata Matrimonio naturale e matrimonio sociale

Sesta puntata Le esigenze del cuore si realizzano nel matrimonio naturale

Settima puntata Un dono totale!

Ottava puntata L’intimità degli sposi nell’ecologia umana

Nona puntata La liturgia dell’intimità alla luce del Cantico dei Cantici

Decima puntata Preliminari: tempo per entrare in comunione

Undicesima puntata. Un piacere che diventa, forza, vita e amore